L'ORA DEI FATTI

di  Gianluca Fiusco 


   

Mimmo ce l'ha fatta!!! L'avvocato Fazio è stato riconfermato Sindaco dei trapanesi. E già perché, visto il voto plebiscitario, sarebbe riduttivo voler confinare il ruolo di questo personaggio alla sola dimensione “fisica” della città. Fazio è stato ed è il sindaco dei trapanesi. Votato da quasi tutta la destra e da buona parte della sinistra, anche da quella che ambiva a recuperare le frange più estreme.

 

Un voto certamente legato all'apprezzamento per il piglio autoritario dell'uomo: pare infatti che i trapanesi amino essere comandati. Ma anche un voto politico.

 

Per il centrodestra – infatti - il 14 maggio scorso è iniziato ufficialmente il dopo D'Alì. I successi di Mimmo Fazio, quelli veri e quelli presunti, ne hanno consolidato la statura politica, facendolo diventare vero punto di riferimento della CdL. Anche rispetto ai dati delle scorse amministrative. Il gradimento dell'uomo che viene da Fulgatore è di gran lunga in ascesa, tanto da aver surclassato le ultime performance elettorali dell'aristocratico ex salinaio Tonino D'Alì. Mimmo Fazio, 53 anni a luglio, si è accreditato come l'unico interlocutore credibile del centrodestra a Trapani. Centrodestra che ieri doveva le sue fortune all'uomo che ne aveva risollevato le sorti, D'Alì appunto, ma che oggi guarda con crescente interesse al primo cittadino del capoluogo. A questo punto la scadenza del mandato del neoeletto sindaco potrebbe essere anticipata da una candidatura alle politiche, magari proprio al senato, come naturale turn over con l'ormai “secondo” senatore.

 

Per il centrosinistra la disfatta ha certificato un malessere diffuso da tempo. Un malessere che, dentro le urne, si è trasformato in insofferenza, in rabbia. Insofferenza non tanto nei confronti di Mario Buscaino che si è comunque immolato per la “bandiera”. Insofferenza e rabbia nei confronti del parterre dei dirigenti di DS e Margherita in primo luogo che, in questi anni, hanno contribuito fortemente a ridurre i margini del consenso dei rispettivi partiti.

 

Dirigenze che, la sera stessa della disfatta, senza alcun pudore, si sono arrampicate sugli specchi pur di trovare una nota positiva che legittimasse il loro ruolo. Ma che in questa ricerca sono tornate a dividersi proprio mentre avrebbero dovuto unirsi in vista del futuro Partito Democratico. Mentre la debacle dei DS è evidente, la Margherita gongola dinanzi ad un presunto avanzamento. Avanzamento tutt'altro che reale. Lo scorso consiglio comunale, infatti, vedeva il partito di Rutelli rappresentato da Allotta, Abbruscato, Nola (pro tempore), De Santis, De Caro. Se la matematica non è un'opinione il conto da cinque. Poi si aggiunsero, provenienti dal centrodestra, Barraco e Giarratano. Quindi Nola transitò nell'UdC. Oggi la Margherita vede in consiglio Abbruscato, De Santis, De Caro e forse Guaiana (eletto nella lista Trapani Nuova). Il conto da quattro. Fate vobis.

 

Gli uomini e le donne del centrosinistra dovrebbero ringraziare Buscaino per essersi prestato all'avventura, e Mimmo Fazio per averli aiutati a capire. Capire che con le attuali teste d'uovo a capo dei partiti del centrosinistra non si va da nessuna parte. Guarda caso nessuno dei tre parlamentari dirigenti (Camillo Oddo, Papania, Gucciardi) è di Trapani, ma tutti e tre hanno usufruito anche dei voti dei trapanesi per accomodarsi sulle poltroncine dell'ARS o del Senato. Una sorta di riserva indiana, Trapani, che è servita a questi signori per garantirsi il vitalizio dell'opposizione (all'ARS), piuttosto che una presidenza di commissione al Senato. Anche in questo caso i numeri aiuterebbero molto a comprendere che esiste, se non scritto almeno verbale, un accordo con D'Alì per la spartizione della provincia di Trapani in zone di “influenza”. Valderice a te, Trapani a me, Marsala a tutti e due, Alcamo a quello, la provincia sempre a me. Basta guardare voti ed elezioni per seguire il “trend” di questo patto. Tuttavia i ballottaggi hanno modificato i rapporti di forza. Ed hanno fatto saltare qualche patto di non belligeranza.

 

Ecco perché questi signori andrebbero accompagnati poco garbatamente all'uscita del centrosinistra. E la ricostruzione dovrebbe invece iniziare da Giacomo Tranchida che, dopo il successo elettorale che lo ha visto prevalere su Ignazio Sanges, resta il punto di riferimento indiscusso e indiscutibile di coloro che si definiscono ancora, e fieramente, uomini e donne di “buona volontà”. E i numeri sono dalla sua.

 

Ripartire da Giacomino insomma. Mettendo da parte perplessità, distinguo e orgoglio, spesso i veri freni che hanno impedito ed impediscono alla sinistra di vincere e di convincere.

 

Ma torniamo a Mimmo. Adesso tocca a lui. Fino a ieri si era sempre tenuto distinto e distante dalla politica intesa come gioco tra parti, pesi e contrappesi, compromessi: e per questo aveva subìto defezioni, critiche e vendette al curaro. Oggi, forte di un consenso personale che supera il gradimento dei partiti, faranno bene i signori consiglieri di destra a stare attenti. Il consenso verso l'uomo, rafforzato dal successo della lista che portava il suo nome, è stato assoluto. Zitti e march, allora: c'è da scommetterci.

 

Intanto il programma. Fazio si trova davanti una città, e lui lo sa molto bene, che, fuor dalla propaganda, non è ancora una città europea. Una città che, oltre ai problemi di servizi e disservizi, sta invecchiando pericolosamente. Nemmeno la fortunosa Louis Vouitton Cup ha fermato l'emorragia dei giovani che fuggono da Trapani. Né sarebbe serio pensare che un evento “una tantum” possa invertire una tendenza negativissima che si consolida ogni giorno. Il problema è strutturale, quindi politico. Riguarda il ruolo che l'amministrazione di Trapani intenderà svolgere nei confronti delle forze economico-produttive e sociali, dell'Università, dei centri per l'impiego. Disoccupazione, emarginazione, formazione, qualità della vita. Questi i principali  dati della fuga.

 

Trapani vive un'emergenza sociale che rischia di travolgerla. I giovani, quindi, ma anche le famiglie. La dimensione cittadina, oltre a quella periferica, manca di infrastrutture e servizi riservati ai più piccoli (nuovi asili nido, parchi giochi, attività ricreative).

 

Poi c'è la rete idrica, il colabrodo da cui si perde una parte significativa dell'approvvigionamento quotidiano. L'isolamento di Villa Rosina, tagliata letteralmente fuori dalla città. Le frazioni che mancano di servizi municipali decentrati, di presìdi della pubblica amministrazione. Il centro storico che, a parte la via Garibaldi e la via Torrearsa, vive una lenta e progressiva agonia. La viabilità cittadina sempre più caotica. Il piano regolatore che non regola un bel niente. I servizi in tandem col comune di Erice. I parcheggi a pagamento, la riqualificazione di Piazza Vittorio e della villa Comunale. I percorsi monumentali mai veramente valorizzati.

 

Eppoi c'è la questione sicurezza. Il piglio deciso del primo cittadino è stato spesso avvertito come il pugno di ferro nei confronti dei più deboli, piuttosto che la forza che si contrappone alle quotidiane inadempienze, prepotenze, piccole e grandi ingiustizie, alle nascoste o alle evidenti illegalità. Segnali inquietanti che, in questi anni, sono andati via via crescendo fino all'orrendo crimine del 5 gennaio scorso. Una città che ancora non vede, non sente e non parla, ed un'amministrazione che non è intervenuta con decisione per il recupero dei quartieri, la realizzazione di presìdi di polizia nelle zone a rischio e, intanto, con un piano di illuminazione pubblica che rischiari tutte quelle zone dove più facile è nascondersi, spacciare e fuggire.

 

Quindi il 2010, l'abbattimento delle frontiere doganali. Attrezzare non soltanto il porto, ma preparare la collettività trapanese a questo appuntamento: informandola innanzitutto. Organizzare la città perché sappia sfruttare le possibilità che le si apriranno, senza per questo diventare un porto franco in cui agli scambi commerciali leciti si uniscano quelli meno leciti del traffico internazionale di stupefacenti, della tratta dei cinesi e quanto altro. Trapani può diventare un porto d'accoglienza e di scambi commerciali, che dia ricchezza alla città. Ma può anche diventare un doppione del porto di Napoli dove, stipati dentro i container, si può trovare di tutto. Anche esseri umani appunto.

 

La demagogia deve cioè far posto alla politica intesa come risoluzione dei problemi e costruzione del futuro. La domanda non è tanto “cosa pensa di fare subito”, quanto piuttosto “che tipo di città vuole costruire per il domani” in termini di sviluppo, progresso sociale, culturale e via dicendo. Così come il campanilismo dovrà cedere il passo alla sinergia con le amministrazioni vicine, evitando contrapposizioni e carte bollate.

 

In questo cammino si misurerà la maturità politica di Mimmo Fazio. Saranno queste scadenze i veri esami del sindaco. Per ora la promozione gli elettori l'hanno accordata. Vedremo domani, chissà se lo rimanderanno… a casa.

 Gianluca Fiusco

di Gianluca Fiusco

 

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