ANTONINO, EROE PER CASO IN UNA CITTA' DI CODARDI

di  Gianluca Fiusco 


   

Quanto costa la vita?

La domanda si presta certamente a molte interpretazioni. Perciò sgomberiamo subito il campo da inutili fraintendimenti. La vita di cui parliamo è quella di un giovane trapanese, poco più che ventenne che, in una sera d'inverno, si accascia al suolo, morto.

 

Il suo nome? Antonino Via, impiegato in un piccolo centro commerciale a Trapani. La vita di questo ragazzo è costata poco più di qualche migliaio di euro. L'epifania di quest'anno si è portata via la vita di Antonino.

Epifania, cioè apparizione. Manifestazione di qualcosa. Ma se l'apparizione del Cristo si fosse manifestata a Trapani, c'è da scommetterci, nessuno se ne sarebbe accorto.

Non sapremmo dire cosa ci indigna di più, se la morte di Antonino Via, la fuga degli assassini o piuttosto il silenzio dei trapanesi.

 

Intanto è utile ristabilire un minimo di correttezza “semantica”. Gli assassini sono stati definiti balordi. Antonino Via un'eroe. E tutti gli omertosi di contorno? Questi ultimi sono rimasti anonimi, trincerati dietro gli scuri delle loro finestre, piuttosto che fuggiti via col loro motorino per paura di essere chiamati a dire cosa avevano visto. Poi ci sono tutti i giovani rampanti della Trapani bene che il venerdì sera si tuffa dentro gli aperitivi e che, proprio di fronte a quella maledetta strada, mentre Antonino crepava, degustavano olive, salatini e salse varie. Ed ancora le famiglie imbottigliate nel traffico di via G.B. Fardella, in quell'ora e, soprattutto, quel venerdì. Perché quel venerdì non era un venerdì qualsiasi. Il 5 gennaio non è un giorno qualsiasi.

Per questi trapanesi non ci sono aggettivi: né balordi, né eroi. Ma questi trapanesi sono i trapanesi. I trapanesi sono senza aggettivi. Né carne, né pesce. In uno stato di perenne assuefazione al silenzio, all'ignavia.

Eppure siamo convinti che i veri balordi non sono gli assassini. Quelli sono assassini e sarebbe molto interessante conoscere le storie che hanno partorito questa ferocia e questa facilità nell'annientare la vita altrui. Ma i veri balordi restano, come gli assassini, senza nome. Hanno i volti di chi non ha avuto ancora il coraggio di dire quello che ha visto, quello che ha sentito. I balordi sono chiusi dentro i montgomery di chi, quella sera, si riparava dal freddo. I balordi sono intenti a parlare di altro e fare altro. I balordi hanno i volti apparentemente contriti di quella Trapani che non riesce ad andare oltre il cordoglio di circostanza. I balordi hanno i piedi di molti di coloro che seguivano il feretro di Antonino, che hanno utilizzato le loro gambe solo per accompagnare la morte, anziché correre alla giustizia.

 

Del resto la questione semantica, se non per fare chiarezza, serve per depistare, per confondere. Così è meglio parlare di balordi e di eroe. Balordi gli assassini su cui cadrà il massimo dell'infamia. Eroe Antonino con cui confondersi per rubare a lui quel coraggio che manca a molti di noi.

 

Perciò bisognerebbe smetterla di parlare, ipocritamente, di eroi mentre noi restiamo codardi: un gioco che serve per allontanare da ciascuno e ciascuna di noi la responsabilità da quello che è successo. Mitizzare chi muore è utile ad un popolo di codardi. Serve a lavarsi le coscienze, così per dire che, alla fine, anche Trapani ha i suoi eroi.

 

Ma il gesto di un singolo può redimere un'intera città? No, assolutamente no. L'eroismo di Antonino, che per l'immediatezza del gesto, lui avrebbe solamente reputato “dovere civico”, resta e resterà un esempio che contrasta con la quotidianità. E resterà come gesto di un singolo, non come comportamento collettivo. Ancora una volta questa città ha avuto l'opportunità di redimersi, di cancellarsi di dosso il marchio dell'infamia di chi vede e si gira dall'altra parte, di chi vive accanto agli assassini e continua a vivere come se nulla fosse successo. Ma non l'ha fatto!

 

Ecco allora che la morte di Antonino denuncia l'incapacità degli enti locali di intervenire nel disagio, di conoscerlo prima e di risolverlo poi. Eppure questo territorio, negli ultimi anni, è stato amministrato da quelle forze politiche che ci avevano promesso maggiore sicurezza e maggiore controllo delle città. Ed è evidente che la “militarizzazione” delle città medesime, non solo non ha prodotto maggiore sicurezza, ma ha ridotto la distanza tra chi si sente minacciato e chi minaccia.

 

L'isolamento dei quartieri ha prodotto zone grigie dentro le quali si è sviluppata quella microcriminalità che, nei gesti clamorosi, diventa “macro”.

 

Non è stato messo in campo un pacchetto serio di interventi nei quartieri. Eppure è palese che, senza un piano organico di recupero del disagio sociale, non saranno le migliaia di poliziotti o carabinieri a frenare la criminalità. Perciò è urgente prosciugare quell'acqua mefitica che è l'acqua di coltura dove giovani e meno giovani si abbeverano perché tagliati fuori da quella città “perbene” che però non vede, non sente e non parla.

 

Certo è più semplice per sindaci, senatori e presidenti di Provincia scaricare le responsabilità sugli organi di polizia o sul Governo. Così come è semplice per il Vescovo lanciare anatemi contro le istituzioni. Ma questo gioco al massacro che redime i singoli, perché conviene sempre avere un amico sindaco o presidente della Provincia, e vilipende le “istituzioni”, non è meno balordo dell'omertà dei trapanesi. Così come l'omertà indotta di certa stampa che, con la nota cassa di risonanza, assolve gli amici degli amici.

Ma le responsabilità non possono restare “evanescenti”. Quando si accusano le istituzioni si commettono infatti due attentati: uno contro le istituzioni stesse, l'altro contro la verità.

 

E proprio gli uomini e le donne di chiesa, nella cattolicissima Trapani, dovrebbero tenere molto alla verità. E la verità contiene nomi e cognomi, facce e volti. Perciò è scomoda.

 

Infatti mentre le istituzioni restano “anonime”, Sindaci e Presidenti di Provincia, Consiglieri e Assessori hanno nomi e cognomi, deleghe precise e quindi precise responsabilità.

 

Alla fine un'altra domanda rimbalza di bocca in bocca: ma tutto questo si poteva evitare? La risposta è tanto semplice quanto scontata: si. Antonino poteva oggi essere vivo. Ci sono responsabilità e colpe per chi agisce e sbaglia. In questo caso gli assassini hanno sparato ed hanno ucciso. Questa è la colpa di chi agisce per distruggere.

 

Ma ci sono le colpe di chi, pur potendo fare molto, lascia correre e non fa. Questa è la colpa dei trapanesi che hanno visto e sentito e tacciono, ma è anche la colpa di chi ha il potere ed il dovere di rendere questa società migliore ed invece pensa ad altro, magari a dire quanto siamo bravi e belli perché abbiamo avuto la Louis Vouitton Cup. Ed è la responsabilità di certa stampa che tace.

 

Se questa città si fosse occupata di se stessa per tempo, se si fosse cioè preoccupata dei progetti anziché del nulla, della sostanza anziché dell'apparenza, probabilmente oggi piangeremmo un'eroe di meno e sorrideremmo di più per una qualità della vita migliore.

 

Ed il rammarico può rimanere chiuso nello stesso silenzio che, fino ad oggi, quotidianamente ha ucciso ed uccide Antonino Via, oppure può produrre quel riscatto di cui questa terra non può più fare a meno. E questa sarà la responsabilità di tutti i trapanesi.

 Gianluca Fiusco

di Gianluca Fiusco

 

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