NONNI SCATENATI ALL'ATTACCO DEL " SERRAINO VULPITTA "

di  Francesco Paolo D'Amico 


   

 

Qualcuno, da tempo, ci aveva messo "la pulce nell'orecchio".

 

Seguiamo il nostro istinto e in un pomeriggio qualunque di gennaio ci rechiamo, non proprio in visita…di cortesia, presso la casa di riposo per anziani "Serraino Vulpitta".

 

Su per le scale, fino al terzo piano, dove incontriamo un paio d'ausiliari, sorpresi dal nostro arrivo, ed una ventina di anziani: alcuni ostentano curiosità; altri evidenziano solo un'espressione segnata e indifferente, proiettata dentro un vuoto televisore. Chiediamo come vanno le cose all'interno dell'istituto geriatrico di Trapani.

"Qui dentro - rispondono in coro i signori Domenico, Salvatore, Antonino e Gasapare -, molte cose non vanno bene!. Dal punto di vista medico - ci confessa il sig. Salvatore - non ci sentiamo affatto tutelati. La struttura sanitaria è composta solamente da due infermieri e quattro medici che debbono far fronte alle esigenze di circa un'ottantina d'ospiti. Gli infermieri, uno per turno, assicurano la loro presenza la mattina e il pomeriggio; i medici sono presenti solo di mattina. Poi vanno in regime di reperibilità".

 

E se qualcuno di voi - chiediamo - si sente male?

"La notte - riferisce ancora il sig. Salvatore - siamo nelle mani dei ragazzi del soccorso volontario. Ma, con tutto il rispetto, non è la stessa cosa di avere un medico ed un infermiere sempre a portata di mano".

"Gli ausiliari - denuncia il sig. Domenico, da cinque anni ospite presso il «Serraino Vulpitta» -, si mostrano, a volte, poco tolleranti nei nostri confronti. Sono circa una quarantina gli ausiliari che prestano servizio all'interno della casa di riposo. Metà sono assunti a tempo pieno; l'altra metà con un contratto a scadenza trimestrale, rinnovabile. Quelli in forza a tempo determinato - prosegue il sig. Domenico - sappiamo che sono pagati con un ritardo che sfiora i dodici mesi. Riteniamo, pertanto, che sia questo uno dei motivi per cui, alcuni di loro, non sono sempre gentili con noi"."Il menù - lamenta, invece, il sig. Antonino - è povero e sempre uguale. Ci fanno mangiare sempre le stesse cose. Alcuni ospiti - ci rivela - chiedono ai propri familiari di portare loro del cibo direttamente da casa".

"I riscaldamenti - ci fa notare il sig. Gaspare - hanno qualche problema. Funzionano bene solo al primo piano. Circa un mese fa - ci dice - per due settimane siamo rimasti senza acqua calda. Per avere risolto il problema abbiamo dovuto attendere il rientro del sig. Scuderi".

 

Costui è un addetto alla manutenzione. Non lo incontriamo personalmente, ma tutti lo elogiano per la sua disponibilità, per la sua professionalità e per la sua gentilezza.

Facciamo la conoscenza diretta, invece, di un'altra persona, parimenti rispettata e lodata all'interno della struttura. Si chiama Maurizio Portsmouth. 37 anni, disoccupato, dedica il suo tempo libero ad accudire gli ospiti della casa di riposo.

"Da sei anni, per tre mesi all'anno, - afferma Portsmouth - lavoro come ausiliare con contratto a tempo. Aiutare gli anziani, ascoltarli, parlare con loro e vederli sorridere, per me, è la soddisfazione più grande".

Non si tratta, comunque, dell'unico volontario operante all'interno del "Serraino Vulpitta". Esiste, infatti, anche un'associazione, la "CUPA", composta da una quindicina di donne, in prevalenza disoccupate, che offrono il servizio d'assistenza agli anziani, nonché quello di vigilanza notturna.

La presidentessa dell'associazione ha 34 anni. Si chiama Giuseppa La Grutta. Il suo splendido sorriso ci fa capire quanto amore e quanta dedizione, Lei e le sue colleghe, infondono nel portare avanti questa loro piccola "missione".

 

Per mestiere, ma anche per correttezza, avremmo voluto sentire la controparte. Ironia della sorte, però, proprio quel giorno, non era presente nessuno dei vertici amministrativi del "Serraino Vulpitta". Nei giorni seguenti, telefonicamente, abbiamo tentato di metterci in contatto con i dirigenti della casa di riposo. Abbiamo rimediato solo estenuanti attese. Siamo riusciti a percepire, però, in chi ci rispondeva dall'altro capo del telefono, un certo imbarazzo ed anche un po' di nervosismo. Al termine di questo infinito "scarica barile", abbiamo colloquiato con l'economo della struttura trapanese. Costui ci ha risposto in maniera lapidaria: "non sono autorizzato a fornire informazioni e chiarimenti. L'unico che può rispondere alle vostre domande è il legale rappresentante".

Per la cronaca, ancora oggi, non siamo riusciti a parlare con il legale rappresentante del "Serraino Vulpitta". Non lo troviamo mai. Siamo davvero curiosi, a questo punto, di ascoltare il suono "dell'altra campana".

Nel frattempo, non sarebbe proprio un'idea malvagia, se qualche soggetto con compiti un po' più istituzionali dei nostri, decidesse di fare una "capatina" al "Serraino Vulpitta".

 

Nella vita - come si dice - "non si sa mai".

Francesco Paolo D'Amico

di Gianluca Fiusco

 

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