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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo 1 -
LA SEPARAZIONE -
Opera
rifatta ed attribuita a Mario Ciotta
Ceto degli Orefici
Ha
inizio con questo gruppo la processione dei Misteri di
Trapani.
Raffigura
Gesù mentre si separa dalla Madre e dall'apostolo Giovanni.
Detto anche la "
Licenza " o la " Partenza ", ma popolarmente conosciuto a Trapani come "
A' Spartenza "
, venne affidato con atto
rogato dal notaio Diego Martino Ximenes il 6 aprile 1621 ( corda 10559 - pag.97
recto - AST Trapani ) alla categoria degli argentieri (
ars
aurificum ).
Con tale affidamento, la maestranza ottenne altresì
l'importante privilegio che il gruppo loro affidato precedesse
tutti gli altri nella processione del Venerdì Santo, quando
meno di cent'anni prima nella
processione
del Cero o del Cereo, la stessa categoria occupava il diciassettesimo
posto.
L' autore non si ispirò ad alcun episodio
tratto dai Vangeli ma volle semplicemente raffigurare l'attimo immaginario in
cui Gesù, consapevole del suo tragico destino, si congeda dalla Madre e
dall'apostolo prediletto, Giovanni.
Il gruppo che oggi ammiriamo
in processione è attribuito a Mario Ciotta, artista trapanese che visse tra la
fine del XVII secolo e la prima metà del successivo. Si ritiene quindi che
questo gruppo non sia l'originale affidato dalla Società del Preziosissimo
Sangue agli argentieri e che soltanto dopo la fusione della stessa Compagnia con
la Confraternita di San Michele, la maestranza ottenne di poter rifare il
gruppo. Rispetto all'originale , infatti, sembra sia stata aggiunta la figura di
Giovanni, dato che nell'atto di affidamento viene riportato : "..ut
dicitur della Licenza che domanda Cristo a Maria Vergine" e non viene
assolutamente menzionato l'apostolo.
Così come riportato nel
libro " Argenti
in processione " di Anna Maria Precopi Lombardo e Lina Novara :
"...Il Ciotta potrebbe in un primo momento aver realizzato il gruppo
più simile a quello originario con Maria e Gesù leggermente chino dinnanzi a
Lei; forse solo durante l'esecuzione dell'opera o in tempi successivi può
essere stata aggiunta la figura di Giovanni che nel complesso risulta più
manierata. Ne consegue un Cristo centrale ma più basso rispetto alle figure
laterali, in contrasto con le regole dell'arte figurativa e con la stessa
tradizione iconografica, ma di notevole pathos per il muto dialogo tra Mara e
Gesù."
Nel 1770
i consoli dell' ars aurificum incaricarono il maestro palermitano
Giuseppe DAngelo di indorare l'artistica " vara ".
Degne di nota sono poi due
storiche citazioni a proposito
del gruppo.
La prima è quella del Canonico Fortunato Mondello che nel suo libro - La
Processione del Venerdì Santo in Trapani - così descrive A' Spartenza : " ...Riguardo al
merito artistico della Licenza osservo che le tre figure, delle quali si
compone, cioè il Nazareno, Maria e Giovanni sono improntati di così diverso
sentimento, che ispira ai credenti un vivo interesse di riconoscenza e di fede
al sacrificio di Gesù, alla costanza della Madre ed all'amor filiale del
discepolo. Sono animati i volti e naturali le espressioni di congedo."
La seconda citazione è quella pubblicata
nell'opuscolo edito dall' Ente Provinciale Per il Turismo di Trapani in
occasione della Processione del 7 aprile 1950 - Testo di Nicola Lamia :
"...Il gruppo della Separazione ( La Spartenza ) è preceduto dai
confratelli di San Michele, in casacca rossa e cappuccio bianco, che reggono
lunghi ceri. Due tamburi annunziano, col loro rullo cupo, il giungere del sacro
corteo.
E nelle caratteristiche strade dei rioni popolari, dove la gente si accalca in
paziente attesa, l'apparizione della Spartenza suscita fremiti di profonda
commozione.
Il gruppo sosta talvolta lungamente, per dar modo al resto della processione di
comporsi, di ordinarsi; e la folla dei fedeli non si sazia mai di contemplarlo,
mentre da lontananze che sembrano irreali giunge l'eco di suggestive, dolcissime
marce funebri.
Poi rullano ancora i tamburi, la Spartenza si muove, il sacro corteo si snoda
lentamente.
Dopo il suo passaggio resta nelle vie un grande silenzio, una profonda mestizia."
" A'
Spartenza " è oggi affidato alla categoria degli orefici (soprattutto gioiellieri).
CURIOSITA'
Dall'atto di
concessione :
Die sexto aprilis 4 indit.1621
Quia venerabilis Societas Pretiosissimi Sanguinis Christ huius
invictissime civitatis Drepani est soli....et inter alla misteria
que in dicto die veneris sancti conducta conducitur misterium ut
dicitur della licentia che domanda Christo a Maria vergine...
Item cum et pacto che li guvernaturi officiali er confrati di detta
compagnia presenti et futuri non possano ne debbiano in nessun caso
fare altro misterio lo quale vada innante detto misterio della
licentia et quando per a caso alcuno con lo scopo volesse fare
alcuno altro misterio in tal caso sempre continuato tempore lo detto
misterio della licentia habbia d'andare lo primo di tutti l'altri
misterii et che sempre detti consuli et magistri d'arginteri siano
preferiti li primi di tutti l'altri misteri....
APPROFONDIMENTI
VANGELO
deriva dalla parola greca euanghèlion che potrebbe
essere tradotta con " lieto messaggio ". Il termine
" vangelo " indica la predicazione di Gesù
che annuncia il regno di Dio.
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Cosa
significa GESU' ?
Gesù in ebraico
significa: “Dio salva”. Al momento dell'Annunciazione,
l'angelo Gabriele comunica a Maria che il nome del figlio che
ha in grembo sarà Gesù.
Cosa
significa CRISTO ? Cristo,
viene dalla traduzione greca del
termine ebraico “Messia” che significa “unto”.
Non diventa il nome proprio di Gesù se non perché egli
compie perfettamente la missione divina da esso significata.Cristo viene dalla traduzione greca . Difatti in Israele
erano unti nel Nome di Dio coloro che erano a lui consacrati
per una missione che egli aveva loro affidato. Era il caso dei
re, dei sacerdoti e, in rari casi, dei profeti. Tale
doveva essere per eccellenza il caso del Messia che Dio
avrebbe mandato per instaurare definitivamente il suo Regno.
Il Messia doveva essere unto dallo Spirito del Signore,
ad un tempo come re e sacerdote ma anche come
profeta.
Gesù ha realizzato la speranza messianica di Israele nella
sua triplice funzione di sacerdote, profeta e re.
Dal Catechismo della
Chiesa Cattolica
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LA STORICITA' DI
GESU' Nella
Palestina, Terra Santa delle tre religioni monoteistiche, si
svolge, nell'arco di poco più di trent'anni, la vicenda
storica di Gesù di Nazareth.
La storicità di Gesù è riconosciuta da tutti:
credenti e non credenti. Su di lui abbiamo varie attestazioni
storiche e le più antiche a riguardo sono quelle di Tacito
negli Annali, che parlando della persecuzione dei
cristiani voluta da Nerone, accenna all'esecuzione di Cristo
ordinata dal Procuratore Ponzio Pilato; da Plinio il Giovane,
che nel 112 in una lettera all'imperatore Traiano riferisce
che i cristiani di Bitinia durante le loro funzioni religiose,
solevano cantare un inno a "Christo quasi Deo",
Cristo quasi Dio.
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GIOVANNI, discepolo
di Giovanni Battista, è fra i primi a passare alla sequela di
Gesù. E' il discepolo prediletto che nell'ultima cena posò
il capo sul petto di Gesù. Testimone della trasfigurazione e
dell'agonia del Signore, è presente ai piedi della croce,
dove Gesù gli affida la Madre. Insieme a Pietro vide il
sepolcro vuoto e credette nella risurrezione del Signore.
Giovanni, figlio di Zebedeo e di Salome, fratello di Giacomo
il Maggiore, di professione pescatore, oriundo di Betsaida
come Pietro e Andrea, occupa un posto di primo piano
nell'elenco degli Apostoli. L'autore del quarto Vangelo e
dell'Apocalisse verrà qualificato dal Sinedrio come
"indotto e incolto", ma il lettore che scorra anche
rapidamente i suoi scritti ne avverte non soltanto l'arditezza
del pensiero, ma anche la capacità di rivestire con squisite
immagini letterarie i sublimi pensieri di Dio. La voce del
giudice divino è per lui "come il mugghio di molte
acque".
Giovanni è tuttavia l'uomo della elevatezza spirituale, più
incline alla contemplazione che all'azione. E’ l'aquila che
già al primo batter d'ali si eleva alle vertiginose altezze
del mistero trinitario: "In principio era il Verbo, e il
Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio".
E’ tra gli intimi di Gesù e gli è vicino nelle ore più
solenni della sua vita. Gli è accanto nell'ultima cena,
durante il processo e, unico tra gli apostoli, assiste alla
sua morte a fianco della Madonna. Ma contrariamente a quanto
possono far pensare le raffigurazioni dell'arte, Giovanni non
era un uomo fantasioso e delicato, e basterebbe il sorridente
soprannome imposto a lui e al fratello Giacomo dal Maestro:
"Figli del tuono", per farci pensare a un
temperamento vivace e impulsivo, alieno dai compromessi e
dalle esitazioni, fino ad apparire intollerante e caustico.
Nel suo Vangelo egli designa se stesso semplicemente come
"il discepolo che Gesù amava". Anche se non ci è
dato indagare sul segreto di questa ineffabile amicizia,
possiamo indovinare una certa analogia tra l'anima del
"figlio del tuono" e quella del "Figlio
dell'uomo", venuto sulla terra a portarvi non solo la
pace ma anche il fuoco. Dopo la risurrezione Giovanni è quasi
costantemente accanto a Pietro. Paolo, nella lettera ai Galati,
parla di Pietro, Giacomo e Giovanni "come le
colonne" della Chiesa.
Nell'Apocalisse Giovanni dice di essere stato perseguitato e
relegato nell'isola di Patmos a causa della "parola di
Dio e della testimonianza di Gesù Cristo ". Secondo una
concorde tradizione, egli è vissuto ad Efeso in compagnia
della Madonna e sotto Domiziano fu posto dentro una caldaia di
olio bollente, uscendone illeso, e tuttavia con la gloria di
aver reso anch'egli la sua " testimonianza". Dopo
l'esilio a Patmos tornò definitivamente ad Efeso dove
esortava instancabilmente i fedeli all'amore fraterno, come
risulta dalle tre lettere, accolte tra i testi sacri come
l'Apocalisse e il Vangelo. Morì carico di anni a Efeso
durante l'impero di Traiano (98-117) e ivi fu sepolto. Oggi
nella città turca di Selcuk, nei pressi dell'antica Efeso, è
possibile ammirarne la tomba, posta nella Basilica a lui
dedicata, edificata dall'Imperatore Giustiniano.
Dal
sito www.santiebeati.it

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