E' L'ORA... DI FINIRLA


 


   
                        
Quell'orologio, l'orologio di Palazzo Cavarretta (edificio del XVIII secolo), fa le dodici e dieci. In realtà è fermo da oltre due mesi. Esattamente da quando, con una lettera ufficiale, il comune di Trapani ha ordinato a Francesco "Ciccio" Gianformaggio, "un ragazzo" del '25, orologiaio di professione e ultimo interprete di un'era che fu, di restituire le chiavi.

 

A questo tesoro artistico, bello di giorno e di notte, che oggi simboleggia impeccabilmente l'agonia del centro storico e, più in generale, della città, Gianformaggio, ha dedicato vent'anni della sua vita. A speso ingegno (dalla Torre Oscura, costruzione del XIV secolo che custodisce il cuore meccanico dell'orologio, partono, uno dietro l'altro, dei cavi d'acciaio che giungono fino ai quadranti dell'orologio medesimo); passione (negli ultimi due anni, ha assicurato il funzionamento dell'orologio in via gratuita); sacrifici personali (ogni giorno, domeniche e feste comandate comprese, il signor Ciccio s'arrampicava lungo i centotrenta gradini che portano fino alla terrazza di Palazzo Cavarretta, per "dare la corda" all'orologio).

 

E adesso? E adesso il consiglio comunale di Trapani, non approvando la delibera riguardante i debiti fuori bilancio, ha negato la somma di seimila euro, in tre anni, da destinare, per la manutenzione dell'orologio, a quest'uomo schivo, comunque disponibile, lontano dai miti, fedele solo a sé stesso. Ciò che turba Gianformaggio non è la consapevolezza d'essere stato "scaricato", ciò che lo turba, veramente, è il fatto di non sapere che fine farà questa piccolo monumento, testimone, insieme ad altri, di una porzione di storia di questa città. Storia che, nel suo piccolo, buona per tutte le stagioni degli anni che verranno, ha contribuito a far scrivere Francesco Gianformaggio.

 

Basta entrare nella sua bottega, in via Cuba, per rendersene conto: orologi di tutte le misure, smontati in mille microscopici pezzi; orologi che per altri sarebbero da buttare, ma non per questo "talento puro" delle lancette che riesce, in quel disordine apocalittico, dove solo lui sa raccapezzarsi, a farli "resuscitare" (gli orologi), sempre, tutti!.

 

Ma ai "compagni di…merenda", pardon, ai politicanti trapanesi tutto questo non interessa. L'unico interesse che li muove è quello di continuare, tranquillamente, a farsi gli…affari loro. Il Sindaco Fazio abbellisce con verde... pubblico la piazza sottostante il Palazzo Municipale. E l’acqua? Le fognature? Il Presidente della Provincia Adamo, ha come problema prioritario quello dell’intitolazione dello stadio “provinciale” alla memoria dell’onorevole Nino Croce. E tutto il resto? Poi c’è il valzer continuo di assessori, consiglieri e ... Presidenti che si scambiano le poltroncine come se fossero figurine... Panini. E' il gioco delle parti? Magari! Qui c'è di peggio. Qui si usa la politica come strumento per sancire ripicche personali, per attuare vendette trasversali. Ma per colpire chi? Questa è la fotografia di una città che si nutre di bugie e ipocrisie; che muore, ogni giorno, a piccole dosi. Una città, ribadiamo il concetto per chi si fosse distratto, dove poco si crea e dove tutto si distrugge.

 

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