Unione
Maestranze - Sezione
tecnico-storica
Progetto
recupero e valorizzazione della Settimana Santa a Trapani
Relazione
n° 2
a cura di Giovanni Cammareri
|
Il
Signore guariva i ciechi del corpo, ma i ciechi di spirito dove
finiranno? (padre Pirrone, da Il Gattopardo). La
problematica inerente la discutibile fisionomia assunta dalla
processione dei Misteri nell’ultimo decennio e anche oltre, poggia le
motivazioni su due ordini di fattori: svuotamento dei contenuti
(tradizione, storicità, senso religioso ecc. ); farraginosità del suo
stesso svolgimento dal punto di vista esclusivamente tecnico (lunghezza
del corteo e frammentazione dello stesso, distanze tra un Gruppo e
l’altro, itinerari, durata complessiva, tempi ecc.). Tale distinzione
però non è assoluta. Talvolta, le due problematiche tendono anche a
confondersi influenzandosi reciprocamente. Ottimisticamente quindi, la
risoluzione dell’una potrebbe anche aiutare al recupero dell’altra.
Se più complesso appare comunque la reimmissione dei contenuti,
soprattutto per l’impossibilità di potere imporre quanto ad esempio
non è più avvertito, maggiori possibilità sembrano, almeno in linea
teorica, presentarsi prioritariamente per l’altro aspetto: la
creazione di un più fluido andamento della processione atto a
garantirne una migliore godibilità da parte dello “spettatore” più
o meno casuale davanti a una processione ordinata, decorosa e seria.
Soprattutto più snella e dinamica. Ciò che maggiormente infastidisce
infatti, è la dimensione del tutto. Tutto appare esagerato, gonfiato,
sproporzionato. Sarò più chiaro. Nei giorni successivi la Settimana
Santa le critiche più o meno ufficiali e le lamentele occasionali
diventano sempre più numerose di anno in anno. In molti affermano che
la processione è diventata un’altra cosa e che non gli interessa più.
Il problema più grave riguarda soprattutto il trapanese che sembra
stanco dell’evidente degrado. Dal punto di vista contenutistico, anno
dopo anno, egli denuncia una irritabile fuoriuscita di sentimenti e di
legami affettivi che si fanno sempre più labili verso una processione
che non sente più. La mancata appartenenza di una “festa” alla
propria comunità rappresenta l’aspetto forse più grave nelle
problematiche delle feste che cambiano. Qui i cambiamenti del resto non
solo sono stati eccessivi ma continuano a presentarsi a un ritmo
impressionante. Le metamorfosi continue e improvvise della festa e il
conseguente mancato senso di appartenenza ad essa da parte della comunità,
conducono alla disabitudine nei confronti della festa e,
inevitabilmente, alla morte della festa stessa. La strada imboccata è
esattamente questa.
Altro
sarebbe se le strade fossero piene di gente. Allora potrebbe essere
perfino accettabile, ad esempio, l’orario dell’attuale conclusione
della processione. Ciò starebbe a significare: partecipazione. Mi duole
però affero1are che di partecipazione, a livello numerico, emozionale,
affettivo, non ce n’è più. E purtroppo, la partecipazione è il
sintomo più evidente dello stato di salute della festa. Se la
partecipazione è scarsa occorre rivedere qualcosa. Oppure evitare di
proporre la festa. Trattasi di regole generali ma di facile applicazione
al grave stato di salute della processione dei Misteri. Ora,
siccome esistono ancora coloro i quali ogni anno sacrificano se stessi
al fine di organizzarla e proporla, ci sono gli appassionati, qualche
sparuto turista, chi è pronto a ravvederne elementi anche religiosi, e
che nel bene o nel male la processione continua ad avere la una sua
discreta rinomanza (oggi dovuta soltanto alla bellezza dei singoli
“gruppi” e non certo al modo in cui sono proposti), è da ritenere
che nel cuore e nella mente di queste persone ci sia il desiderio, la
volontà e il dovere di salvarla, recuperarla, migliorarla, divulgarla e
decantarla per quello che è stata e per quello che potrebbe tornare ad
essere. Da
un punto di vista essenzialmente pratico, sarebbe consigliabile
incentrare i lavori verso un primo obiettivo volto a un
ridimensionamento generale. Ciò non può prescindere da un
ridimensionamento in ogni parte e di ogni aspetto e momento della
processione. Il lavoro di epurazione va accompagnato nella ricerca di
semplicità e buon gusto nella scelta e nella cura di qualsiasi elemento
e: atteggiamento, unitamente a una fondamentale redistribuzione di
ruoli. Da un tempo relativamente rècente infatti, in tanti invadono
(spesso in buona fede) competenze che appartengono ad altri. Ciò
diventa ancora più grave se trattasi di partecipanti che per di più
vengono pagati al fine di fornire un comunque rispettabilissimo
contributo alla processione (processionanti vari, bande musicali,
portatori, fiorai, elettricisti, operatori televisivi). Si ha anche
l’impressione che buona parte della processione venga influenzata, sia
nella fase organizzati va quanto in quella operativa, dalle figure prima
menzionate le quali finiscono col dare ad essa una loro personale
impronta. Appare evidente come i compiti dei consoli responsabili siano
in un certo senso sminuiti a causa della motivazione prima espressa.
Analizziamo adesso in dettaglio i vari aspetti riconducibili a motivo di
dibattito dando priorità a un fatto lamentato nel corso della riunione
del 26 gennaio, che, se nei termini riferiti vada considerato di gravità
estrema. 1) i
vigili urbani pare che negli ultimi anni decidono di bloccare la
processione (più volte nell’arco del suo svolgimento ), per motivi di
viabilità e/o di favorire le vie d’uscita ad eventuali ambulanze. Se
può essere giustificato un intervento per fatti contingenti eccezionali
(come un ferito, un malessere, un incendio, ecc.), lo stesso non può
essere condiviso al fine di una regolamentazione del traffico. Si fa
anche presente che negli anni passati, sulla via Fardella, sono stati
fatti transitare veicoli trasversalmente alla processione, tagliandola e
bloccandola. L’itinerario con i tempi della processione viene
presentato a tempo presso gli organismi preposti, pertanto il dovuto
intervento non può poi essere improvvisato nel corso della processione
a tutto svantaggio di quest’ultima, ma razionalmente pianificato
giorni prima. Si tenga presente che in nessuna località accade quanto
lamentato e che solo agli organizzatori (a prescindere, ripeto da
situazioni di eccezionale gravità) spetta il compito di muovere o
fermare la manifestazione in base alle esigenze della stessa. Basta
citare località come Sciacca per il Carnevale e 2) Emittenti
private. Buona parte di spazio nella piazzetta viene riservato a
operatori televisivi con relative pertinenze di palchetti, furgoni,
cavi, ecc., mentre la gente è costretta ad arrangiarsi in quel poco che
rimane. I danni inoltre causati dalle emittenti private, che con la loro
incontrollata presenza non poco hanno e continuano a influenzare
determinati comportamenti nonchè l’allungamento dei tempi della
processione, sono stati evidenziati nella relazione no1. Il loro
apporto, tuttavia, potrebbe risultare comunque valido se articolato in
altra maniera, anche a partire dal periodo quaresimale. 3) La
promozione. Se spetta, anche in parte, all’Unione Maestranze,
ovviamente per quanto la struttura organizza, è bene adoperare una
migliore cura nella precisione e nella essenzialità dei manifesti
relativi sia alle scinnute quanto alle processioni. Un buon e
razionale manifesto con le indicazioni precise dei vari momenti della
Settimana Santa affisso in tempi ragionevolmente accettabili (almeno una
decina di giorni prima della Domenica delle Palme) potrebbe essere
meritevole di seria considerazione. 4) Inizio
e apertura processione. L’apertura del portone della chiesa
rappresenta senza ombra di dubbio un momento particolarmente
significativo. La sola, improvvisa apertura, di per se possiede tutti i
requisiti per un inizio altamente emozionante in un contesto che senza
essere preceduto da niente andrebbe a meglio evidenziare che è Venerdì
Santo. Discutibile è l’inciso di “Povero fiore” che da qualche
anno viene eseguito prima della citata apertura; addirittura fuori
luogo, nonchè atta a generare una atmosfera avulsa dal sjgnificato
della giornata, dalla storia e dalla tradizione della processione, la
cosiddetta ciacculata. Anzi, essa appare alla stregua di una
banalità degna di palcoscenici circensi o, se si preferisce, come un
lapsus. Meglio sarebbe abolirla e dimenticarla. Con questo, nulla si
vuole togliere alla neo figura del “Maestro Cerimoniere” (alla quale
la ciacculata pare sia riferita) da poco introdotta nel contesto
della nostra processione. Vero è che neanche tale figura viene
contemplata dalla tradizione, tuttavia, qualora necessiti, e ad essa
vanno attribuiti compiti particolari e utili, vada conservata. Vada pure
reso pubblico (anche sui manifesti, se si preferisce) il nome della
persona che di anno in anno riveste tale carica. L‘apertura della
processione ha insomma rilevanza fondamentale assurgendo a vera e
propria presentazione di tutto il resto, una sorta di biglietto di
visita. Fermo restando la temporanea (almeno ci auguriamo) assenza della
Confraternita in sacco rosso e cappuccio bianco, che sicuramente
ostacola il naturale, più consone e appropriato senso della tradizione
più autentica, attualmente sono i tamburi dell’Unione Maestranze ad
aprire il corteo. Il problema riguarda però l’abbigliamento dei
tamburini. Giubbotti, occhiali da sole e cweing gum, richiamano
purtroppo alla mente, le peggiori feste di paese. Un abito nero con
cravatta e guanti neri, tanto a voler invece richiamare
l’abbigliamento delle antiche maestranze, potrebbe risultare più
aderente all’occasione. 5) Illuminazione
dei Gruppi. Da qualche anno gli elettricisti tendono a mettere in
bella vista i faretti, ponendoli addirittura al di sopra degli addobbi
floreali, sempre più in alto a ogni anno che passa, il che è poco
estetico giusto adesso che i faretti sono diventati abbastanza piccoli e
quindi meglio occultabili rispetto a prima. Spesso, assieme ai fiorai,
decidono loro se far togliere i ceri dalle vare in base a gusti
personali ed argomentazioni discutibili. Si tenga inoltre presente che
rimane in fase di studio al fine di una seria e fattibile proposta, la
riproposizione di candelabri e lanterne così come si presentavano fino
alla fine degli anni ‘30 sulle singole vare, la cui realizzazione
offrirebbe una più suggestiva immagine di ogni singolo Gruppo Sacro,
migliorandolo nell’estetica e nella sacralità. 6) Addobbi
floreali. I fiorai sembrano avere trasformato gli addobbi floreali
in dimostrazioni di buon gusto e competenza in materia. Accettabile la
loro professionalità, ma se essi necessitano di una sfilata di
composizioni floreali se ne organizzino in altre date e circostanze.
Sembra che siano loro a decidere la maggior parte degli addobbi,
evitando, tra l’altro, i fiori meno costosi. Nel loro interesse e a
discapito dei “gruppi” che perdendo, come hanno perso, i colori
forti e tipici della Passione come il rosso, il viola, il giallo perdono
di drammaticità, nonchè tutto il loro tipico splendore Barocco.
Ovviamente fiori colorati rispondono ai più nostrani garofani, agli
iris, alle violacciocche ecc., sistematicamente sconsigliati ai consoli
che avanzando talvolta tali richieste vengono dissuasi e “costretti”
ad addobbi floreali più costosi.
Andrebbe inoltre evitato l’uso delle spugne imbevute che oltre ad
appesantire notevolmente il Gruppo creano danni alle strutture lignee
dei personaggi nonchè ai loro rivestimenti in tela. 7) I
portatori. Decidono loro se indossare o meno la tenuta e se lo fanno
questa è spesso in pessime condizioni poichè conservata da un anno
dentro un sacchetto di plastica. Troppo spesso decidono i tempi di
sollevamento e di posata del Gruppo e quante volte (al rientro) entrarlo
e uscirlo dalla chiesa, se camminare o fermarsi nel corso della
processione. Talvolta esprimono lamentele e pretese ad alta voce
(durante la processione) su questa o quella strada dell’itinerario più
o meno gradita, per non parlare di certi contegni poco edificanti (ad
es. il fumare mentre conducono in spalla il Sacro Gruppo) assunti di
tanto in tanto. Si ricorda che i portatori sono pagati. Nel massimo
(ovviamente) rispetto per il portatore, rientra pertanto nel pieno
diritto dei consoli responsabili l’eventuale richiamo a comportamenti
più consoni all’occasione o a causa di atteggiamenti che denotano una
fuoriuscita dal ruolo o dalla competenza. 8) Le
bande musicali. Talune sono divenute eccessivamente numerose (la
stessa considerazione va estesa anche ai componenti del coro scolastico
che precede La Coronazione di Spine). Anche i singoli componenti delle
bande si lamentano pubblicamente (prima, durante e dopo) di certe
strade, di certi orari e di quant’altro. Alcuni maestri e troppi
musicanti tendono a influenzare, con le loro preferenze, le scelte dei
consoli al fine di porsi avanti o dietro al “gruppo”. Inoltre,
aumentano di anno in anno, le bande che giungono con gonfaloni dai quali
si fanno precedere nello sfilare. Alcune bande musicali incedono
ondeggiando vistosamente, altre girano tutti i loro elementi verso la
gente accompagnando la cosiddetta “vutata” du Misteri. Performance,
insomma, degne di rassegne bandistiche a tutti gli effetti, senza
tralasciare il rallentamento del tempo musicale delle marce al fine,
dicono, di fare cosa gradita ai portatori, classico esempio invece del
pensare a cose non di propria competenza e finendo con l’aggiungere un
ulteriore elemento atto ad accrescere la durata complessiva della
processione a danno dell’armonia musicale. Se le marce vengono
eseguite con tempi troppo lenti, la marcia dura di più, la singola annacata
anche, e quindi il tempo della sfilata di tutti i Gruppi e di tutta
la processione. Pure le bande
musicali sono pagate per cui taluni loro interventi potrebbero anche
essere fatti rilevare dai consoli responsabili. Da tre anni esatti
sono state poste a seguire piuttosto che precedere il Gruppo Sacro. Se
tale scelta, infrangendo una tradizione ultrasecolare, intendeva
apportare dei vantaggi, non sembra che in termini pratici abbia
migliorato alcunchè. Anzi, il risultato ha generato un ulteriore
rallentamento e allungamento dell’intero corteo. In particolare, fin
dall’uscita, adesso succede che i responsabili del Gruppo pronto a
uscire non decidono di fare avviare la processione se la banda musicale
(dietro al gruppo che è uscito) non si allontana ulteriormente dalla
piazzetta. Si fa presente come nella vecchia e tradizionale
disposizione, a chiudere il corteo di ogni ceto era il Gruppo e che se
questo si trovava ancora sulla piazzetta, la propria banda musicale era
giunta molto più avanti per cui quella appartenente al Gruppo prossimo
all’uscita, iniziava a suonare. Non è un caso se forti ritardi, già
dal momento dell’uscita, e in seguito per la sistemazione e la
ripartenza da Per
concludere, non sembra particolarmente corretto chiudere il corteo del
singolo ceto con la banda musicale, poichè ciò toglie dignità
all’elemento sacro e scenico insieme, cui andrebbe riservato nel
corteo, uno spazio privilegiato che tale diventa perfino per la stessa
banda musicale posta davanti. La naturale disposizione è perciò la
seguente: processione-banda- Gruppo. Diverso è per l’ultima banda
musicale alla quale spetta intanto il compito di chiudere l’intera
processione. Inoltre l’Addolorata non rappresenta più una scena ma un
singolo Simulacro che è anche oggetto di devozione. A questo va
aggiunto che anticamente essa non apparteneva ad alcun ceto ma era la
Municipalità, assieme ad altre rappresentanze Civili e al Presidio
Militare a condurla in processione. Tuttavia anche in questo caso la
banda musicale, che era quella Militare, si disponeva immediatamente
dietro i rappresentanti del Senato (come le altre stavano dietro ai
consoli) che a loro volta seguivano il simulacro. A tal proposito vale
la pena rimarcare, che il posto più consone e affatto secondario,
spettante alle attuali rappresentanze comunali e provinciali,
continuerebbe a essere quello, come avviene del resto in tutte le
processioni del resto del mondo Cattolico, e non all’apertura dei
cortei come spesso avviene a Trapani. Anche il gonfalone Comunale e
quello della Provincia, se associato, andrebbe posto dietro al simulacro
dell’Addolorata e non all’inizio della processione. Interessante
risulterebbe l’affiancamento della “Mazza Comunale” ai gonfaloni e
alle autorità, nonchè l’alta uniforme indossata dai carabinieri. La
posizione indicata, a scanso di equivoci, risulta di assoluto privilegio
e maggiore solennità conferirebbe alla chiusura del corteo. 9) Processioni.
E’ uno degli aspetti forse più complessi e per questo è stato
affrontato per ultimo. I singoli Misteri venivano un tempo preceduti dai
rappresentanti delle categorie in abito, cravatta e guanti neri, e
abitino d’argento sul petto. Tale abbigliamento venne mantenuto anche
quando i portatori di ceri e stendardi cominciarono a essere reperiti e
pagati, fino all’avvento -metà anni ‘70- di sacchi e cappucci (v.
relazione n°1). L’abolizione
di sacchi e mantelline sopravvissuti ai cappucci -poco consoni alla
tradizione anche perchè di origine solo ed esclusivamente fantasiosa
nelle forge e nei colori –riconsegnerebbe dignità e decoro alle
singole processioni. Attualmente solo i seguenti ceti adottano l’abito
nero: Massari (Martedì e Mercoledì Santo), Ortolani, Popolo, Salinai.
Apprezzabile e sobria la processione del ceto Tessili-Abbigliamento alla
luce di una tradizione iniziata nel 1974 quando le ragazze da disporre
in processione venivano scelte fra le commesse degli esercizi
commerciali, cosa che conferirebbe veridicità e naturale
attualizzazione qualora venisse però rinnovata e confermata tale
presenza. Niente occorre dire sulla processione che precede
l’Addolorata: bella, suggestiva, vera. Peccato per l’accantonamento
dell’antico e artistico podio che conferiva solennità all’incedere
del simulacro, differenziandolo dai “gruppi” veri e propri e per le
condizioni del baldacchino (fatto ricamare a Milano) che oltre a non
accompagnare più il simulacro necessiterebbe di un immediato restauro.
Per il resto, ritornando ai cortei processionali, poco esula
dall’estremamente costruito e falso, dove anche il buon gusto,
rammarica affermarlo, rimane assente. Certo, altro sarebbe se a formare
le singole processioni fossero gli appartenenti alle attuali categorie
con l’orgoglio e il piacere di esserci, in abito nero e senza rappresentato
nei secoli motivo di sottolineatura da parte di studiosi, giornalisti e
semplici osservatori del passato, nonchè caratteristica tipica del
Mistero in questione. Se dovessero sussistere possibilità per
un’analisi volta a un ipotetico ripristino che, salutare risulterebbe
alla fede, alla tradizione, alla storia, alla suggestività del Gruppo.
Risulterebbe cosa assai gradita potere affrontare un sereno e
costruttivo dialogo in tal senso. In tema di processioni non vada
tralasciata la possibilità di un serio e utile reinserimento del
crocifero (o battistrada), che oltre ad essere una figura facente parte
della tradizione, svolgerebbe, se di abilità e di esperienza come un
tempo, un ruolo fondamentale nelle movimentazioni delle singole schiere
professionali. Infine gli stendardi, che anno dopo anno crescono in
numero e dimensioni. Vada ricordato come uno soltanto, quello della
Maestranza, per l’occasione velato a lutto, era anticamente l’unico
stendardo, in quanto simbolo della stessa categoria, a fare comparsa Si
propone, per il futuro, la realizzazione di stendardi con l’immagine
dei vari santi protettori da porre ad apertura di ogni singola
processione, in tal senso la scrivente sezione si fa carico di
effettuare il necessario lavoro di ricerca. Si evitino inoltre
vestimenta teatrali come armature, vistiti all’araba ecc. La
parte che segue racchiude la possibilità di essere tradotta in
regolamento esecutivo, con riferimento alle modalità tecniche e in
parte anche storico- tradizionali, attinenti lo svolgimento della
processione. Qualora ciò non dovrebbe verificarsi si prega vivamente di
prendere in seria considerazione contenuti delle proposte che, a
prescindere da una codificazione regolamentare, nulla toglie alle
concrete possibilità di attuazione. Va detto inoltre che nello stilare
tale proposta, sono state inserite talune parti estrapolate da un
regolamento del 1989 della stessa Unione Maestranze, in quanto ritenute
abbastanza valide e razionali. Inoltre, gli orari complessivamente
considerati andranno più opportunamente a essere rielaborati in
funzione di un futuro itinerario possibilmente definitivo, che possa
tenere conto quasi esclusivamente del centro storico, dove i Gruppi
trovano calore e naturale adattamento alle loro .dimensioni e alla loro
storia, e dove la processione nel suo insieme risulta più raccolta e
meno dispersiva acquistando in bellezza e suggestione. Proposta
di Regolamento 1)
Formazione di un Comitato Esecutivo composto da tutti i Capi consoli che si divideranno in turni per tutta la durata della
processione; al Comitato spetta: a) la
vigilanza sull’osservanza scrupolosa dei tempi tecnici stabiliti o
modificati in base a circostanze contingenti dal Direttore della
processione. Tali tempi riguardano l’uscita e il rientro della
processione nonchè i tempi di svolgimento della processione in tutte le
sue fasi. b)
Dovrà essere presente in Piazza Vittorio Emanuele per la sistemazione e
il riavvio dei Gruppi. 2)
Ogni console farà in modo di collaborare sempre con il Comitato, in particolare: all’uscita
della processione e al rientro, per la sistemazione dei Gruppi in Piazza
Vittorio Emanuele e alla ripartenza dalla stessa; per il riordino dei
Gruppi subito dopo lo scioglimento di bande e processioni e alla
ricomposizione delle stesse in Largo delle Ninfe. Si raccomanda ad essi
di limitare il numero di persone stazionanti in chiesa prima e durante
l’uscita, che va già selezionato con un giusto numero di pass da
distribuire. Tale numero negli ultimi anni è stato eccessivo. Tra
l’altro in molti hanno riutilizzato quello dell’anno precedente in
quanto identico a quello dell’edizione seguente, raddoppiando così il
numero delle persone. Se a questi si aggiunge che perfino taluni bambini
ne erano pure in possesso, va anche detto che ciò generava non poche
considerazioni e continue lamentele da parte delle persone poste dietro
le transenne (magari da qualche ora) la cui visualità veniva
continuamente ostruita dalle citate persone in possesso di pass, non
certo per prestare collaborazione alla processione. 3) Addobbi. Dovranno
essere consoni alla rappresentazione del Gruppo o della singola
immagine. Eccezion fatta per l’Addolorata quindi, per la quale sono
preferibili fiori dai colori tenui (bianco, rosa, ecc.), si raccomanda
per i Sacri Gruppi l’utilizzo di colori forti (rosso, viola, giallo);
di garofani, iris, violacciocche, sommacco, calle, lilium, rami di
mandorli. 4) Illuminazione. Si
raccomanda ai sigg. consoli di provvedere affinché gli elettricisti
possano occultare i faretti tra gli addobbi floreali. Per quanto
riguarda l’uso dei ceri non può esso essere considerato un optional
ma elemento imprescindibile di ogni Gruppo per la sacralità e in esso
contenuta. La candela, oltre ad avere una propria simbologia
strettamente legata al senso mistico-religioso, genera inoltre forme
suggestive di illuminazione che rendono straordinariamente vive e
suggestive le singole statue dei Misteri. 5) Portatori. a) Il
vestiario deve essere uguale in tutti i diciotto Gruppi. I portatori di
Gesù nel Sepolcro e dell’ Addolorata potranno indossare il saio rosso
con mantello e cappuccio bianchi. b)
E’ fatto obbligo a tutti i portatori di indossare la prescritta
uniforme (berretto compreso) per l’intera durata della propria
prestazione. Si raccomanda ad essi l’ottima presentabilità e la
massima cura della stessa uniforme. c) I
portatori che si recano in chiesa per l’uscita dei Gruppi, dovranno
evitare, allo scopo di non creare confusione, di entrare e uscire di
continuo dalla chiesa. d) Le
“picacce” ai portatori potranno essere raccolte nei pressi del
Gruppo stesso e da una persona identificabile. Si propone l’iscrizione
del Gruppo di appartenenza (come nel passato) sulle uniformi. 6) Processioni. a) Il
vestiario dei processionanti di ogni Gruppo deve essere conforme alla
tradizione. b) Il
numero dei componenti non dovrà essere superiore ai 15 (quindici)
preferibilmente dieci per fila; la distanza fra ogni componente della
fila non dovrà superare metri I (uno), le due file dovranno tenersi a
distanza mai superiore ai 3 (tre) metri l’una dall’altra, anche al
passaggio in strade ampie. Ciò oltre a conferire soprattutto un
migliore senso estetico, consente di lasciare maggiore spazio ai lati
dell’intero corteo a tutto vantaggio di quanti assistono alla
processione. c) Il
numero degli stendardi va limitato a un massimo di due a ceto. 7) Distanze. a) la
distanza massima della processione del Gruppo che segue da quello che lo
precede dovrà essere mantenuta intorno ai 7 (sette ) metri. La medesima
distanza e anche meno, come di solito tuttora avviene, dovrà essere
mantenuta fra un Gruppo e l’altro in assenza di bande e processioni. b)
E’ ammessa la girata del Gruppo tenendosi sempre in allineamento con
la processione, limitandone la durata nei limiti di tempo tali da non
arrecare grave scollamento con il Gruppo che lo precede nè bloccare il
resto della processione che 10 segue. c) La
banda musicale non dovrà mai staccarsi dalla processione e il Gruppo
dovrà seguirla a una distanza che non dovrà mai superare i metri 5 (
cinque ). d)
Allo scioglimento di bande e processioni le vare verranno raggruppate e
raccordate nelle solite distanze l’una dall’altra; il corteo
procederà completato il raggruppamento di tutte e venti le vare. 8) Tempi.
Le teste delle processioni di ciascun ceto usciranno a una distanza di 6
(sei) minuti l’una dall’altra. Verrà prioritariamente stabilito
l’orario esatto di ciascuna uscita nel modo che segue. -Ipotesi
d’inizio della processione alle ore 15,00: Orefici, 15,00; Pescatori,
15,06; Ortolani, 15,12; Metallurgici, 15,18; Naviganti, 15,24;
Fruttivendoli, 15,30; Barbieri, 15,36; Pescivendoli, 15,42; Muratori e
Scalp., 15,48; Fornai, 15,54; Calzolai, 16,00; Macellai, 16,06; Popolo,
16,12; Abbigliamento, 16,18; Falegnami, 16,24; Pittori, Dec. e Funai,
16,30; Sarti, 16,36; Salinai, 16,42; Gesù nel sepolcro, 16,48; testa
processione Addolorata, 16,54; uscita Addolorata ore 17,00. Sistemazione
Gruppi in Piazza Vittorio Emanuele. Deve avere luogo nell’arco di due
ore al massimo. I medesimi tempi dell’uscita possono anche essere
applicati per l’ingresso e la posata del Gruppo in piazza, tenendo
conto dell’orario fissato per la funzione religiosa (es. alle ore
20,00) ed effettuando perciò un calcolo a ritroso. Posata Spartenza,
ore 18,00; Lavanda dei piedi, 18,06; Orazione nell’Orto, 18,12 ecc.;
posata Addolorata, ore 19,54. Si propone di completare 10 schieramento
dei Gruppi, ponendo al centro di due file composte da nove Gruppi
ciascuna, l’Addolorata e Gesù nel Sepolcro. Con questo, sia chiaro, nulla
si vuole togliere al Gruppo Sacro dell’Ascesa al Calvario, ma l’affiancamento
dei due citati simulacri darebbe maggiore significato religioso alla
funzione religiosa del Venerdì Santo sera. Appare abbastanza sminuitivo
relegare Gesù nel Sepolcro nel posto che fino ad ora lo ha sempre
gravemente relegato in una posizione eccessivamente emarginata. -Riavvio
corteo da piazza Vittorio Emanuele. Il rispetto dei tempi è ancor più
fondamentale rispetto all’arrivo al fine di non fare sfilare gli
ultimi Gruppi in orario eccessivamente tardo e quindi in assenza di
persone. I
tempi riguardanti l’entrata vengono stabiliti sui Gruppi che
entreranno a distanza di 10 (dieci) minuti l’uno dall’altro. -Ipotesi
di conclusione della processione alle ore 12,00. Arrivo
primo Gruppo in Piazza Purgatorio alle ore 8,20; entrata Spartenza,
8,30; Lavanda dei piedi,8,40; Orazione nell’orto,8,50; Arresto, 9,00;
Caduta al Cedron,9, 10; Guanciata,9,20; Negazione,9,30; Gesù dinanzi
Erode, 9,40; Flagellazione, 9,50; Coronazione di spine, 10,00; Ecce
Homo, 10,10; Sentenza, 10,20; Ascesa al Calvario, 10,30; Spogliazione,
10,40; Sollevazione della Croce, 10,50; Lanciata, 11,00; Deposizione,
11,10; Gesù nel lenzuolo, 11,20.- Omelia Vescovo- entrata Gesù nel
Sepolcro, 11,50; Addolorata, 12,00. Per
eventuali, gravi trasgressioni al presente regolamento, e/o
atteggiamenti che possano turbare e/o pregiudicare il buon esito della
processione e/o creare possibilità di discredito per l’intera
manifestazione, il Comitato potrà penalizzare, con sanzioni economiche
prestabilite e rese esecutive dal Consiglio Direttivo dell’Unione
Maestranze, i ceti ritenuti responsabili di tali fatti. Tutte le
decisioni prese in maggioranza dal Comitato sono insindacabili. Quanto
sopra illustrato rimane ovviamente un punto di partenza fondamentale per
aggiustamenti ancora più razionali e precisi atti a migliorare il
livello generale della processione. Molti altri particolari verranno
seriamente presi in considerazione, studiati e proposti a questa
rispettabile Assemblea dell’Unione Maestranze con l’auspicio che
tale associazione possa veramente condividere il reale senso di siffatte
iniziative, potendo cosi, in futuro, unanimamente fregiarsi di essere il
sodalizio organizzatore della più rilevante Settimana Santa a livello
quanto meno nazionale. Trapani, 30 gennaio 2006.
Il coordinatore responsabile (Dott. Giovanni Cammareri) |