"HO MANGIATO LE FRAGOLE "
E MI SON RIMASTE SULLO STOMACO 
di  Francesco Paolo D'Amico 


Sono passati quasi diciotto anni da quando quattro ragazzi dentro un libro riflettevano con i loro pensieri la realtà provinciale trapanese dell'epoca nella sua naturale essenza,  costituita prevalentemente da un gelo fatto  d'apatia , d'ignoranza e di falsa vittoria dell'individualismo.

Il libro in questione è “Ho mangiato le fragole” di Salvatore Mugno; i protagonisti Salvatore, Giacomo, Gaspare, Luciano sono venticinquenni e  ventiseienni svegli da un sonno che a tutta la città era come imposto.

Per loro il rumore era troppo forte per restare distesi, in posizione fetale, scaldati dall' imponente superficialità e proprio con questo libro si sono  alzati , sono  usciti fuori,  hanno osservato, hanno sopportato, hanno descritto, hanno confutato, hanno sognato, hanno sperato la città fuori dal proprio uscio. La Trapani descritta è una città  standard, con dei canoni prefissati, dove la gente si fa i cavoli suoi,   dove viene insegnato a non rischiare ma a puntare sul 27 sicuro e dove ai suoi abitanti viene  assegnata la targa di “formalisti” in quanto tendono ad apparire il più possibile anche se non ne hanno la possibilità. Una città in cui i giovani sono definiti “mediocri”; si abbattono facilmente e vengono giudicati sconfitti  perchè fanno troppo poco per cambiare la realtà. Una Trapani senza un quotidiano, dove la Mafia è definita dagli stessi autori come una “presenza invisibile” , abbastanza presente nella quotidianità tanto da vivere così avvezzati  da non riuscire a distinguerla. Una città in cui l'acqua arriva ancora a giorni alterni , dove le strade si allagano spesso e dove i politici sono dei “trascinatori di clientela e commercianti di voti”. Insomma una città priva di certezze.

Il grande comunicatore Mauro Rostagno, che cura la presentazione del  libro, scrive  a  proposito: ” Trapani è incertezza di acqua, di pulizia, di mafia, di ricchezza e povertà, è incertezza di radici storiche, etniche e sociali”.

Ma cosa realmente è cambiato dopo diciotto anni?

 La “politica dei politici”,oggi,  è sempre la stessa, tra chi siede a governarci (purtroppo) ci sono troppi politici e pochi Uomini, e proprio per questo, fra l'altro, l'acqua arriva ancora in maniera irregolare e le strade continuano ad allagarsi. La Mafia ancora oggi è una presenza impercettibile - qualcuno nella sua ignoranza afferma persino che non esiste- e questo perché viene ricordata solo quando essa uccide o quando viene messa in risalto con  pubblici illeciti, dimenticando che vive anche nel nostro ordinario collettivo, dalle raccomandazioni concesse ai diritti negati.

I giovani trapanesi continuano ad essere mediocri, ma tale mediocrità è solo frutto dell'educazione all'egoismo di ristretti confini data dai genitori e dallo scarso rendimento e coinvolgimento dell'istituzione scolastica locale. In linea di massima il trapanese continua ad essere un soggetto apatico, formalista che si fa solo i cavoli suoi e se dopo tutti questi anni la sua natura resta invariata non è solo un fattore di dna; ciò è anche riconducibile alla mancanza di cultura e alla carenza di confronti integrali con altre realtà.

Possiamo dedurre, quindi, che dopo tutti questi  anni tutto è rimasto quasi invariato, come l'incertezza che  Mauro Rostagno  aveva attribuito alla città,  come la speranza di vivere un giorno una Trapani migliore.

Chissà tra diciotto anni……

Francesco Paolo D'Amico

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