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- Pasquale
Gianno, 29 anni, filicorno
contralto della banda di Trapani , laureatosi in Lettere Moderne ad
indirizzo antropologico- culturale con una tesi proprio sui Misteri
dal titolo “La musica dei
Misteri- Bande, canti e suoni nella Settimana Santa trapanese
“.Prima di entrare nel merito della tua ricerca, prova a
raccontare le tue origini con la processione del Venerdì Santo
trapanese.
Abitando al
centro storico di Trapani, sin da piccolo ho vissuto i riti pasquali con
grande partecipazione emotiva. Mi ricordo quando mia nonna mi portava a
vedere la Madre Pietà dei Massari uscire dall’Immacolatella, poi
adolescente la partecipazione ai Misteri da incappucciato. A 16 anni
sono entrato in banda e da allora ho partecipato anno dopo anno a tutte
le processioni dei misteri. Dagli anni ’80 ad oggi l’ho vista
mutare, trasformarsi continuamente. Io non ho un legame morboso con la
processione, soprattutto negli ultimi anni non mi rende più partecipe
come un tempo. Provo un po’ di emozione
solo all’uscita: c’è l’emozione dell’esordio, la prima marcia,
la prima annacata. Svoltato l’angolo diventa subito una delusione: il
gruppo precedente non si vede più, distacchi lunghissimi, spettatori in
movimento alla ricerca dei gruppi. E poi la via Fardella: un incubo. La
notte in fretta e furia. È già sorto il sole e neanche te ne sei
accorto. La mattina è ormai una finzione: una marcia alle Ninfe, una
dal vescovo poi la corsa teatrale per l’entrata. Il primo gruppo è al
Purgatorio alle 8 puntuale come da copione.
“I ritardi sono stati recuperati” dirà qualcuno! Sì, ma con
quale processione!
- Ed
entriamo nello specifico dei tuoi studi. Come ti è nata l’idea di
dedicare proprio ai Misteri l’argomento della tua tesi e su quali
aspetti della processione hai approfondito.
Io ho sempre amato scrutare l’animo della gente. L’antropologia
culturale, disciplina nella quale mi sono specializzato durante il
percorso universitario e che continuo ad approfondire privatamente,
si pone l’obiettivo di comprendere il comportamento umano
attraverso lo studio delle azioni sociali. Campo privilegiato sono le società etniche e
tradizionali. Partecipando ad una processione quale i Misteri e
facendo parte di una banda mi ero accorto che il campo della musica
dei Misteri restava inesplorato. Mancava anche un’interpretazione
generale della processione dal punto di vista antropologico. I miei
studi hanno cercato di colmare questi vuoti.
- Nella
tua ricerca hai sfatato una tradizione diffusa secondo la quale la
celebre “ annacata “ non è un qualcosa legato alla musicalità
dei brani eseguiti ma , più semplicemente , all’ubriacatura
dei portatori.Racconta qualcosa su questa peculiarità della
nostra processione.
In tutte le società all’ascolto della musica corrisponde sempre
un movimento: sia pure un battito del piede, un dondolio della testa, un
ballo tribale.Un movimento ritmico del corpo è quindi sempre preceduto
da una esecuzione sonora. Avevo notato in vari studi e libri sui Misteri
che quando si parlava dell’origine dell’annacata, i testi tacevano o
la facevano risalire a tempi lontanissimi o addirittura rasentavano
l’assurdo spiegandola con la leggendaria ubriachezza dei portatori. In
realtà l’origine dell’annacata risale solo alla fine
dell’Ottocento e deriva dal semplice adeguamento dei movimenti dei
portatori al ritmo impresso dalle bande musicali. Se le prime bande
comparvero durante la seconda metà dell’800, l’annacata ne fu una
semplice e logica conseguenza seppur congiunta agli altri mutamenti
subiti dalla processione a quel epoca. La pratica dell’annacata col
tempo ha acquisito diverse funzioni, non ultima quella di diventare un
vanto per la categoria in grado di annacare il proprio gruppo grazie
all’accompagnamento musicale.
Avere una banda e potersi “annacare”, cioè vanagloriarsi, era
in passato motivo di distinzione sociale tra ceti. Oggi ciò è stato
vanificato dai contributi pubblici che hanno consentito a tutti e 20 i
gruppi di sostenere le spese per la banda. Considero la presenza di 20
bande come uno dei danni maggiori che i Misteri abbiano subito
nell’ultimo decennio.
Dal punto di vista antropologico la non differenziazione
socio-economica tra i gruppi
corrisponde ad un evidente svuotamento di valori tra le categorie. Ai
valori di un tempo si sono sostituiti nuovi ideali e significati. Un
motivo però continua ad esistere in processione: la competizione. È
questa che nel tempo e in varie forme ha consentito l’esistenza dei
Misteri per 400 anni.
- Le
marce funebri costituiscono l’anima musicale della processione.
Cosa puoi dirci di tecnico relativamente alla loro struttura ed
esecuzione e quali sono le principali differenze che riscontri tra
le classiche “ musiche dei Misteri “ e le composizioni dei
maestri contemporanei ?
Le marce funebri eseguite a Trapani sia classiche che nuove si
assomigliano tutte nella loro struttura musicale. Risultano composte
da tre periodi musicali più o meno lunghi ripetuti quasi sempre due
volte ciascuno. Hanno tutte una cadenza ritmica fortemente
evidenziata da un ritmo costante segnalato dalle percussioni e dagli
strumenti d’accompagnamento. Questa struttura si lega
indissolubilmente alle richieste dei portatori e dell’annacata da
loro impressa alle vare. Dal punto di vista etnomusicale le marce
funebri diffuse a Trapani presentano un passaggio graduale delle
sonorità e delle melodie che dai toni tesi e sostenuti si allentano
fino a diventare nel terzo periodo (il trio) dolci e rassicuranti,
atti a esemplificare attraverso le modulazioni musicali l’avvenuto
passaggio dalla morte alla resurrezione divina e cristiana. Il
significato delle marce “funebri” nei Misteri ha subito un
processo di rifunzionalizzazione che ha consentito un loro perfetto
adeguamento al carattere religioso della processione.
- La
Banda di Trapani, nella quale suoni da quindici anni, ha un rapporto
privilegiato con la città. Nella sua lunga storia si sono succedute
generazioni di concittadini. Una curiosità della quale mi
piacerebbe conoscere il tuo parere su un aspetto che vi riguarda da
vicino e cioè la constatazione che accompagnare musicalmente la
Madre Pietà del Popolo, richiede un impegno ed un dispendio di
energie ancor maggiore rispetto ai Misteri. “Pa Maronna Putiara”,
siete infatti obbligati a suonare quasi ininterrottamente per tutta
la giornata, non potendovi concedere quelle pause più facilmente
riscontrabili per la processione dei Misteri.
È vero per noi la Madonna del mercoledì è massacrante.
I Misteri al confronto risultano un gioco. La processione del
mercoledì compie un percorso lunghissimo,
giunge fino a metà via Virgilio, poi ritorna tra le vie del centro. Le
ultime strade cioè via N. Nasi e corso Vittorio ci costringono
continuamente a suonare. È una processione che comunque sa ancora
far provare delle belle emozioni: l’incontro, la via Custonaci, via S.
Anna.
- Per
te nato e vissuto nella vecchia Trapani, vi sono differenti emozioni
nel suonare nella città moderna ( via Fardella in primis ) rispetto
al passaggio dei gruppi nel centro storico ?
Nelle vie del
centro i suoni rimbombano sulle pareti dei palazzi che funzionano
da
amplificatori, con rischio di vecchi intonaci che si
sgretolano come ci è accaduto
quest’anno in via Cuba. Le statue lambiscono i
balconi, sembrano muoversi tra
la gente, animarsi, avere uno scenario
naturale e umano. Via Fardella è
un
dispendio di suoni, voci, energie, colori, luci, tutto si vanifica.
- Tralasciamo
la componente musicale per entrare nello specifico dei Misteri. La
processione trapanese, per la sua secolare storia, per la bellezza
artistica dei gruppi e per la sua componente
socio-antropologica-culturale non sembra esser valorizzata per come
la sua specificità meriterebbe. Quali sono,a tuo parere, i punti
che andrebbero corretti e come occorrerebbe intervenire per
conferirle la dimensione che le spetterebbe.
Seppur non del
tutto contrario alla via Fardella, oggi vero centro economico e
commerciale della città, penso comunque che tutta la processione
debba essere ripensata e riveduta considerando le trasformazioni da
essa subite nell’ultimo secolo. Penso che una processione dei
Misteri con 20 bande e 20 processioni sia impossibile limitarla al
solo centro storico. Bisogna guardare al presente, alla nostra
società, alla processione di oggi e abbandonare ricordi nostalgici
e talvolta idillici di un passato che non c’è più e che non ci
rappresenta più. E poi vi sembrerà strano ma, per uno studioso di
cose popolari, l’organizzazione di una tradizione unita alla
propaganda turistica risulta la vera e unica morte della “festa
popolare”. I Misteri sono oggi tormentati da dinamiche culturali
che hanno come fine l’introduzione di elementi innovativi e
immotivati (cori, bande dietro il gruppo, abbandono degli
incappucciati, continue ordinanze vescovili, invenzioni
dell’U.M.). Insomma credo che poca gente sa che è il popolo a
vivere una festa religiosa e a crearsi e gestirsi la propria
religiosità e una propria concezione dello spazio e del tempo in
cui vive.
- Le
tesi di laurea, le ricerche storiche dedicate ai Misteri e tutto ciò
che fa cultura sembra oggi estraneo al mondo della processione.
Sembra quasi di avvertire una stagnazione, un immobilismo che non sa
o che non vuol far sapere. Condividi questa mia affermazione o essa
è solo una mia pessimistica visione della fenomenologia Misteri?
È proprio così.
Il mondo dei Misteri è dominato da una chiusura culturale che non
ha
confini. Se qualcuno esce allo scoperto è
subito criticato perché tutti si vantano di
sapere già tutto. Non è così e credo che questa chiusura sia tragica
per Trapani e per
i Misteri. Ben vengano le competenze di
storici, studiosi, ricercatori, antropologi,
musicisti. Una, due, tre persone non
possono conservare il sapere assoluto. Molti
pensano ai Misteri come a un bene proprio da c
ustodire. Poi ci sono quelli che non
fanno altro che criticare senza proporre. I Misteri, per costoro, non
sarebbero più una
tradizione o qualcosa di simile perché
diversa dalla processione del passato.
Si
dimentica qualcosa: le società e gli uomini cambiano col tempo e anche
i loro prodotti
si modificano se questi non li
rappresentano più. I Misteri, come tutte
l e feste,
contengono dei significati e delle funzioni che soltanto l’uomo
trapanese conosce e vive.
Il trapanese è l’unico a decidere sulla sorte e sulla dinamica delle
sue rappresentazioni
sociali.
- Laicità
e folklore, un ovvio connubio dettato dalla storia della processione
o un travagliato matrimonio frutto dei tempi moderni ?
No è un ovvio connubio dettato dalla storia della processione. La
chiesa sin dalle origini ha chiamato in causa i laici con i rischi e i
pericoli che ne derivavano. Si può affermare che la parte laica (
ricordiamo che i confrati che curavano la processione erano dei laici
non degli ecclesiastici) ha sempre prevalso su quella religiosa. Il
popolo, e quindi il mondo laico, ha una propria visione del mondo, di se
stesso e di Dio che è anch’essa religiosa, se tale termine non si
confonde con cristiano. La chiesa forse ci insegna che la Madonna si
separò da Gesù e che poi lo cercò per le vie cittadine. Tanti sono i
tratti fortemente popolari e laici presenti ancora oggi per fortuna nei
Misteri. È qui che bisogna cercare l’anima del popolo trapanese e la
sua religiosità.
- La
Confraternita di San Michele e i Misteri. L’origine della
processione è oggi assente dalla rappresentazione trapanese del
Venerdì Santo. Quale il tuo parere su una vicenda che da alcuni
anni ha colpito e per certi versi diviso il cuore dei trapanesi ?
Ho un dubbio: i trapanesi vogliono il ritorno della
confraternita (cosa poco probabile) o degli incappucciati? Forse
sotto il cappuccio si nasconde qualche segno
di quella religiosità popolare oggi negata?
–
Carissimo Pasquale, nel ringraziarti per la tua sempre cortese
disponibilità e per le interessanti risposte, permettimi, di
rivolgere un pensiero ad una tua cara amica che da poco ci ha lasciato :
Loredana Virgilio.Grazie ancora e arrivederci ad una prossima
edizione dei Misteri ed un caro saluto a tutti i componenti
dell’Associazione Concerto Musicale “ Città di Trapani”.
-
Un saluto al mio caro amico Beppino e a tutti i lettori di
questa intervista.
Beppino Tartaro,
settembre 2005
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