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Gruppo 18 - IL TRASPORTO AL SEPOLCRO


Opera di Giacomo Tartaglio 

Ceto dei Salinai 

( in passato affidato ai Corallai )

  Giuseppe d'Arimatea, ottenuto da Pilato il permesso di seppellire Gesù, trasporta il corpo del Cristo, aiutato da Maria, Maria Maddalena, Giovanni e Nicodemo.

   

" U Signuri nn'u linzoluu " è  l'ultimo " gruppo " a sfilare nella processione, seguito dai due simulacri di Gesù Morto e di Maria Addolorata.

Particolare è il rapporto che lega questo " mistero " alla città,  probabilmente a  causa dell'affidamento alla categoria dei lavoratori del sale, un mestiere che da sempre caratterizza la città di Trapani.

La storia dei gruppo vede, l'affidamento all'allora fiorente categoria dei corallai con atto del notaio Diego Martino Ximenes il 5 aprile 1619 ( corda 10562 - pag.440 verso - AST Trapani ).

 

La crisi del settore del corallo costrinse però la maestranza a cedere l'affidamento il 20 febbraio 1790 con atto rogato dal notaio Giuseppe Anastasi. Fu la stessa Compagnia di San Michele Arcangelo ad occuparsi della processione del gruppo che per almeno dieci anni, fu curato dai confrati. Ne primi del secolo decimonono si presume sia stato affidato ai salinai ma tale atto di affidamento non è ancora stato recuperato. Si sa, da un documento del 1799 che il gruppo era ancora condotto in processione dalla Compagnia e di esso si citava il fatto che fosse appartenuto ai corallai mentre non vi è alcun riferimento ai salinai

Non si hanno notizie sull'autore del gruppo originario.
Dall' atto di affidamento del 1619 ai corallai, viene accuratamente descritto il " mistero "con l'elencazione di cinque personaggi e solo successivamente, nel 1790, quando la maestranza dei corallai rinunciò a tale affidamento compare una sesta statua, quella di Maria, probabilmente aggiunta al gruppo in quel periodo.


Dell'intera collezione dei gruppi è quindi quello con il maggior numero di statue, sei e tutte di ottima fattura, abilmente realizzate dal grande artista Giacomo Tartaglio e precisamente Gesù, San Giovanni, la Madonna, Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e Maria di Magdala, la cui testa è ritenuta tra le più belle dell'intera collezione.

L'episodio raffigurato, tratto dai Vangeli, coglie l'attimo in cui Gesù viene trasportato al Santo Sepolcro.

Splendida è la descrizione del gruppo che leggiamo nell'opuscolo edito dall' Ente Provinciale Per il Turismo di Trapani in occasione della Processione del 7 aprile 1950.: "...Maria  santissima, Giuseppe d'Arimatea, San Giovanni, Maria Maddalena e Niccodemo reggono i lembi della sacra Sindone su cui è disteso il corpo piagato ed inerte del Redentore. Strazio ed angoscia si leggono nei volti del discepolo prediletto e della Maddalena, mentre quelli di Giuseppe e Niccodemo esprimono una commossa soddisfazione per il dovere compiuto. La Madre Divina giganteggia sulla scena pietosa col suo immenso dolore che si rivela nel gesto desolato delle braccia, nella tragica espressione del volto, nel pianto irrefrenabile dei suoi occhi soavi. Tutta la scena è viva, animata, armoniosamente composta, perfetta nei dettagli e nell'insieme."

Il "Trasporto" è tra i gruppi cui maggiore è la devozione popolare e proprio il lenzuolo ove è adagiato Gesù, viene ripetutamente cambiato in quanto considerato ex voto.

La maestranza dei salinai ha sempre garantito al gruppo una degna processione e non è mai mancata la banda musicale, un tempo sinonimo di ricchezza.

Anticamente la processione " du misteri salinara " era affidata agli stessi salinai, ma essendo venerdì giornata lavorativa, essi non potevano far parte subito del sacro corteo. Era così diventata consuetudine il loro incontrarsi a processione già iniziata, nei pressi della Via Mercè e da lì, in abito nero, iniziava la loro partecipazione.
Ancora oggi, malgrado la processione non sia più composta da salinai, si contraddistingue per la serietà ed il rispetto della tradizione. I processionanti indossano l'abito nero ed al collo l'abitino.


CURIOSITA'

Da " La Settimana Santa nel trapanese - passato e presente " di Giovanni Cammareri :

"....uno strano emblema legato alla gamba di Gesù : si tratta di una mammella d'argento, donata da un salinaio per grazia ricevuta in seguito ad una caduta in sede di preparativi allorquando un aggeggio appuntito, probabilmente un candelabro, lo trafisse proprio al petto ." 


" ....si racconta che nel dopoguerra i " salinai " ed i " muratori " essendo molta accesa la rivalità, coprivano, prima dell' uscita, i rispettivi addobbi ad evitare estemporanee migliorie alla vista dell'altro ".

 

 


APPROFONDIMENTI

GIUSEPPE D' ARIMATEA era un nobile segretamente legato a Gesù. Arimatea era la sua città d'origine, corrispondente all'antica Ramataim, l'odierna Rentis, una cittadina a pochi chilometri dall'odierna Tel Aviv.

Giuseppe si decise a chiedere il corpo di Gesù a Pilato solo dopo che questi aveva acconsentito di togliere i tre giustiziati dalla croce, onde fare un piacere agli ebrei, che non volevano trasgredire la "sacralità" del sabato pasquale. Giuseppe non andò a chiedere il corpo subito dopo che Gesù era morto, ma solo dopo aver appreso la notizia che i giudei volevano seppellire i tre crocifissi in una fossa comune.

Se avesse chiesto il corpo subito (il Cristo morì alle tre del pomeriggio; gli altri due zeloti vennero finiti con la rottura delle ginocchia), la sepoltura sarebbe stata regolare e non affrettata. La salma, se non unta e profumata, sarebbe stata almeno lavata.

Giuseppe quindi non dovette avere alcun particolare "coraggio", anche perché i romani non si curavano affatto della sepoltura dei giustiziati, e comunque non avevano difficoltà a concedere la salma ai parenti o ai conoscenti che la richiedevano. Erano gli ebrei che non concedevano il diritto a un condannato a morte d'essere sepolto in una tomba privata.

Forse un po' di coraggio Giuseppe dovette mostrarlo nei confronti degli ebrei, ma  quel tipo di coraggio, se mai ci fu, sarebbe stato ben poca cosa a confronto di quello che egli avrebbe dovuto manifestare all'interno del Sinedrio, dove peraltro era già noto che non tutti erano favorevoli alla condanna di Gesù.

Giuseppe non può aver "comprato" il telo in un'ora del venerdì in cui, per il computo degli ebrei, le attività fossero già proibite a causa della festività del sabato: questo significa che la data presunta della morte del Cristo è sufficientemente realistica.

Grazie tuttavia a Giuseppe oggi noi possiamo ammirare la Sindone.

Secondo le fonti documentarie Giuseppe d’Arimatea ebbe il compito di estrarre i chiodi dalle mani di Cristo, mentre Nicodemo estrasse i chiodi dai piedi .
 

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NICODEMO
è un fariseo, uno dei capi, uno stretto osservante della Legge,desideroso di conoscere Gesù, per capire e comprendere di più. Probabilmente un membro del sinedrio. Dunque un "maestro d’Israele". Egli è colpito non tanto dall’insegnamento di Gesù, quanto dai "segni" che gli compie che lo spingono a porsi degli interrogativi su Gesù, che lo discostano dalla linea ufficiale adottata da quella del suo partito fatta di rifiuto e di ostruzionismo. Come tutti gli altri è sicuramente condizionato da una concezione terrena e politica del Messia.
Egli va da Gesù di notte. Un particolare che rivela molto dell’atteggiamento, del carattere e delle preoccupazioni di Nicodemo.

Nicodemo non compì mai una precisa scelta. Non si è posto dinanzi ad un’alternativa. Egli vuole anzitutto capire e vedere se è possibile conciliare un dialogo con Gesù pur non compromettendosi e sbilanciandosi pubblicamente.  Gesù comprende che il dialogo con Nicodemo è possibile solo nella misura in cui egli si lascerà scalfire le sue certezze teologiche. Ancora una volta Gesù non rifiuta un incontro ambiguo: è venuto per tutti perché tutti siano salvi.
Ritroveremo Nicodemo al momento della sepoltura di Gesù, accanto a Giuseppe d’Arimatea. Lo si immagina ancora turbato e perplesso. Non riesce a fare il passo: non sarà né discepolo né apostolo.
Gesù non ha insistito. Ha rispettato, con il pianto nel cuore, la sua libertà.

 

Il Trasporto al Sepolcro

Il Trasporto al Sepolcro

Maria

Maria Maddalena

Nicodemo

Giovanni

Giuseppe d Arimatea

Foto Ediz F P Mannone

VANGELO
 Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

(Mt 27,57-61)l





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  



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