L' ANTIMAFIA DI FORGIONE
" RIPARTIAMO ANCHE DAL CASO SODANO "
di Aldo Virzì
|
La premessa era d'obbligo per avanzare forti dubbi sulle tante critiche – purtroppo da sinistra – che gli sono state mosse per avere accettato di dirigere una commissione che annovera, tra gli altri, due personaggi che con la giustizia hanno fatto “i conti”. Un nome su tutti: Cirino Pomicino. Quei parlamentari non sono stati certo scelti da Forgione, ma imposti dai loro partiti di appartenenza – di centrodestra – che se ne assumono la responsabilità politica. E' a loro che bisogna rivolgere le critiche, a loro sin dal momento che li hanno messi in lista e fatti eleggere attraverso quel barbaro sistema che ci ha escluso, come cittadini, dalla possibilità di scegliere da chi farci rappresentare in parlamento. Dal momento della loro elezione hanno acquisito tutti i diritti dei parlamentari. E siccome tra coloro che hanno protestato invocando le dimissioni di Forgione c'erano, anche se non ufficialmente, deputati del centrosinistra, qualcuno non estraneo alla commissione, mi chiedo perché non protestano con i loro segretari di partito “costretti” a dialogare con tutti i loro colleghi. O ancora, perché qualcuno non dà il buon esempio e si dimette Lui per primo dalla commissione parlamentare non volendo dialogare con Pomicino e c.?
La Commissione Antimafia si occuperà del caso. Lo farà, a quanto è dato sapere, nel contesto del suo programma di conoscenza della realtà siciliana e trapanese. Lo farà per cercare di comprendere quale sia il tessuto mafioso che avvolge questo nostro territorio, quale il ruolo all'interno di Cosa Nostra. Quali i “meriti” che hanno portato – come sembra – Matteo Messina Denaro a diventare il probabile numero uno della mafia; il successore di Provenzano. Di quali protezioni gode nel territorio che gli assicurano l'ormai lunghissima latitanza.
Nei giorni scorsi il presidente Forgione ha illustrato alla commissione antimafia il suo programma di lavoro. Nella lettura di quel testo sono state riscontrate grosse e positive novità rispetto al passato, con alcune direttive che rientrano nello spirito del personaggio e che potrebbero essere foriere, se attuate, di grossi passi in avanti per sconfiggere il fenomeno mafioso.
Forgione parte da una premessa che sembra scontata, elementare, e che invece rappresenta la discontinuità rispetto al passato. Dice Forgione : “La Commissione dovrà essere in grado di analizzare ed interpretare il cambiamento della mafia che è capace, in una società globalizzata, di inserire la sua mutevole attività in un contesto internazionale senza perdere il legame con il territorio”. Per poi continuare e trarre le indicazioni: “….. la maggior parte dei suoi profitti è reinvestita in circuiti finanziari ed economici legali, schermando i confini ed i nessi tra il legale e l'illegale. L'esistenza di vere e proprie holding economiche e finanziarie richiede una risposta che vada al di là delle sollecitazioni dell'emergenza, con adeguati interventi di contrasto e repressione. Il nuovo volto delle mafie oggi è la loro normalità e pervasività nell'intero tessuto economico, sociale e produttivo, con l'intreccio di relazioni con la politica, la pubblica amministrazione e settori dell'apparato dello Stato”.
L'analisi di Forgione è spietata e puntuale, ravvisando in “questa capacità pervasiva della mafia il fattore condizionante della politica, della società e delle libertà degli individui. La forza economica della mafia crea aree di consenso sociale, altera le regole della democrazia, modifica il rapporto tra politica e bisogni e crea un blocco sociale fra persone ai margini della società e i ceti dirigenti e la burocrazia”.
Queste le principali premesse sulle quali dovrà misurarsi la nuova Commissione Parlamentare Antimafia. Se rapportiamo queste direttrici al territorio della nostra provincia, vi ritroviamo realtà, nomi e fatti. All'Antimafia il compito di squarciare il velo che ha nascosto, ed ancora continua a nascondere, una verità solo sussurrata. Aldo Virzì Aldo Virzì di Gianluca Fiusco |
© 2007 - EXTRA