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Gruppo 14 - LA SPOGLIAZIONE


Opera di Domenico Nolfo

  Ceto dei Tessili e Abbigliamento

( in passato affidato ai Fruttivendoli e Bottai )

  Gesù è giunto sul Golgota e prima di crocifiggerlo, è spogliato delle sue vesti.

  

Questa pregevole opera di Domenico Nolfo venne affidata ai fruttivendoli il  17 maggio 1772, con atto rogato dal notaio Gaspare Maria Guarnotti.

Si ritiene che il " Misterio della Denudazione di Cristo ", dal 1788, sia stato concesso all'allora fiorente categoria dei bottai ( ars de butaro), poiché i fruttivendoli in quell’anno ottennero il loro attuale gruppo. 

Sino al 1965 il gruppo della “Spogliazione” rimase ai bottai ma nel 1966 l' Ente Provinciale per il Turismo  di Trapani che organizzava la processione, affidò verbalmente il gruppo ai  Tessili-Abbigliamento.
Non esiste e non è mai stato posto in essere quindi alcun atto di affidamento per il quale è oggi affidato a detta categoria.

La rappresentazione è ispirata all'episodio evangelico della spogliazione di Gesù e si può considerare tra i gruppi artisticamente più validi.

Perfetta è l'anatomia dei personaggi; la figura sofferente del Cristo è posta al centro e per usare le parole del Can.P.Fortunato Mondello "...nell'anatomia del petto, da cui traspare il numero delle costole....l'artista si addentrò ne' secreti del dolore, ne raccolse l'emozioni, e se licemi la frase, vi diede forma e sentimenti, espressi con vivi colori, che dimostrano sensibilmente le tristezze dell'anima ".

Il soldato esprime l'attesa per le vesti di Gesù, che da lì a poco saranno giocate a sorte ed interessante è l'anatomia anche del giudeo calvo, mentre la cura dei particolari dei Nolfo si esprime anche nel grosso neo posto sul naso del soldato che alle spalle del Nazareno si accinge a spogliarlo.

Il gruppo poggia su una " vara" in stile barocco, essa è peraltro quella originale; dal 1990 al posto della croce forale posta alle spalle delle statue è stata collocata una croce d'argento realizzata dall' argentiere Antonio Amato di Palermo.


CURIOSITA'



Nel raffigurare i personaggi dei Misteri, gli artisti trapanesi presero a modello i volti dei loro contemporanei.  Relativamente a questo gruppo, la tradizione narra che i fratelli Nolfo si ispirarono al volto dell'aiutante boia vissuto a Trapani, in quegli anni detto " Setticarini "; quasi a voler simboleggiare la crudeltà di quel lavoro con la crudeltà di chi spogliò Gesù. 

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Anticamente tutti i pennacchi dei soldati riprodotti nei gruppi erano piumati. Furono i bottai i primi a sostituire le piume con pennacchi argentei e pian piano questa usanza si è estesa a quasi tutti gruppi dove sono raffigurati i soldati romani. 

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Il ceto dei Tessili-Abbigliamento vanta un singolare primato. La commessa Giovanna Orlando è stata la prima ragazza a condurre lo stendardo nella processione dei Misteri.

 


APPROFONDIMENTI

LA LINGUA PARLATA DA GESU' Si è sempre ritenuto fosse solo l'aramaico, la lingua parlata da Gesù . In quel tempo, in Palestina erano in uso almeno tre lingue : il greco, che dall'epoca di Alessandro Magno era la lingua usata per gli atti amministrativi ed i commerci internazionali ; l'ebraico, lingua letteraria e degli ambienti religiosi e l'aramaico, la lingua più diffusa tra la gente e parlata in diversi dialetti.

Il professor Benedikt Schwank , sulla scorta di dettagliate analisi linguistiche, ha dimostrato che Gesù nella discussione sulle tasse imperiali parlò greco. Nel mezzo di Gerusalemme egli parla ai farisei ed alle persone circostanti in greco, ed il passo del suo discorso, quella famosa battuta "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" poteva essere detta in quel modo solo in greco, non in ebraico o aramaico; essa non può neanche essere ritradotta nelle due lingue. Monete con iscrizioni ebraiche a quel tempo non c'erano; la moneta d'argento che Gesù teneva in mano, doveva avere una iscrizione greca, forse latina, in ogni caso non ebraica né aramaica. Così, presupposto di questo dettaglio è che tutti i presenti a quel discorso potevano cogliere con padronanza giochi di parole e battute in lingua greca.

Che Gesù sapesse parlare greco lo si può evincere dunque da alcuni particolari contenuti nei Vangeli. E se si prende sul serio il Nuovo Testamento come fonte storica, allora bisogna anche approfondire la questione di dove Gesù, negli anni precedenti la sua comparsa in pubblico, abbia potuto acquisire quelle conoscenze. Che ciò sia accaduto davanti alla sua porta di casa, a Sepphoris, in Galilea, può essere un'ipotesi che aiuta a comprendere il quadro storico dei Vangeli.

Così Gesù - che secondo la professione di fede atanasiana è «vero uomo e vero Dio», dunque appunto anche vero uomo - diventa nel suo ambiente più comprensibile come uomo del suo tempo, che è stato inviato da Dio in un determinato punto della terra ad una determinata data, che in tale occasione si è servito degli strumenti che quel suo ambiente gli metteva a disposizione.

I PRIMI ANNI DI GESU'

A proposito di Sepphoris, si parla spesso degli "anni nascosti" di Gesù, del periodo di Nazareth, tra l'ultima apparizione pubblica del dodicenne Gesù al Tempio e i primi atti dell'uomo maturo a Cana e al lago di Genezareth. Dai Vangeli non pare sia deducibile altro se non che egli svolse lo stesso mestiere di Giuseppe: entrambi facevano il mestiere di tekton, che viene tradotto con "carpentiere". Già da tempo numerosi studiosi, tra cui il professore svizzero Walter Bühlmann e il professore tedesco Benedikt Schwank, hanno corretto l'errore di questa traduzione. Tekton significa "costruttore". Le ricerche archeologiche compiute a Nazareth e dintorni hanno mostrato che lì non c'era quasi per nulla legno e che soprattutto anche le case degli allora duecento abitanti erano fatte piuttosto di pietra oppure erano grotte; sicché già solo per questi tre motivi è evidente che la famiglia di Giuseppe non poteva guadagnarsi da vivere a Nazareth nel modo in cui noi normalmente pensiamo.

Ora però è stato appurato che, proprio negli anni giovanili di Gesù, ad appena sei chilometri da Nazareth, c'era uno dei maggiori cantieri di Galilea. Sepphoris, la città distrutta dai romani con un'azione punitiva, era stata ricostruita e Erode Antipa l'aveva prescelta come capitale del suo dominio. Antipa era un amico dei romani; la città ricevette così il volto tipico di ogni capitale culturale dell'Impero romano. Epigrafi mostrano che gli ebrei colà residenti come anche i pagani, parlavano greco e che i tipici bagni purificatori degli ebrei credenti sorgevano direttamente sulle strade costruite secondo le regole architettoniche greco-romane, con file di botteghe, edifici amministrativi, negozi, banche. Vertice del programma di costruzioni era però il teatro, che disponeva di seimila posti, dunque inusualmente capiente e che perciò faceva da magnete culturale per l'intera zona. Ed era l'internazionalità il presupposto del luogo, poiché in questa parte dell'Impero romano si faceva teatro solo in lingua greca.

Il professor Walter Bühlmann sostiene che Giuseppe e Gesù potrebbero aver partecipato alle costruzioni di Sepphoris. A favore di questa tesi sta non solo il fatto che essa era l'unico grande cantiere a quel tempo, in cui c'era sufficiente lavoro a lunga scadenza, ad una distanza percorribile a piedi da Nazareth. C'è anche il fatto che il giovane Gesù negli anni successivi del suo insegnamento fa riferimento ad ambienti e tipi umani di cui avrebbe potuto fare esperienza solo qui. I grandi proprietari terrieri, i banchieri, i commercianti, sono figure che appartenevano a Sepphoris e ai suoi dintorni.



 

La Spogliazione

Gesù

soldato

Setticarini

soldato

Particolare vara

La Spogliazione

Foto Ediz.Mannone

VANGELO
 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.

(Gv 19,23-24)





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


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Testo e foto di Beppino Tartaro
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