LETTERE AL GIORNALE
 


   

Tra i titoli di copertina del numero di aprile-maggio del periodico di informazione EXTRA: “Ruggirello e Pellegrino compari in affari …”. Nelle pagine interne un lungo articolo di due pagine a firma Enzo Guidotto portava lo stesso titolo.

 

In un primo momento avevamo ritenuto di non dare attenzione al “libello” in quanto uscito sotto la campagna elettorale, dal taglio palesemente denigratorio, certamente scritto da un giornalista non professionista.

 

Può solo essere condiviso il giudizio che un giornalista professionista dovrebbe prima di pubblicare una notizia contestuarla nel tempo e in ogni caso se riferita a fatti “datati”, debba anche narrarne gli epiloghi, perché altrimenti oltre a disinformare, darebbe solo sfoggio alla sua faziosità. Ciò detto, ribadiamo con forza di essere orgogliosi del nome che portiamo e degli insegnamenti avuti dai nostri genitori e per intenderci da nostro padre.

 

La ragione che ci ha spinto a scriverle sta nel fatto che il nome del giornalista, più tardi, ci è tornato in mente ricordando un convegno sulla mafia sponsorizzato dalla Banca di Credito Coop. Senatore Pietro Grammatico di Paceco ed organizzato da tale Enzo Guidotto qualificato consulente della Commissione Nazionale Antimafia, nonché Presidente dell'Osservatorio Veneto.

 

A questo punto è parsa evidente da parte nostra minor dose di comprensione per l'articolista il cui ruolo avrebbe dovuto portarlo ad essere più responsabile nel diffondere notizie monche, perché altrimenti fa sorgere il fondato dubbio che non possa assolvere in maniera competente e neutra all'incarico che ricopre.

 

Nello specifico nel suo articolo il Guidotto fa capire di prendere le mosse da notizie di stampa ed atti, ripresi a macchia di leopardo, collocati temporalmente degli anni '70 in poi, e mostra di voler tinteggiare la storia e la vita di una persona trascurando di informare i lettori degli epiloghi dei fatti che narra, omettendo di dire, in buona sostanza, che nostro padre ebbe a uscirne a testa alta.

 

E' credibile che il Guidotto per il suo ruolo nella Commissione Nazionale Antimafia, dai cui atti fa capire di attingere buona parte delle sue informazioni, non abbia avuto modo di conoscere, a distanza di oltre un ventennio, quali sono stati gli sviluppi degli stessi?  Se non lo ha appurato è grave per la ricostruzione storica che ha voluto dare, se lo ha appurato è ancor più grave. Lasciamo a lui il giudizio del suo operato.

 

Ma, vi è più e, a parer nostro, non va a suo merito. Poco ci interessa in virtù di quali requisiti il Guidotto rivesta le sue qualifiche, ma la sua origine siciliana e di pacecoto avrebbe dovuto consentirgli di avere più corretta cognizione dei fatti e non dei sentito dire. Per meglio intenderci il Guidotto: non può non sapere che nostro padre non è stato mai inquisito per reati di mafia; non può non sapere che per l'episodio per il quale fu inquisito fu assolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste; non può non sapere che per l'episodio della “magliana” non vi è alcun elemento di riconducibilità a nostro padre che querelò  la Repubblica ed ancor oggi si aspetta il giudizio; non può non sapere che dall'indagine della Guardia di Finanza l'Istituto bancario di nostro padre uscì completamente pulito, sibbene passato a setaccio. Non è di molti istituti poter dire la stessa cosa.

 

Ora, quando si citano, a torto o a ragione, fatti senza darne la completa narrazione si fa cattivo giornalismo e falsa morale.

 

In conclusione rappresentiamo al Guidotto che avendo avuto accanto nostro padre nella nostra crescita abbiamo potuto apprezzarne le qualità morali, umane, le capacità intellettive e lavorative che gli hanno consentito di dare lavoro e benessere anche ad altri, pertanto noi figli ne conserviamo con orgoglio la memoria. Non ci interessa il rapporto che il Guidotto abbia avuto con suo padre, quello con il nostro è stato meraviglioso e per questo intendiamo operare per ricordarne la memoria. E il nostro sentire non è lontano dal sentire della nostra gente.

 

Quanto alle amicizie che si coltivano nel tempo e ci riferiamo all'on. Bartolo Pellegrino, ci permettiamo di dare al Guidotto un insegnamento ricordandogli che bisogna saperle rispettare anche e soprattutto quando gli amici si trovano in difficoltà.

 

Bice, Lucia e Paolo Ruggirello
 


 

   

Per “libello” s'intende uno opuscolo definito spregevole perché diffamatorio e quasi sempre anonimo, non una rivista che pubblica articoli firmati per rievocare senza ipocrisie verità scomode solo per chi le riteneva relegate nell'oblio.

Lo slogan dell'ultima campagna elettorale del giovane Paolo è stato però «un futuro che parte da lontano».

Che sia stata proprio questa frase poetica a dare agli investigatori qualche spunto in più per arricchire l'inchiesta conclusasi con il  blitz della settimana santa? E' comunque noto che nella relativa ordinanza  certi nomi ricorrono con insistenza: dai soldi dati a più riprese a Pellegrino dal fu Giuseppe,  alla gita nel carcere di San Giuliano di dame e cavalieri per chiedere a mafiosi detenuti  di pilotare voti.

All'inusuale battuta di caccia elettorale partecipò con singolar baldanza la nuora e cognata di “uomini del disonore” nonché moglie del successore di Franco Orlando,  segretario molto particolare di Bartolo, assolto per omicidio ma condannato per mafia.

 

Enzo Guidotto

 

 

 

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