Le interviste di  www.processionemisteritp.it

Antonio BUSCAINO  


 

Antonio Buscaino, detto “ Totò “, studioso e profondo conoscitore della storia trapanese. È per me un onore ospitarla nel mio sito dedicato alla “ processione dei Misteri “. 

Io profondo conoscitore della storia di Trapani? È un’esagerazione dei miei amici. Amo definirmi un curioso che da una ventina d’anni a questa parte si dedica a scuriosare nelle vecchie carte della Biblioteca Fardelliana e dell’Archivio di Stato nella nostra città, per difendersi dall’ozio che s’accompagna alla vecchiaia.  

Lei appartiene a quella scuola di studiosi trapanesi che hanno dilettato e fortunatamente dilettano ancora, quanti amano scoprire una Trapani diversa dall’attuale. Senza far lunghi salti nel tempo, ci racconti, prof. Buscaino, i suoi ricordi d’infanzia legati alla nostra città e ai Misteri e che emozioni prova nell’assistere alla processione ?

I ricordi della mia infanzia e della mia fanciullezza?

È presto detto. Sono nato in Xitta nel lontano 1920, dove sono vissuto fino all’ottobre del 1935, allorquando mio padre e mia madre decisero di trasferirsi a Trapani per fare studiare i loro figlioli. A Xitta, allora, la scuola elementare si fermava alla quarta classe. Per questo sono diventato trapanese, rimanendo cittaro.

La prima volta che ho visto la processione dei misteri di Trapani?

Abitavo ancora a Xitta, avevo 9-10 anni, non ricordo bene. Mio padre ci ha portati in calesse. Ci siamo fermati sulla via Bastioni, di fronte la via Mercè. Ricordo vagamente la lunga, lunghissima fila dei fedeli vestiti a lutto, gli incappucciati, il loro lento procedere a passi lenti, misurati, il rullo ritmato dei tamburi e la musica, che evocava tristezza, una forte indimenticabile emozione vedere la faccia compunta dei partecipanti alla processione.  

Emozione, che ho ripescato e rivissuto molti anni dopo, assistendo alla processione e soprattutto leggendo i lamenti, i canti funebri, cioè le poesie che i nostri poeti popolari hanno dedicato alla passione di Cristo.

Uno. Che io ritengo fra i più toccanti è quello pubblicato in Palermo nel 1883, intitolato “ Elegia ”, che io molti anni or sono ho pubblicato intitolandolo “ Lu lamentu di Maria ”, che vuole essere il dolore, la disperazione manifestati da una popolana qualunque, che si identifica con Maria, la madre del Cristo e che rievoca nel canto di dolore, in forma poetica, le fattezze, le doti, la vita del Cristo, che ora vede con i “ capiddi chi mannanu sangu a ciumi ed a torrenti ” e con la testa “ di spini ‘ncurunata afflitta e mesta ”, così intensamente da rendere difficile distinguere il dolore collettivo di tutta la cristianità da quello della madre di Gesù Cristo. 

 

La processione dei Misteri vive continui cambiamenti. In parte legati all’evoluzione della società ma in parte dovuti ad una poca dedizione e ricerca della sua componente storica che, come tale, andrebbe salvaguardata e non stravolta. Quali sono, a suo parere, le cause di tali cambiamenti e quali gli aspetti culturali che maggiormente andrebbero salvaguardati ? 

I misteri, o meglio la processione dei misteri di Trapani?

In verità io non mi sono mai interessato molto alla processione dei misteri della nostra città. Certamente, però, nella vasta esplorazione a tappeto da me compiuta negli archivi, mi è capitato di avere fra le mani molte carte concernenti notizie interessanti sulla processione dei misteri. Pertanto, per curiosità e per il misterioso piacere di raccogliere notizie sul passato della nostra città, ho accumulato tante carte, tanti appunti da trasformare il mio studiolo in un piccolo archivio. In vero da qualche tempo vado tirando fuori dal cassetto, sollecitato dagli amici, le carte che riguardano la processione dei sacri gruppi, con particolare interesse agli atti di concessione dei gruppi, in gran parte noti, ma non interamente trascritti e pubblicati dai nostri studiosi trapanesi.

Primo fra tutti P. Fortunato Mondello, il cui manoscritto è stato trascritto e pubblicato nel 1992 da Giovanni Cammareri, il quale al testo del Mondello ha premesso una breve interessante nota; e dopo ancora alla processione ha dedicato altri suoi lavori.

Oltre al Cammareri, altri studiosi, tra i quali il Serraino, che tra l’altro ha pubblicato un buon numero di atti di affidamento dei gruppi, hanno scritto sulla processione dei misteri di Trapani, lasciando validi contributi per far conoscere la storia della processione, che si è sviluppata e modificata nell’arco di ben quattro secoli.

Mancano, a mio giudizio, alcuni tasselli, sia circa l’affidamento alle maestranze, sia circa l’avvicendamento nella “ gestione ” dei gruppi, sia circa gli atti di commissione stipulati con gli artisti autori dei gruppi. Bisognerebbe, ed è ciò che vado dicendo da alcuni anni, programmare la ricerca dei documenti, farne la trascrizione e pubblicarli.


La Confraternita di San Michele Arcangelo che quella processione istituì, è oggi stata “ congelata “. Al di là dei “nostalgici degli incappucciati”, come recentemente affermato da Mons.Miccichè, la maggior parte dei trapanesi era ed è legata a quel sacco rosso e cappuccio bianco dei confrati di San Michele che apriva il corteo del Venerdì santo.

Quando ebbe inizio la processione?

Certamente già nel ‘500 le processioni dedicate alla passione di Gesù Cristo venivano realizzate con le cosiddette sacre rappresentazioni, che sicuramente abbiamo ereditate dalla cultura spagnola. E non c’è dubbio che una spinta l’abbiano data i Gesuiti, allorquando dalle case di S. Michele si sono trasferiti nei primi del 1596 nel quartiere Palazzo, nel sito dove oggi insiste la Chiesa e il Collegio di Gesù.

Il primo documento circa l’affidamento di uno dei gruppi, risale al 1612. Si legge nell’atto notarile che “ Societas Sanguinis Jesu Christi inter alia misteria passionis Domini Nostri Jesu Christi est mistrerium ut dicitur di “ Christu chi porta la cruci in collo ” (…) Franciscus de Parisio, Petrus de Pirao, coadiutor, e parecchi altri Confrati della stessa Società, concedono il detto misterio agli Ufficiali della “ Compagnia delli poveri jurnateri ”.

Da quanto appena detto apprendiamo che la Società del Preziosissimo Sangue di Cristo aveva in suo potere altri misteri, cioè altri gruppi statuari.

Ma quando fu istituita la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo?

In un manoscritto dal titolo “ Indice della Venerabile e Pietosa Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo e S. Michele Arcangelo di questa Invittissima e Fidelissima Città di Trapani, anno V’ indizione 1697 ”, si legge: “ Nell’anno 1603 il Rev. Sac. Nicolò Galluzzo e Giovanni Manriques investiti da un ardentissimo desiderio di far cosa grata a Dio e un’opera, la quale risultasse a prò delle anime, fondarono una Compagnia nominandola del Preziosissimo Sangue di Cristo in memoria della di Lui sacralissima passione, i di cui fratelli si dovevano vestire con sacchi e cappelli cotte e mantello annaurato (indorato), e ciò accadette nella chiesa di Santo Spirito, secondo la relazione trasmessaci dai nostri veterani fratelli, e quivi ella trattennesi alcuni lustri. Ma perché l’angustia del luogo non era capevole delli fratelli che vieppiù si augumentavano furono costretti conferirsi nella chiesa di S. Giuliano, dove al presente v’ha la Compagnia della Luce, con essere da tutti benignamente ricevuta. Dopo alcun tempo fu loro offerta dalla Confraternita di S. Michele Arcangelo e loro rettori la chiesa è però si trasmisero colà (29.2.1622) mantenendo sempre detti fratelli della Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo con quelli della Compagnia della Luce fino ai nostri tempi reciproca corrispondenza. Dindi ad instantiam del dottore Giacomo Licata, notaro Vincenzo Coscia et Francesco Sieri Pepoli, barone, rettori della Venerabile Confraternita di S, Michele Arcangelo fu supplicato all’Eminentissimo Cardinale di S, Cecilia, olim Vescovo di Mazara, Don Giovan Domenico Spinola, sotto li 19.2.1643, a trasmutare detta Confraternita di S. Michele in Compagnia di S. Michele, come si eseguì, e sin da allora vi rimase il nome di Compagnia. E perché tra queste due Compagnie di S. Michele e il Sangue di Cristo unite in una chiesa ne provenivano varie questioni e risse, l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore don Diego Requensens, olim Vescovo di Mazara, ambe le ridusse in una nel 26.2.1646, trovandosi in decorso di vista (in Trapani), vestendosi egli il primo con il russo in segno del preziosissimo sangue di Cristo, con visiera e mantello bianco in segno di S. Michele Arcangelo, restando, detto Mons. Illustrissimo, Fratello di detta Compagnia, ed oggidì l’è rimasto il titolo del Preziosissimo Sangue di Cristo e di S. Michele Arcangelo”.

La processione per antica osservanza veniva organizzata dalla Venerabile Società del Preziosissimo Sangue di Cristo e di S. Michele Arcangelo, e si svolgeva nel ristretto ambito della città con brevi soste in alcune chiese.

E venivano portati, i gruppi, dalla rispettive maestranze, alle quali era stato concesso un determinato gruppo, i cui associati vestivano il sacco, cappelli e cotte e mantello, e accompagnavano il mistero con luminarie (torce) accese, in numero di venti come si legge negli atti di affidamento.

Precedeva il vessillo addobbato a lutto, portato dai Confrati della Società, vestiti con proprio sacco e con l’intervento dei Senatori, del Sindaco, del Capitano di Giustizia e del Governatore della città. E si svolgeva dall’ora nona all’ora quarta della notte.

Nel 1759 il Vescovo Girolamo Palermo vietava lo svolgersi della processione per i disordini che si erano verificati nell’anno precedente.

Nel 1761 ne revocava il divieto, ma vietava l’uso del sacco, e disponeva che la processione doveva svolgersi dalle 23 del venerdì alle 3 del sabato, ed indicava le chiese nelle quali i gruppi potessero entrare.

In quell’anno, per dare maggiore garanzia perché la processione si svolgesse in modo ordinato e composto, le autorità civili e militari vi presero parte, in veste ufficiale come sempre, massicciamente.

Nel gennaio/febbraio del 1782, per esigenze d’ordine pubblico, un bando, che confermava di fatto quello di alcuni anni prima, “per reales ordinationes”, ordinava inoltre alla Confraternita responsabile della processione di anticiparla e terminarla prima del tramonto del sole.

Contro questa imposizione protestarono i Confrati, i quali, nel rispettare l’ordine dei Giurati, dichiararono, tuttavia, con atto notarile, che non intendevano rinunciare al loro diritto di vestire il sacco, consacrato per contratto stipulato tra la Società e le rispettive maestranze. E ne informavano il Senato della città.
 

Al di là delle vicende contemporanee, provi a illustrarci la Trapani delle Confraternite e quale fu il valore che le stesse ebbero nella vita sociale cittadina. Secondo lei, quanto vi è di religioso e di laico vi è nell’attuale processione ed eventualmente può dirci se col passare degli anni qualcuna delle due componenti ha surclassato l’altra ?

La Confraternita è una congregazione ecclesiastica, composta di fedeli in prevalenza laici, aventi lo scopo di promuovere la vita cristiana per mezzo di particolari opere buone dirette al culto divino ed alla carità cristiana.

Le prime confraternite risalgono al X° secolo e comprendevano il clero di una città. Un grande impulso lo si ebbe nel secolo XII° con il movimento dei Flagellanti. È da quell’epoca che cominciarono a costituirsi le Confraternite dei laici, i quali, sotto la guida di un sacerdote avevano un proprio oratorio, una propria cappella, un proprio altare dedicato al loro santo protettore, quasi sempre presso le chiese, dove svolgevano le pratiche religiose, prestavano assistenza ai bisognosi, avevano cura degli infermi e provvedevano alle spese funerarie dei soci non abbienti, nonché erogavano contributi per la dote delle donzelle dei figli degli associati poveri.

La più parte delle confraternite furono costituite in Trapani nel ‘500 e soprattutto nel ‘600. Una delle più antiche è quella di S. Michele Arcangelo. In quello stesso periodo, nei primi anni del ‘600 fu costituita quella del Preziosissimo Sangue di Cristo, della quale s’è detto.

Erano amministrate, le confraternite, da uno o più rettori o governatori come venivano chiamati, da uno o più assistenti o coadiutori e da un tesoriere. 

 

Malgrado le attuali categorie economiche alle quali sono stati affidati i gruppi non possano definirsi “ maestranze “, provi a illustrarci l’importanza delle stesse maestranze nella Trapani del ‘500 e ‘600 ed i legami che si stabilirono tra queste e la processione dei Misteri. 

Si può rispondere che da sempre, sin dalle prime concessioni dei sacri gruppi, le maestranze si sono assunti, oltre che gli oneri della gestione, anche il peso della contribuzione dei gruppi, come appare dagli atti notarili di commissione. E pertanto si può affermare che senza le maestranze la processione dei Misteri in Trapani si avvierebbe a sicura fine.

Devo dire, per quanto riguarda le maestranze, di avere avuto la fortuna, nel mio lungo e non sempre facile lavoro di ricerca e di consultazione dei manoscritti, di potere raccogliere e far fotocopiare i capitoli delle maestranze trapanesi.

Si tratta di 125 documenti, che di fatto contengono la storia economica ed in parte sociale della nostra città, per un periodo di circa due secoli e mezzo.

Da questi appunti apprendiamo delle varie attività svolte dai nostri artigiani, dei rapporti degli associati all’interno della maestranza, nonché con la cittadinanza.

Devo anche aggiungere che, con due miei giovani amici, sto lavorando con lo scopo di pubblicarli.

Io so bene che quanto ho appena detto è poca cosa, e non può soddisfare la curiosità di molti trapanesi; né tampoco l’esigenza degli appassionati studiosi, ma rimane, ritengo, un contributo seppur modesto.

- Caro Professore, nel ringraziarLa, per la sua squisita cortesia ed in attesa di leggere la sua prossima opera, affettuosamente la salutiamo.

- E' stato un piacere fornire  le mie risposte sulla processione dei Misteri di Trapani a Peppino Tartaro, che vive a Verona e che ama ancora la sua città natale.

 

Beppino Tartaro - 24 giugno 2005

 

 

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