|
Non
pochi si allontanavano anzitempo dall'ufficio per essere già comodamente
seduti alle 14.00 quando sui teleschermi compariva la sigla che
annunziava il telegiornale e venivano snocciolati i principali titoli.
Chi non poteva, non mancava comunque di “gustarsi” la replica. Comunque,
quella mezzora di notizie vere, di falsi, ma soprattutto di commenti,
erano l'oggetto principale delle chiacchiere l'indomani al bar, negli
uffici, nelle riunioni della classe politica. Insomma e comunque, un
punto di riferimento. Non solo a Trapani ed in tutta la sua provincia;
per un breve ed allo stesso tempo lungo periodo anche a Palermo, dove
era presente con una agguerrita redazione di giornalisti che, ancora
oggi, vanno per la maggiore.
Così per moltissimi dei suoi 25 anni di vita; con un breve periodo nel
quale solo un'altra emittente era stata capace di superarla. Quella era
l'emittente nella quale lavorava un tal signore che si chiamava Mauro
Ristagno. La mafia, ma forse anche certi poteri occulti, decisero che
non doveva più lavorare e lo fecero smettere. Per sempre. A colpi di
fucile. Quell'emittente si chiamava RTC. Una sigla scomparsa,
inghiottita, insieme ad i suoi bravi giornalisti.
L'emittente della quale parliamo, invece, si chiama Telescirocco. Da
pochi giorni, anzi, per la precisione, dal 27 dicembre dello scorso
anno, da quel canale l'unico segnale che ci arriva è solo un grande buco
nero. Il vuoto. A Trapani come in tutta la provincia, come a Palermo.
Non è morta Telescirocco, ma è come se lo fosse. Ci dicono che trasmette
su una frequenza che possono vedere solo gli abitanti di Valderice e
quelli di Custonaci. E basta. Ma non sono dei fortunati. Ci dicono,
infatti, che con le frequenze ha perso anche la grinta, non sta più
nella cronaca. Insomma, Telescirocco non c'è più. Era anche l'unica
testata locale che aveva a capo un editore puro, cioè uno che faceva
solo questo mestiere. Non è poco.
Per 25 anni è stata odiata, amata, discussa e chissà quanti altri
aggettivi potremmo ancora trovare. Quando è scomparsa non ha suscitato
alcuna reazione. Nessuno si è chiesto il perché, nessuno ne ha sentito
improvvisamente la mancanza. Rimossa. Come è nella storia di questa
città, circondata e “difesa da un muro di gomma che subito rimuove e
respinge”.
Purtroppo qualcosa di già visto. Nel giro di pochi anni sono scomparsi,
nel più assoluto silenzio, giornali considerati, nel bene e nel male,
simboli. Ci riferiamo al “Trapani Sera”, al “Trapani Nuova”,
all'esperienza del quotidiano “Il Mediterraneo” a emittenti radio
televisive. Un elenco che sarebbe troppo lungo da riportare. Con loro
sono anche scomparse le speranze dei tanti giovani che aspiravano a
svolgere il mestiere del giornalista, costretti a riporre nel cassetto i
loro sogni di gloria e cercare altre professioni. Anzi, un lavoro.
Alcuni di loro avevano anche acquisito una buona, ed in alcuni casi
ottima, professionalità.
Sono venuti a mancare i giornali, i giornalisti, ma soprattutto,
l'informazione. E' l'aspetto più grave. Un territorio cresce in
democrazia, in cultura, e conseguentemente sviluppa anche la sua
economia se c'è informazione. Se il decadentismo
socio-economico-culturale di Trapani ha raggiunto dei livelli altissimi,
una delle cause va anche cercata nella mancanza di informazione.
Il panorama odierno è deprimente, altre volte in passato l'abbiamo
denunciato anche da queste colonne. L'informazione oggi è stata
delegata, quasi esclusivamente, ai due quotidiani isolani, all'interno
delle quali redazioni esistono anche - perché nasconderselo ! elementi
di contraddittorietà. L'informazione politica, poi, sembra che per virtù
divine a Trapani sia stata delegata a non più di due persone: uno di
questi è anche trino, riuscendo a scrivere le stesse cose ogni giorno su
più testate. Quanto tutto ciò abbia a che fare con la libertà
d'informazione lo lasciamo alla valutazione dei lettori.
Curiosamente, però, mentre chiudono i giornali nascono gli uffici
stampa. In particolare quelli pubblici. Ormai non c'è un Sindaco, anche
di comuni di piccolissime proporzioni, un amministratore di ente
pubblico, che rinuncia alla possibilità di nominare il suo portavoce, il
suo addetto stampa. Vengono anche pagati bene, con stipendio mensile.
Sicuramente molto meglio dei “biondini” che frequentano le redazioni,
dei corrispondenti, dei collaboratori dei giornali, pagati a 5 euri ad
articolo. E' così nata la corsa ad accaparrarsi un posto negli uffici
stampa degli enti pubblici. Prima qualità per gli aspiranti
all'incarico: la pronta disponibilità a non fare il giornalista ma il
cortigiano. Ed infatti mentre i giornalisti, quelli veri, rimangono
disoccupati o cambiano lavoro, avanza una schiera di giovani, che
giornalisti non sono, ma che si dicono disponibili a ricoprire gli
organici. C'è anche chi ci specula. Come qualche vecchio marpione del
giornalismo di potere e per il potere, cinicamente disponibile ad
organizzare fantomatici corsi di formazione ovviamente a pagamento -
che dovrebbero permetterti l'iscrizione all'ordine professionale ed un
posto negli uffici stampa degli enti pubblici. C'è comunque da
chiedersi su quali giornali gli enti pubblici debbano comunicare la
loro attività, vista la crescente moria di testate.
Sulla libertà d'informazione abbiamo già detto. Rimane la sconsolata
osservazione che l'unica autorità pubblica dalla quale abbiamo sentito
parole di allarme sullo stato dell'informazione a Trapani è stato il
Vescovo, tra l'altro criticatissimo proprio da un giornale locale perchè
insiste a parlare di un territorio nel quale mafia e massoneria hanno un
ruolo predominante. Ricorda tanto un passato nel quale qualche
amministratore pubblico sosteneva pubblicamente che “la mafia a Trapani
non esiste”. I giornali tutti, nazionali e locali, lo criticarono
aspramente. Adesso le parti si sono invertite ed alla Chiesa è vietato
svegliarsi dal torpore. Lo dicono i giornali………..quelli rimasti.
di Aldo Virzì |