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Diciamolo pure. E' un
"politico" travestito da uomo di Chiesa. Diciamolo pure. È fra i pochi
che, ad ogni “uscita pubblica” riesce ancora ad agitare le acque, anche
se per sole ventiquattro ore.
Francesco
Miccichè, Vescovo della Diocesi di Trapani da sei anni (16 marzo 1998,
questa la data del suo insediamento ufficiale), è uno che le cose non le
manda a dire. "Trapani - dice il numero uno della Chiesa trapanese - è
una città sonnolenta, difficile da condurre, dove il senso della paura è
diffuso".
Il prelato palermitano non perde occasione per
punzecchiare una città di provincia, di respiro assai provinciale, della
quale egli stesso è parte integrante. "Devo riconoscere - afferma - che
alla Chiesa trapanese manca un po' di grinta profetica, cioè la capacità
di denunciare le cose".
A noi, in verità, quello di denunciare le
cose, non sembra un esercizio così complicato. I giovani di questa
città, ad esempio, continuano ad essere strumento di ristretti gruppi di
potere che incitano i ragazzi a "fare", sostenendo, in taluni casi,
iniziative perfettamente inutili. O meglio utili solo a loro (i
ristretti gruppi di potere ndr). Poi, infatti, alla prima occasione,
presentano il conto. "Se il concetto è inquadrato nella prospettiva del
lavoro - ribatte il Vescovo - il giovane che tiene alla sua libertà di
pensiero e di azione non ha scelta: deve andare a costruirsi il proprio
futuro fuori da questa città. Una città che paga a caro prezzo tutta la
sua debolezza economica. Una città dove mancano le forme di aggregazione
giovanile. Una città dove c'è mancanza assoluta di vivacità culturale".
E dove c'è - aggiungiamo noi - una politica
che continua tranquillamente a farsi gli…affari suoi. Che continua ad
infischiarsene dei piccoli - grandi problemi della quotidianità. Che
guarda, visto che siamo in argomento, ai "dirimpettai dell'altare" solo
per ragioni mirate, di personale tornaconto: un notevole bacino di
consensi. Ma quali cattolici. Questa è una città di ipocriti e bigotti
dove battersi il petto e confessarsi è, paradossalmente, il modo più
vigliacco per purificare il proprio spirito e credere di essere assolti
dai propri peccati. "E' evidente - riprende Miccichè - che tra l'essere
battezzati e l'avere piena coscienza della fede, ci sta una bella
differenza. Così come non posso negare che tra Chiesa e Politica, a
Trapani, non ci sia un idillio particolare. Ai politici, spesso, manca
un pensiero politico. Una precisa volontà di fare le cose solo
nell'interesse della comunità".
Sorride Miccichè. Appare persino divertito. Il
suo, però, sa tanto di pensiero pre confezionato. Un copione già
scritto, imparato a memoria. "Questa - commenta - è una città servile.
Se non sei d'accordo con chi conta, non conti niente".
Già e questa Chiesa, al di là dei suoi Dogmi,
con chi va d'accordo,
con
chi stringe "sante alleanze" per contare così tanto? E pensate davvero
che Sua Eccellenza, in carriera, non si sia mai imbattuto in massoni e
mafiosi? A denti stretti, pressato dalla nostra insistenza, ci
<confessa> "d'avere confessato solo due Massoni". Non aggiunge altri
particolari e, da consumato comunicatore, si sposta rapidamente sul tema
della speranza, dicendo che "in questa città non mancano i segnali di
speranza". Sono i giorni della <<Pastorale>>, con il Vescovo che ogni
giorno, dalla mattina alla sera, si reca in visita presso le famiglie
dei comuni trapanasi. “Riscontro - dice un notevole senso della
famiglia, unito ad uno straordinario sentimento d'amore per gli
anziani”. Quando, però, il suo sguardo incrocia l'imponente orologio di
Palazzo Cavarretta (fermo da più di due mesi), s'incupisce. Il Vescovo
Francesco Miccichè avrebbe voglia di rimangiarsi ciò che ha appena
detto. Non lo fa, ma è come se lo facesse. Il piccolo tratto di strada
percorso insieme ci ha riportati esattamente al punto di partenza. E' la
fotografia della città. Di una città dove poco si crea e tutto si
distrugge. Altro che segnali di speranza per gli uomini di buona
volontà…….
di Nicola Rinaudo
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