TERREMOTO TRANCHIDA

di  Nicola Rinaudo  


   

Da qualche tempo, i sismografi del centro "Ettore Maiorana" di Erice, registrano una costante attività…tellurica, ora ondulatoria, ora sussultoria, di magnitudo non rilevato, ma distintamente avvertita dalla popolazione. L'epicentro è in piazza. Nella vicina Piazza Umberto I°. Anzi, le scosse provengono dall'interno della Casa Municipale. C'è un nuovo inquilino con la fascia tricolore al collo. Si chiama Giacomo Tranchida, già sindaco di Valderice, già consigliere provinciale e ora, almeno per i prossimi cinque anni, sindaco della cittadina della scienza.

 

Chiariamo subito: il successo dell'ex ragazzo di Fico (suo paese natale, ndr) brilla di luce propria. Non ha né padroni, né padrini. Memore del tiro mancino assestatogli dai suoi "compagni" alle provinciali dello scorso anno, Tranchida, stavolta, ha preso tutti in contropiede. Ha piantato la compagnia ed è partito all'improvviso. In fuga. Da solo. Costringendo gli altri ad inseguirlo.

 

A brillare di luce propria c'è anche la sinistra trapanese, ma solo in relazione alle proporzioni della propria disfatta elettorale. I Democratici di Sinistra, ormai, sono un "partitino" da soglia di sbarramento; anche la Margherita non sta meglio. Tiene a fatica i suoi "petali" più forti, ma solo perché al suo interno annovera qualche democristiano riciclato.

 

A Trapani la sinistra, questa sinistra, riesumando l'architetto Mario Buscaino (una minestra scaduta da tempo) ha detto a chiare lettere di essere solo riuscita, negli ultimi 12 - 15 anni, a passeggiare sulle proprie macerie. La sera stessa del 14 maggio questo gruppo dirigente, in blocco, avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni. Non lo ha fatto. Non lo farà. E' dura lasciare poltrone decisamente remunerative. Possibile che "la meglio gioventù" di questi luoghi sia tutta emigrata al nord e che siano rimasti solo gli scarti?.

 

Il "modello" Tranchida - E' lui, dunque, senza interferenza alcuna, il punto di partenza per avviare con coraggio (quello stesso coraggio che non alberga più da tempo nel DNA della sinistra, ndr) una seria e radicale rifondazione. La gente, in una parola, si è stufata dei partiti. Vuole avere interlocutori diretti. E l'affermazione delle liste civiche ad Erice, Marsala e Trapani, non è casuale.

 

Ma torniamo al nuovo sindaco della "Montagna del Signore". Sta già facendo ammattire i suoi assessori. Li pungola. Li martella. Li incalza continuamente. Ha già rimproverato alcuni suoi nuovi concittadini, rei questi ultimi di non avergli segnalato una perdita d'acqua. E' già partito il piano di riorganizzazione degli uffici comunali. Il vento pare stia cambiando e, con esso, anche certe abitudini del passato. Ecco perché - stando ai "si dice" - pare prossima alla partenza una stagione di "transumanza" sull'asse Erice - Trapani. Ci spieghiamo meglio. L'elezione di Tranchida ad Erice e la riconferma dell'uscente sindaco a Trapani, avrebbero provocato fra l'esercito degli impiegati dei due comuni, diversi mal di pancia e casi d'allergia di natura epidermica. Alcuni, di stanza a Trapani, attraverso la mobilità, avrebbero chiesto il trasferimento ad Erice. Identica richiesta avrebbero avanzato altri in servizio presso il comune della vetta, con destinazione Trapani.

 

Tutta un'altra musica - Tranchida vuole assolutamente valorizzare le intelligenze e le professionalità esistenti, trasformandole in risorsa. Magari, così, riuscirà ad alleggerire l'onerosa voce di bilancio "consulenze esterne" (che ci dice, in proposito, il suo collega di Trapani?), reinvestendo questi soldi risparmiati in servizi ai cittadini. Contestualmente dovrà allenare i collaboratori del palazzo ad impadronirsi di un ritmo operativo sostenuto, non più da "andamento lento". Lo impone l'intero contesto. C'è già qualcuno che crede di trovarsi di fronte ad una rivoluzione. La rivoluzione di Tranchida. Ma rivoluzione non è. E' solo normale…amministrazione.

 

Ma l'occhio lungo del 44enne valdericino che, nel tempo libero ama "andar per funghi" nei boschi del Trentino, guarda più lontano. Sulle grandi questioni, quelle d'interesse collettivo, (acqua, rifiuti, confini Trapani - Erice, turismo, Università, trasporti ecc.) vuole avviare un concreto momento di confronto e di dialogo con la Provincia e con il comune capoluogo. Intende, insomma, agire sinergicamente con i suoi dirimpettai. Ha deciso di turbare "la quiete amministrativa" di Palazzo Riccio e "stimolare" la fantasia di Palazzo D'Alì. Vedremo.

 

Una speranza per San Giuliano - Tra il cielo ed il mare, con tutto questo "tremare", qualcosa sulla terra dovrà pure spuntare. Certo, priorità assoluta ai problemi del suo nuovo orticello: Erice. E in quanto a scelta, c'è solo l'imbarazzo. Non ha il dono di fare miracoli. Lo sa lui e lo sanno tutti quelli (di sinistra, di destra e di centro) che gli hanno affidato il bastone del comando.

 

Su un terreno che è tutto o quasi da "fertilizzare", soprattutto nelle sue "viscere", il neo sindaco sta spargendo tutta la sua sagace determinazione. Se dovesse riuscire a ridurre, ad esempio, da 350 a 250 i giorni di sofferenza, per mancanza d'acqua, della gente di San Giuliano, otterrebbe un successo senza precedenti. Se dovesse riuscire a materializzare l'idea di creare spazi attrezzati per i bambini e analoghi siti per il tempo libero di giovani e anziani, avrebbe fatto solo una cosa "buona e giusta". Se dovesse riuscire, attraverso gli strumenti della macchina comunale, avviando una fase progettuale nuova, d'interventi mirati sul territorio, probabilmente contribuirebbe a "liberare" la freschezza di tutti quei giovani cervelli (non importa se tanti o pochi) che oggi, sotto vuoto, giacciono rassegnati sul fondo di barattoli di vetro. Non è tutto da buttare. Per forza.

 

Se poi dovesse riuscire a tener fede a tutti gli impegni assunti, dettagliatamente elencati nel suo programma, potrebbe tentare di dimostrare che la politica non è solo l'arte di farsi i…cavoli propri, ma anche quelli della gente.

 

Dovrà fare i conti, però, non dimentichiamolo, con un'assemblea consiliare che vede in maggioranza il centro destra. Laconica la sua risposta: "ad Erice ci sono problemi più grossi".

 

Il "mezzo cingolato" Tranchida è in piena azione. C'è chi lo ha definito "terrorista politico";  chi "piccolo dittatore"; altri lo hanno dipinto come un soggetto eccessivo, anche un po' arrogante e, talvolta, persino sbruffone. Ci può stare tutto e di più. Del resto, nessuno è perfetto.

 

Ora, Erice sarà pure “in tutti noi” e, soprattutto, in Lui che ne è diventato Sinadco. Ma del “progetto Tranchida”, in fondo, conosciamo solo quello che ci è stato detto. Non sappiamo nulla su tutto il resto.

 

Qualcosa, però, ci dice, al di là dell’intuito giornalistico, che la parte più interessante, più intrigante, più sfiziosa, più consistete dell’idea, stia ancora tutta nella sua testa.

 

Con un tipo così... imprevedibile, le sorprese non finiscono mai.

 

Nicola Rinaudo

di Gianluca Fiusco

 

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