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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
14 - LA SPOGLIAZIONE
Opera
di Domenico Nolfo
Ceto dei Tessili e
Abbigliamento
(
in passato affidato ai
Fruttivendoli e Bottai )
Gesù
è giunto sul Golgota e prima di crocifiggerlo, è spogliato delle
sue vesti.
Questa
pregevole opera di Domenico Nolfo
venne affidata ai fruttivendoli il 17 maggio 1772, con
atto rogato dal notaio Gaspare Maria Guarnotti.
Si ritiene che
il " Misterio della Denudazione di Cristo ", dal
1788, sia stato concesso all'allora fiorente categoria dei
bottai ( ars de butaro), poiché i fruttivendoli in
quell’anno ottennero il loro attuale gruppo.
Sino al 1965 il gruppo della “Spogliazione” rimase ai
bottai ma nel 1966 l' Ente Provinciale per il Turismo di
Trapani che
organizzava la processione, affidò verbalmente il gruppo ai Tessili-Abbigliamento.
Non esiste e non è mai stato
posto in essere quindi alcun atto di affidamento per il quale
è oggi affidato a detta categoria.
La
rappresentazione è ispirata all'episodio evangelico della
spogliazione di Gesù e si può considerare tra i gruppi
artisticamente più validi.
Perfetta
è l'anatomia dei personaggi; la figura sofferente del Cristo
è posta al centro e per usare le parole del Can.P.Fortunato
Mondello "...nell'anatomia del petto, da cui traspare
il numero delle costole....l'artista si addentrò ne' secreti
del dolore, ne raccolse l'emozioni, e se licemi la frase, vi
diede forma e sentimenti, espressi con vivi colori, che
dimostrano sensibilmente le tristezze dell'anima ".
Il soldato
esprime l'attesa per le vesti di Gesù, che da lì a poco
saranno giocate a sorte ed interessante è l'anatomia anche
del giudeo calvo, mentre la cura dei particolari
dei Nolfo si esprime anche nel grosso neo posto sul naso del
soldato che alle spalle del Nazareno si accinge a spogliarlo.
Il
gruppo poggia su una " vara" in stile barocco, essa
è peraltro quella originale; dal 1990 al posto della croce
forale posta alle spalle delle statue è stata collocata una
croce d'argento realizzata dall' argentiere Antonio Amato di
Palermo.
CURIOSITA'
Nel raffigurare i personaggi dei Misteri, gli artisti
trapanesi presero a modello i volti dei loro
contemporanei. Relativamente a questo gruppo, la
tradizione narra che i fratelli Nolfo si ispirarono al volto
dell'aiutante boia vissuto a Trapani, in quegli anni detto
" Setticarini "; quasi a voler simboleggiare la
crudeltà di quel lavoro con la crudeltà di chi spogliò
Gesù.
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Anticamente tutti i pennacchi dei soldati riprodotti nei
gruppi erano piumati. Furono i bottai i primi a sostituire le
piume con pennacchi argentei e pian piano questa usanza si è
estesa a quasi tutti gruppi dove sono raffigurati i soldati
romani.
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Il ceto dei Tessili-Abbigliamento
vanta un singolare primato. La commessa Giovanna Orlando è
stata la prima ragazza a condurre lo stendardo nella
processione dei Misteri.
APPROFONDIMENTI
LA
LINGUA PARLATA DA GESU'
Si è sempre ritenuto fosse solo l'aramaico,
la lingua parlata da Gesù . In quel
tempo, in Palestina erano in uso almeno tre lingue : il greco,
che dall'epoca di Alessandro Magno era la lingua usata per gli
atti amministrativi ed i commerci internazionali ; l'ebraico,
lingua letteraria e degli ambienti religiosi e l'aramaico, la
lingua più diffusa tra la gente e parlata in diversi
dialetti.
Il
professor Benedikt Schwank , sulla scorta di dettagliate
analisi linguistiche, ha dimostrato che Gesù nella
discussione sulle tasse imperiali parlò greco.
Nel mezzo di Gerusalemme egli parla ai farisei ed alle persone
circostanti in greco, ed il passo del suo discorso, quella
famosa battuta "Date a Cesare quel che è di Cesare e a
Dio quel che è di Dio" poteva essere detta in quel modo
solo in greco, non in ebraico o aramaico; essa non può
neanche essere ritradotta nelle due lingue. Monete con
iscrizioni ebraiche a quel tempo non c'erano; la moneta
d'argento che Gesù teneva in mano, doveva avere una
iscrizione greca, forse latina, in ogni caso non ebraica né
aramaica. Così, presupposto di questo dettaglio è che tutti
i presenti a quel discorso potevano cogliere con padronanza
giochi di parole e battute in lingua greca.
Che
Gesù sapesse parlare greco lo si può evincere dunque da
alcuni particolari contenuti nei Vangeli. E se si prende sul
serio il Nuovo Testamento come fonte storica, allora bisogna
anche approfondire la questione di dove Gesù, negli anni
precedenti la sua comparsa in pubblico, abbia potuto acquisire
quelle conoscenze. Che ciò sia accaduto davanti alla sua
porta di casa, a Sepphoris, in Galilea, può essere un'ipotesi
che aiuta a comprendere il quadro storico dei Vangeli.
Così Gesù - che secondo la professione di fede atanasiana è
«vero uomo e vero Dio», dunque appunto anche vero uomo -
diventa nel suo ambiente più comprensibile come uomo del suo
tempo, che è stato inviato da Dio in un determinato punto
della terra ad una determinata data, che in tale occasione si
è servito degli strumenti che quel suo ambiente gli metteva a
disposizione.
I
PRIMI ANNI DI GESU'
A proposito di Sepphoris,
si parla spesso degli "anni nascosti" di Gesù,
del periodo di Nazareth, tra l'ultima apparizione pubblica del
dodicenne Gesù al Tempio e i primi atti dell'uomo maturo a
Cana e al lago di Genezareth. Dai Vangeli non pare sia
deducibile altro se non che egli svolse lo stesso mestiere di
Giuseppe: entrambi facevano il mestiere di tekton, che
viene tradotto con "carpentiere". Già da tempo
numerosi studiosi, tra cui il professore svizzero Walter Bühlmann
e il professore tedesco Benedikt Schwank, hanno corretto
l'errore di questa traduzione. Tekton significa
"costruttore". Le ricerche archeologiche compiute a
Nazareth e dintorni hanno mostrato che lì non c'era quasi per
nulla legno e che soprattutto anche le case degli allora
duecento abitanti erano fatte piuttosto di pietra oppure erano
grotte; sicché già solo per questi tre motivi è evidente
che la famiglia di Giuseppe non poteva guadagnarsi da vivere a
Nazareth nel modo in cui noi normalmente pensiamo.
Ora però è stato appurato che, proprio negli anni giovanili
di Gesù, ad appena sei chilometri da Nazareth, c'era uno dei
maggiori cantieri di Galilea. Sepphoris, la città distrutta
dai romani con un'azione punitiva, era stata ricostruita e
Erode Antipa l'aveva prescelta come capitale del suo dominio.
Antipa era un amico dei romani; la città ricevette così il
volto tipico di ogni capitale culturale dell'Impero romano.
Epigrafi mostrano che gli ebrei colà residenti come anche i
pagani, parlavano greco e che i tipici bagni purificatori
degli ebrei credenti sorgevano direttamente sulle strade
costruite secondo le regole architettoniche greco-romane, con
file di botteghe, edifici amministrativi, negozi, banche.
Vertice del programma di costruzioni era però il teatro, che
disponeva di seimila posti, dunque inusualmente capiente e che
perciò faceva da magnete culturale per l'intera zona. Ed era
l'internazionalità il presupposto del luogo, poiché in
questa parte dell'Impero romano si faceva teatro solo in
lingua greca.
Il
professor Walter Bühlmann sostiene che Giuseppe e Gesù
potrebbero aver partecipato alle costruzioni di Sepphoris. A
favore di questa tesi sta non solo il fatto che essa era
l'unico grande cantiere a quel tempo, in cui c'era sufficiente
lavoro a lunga scadenza, ad una distanza percorribile a piedi
da Nazareth. C'è anche il fatto che il giovane Gesù negli
anni successivi del suo insegnamento fa riferimento ad
ambienti e tipi umani di cui avrebbe potuto fare esperienza
solo qui. I grandi proprietari terrieri, i banchieri, i
commercianti, sono figure che appartenevano a Sepphoris e ai
suoi dintorni.

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