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E' tornato d'attualità il problema della
presenza della massoneria a Trapani. Lo si deve, anzitutto, all'uscita
– a dire il vero piuttosto audace – di un giovane
giornalista-editore-tuttofare e tutto essere che, partecipando ad una
riunione dei cespuglietti della sinistra, ha
tuonato
contro la presenza di massoni nelle liste delle ormai prossime elezioni
per il rinnovo del consiglio comunale di Trapani. La polemica attorno a
quel diktat è durata appena un paio di giorni. Anche quelli che
avversano la massoneria infatti non ci stavano a generalizzare, anche
perché, si sosteneva a torto o a ragione nei ristretti circoli della
politica locale, si trattava di un proiettile con un ben definito
obiettivo da colpire: Pietro Savona, candidato sindaco della Margherita.
Costui, con grande eleganza rispondeva di non essere massone e che
comunque non aveva nulla contro la massoneria, “quella pulita, da non
confondere con quella deviata”. E' rimasto insoluto l'interrogativo su
chi ha armato la mano del giornalista-editore-tuttofare e tuttoessere.
Massoneria capitolo chiuso? Manco per nulla. Mons. Miccichè, Vescovo di
Trapani, che dal secondo anno (peccato non dal primo, o meglio da
subito, si era in periodo elettorale ndr) della sua presenza in città,
ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro con la massoneria, ha
subito ripreso il tema con il fervore di sempre, aggiungendovi la
scomunica e la negazione della Comunione per chi si professa massone.
Rimane da capire come faranno i preti officianti a negare la Comunione
ai massoni che, se si esclude un ristrettissimo numero di adepti che non
negano l'appartenenza e che, anzi, con orgoglio portano il distintivo di
squadra e compasso, preferiscono nascondersi. Il limite della Massoneria
è proprio questo: essere qualcosa di nascosto. Proprio per questo metodo
vi hanno anche aderito persone che da quella appartenenza cercano solo
di guadagnare favori.
L'estensore di queste note non ama la massoneria in genere, è nemico –
non avversario – di certa massoneria deviata e crede di avere acquisito,
nel passato, qualche merito in tal senso. Premessa obbligata per
aggiungere che non mi piacciono le generalizzazioni; quelle, per
intenderci, del giornalista-editore-tuttofare e tuttoessere, ma neanche
quella molto più particolareggiata e sofisticata del Vescovo. Bisogna
saper distinguere e colpire nella giusta direzione, altrimenti si
rischia di avere un effetto boomerang ed i massoni deviati rischiano di
uscirne ancora una volta più forti.
E' già successo in questa città. E' accaduto quando nell'aprile del
1985, un onesto funzionario di polizia, il dott. Saverio Montalbano,
dirigente la squadra Mobile, indagando sul concorso per comandante dei
vigili urbani si imbatteva nello pseudo Centro Studi Scontrino,
all'interno del quale operavano ben sei logge massoniche (Iside, Iside2,
Osiride, Ciullo D'Alcamo, Miriam Cafiero) e, soprattutto, una loggia
massonica coperta, cioè segreta, la loggia “C”. Dietro la facciata del
Centro Studi e delle logge massoniche si nascondeva una pericolosa
accolita di mafiosi, politici ed alti funzionari pubblici. Un coacervo
di interessi nascosti dalla comune osservanza massonica che giungeva a
Licio Gelli, quello della P2, ma anche al palermitano Giuseppe Mandalari,
a Padre Agostino Coppola, il prete mafioso che sposò segretamente
Salvatore Riina, e si potrebbe continuare. Non solo la stampa regionale
e nazionale, anche quella internazionale si occupò di quel gravissimo
scandalo. C'era però anche chi localmente (soprattutto politici con
l'appoggio di qualche giornale) cercava di ridimensionare il tutto,
riconducendolo ad un semplice episodio di malcostume.
Visti i risultati, questa tesi ha prevalso. Infatti, ci fu un lungo iter
giudiziario iniziato con una richiesta di arresto per una trentina di
aderenti che venne respinta dall'allora giudice istruttore; infine ci fu
un processo con pochissimi imputati conclusosi con un paio di lievi
condanne.
E i funzionari pubblici coinvolti? Chi ha voglia di “conoscerli”, quelli
che nel frattempo non sono andati in pensione, li troverà ancora al
vertice di istituzioni pubbliche. Hanno anche fatto carriera. Il dott.
Montalbano, invece, poco tempo dopo quella scoperta venne trasferito a
Palermo, impossibilitato ad approfondire l'inchiesta; qualche tempo dopo
ha lasciato, forse deluso, la polizia. Se la passò non proprio bene
anche qualche rappresentante della carta stampata locale che non aveva
avuto peli sulla penna a scrivere la realtà. Ecco, quella è la
massoneria da combattere, distinguendo, per evitare delle solidarietà
che potrebbero rafforzarla. Ma perché non si generalizzi, è anche
opportuno che la massoneria, quella vera, esca da certo anonimato, ed
anche la sua attività venga svolta alla luce del sole, possibilmente
spogliata da certi riti cosiddetti esoterici.
Massoneria deviata e mafia. Le due M in questa città hanno avuto,
probabilmente svolgono ancora, un ruolo centrale di direzione.
In questa città è ancora proibito parlare e scrivere di mafia. Basta
vedere le polemiche che ancora in questi giorni animano i salotti bene
della città. Ancora per la famosa puntata di “Anno zero”, la
trasmissione di Michele Santoro. Ancora a “lamentare” l'onore della
città che gli inviati di Santoro avrebbero calpestato. Ancora la
ridicola accusa ai cosiddetti “professionisti dell'antimafia”. Tutto già
visto e sentito. C'è però una novità: da rappresentanti delle
istituzioni arrivano minacce: “dovrebbero essere espulsi dalla città
coloro che hanno collaborato ad offendere il buon nome di Trapani”. Cioè
coloro, qualche politico, un paio di giornalisti, che continuano ad
avere il coraggio di parlare apertamente della presenza mafiosa in città
e di combatterla. A tanto non eravamo ancora arrivati, neanche negli
anni più bui. Affermazioni a mio avviso più gravi di quella storica di
Erasmo Garuccio sulla non presenza della mafia in città. Ancora più
gravi se, come si è letto sui giornali, a pronunziarle sono stati (non
ci sono smentite ndr) uomini delle istituzioni che hanno - avrebbero ?
- il compito di combattere la mafia, ignorando tutti gli orpelli circa
il buon nome, l'onore e sciocchezze simili.
Nei giorni scorsi riordinando vecchie carte e documenti ho riletto le
relazioni della commissione antimafia e della “commissione per i
problemi posti all'ammini-strazione della giustizia dalla criminalità
organizzata” del
Consiglio
Superiore della Magistratura. Documenti datati, ma straordina-riamente
attuali. Ne segnalo alcuni passaggi. Si parla di Trapani del controllo
del territorio da parte della mafia. Scrive la commissione del CSM: “si
tratta di una criminalità talmente invasiva da avere condizionato e
frenato lo sviluppo economico e sociale incidendo perfino sul momento
elettorale; di una criminalità che per perseguire i suoi scopi non ha
esitato a stipulare alleanze con la massoneria deviata; di una
criminalità che ha fatto della intimidazione e della corruzione il
normale sistema per aggiudicarsi il controllo sugli appalti e che si è
infiltrata nella Pubblica Amministrazione”.
Scrive nella sua relazione la commissione antimafia. “In ordine al
funzionamento della pubblica amministrazione ed alle responsabilità
dell'ente locale sono state acquisite le opinioni del Sindaco e dei
capigruppo del consiglio comunale di Trapani. Secondo alcuni di questi
sarebbe strumentale accreditare una immagine di Trapani come Città
collusa con la criminalità organizzata”.
Incredibile, il tempo sembra non passare mai. La conclusione la lasciamo
ancora alla Commissione parlamentare antimafia di molti anni fa. “……..Dall'incontro
con gli amministratori della città non è emersa una valutazione adeguata
al progressivo aggravamento delle condizioni della pubblica
amministrazione e della civile convivenza…sembra prevalere una tendenza
al ridimensionamento che non può non incidere negativamente sul
fondamentale ruolo che l'ente locale deve avere nella complessiva azione
di contrasto ad un crimine organizzato che proprio a Trapani si mostra
quanto mai pericoloso”.
Aldo Virzì |