Le
interviste di www.processionemisteritp.it
Antonio BUSCAINO
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Antonio Buscaino, detto “ Totò “, studioso e profondo conoscitore della storia trapanese. È per me un onore ospitarla nel mio sito dedicato alla “ processione dei Misteri “. Io
profondo conoscitore della storia di Trapani? È un’esagerazione dei
miei amici. Amo definirmi un curioso che da una ventina d’anni a
questa parte si dedica a scuriosare nelle vecchie carte della Biblioteca
Fardelliana e dell’Archivio di Stato nella nostra città, per
difendersi dall’ozio che s’accompagna alla vecchiaia. Lei
appartiene a quella scuola di studiosi trapanesi che hanno dilettato e
fortunatamente dilettano ancora, quanti amano scoprire una Trapani
diversa dall’attuale. Senza far lunghi salti nel tempo, ci racconti,
prof. Buscaino, i suoi ricordi d’infanzia legati alla nostra città e
ai Misteri e che emozioni
prova nell’assistere alla processione ? I
ricordi della mia infanzia e della mia fanciullezza?
La
prima volta che ho visto la processione dei misteri di Trapani? Abitavo
ancora a Xitta, avevo 9-10 anni, non ricordo bene. Mio padre ci ha
portati in calesse. Ci siamo fermati sulla via Bastioni, di fronte la
via Mercè. Ricordo vagamente la lunga, lunghissima fila dei fedeli
vestiti a lutto, gli incappucciati, il loro lento procedere a passi
lenti, misurati, il rullo ritmato dei tamburi e la musica, che evocava
tristezza, una forte indimenticabile emozione vedere la faccia compunta
dei partecipanti alla processione. Emozione,
che ho ripescato e rivissuto molti anni dopo, assistendo alla
processione e soprattutto leggendo i lamenti, i canti funebri, cioè le
poesie che i nostri poeti popolari hanno dedicato alla passione di
Cristo. Uno.
Che io ritengo fra i più toccanti è quello pubblicato in Palermo nel
1883, intitolato “ Elegia ”, che io molti anni or sono ho
pubblicato intitolandolo “ Lu lamentu di Maria ”, che vuole essere
il dolore, la disperazione manifestati da una popolana qualunque, che si
identifica con Maria, la madre del Cristo e che rievoca nel canto di
dolore, in forma poetica, le fattezze, le doti, la vita del Cristo, che
ora vede con i “ capiddi chi mannanu sangu a ciumi ed a torrenti
” e con la testa “ di spini ‘ncurunata afflitta e mesta
”, così intensamente da rendere difficile distinguere il dolore
collettivo di tutta la cristianità da quello della madre di Gesù
Cristo. La
processione dei Misteri vive continui cambiamenti. In parte legati
all’evoluzione della società ma in parte dovuti ad una poca dedizione
e ricerca della sua componente storica che, come tale, andrebbe
salvaguardata e non stravolta. Quali sono, a suo parere, le cause di
tali cambiamenti e quali gli aspetti culturali che maggiormente
andrebbero salvaguardati ? I
misteri, o meglio la processione dei misteri di Trapani? In
verità io non mi sono mai interessato molto alla processione dei
misteri della nostra città. Certamente, però, nella vasta esplorazione
a tappeto da me compiuta negli archivi, mi è capitato di avere fra le
mani molte carte concernenti notizie interessanti sulla processione dei
misteri. Pertanto, per curiosità e per il misterioso piacere di
raccogliere notizie sul passato della nostra città, ho accumulato tante
carte, tanti appunti da trasformare il mio studiolo in un piccolo
archivio. In vero da qualche tempo vado tirando fuori dal cassetto,
sollecitato dagli amici, le carte che riguardano la processione dei
sacri gruppi, con particolare interesse agli atti di concessione dei
gruppi, in gran parte noti, ma non interamente trascritti e pubblicati
dai nostri studiosi trapanesi. Primo
fra tutti P. Fortunato Mondello, il cui manoscritto è stato trascritto
e pubblicato nel 1992 da Giovanni Cammareri, il quale al testo del
Mondello ha premesso una breve interessante nota; e dopo ancora alla
processione ha dedicato altri suoi lavori. Oltre
al Cammareri, altri studiosi, tra i quali il Serraino, che tra l’altro
ha pubblicato un buon numero di atti di affidamento dei gruppi, hanno
scritto sulla processione dei misteri di Trapani, lasciando validi
contributi per far conoscere la storia della processione, che si è
sviluppata e modificata nell’arco di ben quattro secoli. Mancano,
a mio giudizio, alcuni tasselli, sia circa l’affidamento alle
maestranze, sia circa l’avvicendamento nella “ gestione ” dei
gruppi, sia circa gli atti di commissione stipulati con gli artisti
autori dei gruppi. Bisognerebbe, ed è ciò che vado dicendo da alcuni
anni, programmare la ricerca dei documenti, farne la trascrizione e
pubblicarli.
Quando
ebbe inizio la processione? Certamente
già nel ‘500 le processioni dedicate alla passione di Gesù Cristo
venivano realizzate con le cosiddette sacre rappresentazioni, che
sicuramente abbiamo ereditate dalla cultura spagnola. E non c’è
dubbio che una spinta l’abbiano data i Gesuiti, allorquando dalle case
di S. Michele si sono trasferiti nei primi del 1596 nel quartiere
Palazzo, nel sito dove oggi insiste la Chiesa e il Collegio di Gesù. Il
primo documento circa l’affidamento di uno dei gruppi, risale al 1612.
Si legge nell’atto notarile che “ Societas Sanguinis Jesu Christi
inter alia misteria passionis Domini Nostri Jesu Christi est mistrerium
ut dicitur di “ Christu chi porta la cruci in collo ” (…)
Franciscus de Parisio, Petrus de Pirao, coadiutor, e parecchi altri
Confrati della stessa Società, concedono il detto misterio agli
Ufficiali della “ Compagnia delli poveri jurnateri ”. Da
quanto appena detto apprendiamo che la Società del Preziosissimo Sangue
di Cristo aveva in suo potere altri misteri, cioè altri gruppi
statuari. Ma
quando fu istituita la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo? In
un manoscritto dal titolo “ Indice della Venerabile e Pietosa
Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo e S. Michele Arcangelo di
questa Invittissima e Fidelissima Città di Trapani, anno V’ indizione
1697 ”, si legge: “ Nell’anno 1603 il Rev. Sac. Nicolò
Galluzzo e Giovanni Manriques investiti da un ardentissimo desiderio di
far cosa grata a Dio e un’opera, la quale risultasse a prò delle
anime, fondarono una Compagnia nominandola del Preziosissimo Sangue di
Cristo in memoria della di Lui sacralissima passione, i di cui fratelli
si dovevano vestire con sacchi e cappelli cotte e mantello annaurato
(indorato), e ciò accadette nella chiesa di Santo Spirito, secondo
la relazione trasmessaci dai nostri veterani fratelli, e quivi ella
trattennesi alcuni lustri. Ma perché l’angustia del luogo non era
capevole delli fratelli che vieppiù si augumentavano furono costretti
conferirsi nella chiesa di S. Giuliano, dove al presente v’ha la
Compagnia della Luce, con essere da tutti benignamente ricevuta. Dopo
alcun tempo fu loro offerta dalla Confraternita di S. Michele Arcangelo
e loro rettori la chiesa è però si trasmisero colà (29.2.1622) mantenendo
sempre detti fratelli della Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo
con quelli della Compagnia della Luce fino ai nostri tempi reciproca
corrispondenza. Dindi ad instantiam del dottore Giacomo Licata, notaro
Vincenzo Coscia et Francesco Sieri Pepoli, barone, rettori della
Venerabile Confraternita di S, Michele Arcangelo fu supplicato
all’Eminentissimo Cardinale di S, Cecilia, olim Vescovo di Mazara, Don
Giovan Domenico Spinola, sotto li 19.2.1643, a trasmutare detta
Confraternita di S. Michele in Compagnia di S. Michele, come si eseguì,
e sin da allora vi rimase il nome di Compagnia. E perché tra queste due
Compagnie di S. Michele e il Sangue di Cristo unite in una chiesa ne
provenivano varie questioni e risse, l’Illustrissimo e Reverendissimo
Signore don Diego Requensens, olim Vescovo di Mazara, ambe le ridusse in
una nel 26.2.1646, trovandosi in decorso di vista (in Trapani),
vestendosi egli il primo con il russo in segno del preziosissimo sangue
di Cristo, con visiera e mantello bianco in segno di S. Michele
Arcangelo, restando, detto Mons. Illustrissimo, Fratello di detta
Compagnia, ed oggidì l’è rimasto il titolo del Preziosissimo Sangue
di Cristo e di S. Michele Arcangelo”. La
processione per antica osservanza veniva organizzata dalla Venerabile
Società del Preziosissimo Sangue di Cristo e di S. Michele Arcangelo, e
si svolgeva nel ristretto ambito della città con brevi soste in alcune
chiese. E
venivano portati, i gruppi, dalla rispettive maestranze, alle quali era
stato concesso un determinato gruppo, i cui associati vestivano il
sacco, cappelli e cotte e mantello, e accompagnavano il mistero con
luminarie (torce) accese, in numero di venti come si legge negli atti di
affidamento. Precedeva
il vessillo addobbato a lutto, portato dai Confrati della Società,
vestiti con proprio sacco e con l’intervento dei Senatori, del
Sindaco, del Capitano di Giustizia e del Governatore della città. E si
svolgeva dall’ora nona all’ora quarta della notte. Nel
1759 il Vescovo Girolamo Palermo vietava lo svolgersi della processione
per i disordini che si erano verificati nell’anno precedente. Nel
1761 ne revocava il divieto, ma vietava l’uso del sacco, e disponeva
che la processione doveva svolgersi dalle 23 del venerdì alle 3 del
sabato, ed indicava le chiese nelle quali i gruppi potessero entrare. In
quell’anno, per dare maggiore garanzia perché la processione si
svolgesse in modo ordinato e composto, le autorità civili e militari vi
presero parte, in veste ufficiale come sempre, massicciamente. Nel
gennaio/febbraio del 1782, per esigenze d’ordine pubblico, un bando,
che confermava di fatto quello di alcuni anni prima, “per reales
ordinationes”, ordinava inoltre alla Confraternita responsabile della
processione di anticiparla e terminarla prima del tramonto del sole. Contro
questa imposizione protestarono i Confrati, i quali, nel rispettare
l’ordine dei Giurati, dichiararono, tuttavia, con atto notarile, che
non intendevano rinunciare al loro diritto di vestire il sacco,
consacrato per contratto stipulato tra la Società e le rispettive
maestranze. E ne informavano il Senato della città. Al
di là delle vicende contemporanee, provi a illustrarci la Trapani delle
Confraternite e quale fu il valore che le stesse ebbero nella vita
sociale cittadina. Secondo lei,
quanto vi è di religioso e di laico vi è
nell’attuale processione ed eventualmente può dirci se col passare
degli anni qualcuna delle due componenti ha surclassato l’altra ? La
Confraternita è una congregazione ecclesiastica, composta di fedeli in
prevalenza laici, aventi lo scopo di promuovere la vita cristiana per
mezzo di particolari opere buone dirette al culto divino ed alla carità
cristiana. Le
prime confraternite risalgono al X° secolo e comprendevano il clero di
una città. Un grande impulso lo si ebbe nel secolo XII° con il
movimento dei Flagellanti. È da quell’epoca che cominciarono a
costituirsi le Confraternite dei laici, i quali, sotto la guida di un
sacerdote avevano un proprio oratorio, una propria cappella, un proprio
altare dedicato al loro santo protettore, quasi sempre presso le chiese,
dove svolgevano le pratiche religiose, prestavano assistenza ai
bisognosi, avevano cura degli infermi e provvedevano alle spese
funerarie dei soci non abbienti, nonché erogavano contributi per la
dote delle donzelle dei figli degli associati poveri. La
più parte delle confraternite furono costituite in Trapani nel ‘500 e
soprattutto nel ‘600. Una delle più antiche è quella di S. Michele
Arcangelo. In quello stesso periodo, nei primi anni del ‘600 fu
costituita quella del Preziosissimo Sangue di Cristo, della quale s’è
detto. Erano
amministrate, le confraternite, da uno o più rettori o governatori come
venivano chiamati, da uno o più assistenti o coadiutori e da un
tesoriere. Malgrado
le attuali categorie economiche alle quali sono stati affidati i gruppi
non possano definirsi “ maestranze “, provi a illustrarci
l’importanza delle stesse maestranze nella Trapani del ‘500 e ‘600
ed i legami che si stabilirono tra queste e la processione dei Misteri. Si
può rispondere che da sempre, sin dalle prime concessioni dei sacri
gruppi, le maestranze si sono assunti, oltre che gli oneri della
gestione, anche il peso della contribuzione dei gruppi, come appare
dagli atti notarili di commissione. E pertanto si può affermare che
senza le maestranze la processione dei Misteri in Trapani si avvierebbe
a sicura fine. Devo
dire, per quanto riguarda le maestranze, di avere avuto la fortuna, nel
mio lungo e non sempre facile lavoro di ricerca e di consultazione dei
manoscritti, di potere raccogliere e far fotocopiare i capitoli delle
maestranze trapanesi. Si
tratta di 125 documenti, che di fatto contengono la storia economica ed
in parte sociale della nostra città, per un periodo di circa due secoli
e mezzo. Da
questi appunti apprendiamo delle varie attività svolte dai nostri
artigiani, dei rapporti degli associati all’interno della maestranza,
nonché con la cittadinanza. Devo
anche aggiungere che, con due miei giovani amici, sto lavorando con lo
scopo di pubblicarli. Io
so bene che quanto ho appena detto è poca cosa, e non può soddisfare
la curiosità di molti trapanesi; né tampoco l’esigenza degli
appassionati studiosi, ma rimane, ritengo, un contributo seppur modesto. - Caro Professore, nel ringraziarLa, per la sua squisita cortesia ed in attesa di leggere la sua prossima opera, affettuosamente la salutiamo. -
E' stato un piacere fornire le
mie risposte sulla processione dei Misteri di Trapani a Peppino Tartaro,
che vive a Verona e che ama ancora la sua città natale.
Beppino Tartaro - 24 giugno 2005 |
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