DISCO ROSO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE SULLE OPERE AL PORTO DI TRAPANI

di  Alberto Fiorino 


   

Mentre a Valencia il vento fa i capricci, a Trapani, dove il soffio di Eolo è sempre benevolo, si assiste all'ennesimo capitolo di una questione diventata ormai estenuante. Con un provvedimento del 30 marzo scorso, il ministero dell'Ambiente ha bocciato per insostenibilità ambientale, tutte le opere costruite nel 2005 nel porto di Trapani in vista dello svolgimento della Coppa America. Di conseguenza, il dicastero guidato dal Verde Pecoraro Scanio, ha invitato l'Autorità Portuale a non proseguire con i lavori (la banchina Ronciglio è stata ultimata al novanta per cento) ed a non iniziare nuovi interventi,  chiedendo inoltre di avviare le procedure di valutazione di impatto ambientale dell'intero Piano regolatore generale, compreso il progetto del nuovo porto turistico. I tempi a riguardo non sembrano essere brevi: si parla di un iter di non meno di due anni.

 

E se da un lato si alzano le critiche di chi coltivava aspettative di crescita di un'intera città, guardando al porto come il trampolino di lancio per lo sviluppo, Legambiente, guarda con soddisfazione al provvedimento del Ministero.

 

“Ci sono voluti due anni di esposti e relazioni tecniche - afferma Angelo Dimarca, vicepresidente regionale di Legambiente -, alcuni sequestri disposti dall'autorità giudiziaria, una puntuale e complessa indagine della sezione di Polizia Giudiziaria dei carabinieri, avvisi di garanzia per responsabili dell'autorità portuale, del genio civile opere marittime e dell'impresa ma, alla fine, la nostra tesi è stata confermata: le opere sono state realizzate violando procedure e causando gravi danni all'ambiente. Le valutazioni del Ministero confermano che l'organizzazione della Coppa America a Trapani è diventata anche una grande questione ambientale e di legalità a livello europeo per l'impatto sulla zona di protezione speciale delle Saline di Trapani e sulla prateria di Posidonia. Ci attendiamo ora una celere chiusura dell'indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Trapani e l'accertamento non solo delle responsabilità di quanti hanno violato procedure e causato danni all'ambiente, ma anche di coloro che, omettendo controlli e provvedimenti sospensivi, hanno consentito che i lavori giungessero ad avanzata fase di realizzazione”.

 

Sicuramente più diplomatico il WWF, ente gestore della Riserva delle Saline di Trapani e Paceco, che ha da sempre denunziato come, erroneamente, per il materiale dragato nel porto di Trapani si parlasse di “assenza di sostanze inquinanti” e di “fanghi puliti”. La perizia a riguardo ha, infatti, accertato che il materiale accumulato nel cantiere del molo Ronciglio non riveste le caratteristiche di rifiuto pericoloso (si parla di pericolosità e non di inquinato), in quanto le sostanze nocive presenti non superano le soglie di legge. Tuttavia, le sostanze pericolose ci sono ed alcune di esse superano del 200% il limite previsto dalla normativa. I periti nominati dal G.I.P., inoltre, hanno avuto modo di appurare che la stragrande maggioranza delle sostanze pericolose deriva dai sedimenti presenti sui fondali del porto che, quindi, sono stati dragati e miscelati ad altro materiale; ciò in violazione del progetto ed in aperto contrasto con quanto da sempre affermato dagli indagati. Dalla perizia risulta inconfutabilmente quali siano le sostanze pericolose: si tratta di Idrocarburi, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e Policlorobifenili (PCB). Alcune di queste sostanze sono tossiche e cancerogene.

 

E se le posizioni degli ambientalisti possono sembrare eccessivamente estremiste, viene da chiedersi se il tanto ricercato dialogo costruttivo tra istituzioni ed ecologisti possa effettivamente mai concretizzarsi. È davvero possibile realizzare un grande porto commerciale tutelando l'ambiente o è necessario fare una scelta tra possibile sviluppo e salvaguardia ambientale?.

 

Intanto, i gruppi consiliari di Palazzo D'Alì, hanno chiesto un Consiglio Comunale straordinario ed aperto per discutere della situazione attuale e delle prospettive del porto di Trapani. Saranno invitati, tra gli altri, il Ministro dell'Ambiente, il Presidente della Regione Siciliana, il Presidente della Provincia Regionale di Trapani ed i Consiglieri provinciali, il Prefetto di Trapani, il Presidente dell'Assindustria, i Presidenti di tutte le associazioni di categoria, le rappresentanze dei lavoratori ed operatori portuali, commercianti, pescatori, le Associazioni ambientaliste ed i comitati di cittadini “al fine di discutere e ragionare tutti insieme, nell'interesse della collettività, sulle vicende che investono il presente ed il futuro del porto di Trapani e sui possibili rimedi da porre in atto per tentare di superare l'attuale incresciosa e clamorosa situazione”.

  Alberto Fiorino

di Gianluca Fiusco

 

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