Unione Maestranze - Sezione tecnico-storica

Progetto recupero e valorizzazione della Settimana Santa a Trapani

Relazione n° 2

 

a cura di Giovanni Cammareri


 

 

Il Signore guariva i ciechi del corpo, ma i ciechi di spirito dove finiranno? (padre Pirrone, da Il Gattopardo).

 

 

La problematica inerente la discutibile fisionomia assunta dalla processione dei Misteri nell’ultimo decennio e anche oltre, poggia le motivazioni su due ordini di fattori: svuotamento dei contenuti (tradizione, storicità, senso religioso ecc. ); farraginosità del suo stesso svolgimento dal punto di vista esclusivamente tecnico (lunghezza del corteo e frammentazione dello stesso, distanze tra un Gruppo e l’altro, itinerari, durata complessiva, tempi ecc.). Tale distinzione però non è assoluta. Talvolta, le due problematiche tendono anche a confondersi influenzandosi reciprocamente. Ottimisticamente quindi, la risoluzione dell’una potrebbe anche aiutare al recupero dell’altra. Se più complesso appare comunque la reimmissione dei contenuti, soprattutto per l’impossibilità di potere imporre quanto ad esempio non è più avvertito, maggiori possibilità sembrano, almeno in linea teorica, presentarsi prioritariamente per l’altro aspetto: la creazione di un più fluido andamento della processione atto a garantirne una migliore godibilità da parte dello “spettatore” più o meno casuale davanti a una processione ordinata, decorosa e seria. Soprattutto più snella e dinamica. Ciò che maggiormente infastidisce infatti, è la dimensione del tutto. Tutto appare esagerato, gonfiato, sproporzionato. Sarò più chiaro. Nei giorni successivi la Settimana Santa le critiche più o meno ufficiali e le lamentele occasionali diventano sempre più numerose di anno in anno. In molti affermano che la processione è diventata un’altra cosa e che non gli interessa più. Il problema più grave riguarda soprattutto il trapanese che sembra stanco dell’evidente degrado. Dal punto di vista contenutistico, anno dopo anno, egli denuncia una irritabile fuoriuscita di sentimenti e di legami affettivi che si fanno sempre più labili verso una processione che non sente più. La mancata appartenenza di una “festa” alla propria comunità rappresenta l’aspetto forse più grave nelle problematiche delle feste che cambiano. Qui i cambiamenti del resto non solo sono stati eccessivi ma continuano a presentarsi a un ritmo impressionante. Le metamorfosi continue e improvvise della festa e il conseguente mancato senso di appartenenza ad essa da parte della comunità, conducono alla disabitudine nei confronti della festa e, inevitabilmente, alla morte della festa stessa. La strada imboccata è esattamente questa.

Mi permetto di affermarlo, peraltro con parecchia amarezza, considerata la personale attenzione a non poche problematiche di un universo, quello festivo, di per se abbastanza complesso. E’ ovvio che la parte di questo universo che più mi sta a cuore riguarda quello a me più vicino. Per affetto prima di tutto, e per quelle enormi potenzialità, già evidenziate, insite nei riti della Settimana Santa trapanese. Trovo imbarazzante ascoltare quanti affermano di andare via dopo il passaggio di tre, quattro “gruppi” a causa del tempo (spesso anche mezzora) imposto da qualcuno per tale transito. Dico qualcuno perchè, ad esempio, continua a rimanere ingiustificabile il contrasto tra il puntualissimo arrivo a Piazza Vittorio dei primi “gruppi” e l’enorme ritardo degli ultimi. Causa l’eccessiva lentezza, il ritardo complessivo diventa enorme ripercuotendosi poi sulla ripartenza da Piazza Vittorio Emanuele. Qualcuno, non a torto, ritiene perfino inutile il transito sulla via Fardella dei “gruppi” di coda. E a proposito di orari, abbastanza desolante appare inoltre Corso Vittorio Emanuele al passaggio dell’Addolorata, (nonchè dei Sacri Gruppi a Lei più prossimi) spesso intorno alle ore 13,00. Il problema tuttavia non sono gli orari, ma la conseguenza di tali orari, utili a generare soltanto scarsa partecipazione visto che molti, a un certo punto della sera o della mattinata decidono di tornarsene (o restarsene) a casa.

Altro sarebbe se le strade fossero piene di gente. Allora potrebbe essere perfino accettabile, ad esempio, l’orario dell’attuale conclusione della processione. Ciò starebbe a significare: partecipazione. Mi duole però affero1are che di partecipazione, a livello numerico, emozionale, affettivo, non ce n’è più. E purtroppo, la partecipazione è il sintomo più evidente dello stato di salute della festa. Se la partecipazione è scarsa occorre rivedere qualcosa. Oppure evitare di proporre la festa. Trattasi di regole generali ma di facile applicazione al grave stato di salute della processione dei Misteri.

Ora, siccome esistono ancora coloro i quali ogni anno sacrificano se stessi al fine di organizzarla e proporla, ci sono gli appassionati, qualche sparuto turista, chi è pronto a ravvederne elementi anche religiosi, e che nel bene o nel male la processione continua ad avere la una sua discreta rinomanza (oggi dovuta soltanto alla bellezza dei singoli “gruppi” e non certo al modo in cui sono proposti), è da ritenere che nel cuore e nella mente di queste persone ci sia il desiderio, la volontà e il dovere di salvarla, recuperarla, migliorarla, divulgarla e decantarla per quello che è stata e per quello che potrebbe tornare ad essere.

 

Da un punto di vista essenzialmente pratico, sarebbe consigliabile incentrare i lavori verso un primo obiettivo volto a un ridimensionamento generale. Ciò non può prescindere da un ridimensionamento in ogni parte e di ogni aspetto e momento della processione. Il lavoro di epurazione va accompagnato nella ricerca di semplicità e buon gusto nella scelta e nella cura di qualsiasi elemento e: atteggiamento, unitamente a una fondamentale redistribuzione di ruoli. Da un tempo relativamente rècente infatti, in tanti invadono (spesso in buona fede) competenze che appartengono ad altri. Ciò diventa ancora più grave se trattasi di partecipanti che per di più vengono pagati al fine di fornire un comunque rispettabilissimo contributo alla processione (processionanti vari, bande musicali, portatori, fiorai, elettricisti, operatori televisivi). Si ha anche l’impressione che buona parte della processione venga influenzata, sia nella fase organizzati va quanto in quella operativa, dalle figure prima menzionate le quali finiscono col dare ad essa una loro personale impronta. Appare evidente come i compiti dei consoli responsabili siano in un certo senso sminuiti a causa della motivazione prima espressa. Analizziamo adesso in dettaglio i vari aspetti riconducibili a motivo di dibattito dando priorità a un fatto lamentato nel corso della riunione del 26 gennaio, che, se nei termini riferiti vada considerato di gravità estrema.

1) i vigili urbani pare che negli ultimi anni decidono di bloccare la processione (più volte nell’arco del suo svolgimento ), per motivi di viabilità e/o di favorire le vie d’uscita ad eventuali ambulanze. Se può essere giustificato un intervento per fatti contingenti eccezionali (come un ferito, un malessere, un incendio, ecc.), lo stesso non può essere condiviso al fine di una regolamentazione del traffico. Si fa anche presente che negli anni passati, sulla via Fardella, sono stati fatti transitare veicoli trasversalmente alla processione, tagliandola e bloccandola. L’itinerario con i tempi della processione viene presentato a tempo presso gli organismi preposti, pertanto il dovuto intervento non può poi essere improvvisato nel corso della processione a tutto svantaggio di quest’ultima, ma razionalmente pianificato giorni prima. Si tenga presente che in nessuna località accade quanto lamentato e che solo agli organizzatori (a prescindere, ripeto da situazioni di eccezionale gravità) spetta il compito di muovere o fermare la manifestazione in base alle esigenze della stessa. Basta citare località come Sciacca per il Carnevale e Catania per Sant’Agata, Palermo per Santa Rosalia dove non si assiste alle sconcezze prima esposte e dove semmai il traffico viene interdetto in certe giornate o in particolari fasce orarie. Anche a Trapani, nel corso delle recenti regate, la città è stata chiusa al traffico per circa un mese, precedente alquanto evidente da indurre a considerare ampliamente accettabile la proposta della chiusura della città per zone diverse e fasce orarie più o meno lunghe nell’arco di tempo compreso tra il Venerdì e il Sabato santi, creando altresì e a tempo debito, i percorsi alternativi per eventuali situazioni urgenti. Ciò a evitare interventi deleteri ogni oltre misura da parte di soggetti dai quali è dovuta e gradita la collaborazione ma attraverso operazioni diverse da quelle recentemente attuate. Si chiede all’uopo un incontro con il Sindaco e con il Comandante dei vigili urbani.

2) Emittenti private. Buona parte di spazio nella piazzetta viene riservato a operatori televisivi con relative pertinenze di palchetti, furgoni, cavi, ecc., mentre la gente è costretta ad arrangiarsi in quel poco che rimane. I danni inoltre causati dalle emittenti private, che con la loro incontrollata presenza non poco hanno e continuano a influenzare determinati comportamenti nonchè l’allungamento dei tempi della processione, sono stati evidenziati nella relazione no1. Il loro apporto, tuttavia, potrebbe risultare comunque valido se articolato in altra maniera, anche a partire dal periodo quaresimale.

3) La promozione. Se spetta, anche in parte, all’Unione Maestranze, ovviamente per quanto la struttura organizza, è bene adoperare una migliore cura nella precisione e nella essenzialità dei manifesti relativi sia alle scinnute quanto alle processioni. Un buon e razionale manifesto con le indicazioni precise dei vari momenti della Settimana Santa affisso in tempi ragionevolmente accettabili (almeno una decina di giorni prima della Domenica delle Palme) potrebbe essere meritevole di seria considerazione.

4) Inizio e apertura processione. L’apertura del portone della chiesa rappresenta senza ombra di dubbio un momento particolarmente significativo. La sola, improvvisa apertura, di per se possiede tutti i requisiti per un inizio altamente emozionante in un contesto che senza essere preceduto da niente andrebbe a meglio evidenziare che è Venerdì Santo. Discutibile è l’inciso di “Povero fiore” che da qualche anno viene eseguito prima della citata apertura; addirittura fuori luogo, nonchè atta a generare una atmosfera avulsa dal sjgnificato della giornata, dalla storia e dalla tradizione della processione, la cosiddetta ciacculata. Anzi, essa appare alla stregua di una banalità degna di palcoscenici circensi o, se si preferisce, come un lapsus. Meglio sarebbe abolirla e dimenticarla. Con questo, nulla si vuole togliere alla neo figura del “Maestro Cerimoniere” (alla quale la ciacculata pare sia riferita) da poco introdotta nel contesto della nostra processione. Vero è che neanche tale figura viene contemplata dalla tradizione, tuttavia, qualora necessiti, e ad essa vanno attribuiti compiti particolari e utili, vada conservata. Vada pure reso pubblico (anche sui manifesti, se si preferisce) il nome della persona che di anno in anno riveste tale carica. L‘apertura della processione ha insomma rilevanza fondamentale assurgendo a vera e propria presentazione di tutto il resto, una sorta di biglietto di visita. Fermo restando la temporanea (almeno ci auguriamo) assenza della Confraternita in sacco rosso e cappuccio bianco, che sicuramente ostacola il naturale, più consone e appropriato senso della tradizione più autentica, attualmente sono i tamburi dell’Unione Maestranze ad aprire il corteo. Il problema riguarda però l’abbigliamento dei tamburini. Giubbotti, occhiali da sole e cweing gum, richiamano purtroppo alla mente, le peggiori feste di paese. Un abito nero con cravatta e guanti neri, tanto a voler invece richiamare l’abbigliamento delle antiche maestranze, potrebbe risultare più aderente all’occasione.

5) Illuminazione dei Gruppi. Da qualche anno gli elettricisti tendono a mettere in bella vista i faretti, ponendoli addirittura al di sopra degli addobbi floreali, sempre più in alto a ogni anno che passa, il che è poco estetico giusto adesso che i faretti sono diventati abbastanza piccoli e quindi meglio occultabili rispetto a prima. Spesso, assieme ai fiorai, decidono loro se far togliere i ceri dalle vare in base a gusti personali ed argomentazioni discutibili. Si tenga inoltre presente che rimane in fase di studio al fine di una seria e fattibile proposta, la riproposizione di candelabri e lanterne così come si presentavano fino alla fine degli anni ‘30 sulle singole vare, la cui realizzazione offrirebbe una più suggestiva immagine di ogni singolo Gruppo Sacro, migliorandolo nell’estetica e nella sacralità.

6) Addobbi floreali. I fiorai sembrano avere trasformato gli addobbi floreali in dimostrazioni di buon gusto e competenza in materia. Accettabile la loro professionalità, ma se essi necessitano di una sfilata di composizioni floreali se ne organizzino in altre date e circostanze. Sembra che siano loro a decidere la maggior parte degli addobbi, evitando, tra l’altro, i fiori meno costosi. Nel loro interesse e a discapito dei “gruppi” che perdendo, come hanno perso, i colori forti e tipici della Passione come il rosso, il viola, il giallo perdono di drammaticità, nonchè tutto il loro tipico splendore Barocco. Ovviamente fiori colorati rispondono ai più nostrani garofani, agli iris, alle violacciocche ecc., sistematicamente sconsigliati ai consoli che avanzando talvolta tali richieste vengono dissuasi e “costretti” ad addobbi floreali più costosi. Andrebbe inoltre evitato l’uso delle spugne imbevute che oltre ad appesantire notevolmente il Gruppo creano danni alle strutture lignee dei personaggi nonchè ai loro rivestimenti in tela.

7) I portatori. Decidono loro se indossare o meno la tenuta e se lo fanno questa è spesso in pessime condizioni poichè conservata da un anno dentro un sacchetto di plastica. Troppo spesso decidono i tempi di sollevamento e di posata del Gruppo e quante volte (al rientro) entrarlo e uscirlo dalla chiesa, se camminare o fermarsi nel corso della processione. Talvolta esprimono lamentele e pretese ad alta voce (durante la processione) su questa o quella strada dell’itinerario più o meno gradita, per non parlare di certi contegni poco edificanti (ad es. il fumare mentre conducono in spalla il Sacro Gruppo) assunti di tanto in tanto. Si ricorda che i portatori sono pagati. Nel massimo (ovviamente) rispetto per il portatore, rientra pertanto nel pieno diritto dei consoli responsabili l’eventuale richiamo a comportamenti più consoni all’occasione o a causa di atteggiamenti che denotano una fuoriuscita dal ruolo o dalla competenza.

8) Le bande musicali. Talune sono divenute eccessivamente numerose (la stessa considerazione va estesa anche ai componenti del coro scolastico che precede La Coronazione di Spine). Anche i singoli componenti delle bande si lamentano pubblicamente (prima, durante e dopo) di certe strade, di certi orari e di quant’altro. Alcuni maestri e troppi musicanti tendono a influenzare, con le loro preferenze, le scelte dei consoli al fine di porsi avanti o dietro al “gruppo”. Inoltre, aumentano di anno in anno, le bande che giungono con gonfaloni dai quali si fanno precedere nello sfilare. Alcune bande musicali incedono ondeggiando vistosamente, altre girano tutti i loro elementi verso la gente accompagnando la cosiddetta “vutata” du Misteri. Performance, insomma, degne di rassegne bandistiche a tutti gli effetti, senza tralasciare il rallentamento del tempo musicale delle marce al fine, dicono, di fare cosa gradita ai portatori, classico esempio invece del pensare a cose non di propria competenza e finendo con l’aggiungere un ulteriore elemento atto ad accrescere la durata complessiva della processione a danno dell’armonia musicale. Se le marce vengono eseguite con tempi troppo lenti, la marcia dura di più, la singola annacata anche, e quindi il tempo della sfilata di tutti i Gruppi e di tutta la processione. Pure le bande musicali sono pagate per cui taluni loro interventi potrebbero anche essere fatti rilevare dai consoli responsabili. Da tre anni esatti sono state poste a seguire piuttosto che precedere il Gruppo Sacro. Se tale scelta, infrangendo una tradizione ultrasecolare, intendeva apportare dei vantaggi, non sembra che in termini pratici abbia migliorato alcunchè. Anzi, il risultato ha generato un ulteriore rallentamento e allungamento dell’intero corteo. In particolare, fin dall’uscita, adesso succede che i responsabili del Gruppo pronto a uscire non decidono di fare avviare la processione se la banda musicale (dietro al gruppo che è uscito) non si allontana ulteriormente dalla piazzetta. Si fa presente come nella vecchia e tradizionale disposizione, a chiudere il corteo di ogni ceto era il Gruppo e che se questo si trovava ancora sulla piazzetta, la propria banda musicale era giunta molto più avanti per cui quella appartenente al Gruppo prossimo all’uscita, iniziava a suonare. Non è un caso se forti ritardi, già dal momento dell’uscita, e in seguito per la sistemazione e la ripartenza da Piazza Vittorio Emanuele, vanno registrati proprio in coincidenza con tale cambiamento; esattamente da tre anni. Inoltre, la processione del Gruppo che segue; al fine di non fondersi con la banda del Gruppo che la precede, cerca di distanziarsi ulteriormente, e questo allunga inevitabilmente l’intero corteo. La banda lì collocata, sembra poi un elemento quasi avulso dal contesto e talvolta sembrerebbe perfino poco chiaro a quale ceto essa appartenga. Ma è ovvio che non è solo questo il reale problema. Di fatto, se valide argomentazioni lasciavano supporre miglioramenti vari, è indubbio che il tentativo in tal senso, ponendo la banda dietro, andava esperito. Quanto invece lascia perplessi è l’avere continuato a mantenere, per i due anni successivi, tale disposizione. Fra le ragioni addotte, mi è anche sembrato di ascoltare quella di volere favorire l’ascolto dei portatori; tralasciando però l’estetica e altre cose di cui si dirà più avanti. A parte che ciò rappresenta un ulteriore esempio di confusione di ruoli, che le lamentele persistono perchè taluni portatori lamentano (ma non dovrebbero lo stesso) di ascoltare la musica appartenente al Gruppo davanti, ci si chiede come abbiano fatto ad ascoltarla, per oltre un secolo e mezzo, i portatori del passato, quando le bande musicali non erano composte da ottanta elementi ma da una trentina al massimo. Tali argomenti risultano comunque assolutamente sterili per la ragione della circolarità attraverso la quale si propagano le onde sonore, cioè in tutte le direzioni. La scelta poi dei nostri predecessori nel disporre la banda davanti non è stata un caso. Di fatto il. corpo bandistico seguiva la Maestranza. Era la Maestranza ad avere “la musica”. E per questo procedevano insieme, quasi a rendere evidente la distinzione con chi (la maggior parte) “la musica” non l’aveva. Fino a tempi non eccessivamente lontani, le file processionali venivano chiuse da quattro consoli (con la candela) allineati davanti la banda musicale, a inconsapevole conferma di quanto affermato. Ma un’altra inconscia scelta dovette persistere, questa volta legata alla teatralità insita nella sacra scena rappresentata, al legame mai reciso con le primordiali recite che nel Medioevo vennero chiamate Misteri e il cui nome si estese, per analogia, anche alle successive scene plastiche che sostituirono le recite. Nel teatro l’orchestra occupa il “golfo mistico”, ossia la parte anteriore del proscenio. E’ posta quindi davanti la scena. Nella processione dei Misteri il principio dovrebbe essere analogo. La banda rappresenterebbe l’orchestra, il Gruppo, la scena; la banda musicale ne annuncia perciò il passaggio.

Per concludere, non sembra particolarmente corretto chiudere il corteo del singolo ceto con la banda musicale, poichè ciò toglie dignità all’elemento sacro e scenico insieme, cui andrebbe riservato nel corteo, uno spazio privilegiato che tale diventa perfino per la stessa banda musicale posta davanti. La naturale disposizione è perciò la seguente: processione-banda- Gruppo. Diverso è per l’ultima banda musicale alla quale spetta intanto il compito di chiudere l’intera processione. Inoltre l’Addolorata non rappresenta più una scena ma un singolo Simulacro che è anche oggetto di devozione. A questo va aggiunto che anticamente essa non apparteneva ad alcun ceto ma era la Municipalità, assieme ad altre rappresentanze Civili e al Presidio Militare a condurla in processione. Tuttavia anche in questo caso la banda musicale, che era quella Militare, si disponeva immediatamente dietro i rappresentanti del Senato (come le altre stavano dietro ai consoli) che a loro volta seguivano il simulacro. A tal proposito vale la pena rimarcare, che il posto più consone e affatto secondario, spettante alle attuali rappresentanze comunali e provinciali, continuerebbe a essere quello, come avviene del resto in tutte le processioni del resto del mondo Cattolico, e non all’apertura dei cortei come spesso avviene a Trapani. Anche il gonfalone Comunale e quello della Provincia, se associato, andrebbe posto dietro al simulacro dell’Addolorata e non all’inizio della processione. Interessante risulterebbe l’affiancamento della “Mazza Comunale” ai gonfaloni e alle autorità, nonchè l’alta uniforme indossata dai carabinieri. La posizione indicata, a scanso di equivoci, risulta di assoluto privilegio e maggiore solennità conferirebbe alla chiusura del corteo.

9) Processioni. E’ uno degli aspetti forse più complessi e per questo è stato affrontato per ultimo. I singoli Misteri venivano un tempo preceduti dai rappresentanti delle categorie in abito, cravatta e guanti neri, e abitino d’argento sul petto. Tale abbigliamento venne mantenuto anche quando i portatori di ceri e stendardi cominciarono a essere reperiti e pagati, fino all’avvento -metà anni ‘70- di sacchi e cappucci (v. relazione n°1).

L’abolizione di sacchi e mantelline sopravvissuti ai cappucci -poco consoni alla tradizione anche perchè di origine solo ed esclusivamente fantasiosa nelle forge e nei colori –riconsegnerebbe dignità e decoro alle singole processioni. Attualmente solo i seguenti ceti adottano l’abito nero: Massari (Martedì e Mercoledì Santo), Ortolani, Popolo, Salinai. Apprezzabile e sobria la processione del ceto Tessili-Abbigliamento alla luce di una tradizione iniziata nel 1974 quando le ragazze da disporre in processione venivano scelte fra le commesse degli esercizi commerciali, cosa che conferirebbe veridicità e naturale attualizzazione qualora venisse però rinnovata e confermata tale presenza. Niente occorre dire sulla processione che precede l’Addolorata: bella, suggestiva, vera. Peccato per l’accantonamento dell’antico e artistico podio che conferiva solennità all’incedere del simulacro, differenziandolo dai “gruppi” veri e propri e per le condizioni del baldacchino (fatto ricamare a Milano) che oltre a non accompagnare più il simulacro necessiterebbe di un immediato restauro. Per il resto, ritornando ai cortei processionali, poco esula dall’estremamente costruito e falso, dove anche il buon gusto, rammarica affermarlo, rimane assente. Certo, altro sarebbe se a formare le singole processioni fossero gli appartenenti alle attuali categorie con l’orgoglio e il piacere di esserci, in abito nero e senza alcuna remunerazione, ma ci si rende conto quanto ciò possa rasentare l’utopia sebbene in modo non assoluto. In anni particolarmente recenti, esattamente nel 1982 e 1998 il ceto dei Metallurgici riesce a formare una processione schierando tra le sue fila i propri appartenenti (meccanici, lattonieri, ecc., sebbene in numero inferiore nel ‘98), dimostrando peraltro, attraverso una compostezza esemplare, la non totale impossibilità a iniziative complesse ma costruttive e consoni all’autentico spirito tradizionale della secolare processione. Il tentativo, che comunque comporta una enorme sforzo basato su opere di convincimento e di profonda presa di coscienza da parte di proponenti e di persone da coinvolgere, va esperito. Nelle seguenti più vaste categorie: Pescatori; Fruttivendoli; Metallurgici; Muratori e Scalpellini; Falegnami, Carpentieri e Mobilieri; Pittori, Decoratori e Funai, non è escluso riporre le speranze nel ravvedere l’avvio alla possibilità di una graduale (ovviamente ) riuscita in questo difficile e basilare intento di “restauro” che andrebbe a gettare veramente le fondamenta alla nostra grande cerimonia del Venerdì Santo, senza escludere dal far rientrare, in questa forma di recupero, i figli degli appartenenti alle categorie stesse. Ciò significherebbe reale partecipazione e “orgoglioso” senso di appartenenza ossia: contenuto, verità, tradizione, attualizzazione del presente attraverso il passato. Che nei secoli in tal modo ha visto la processione. Non occorre inoltre, che i partecipanti siano numerosi -se per caso l’idea del reclutamento di un elevato numero di persone potrebbe scoraggiare in partenza -occorre soltanto che essi siano (e si sentano) realmente tali: Partecipanti; nell’accezione più propria del termine. Numericamente, proprio volendo fare richiamo agli antichi atti di concessione alle singole maestranze, si faceva obbligo ai maestri di accompagnare il Mistero con un numero di venti torce a quattro micci ciascuna (e non certo con candele di plastica alimentate a gas come qualche ceto purtroppo usa e per le quali sarebbe auspicabile una immediata abolizione). Ritornando alle processioni composte dai rappresentanti delle categorie, sarà data a tutti noi la possibilità di una semplice e grande risposta a quanti, in futuro, assistendo al passaggio di una composita doppia fila di processionanti chiederanno: “chi sono questi?”. Oggi cosa rispondiamo? -Non ultimo vada tenuto presente che la partecipazione di ognuno diverrebbe gratuita e che porterebbe a un risparmio e/o una destinazione di denaro verso cose utili ad altri fondamentali interventi di recupero-. Discorso a pare merita la processione riguardante il Gruppo dell’ Ascesa al Calvario, fino a diversi anni addietro formata da semplici devoti. Nella relazione numero 1 ci si chiedeva dei motivi che ebbero a generare il totale allontanamento di essi da uno spazio che evidenziava uno dei rari aspetti decisamente devozionali dell’intera processione. Pur non pretendendo risposta alcuna va ricordato quanto la presenza di devoti in processione e non soltanto al seguito del Gruppo, abbia

rappresentato nei secoli motivo di sottolineatura da parte di studiosi, giornalisti e semplici osservatori del passato, nonchè caratteristica tipica del Mistero in questione. Se dovessero sussistere possibilità per un’analisi volta a un ipotetico ripristino che, salutare risulterebbe alla fede, alla tradizione, alla storia, alla suggestività del Gruppo. Risulterebbe cosa assai gradita potere affrontare un sereno e costruttivo dialogo in tal senso. In tema di processioni non vada tralasciata la possibilità di un serio e utile reinserimento del crocifero (o battistrada), che oltre ad essere una figura facente parte della tradizione, svolgerebbe, se di abilità e di esperienza come un tempo, un ruolo fondamentale nelle movimentazioni delle singole schiere professionali. Infine gli stendardi, che anno dopo anno crescono in numero e dimensioni. Vada ricordato come uno soltanto, quello della Maestranza, per l’occasione velato a lutto, era anticamente l’unico stendardo, in quanto simbolo della stessa categoria, a fare comparsa Si propone, per il futuro, la realizzazione di stendardi con l’immagine dei vari santi protettori da porre ad apertura di ogni singola processione, in tal senso la scrivente sezione si fa carico di effettuare il necessario lavoro di ricerca. Si evitino inoltre vestimenta teatrali come armature, vistiti all’araba ecc.

 

La parte che segue racchiude la possibilità di essere tradotta in regolamento esecutivo, con riferimento alle modalità tecniche e in parte anche storico- tradizionali, attinenti lo svolgimento della processione. Qualora ciò non dovrebbe verificarsi si prega vivamente di prendere in seria considerazione contenuti delle proposte che, a prescindere da una codificazione regolamentare, nulla toglie alle concrete possibilità di attuazione. Va detto inoltre che nello stilare tale proposta, sono state inserite talune parti estrapolate da un regolamento del 1989 della stessa Unione Maestranze, in quanto ritenute abbastanza valide e razionali. Inoltre, gli orari complessivamente considerati andranno più opportunamente a essere rielaborati in funzione di un futuro itinerario possibilmente definitivo, che possa tenere conto quasi esclusivamente del centro storico, dove i Gruppi trovano calore e naturale adattamento alle loro .dimensioni e alla loro storia, e dove la processione nel suo insieme risulta più raccolta e meno dispersiva acquistando in bellezza e suggestione.

 

 

Proposta di Regolamento

 

1) Formazione di un Comitato Esecutivo composto da tutti i Capi consoli che si divideranno in turni per tutta la durata della processione; al Comitato spetta:

a) la vigilanza sull’osservanza scrupolosa dei tempi tecnici stabiliti o modificati in base a circostanze contingenti dal Direttore della processione. Tali tempi riguardano l’uscita e il rientro della processione nonchè i tempi di svolgimento della processione in tutte le sue fasi.

b) Dovrà essere presente in Piazza Vittorio Emanuele per la sistemazione e il riavvio dei Gruppi.

 

2) Ogni console farà in modo di collaborare sempre con il Comitato, in particolare: all’uscita della processione e al rientro, per la sistemazione dei Gruppi in Piazza Vittorio Emanuele e alla ripartenza dalla stessa; per il riordino dei Gruppi subito dopo lo scioglimento di bande e processioni e alla ricomposizione delle stesse in Largo delle Ninfe. Si raccomanda ad essi di limitare il numero di persone stazionanti in chiesa prima e durante l’uscita, che va già selezionato con un giusto numero di pass da distribuire. Tale numero negli ultimi anni è stato eccessivo. Tra l’altro in molti hanno riutilizzato quello dell’anno precedente in quanto identico a quello dell’edizione seguente, raddoppiando così il numero delle persone. Se a questi si aggiunge che perfino taluni bambini ne erano pure in possesso, va anche detto che ciò generava non poche considerazioni e continue lamentele da parte delle persone poste dietro le transenne (magari da qualche ora) la cui visualità veniva continuamente ostruita dalle citate persone in possesso di pass, non certo per prestare collaborazione alla processione.

 

3) Addobbi.

Dovranno essere consoni alla rappresentazione del Gruppo o della singola immagine. Eccezion fatta per l’Addolorata quindi, per la quale sono preferibili fiori dai colori tenui (bianco, rosa, ecc.), si raccomanda per i Sacri Gruppi l’utilizzo di colori forti (rosso, viola, giallo); di garofani, iris, violacciocche, sommacco, calle, lilium, rami di mandorli.

 

4) Illuminazione.

Si raccomanda ai sigg. consoli di provvedere affinché gli elettricisti possano occultare i faretti tra gli addobbi floreali. Per quanto riguarda l’uso dei ceri non può esso essere considerato un optional ma elemento imprescindibile di ogni Gruppo per la sacralità e in esso contenuta. La candela, oltre ad avere una propria simbologia strettamente legata al senso mistico-religioso, genera inoltre forme suggestive di illuminazione che rendono straordinariamente vive e suggestive le singole statue dei Misteri.

 

5) Portatori.

a) Il vestiario deve essere uguale in tutti i diciotto Gruppi. I portatori di Gesù nel Sepolcro e dell’ Addolorata potranno indossare il saio rosso con mantello e cappuccio bianchi.

b) E’ fatto obbligo a tutti i portatori di indossare la prescritta uniforme (berretto compreso) per l’intera durata della propria prestazione. Si raccomanda ad essi l’ottima presentabilità e la massima cura della stessa uniforme.

c) I portatori che si recano in chiesa per l’uscita dei Gruppi, dovranno evitare, allo scopo di non creare confusione, di entrare e uscire di continuo dalla chiesa.

d) Le “picacce” ai portatori potranno essere raccolte nei pressi del Gruppo stesso e da una persona identificabile. Si propone l’iscrizione del Gruppo di appartenenza (come nel passato) sulle uniformi.

 

6) Processioni.

a) Il vestiario dei processionanti di ogni Gruppo deve essere conforme alla tradizione.

b) Il numero dei componenti non dovrà essere superiore ai 15 (quindici) preferibilmente dieci per fila; la distanza fra ogni componente della fila non dovrà superare metri I (uno), le due file dovranno tenersi a distanza mai superiore ai 3 (tre) metri l’una dall’altra, anche al passaggio in strade ampie. Ciò oltre a conferire soprattutto un migliore senso estetico, consente di lasciare maggiore spazio ai lati dell’intero corteo a tutto vantaggio di quanti assistono alla processione.

c) Il numero degli stendardi va limitato a un massimo di due a ceto.

 

7) Distanze.

a) la distanza massima della processione del Gruppo che segue da quello che lo precede dovrà essere mantenuta intorno ai 7 (sette ) metri. La medesima distanza e anche meno, come di solito tuttora avviene, dovrà essere mantenuta fra un Gruppo e l’altro in assenza di bande e processioni.

b) E’ ammessa la girata del Gruppo tenendosi sempre in allineamento con la processione, limitandone la durata nei limiti di tempo tali da non arrecare grave scollamento con il Gruppo che lo precede nè bloccare il resto della processione che 10 segue.

c) La banda musicale non dovrà mai staccarsi dalla processione e il Gruppo dovrà seguirla a una distanza che non dovrà mai superare i metri 5 ( cinque ).

d) Allo scioglimento di bande e processioni le vare verranno raggruppate e raccordate nelle solite distanze l’una dall’altra; il corteo procederà completato il raggruppamento di tutte e venti le vare.

 

8) Tempi. Le teste delle processioni di ciascun ceto usciranno a una distanza di 6 (sei) minuti l’una dall’altra. Verrà prioritariamente stabilito l’orario esatto di ciascuna uscita nel modo che segue.

 

-Ipotesi d’inizio della processione alle ore 15,00: Orefici, 15,00; Pescatori, 15,06; Ortolani, 15,12; Metallurgici, 15,18; Naviganti, 15,24; Fruttivendoli, 15,30; Barbieri, 15,36; Pescivendoli, 15,42; Muratori e Scalp., 15,48; Fornai, 15,54; Calzolai, 16,00; Macellai, 16,06; Popolo, 16,12; Abbigliamento, 16,18; Falegnami, 16,24; Pittori, Dec. e Funai, 16,30; Sarti, 16,36; Salinai, 16,42; Gesù nel sepolcro, 16,48; testa processione Addolorata, 16,54; uscita Addolorata ore 17,00. Sistemazione Gruppi in Piazza Vittorio Emanuele. Deve avere luogo nell’arco di due ore al massimo. I medesimi tempi dell’uscita possono anche essere applicati per l’ingresso e la posata del Gruppo in piazza, tenendo conto dell’orario fissato per la funzione religiosa (es. alle ore 20,00) ed effettuando perciò un calcolo a ritroso. Posata Spartenza, ore 18,00; Lavanda dei piedi, 18,06; Orazione nell’Orto, 18,12 ecc.; posata Addolorata, ore 19,54. Si propone di completare 10 schieramento dei Gruppi, ponendo al centro di due file composte da nove Gruppi ciascuna, l’Addolorata e Gesù nel Sepolcro. Con questo, sia chiaro, nulla si vuole togliere al Gruppo Sacro dell’Ascesa al Calvario, ma l’affiancamento dei due citati simulacri darebbe maggiore significato religioso alla funzione religiosa del Venerdì Santo sera. Appare abbastanza sminuitivo relegare Gesù nel Sepolcro nel posto che fino ad ora lo ha sempre gravemente relegato in una posizione eccessivamente emarginata.

-Riavvio corteo da piazza Vittorio Emanuele. Il rispetto dei tempi è ancor più fondamentale rispetto all’arrivo al fine di non fare sfilare gli ultimi Gruppi in orario eccessivamente tardo e quindi in assenza di persone.

I tempi riguardanti l’entrata vengono stabiliti sui Gruppi che entreranno a distanza di 10 (dieci) minuti l’uno dall’altro.

-Ipotesi di conclusione della processione alle ore 12,00.

Arrivo primo Gruppo in Piazza Purgatorio alle ore 8,20; entrata Spartenza, 8,30; Lavanda dei piedi,8,40; Orazione nell’orto,8,50; Arresto, 9,00; Caduta al Cedron,9, 10; Guanciata,9,20; Negazione,9,30; Gesù dinanzi Erode, 9,40; Flagellazione, 9,50; Coronazione di spine, 10,00; Ecce Homo, 10,10; Sentenza, 10,20; Ascesa al Calvario, 10,30; Spogliazione, 10,40; Sollevazione della Croce, 10,50; Lanciata, 11,00; Deposizione, 11,10; Gesù nel lenzuolo, 11,20.- Omelia Vescovo- entrata Gesù nel Sepolcro, 11,50; Addolorata, 12,00.

Per eventuali, gravi trasgressioni al presente regolamento, e/o atteggiamenti che possano turbare e/o pregiudicare il buon esito della processione e/o creare possibilità di discredito per l’intera manifestazione, il Comitato potrà penalizzare, con sanzioni economiche prestabilite e rese esecutive dal Consiglio Direttivo dell’Unione Maestranze, i ceti ritenuti responsabili di tali fatti. Tutte le decisioni prese in maggioranza dal Comitato sono insindacabili.

 

Quanto sopra illustrato rimane ovviamente un punto di partenza fondamentale per aggiustamenti ancora più razionali e precisi atti a migliorare il livello generale della processione. Molti altri particolari verranno seriamente presi in considerazione, studiati e proposti a questa rispettabile Assemblea dell’Unione Maestranze con l’auspicio che tale associazione possa veramente condividere il reale senso di siffatte iniziative, potendo cosi, in futuro, unanimamente fregiarsi di essere il sodalizio organizzatore della più rilevante Settimana Santa a livello quanto meno nazionale.

 

 

Trapani, 30 gennaio 2006.                  

                                                                                                            Il coordinatore responsabile

                                                                                                           (Dott. Giovanni Cammareri)

Relazione n.1