MARSALA, L'AGONIA DEL PORTO 
di  Antonio Pizzo 


Si Marsala avissi portu, Trapani fussi mortu”. Un vecchio adagio popolar-campanilistico ricordato anche tra le righe del documento che la Margherita ha diffuso per riportare d'attualità i tanti problemi dello scalo marittimo lilybetano. E dire che Marsala deve il suo attuale nome (dal punico Lilybeo all'arabo Mars Allah o, secondo altri studiosi, Mars Alì) proprio all'eccezionale magnificenza del suo antico porto. Eppure, da oltre quattro secoli, proprio il porto è la “palla al piede” dell'economia marsalese. Fondali che non permettono l'attracco a grandi navi, banchine che, spesso, non resistendo alla furia delle mareggiate, franano in mare e, infine, scarsa capienza ne hanno frenato lo sviluppo. Gli operatori del settore, intanto, non hanno più nemmeno la forza di protestare. Le strutture dello scalo, si afferma nella nota della Margherita, “sono abbandonate al degrado, prive anche della più piccola manutenzione ordinaria, lasciando che i finanziamenti affluissero copiosi ai porti delle città vicine, quasi a conferma del fatto che il porto renderebbe la nostra città rivale anche in questo campo”.

Fin troppo facile intuire a quale porto ci si riferisce (“Si Marsala….”). Ogni possibile intervento, pero, rischia di rivelarsi un semplice ed inutile palliativo se non verrà tradotto in realtà il progetto del grande “molo di scirocco”, che oltre a raddoppiarne la capienza dovrebbe impedire alle correnti da sud di sospingere all'interno del porto quelle tonnellate di sabbia, detriti e alghe che, da sempre, ne provocano il costante e graduale interramento. Un problema antico e mai risolto.

Intanto, dei fondi promessi dal presidente della Regione Cuffaro per il rilancio dello scalo marittimo marsalese non si ha alcuna notizia… Evidentemente, sono ancora in… altomare.

Antonio Pizzo

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