© COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004

Gruppo 15 - LA SOLLEVAZIONE DELLA CROCE


Opera di Domenico Li Muli 

Ceto dei Falegnami, Carpentieri e Mobilieri

  Agli ordini di un tribuno, viene sollevata la Croce con il corpo inchiodato di Gesù

  

Il gruppo venne affidato ai falegnami con atto rogato dal notaio Melchiorre Castiglione il 23 aprile 1620 ( corda 9996 - pag.198 recto - AST Trapani ).
L'opera originaria, di autore ignoto, aveva subito parecchi ritocchi da restauratori poco competenti, mostrando altresì evidenti difetti nelle rappresentazione dei personaggi. 
Apparivano infatti eccessivamente caricaturali i volti dei giudei , meglio modellate le figure del tribuno e del centurione mentre la figura del Cristo, era piccola e scheletrica.

Andato in frantumi a seguito dei bombardamenti che colpirono la chiesa di San Michele nel 1943, venne affidato al Prof. Domenico Li Muli, il compito della ricostruzione e l'artista volle creare un' opera personalizzata,  ispirandosi a noti esempi classici.
Nell'edizione del 1951, il nuovo gruppo poté ritornare in processione, con alcune diversità rispetto all'opera andata distrutta, infatti Li Muli aggiunse un soldato romano e tolse la figura del tribuno e del servo che tira le corde.

La " nuova Sollevazione" seppur valida dal punto di vista artistico, non piacque però ai trapanesi per la presunta poca omogeneità con i restanti gruppi. Tra le voci contrarie che allora girarono, vi furono quelle che attribuirono alla pregevole opera dell'artista  palermitano un certo richiamo nelle figure dei soldati alle maschie figure esaltate dal fascismo ( è da sottolineare che erano passati pochi anni e quindi artisticamente comprensibile ), così come non piacque l'assenza del tribuno e sopratutto del giudeo che tirando le corse issava la croce. 

Fu pertanto necessario rifare il " mistere " e finalmente in occasione della processione del 1956, il prof.Li Muli poté presentare la nuova opera con la ricomparsa della figura del tribuno, di un soldato romano e di sue servi, soprattutto di quello che raddrizza la croce tirando  le corde.
Questa " Sollevazione " fu accettata dai trapanesi e poté far parte definitivamente della Sacra rappresentazione del Venerdì Santo. 

Per molti anni, il gruppo " rifiutato " venne ingiustamente abbandonato nelle navate della Chiesa del Collegio; l'opera che è comunque pregevole dal punto di vista artistico, è stata fortunatamente recuperata ed è oggi esposta in via San Francesco d'Assisi, a pochi passi dalla chiesa del Purgatorio, nei locali della VICARIA, ex carcere.
Per i trapanesi che desiderano conoscere un pezzo di storia della nostra processione, vi è ora la possibilità di ammirare quel gruppo per troppo tempo rifiutato e abbandonato e l'occasione per rendere omaggio all'arte dei restauratori trapanesi che nei vari Li Muli, Cafiero, Fodale e Messina, seppero ricostruire ciò che la barbarie umana aveva distrutto nei tragici bombardamenti del 1943.


CURIOSITA'

A proposito del gruppo andato distrutto, ecco cosa scriveva il Canonico P.Fortunato Mondello nel libro" La Processione del Venerdì Santo in Trapani " nell'edizione curata da Giovanni Cammareri.

......La mediocrità di questa scultura mi decide a credere, che il gruppo dell'esaltamento di Gesù in croce, sia stato uno de' primi cinque costruito, non mica da un artista ma piuttosto da un dilettante..,...Che non abbia alcun pregio d'arte, mel dimostrano i suoi personaggi, freddi, inoperosi nell'azione dell'episodio. Anzi, parer mio, il Gruppo trovasi in piena lotta cogli elementi della tecnica, sia per  l'espressioni, sia per le proporzioni, sia per le movenze della circostanza. Il Cristo in croce, nulla ci richiama al pensiero, non ci commuove nell'animo..."

-----

Dai ricordi di Agostino Occhipinti : 

" Nella seconda ricostruzione della Sollevazione, il suo autore, il Prof.Domenico Li Muli adirato perché il primo non era piaciuto, la realizzò con poca voglia convinto come era che la prima opera era di ottima fattura artistica (e io sono d'accordo ). Tanto era scocciato che nel realizzare l'ultimo personaggio ( il giudeo) , prese un paio di suoi vecchi calzoni e modellandoli con la colla ne fece i pantaloni , lo stesso per la giacca che altro non e' che il suo camice di lavoro. Solo la sua genialità poteva arrivare a pensare una soluzione così semplice ....."


APPROFONDIMENTI

LA CROCIFISSIONE presso i Romani  era riservata agli schiavi e a chi non godeva della cittadinanza romana. 
 Gesù venne condotto sul luogo dell'esecuzione, portando Egli il legno trasversale della croce, chiamato patibulum.  Quindi il condannato veniva inchiodato, o legato, su questo legno, che poi veniva collocato sul palo verticale, già predisposto.
Gesù fu inchiodato ai polsi stando sdraiato per terra e poi fu issato sullo "stipes".

 

LA SINDONE. E' un lenzuolo di lino lungo 4.36 metri e lungo 1.10 metri, il lino che lo costituisce ha una tessitura tipica dell'epoca detta " a spina di pesce ", sul sacro lenzuolo sono presenti diversi segni

Non è un dipinto o un disegno. L’immagine non risulta dall’applicazione di una sostanza colorante (pigmento, tinta, polvere, inchiostro...), né è stata ottenuta da un cadavere per contatto. L’immagine è tridimensionale e si comporta come un negativo fotografico

È stabile alle alte temperature e all’acqua.

Diventa fluorescente ai raggi ultravioletti.

Ci sono tracce di emoglobina. Il gruppo sanguigno è AB, comune nel Vicino Oriente. Le macchie di sangue non sono in rilievo, ma come segnate a fuoco dentro il tessuto.Inoltre studi sulla forza di gravità applicata alla Sindone e alle colature del suo sangue  hanno dato ulteriori conferme al fatto che l'uomo della sindone sia stato ucciso tramite crocifissione.

Sopra le palpebre sono state rinvenute (come da antica usanza ebraica di sepoltura) due monetine (lepta) coniate da Pilato nel 29-30 d.C

Sul telo vi sono pollini provenienti da 58 specie di piante, di cui solo 17 tipiche dell’Europa (molte di queste piante non esistono più). Il polline più frequente è identico a quello che si trova presso il lago di Tiberiade e nelle zone limitrofe al Giordano.

Nelle icone e nelle monete bizantine vi sono evidenti tracce sindoniche. Fra icone, monete e sindone i punti di convergenza vanno dai 145 ai 190 (a volte si arriva a 250!). Per la medicina legale ne bastano 50-60 per stabilire l’identica origine di due rappresentazioni diverse.

Il tipo di tessitura del telo corrisponde a quello in uso nel Medioriente (tracce di cotone tra le fibre di lino). Il lenzuolo è simile a quelli trovati in antiche sepolture egizie, a Pompei e in Siria (patria originaria di questa tessitura).

Nel telo vi sono spore, funghi e acari simili a quelli trovati in tombe dello stesso periodo.

Gesù non venne direttamente inchiodato alla croce, prima ci fu un "regolare" processo, dopodiché l'uomo della sindone venne frustato.

Sul capo dell'uomo della sindone fu veramente posto un casco di spine , e ciò è testimoniato dalla presenza di numerose colature che appaiono appena sopra del volto, sulla parte della sindone che avvolse la nuca di nostro signore. Tutte queste colature mostrano senza ombra di dubbio che il condannato ricevette molte percosse, soprattutto sull'emisfero destro (che appare più rigonfio dell'altro) tali da indurlo a piegare il volto dall'altra parte facendo colare il sangue dall'altra parte...dalla direzione della colate si deduce anche la posizione tenuta dal condannato durante la crocifissione.

Il corpo - Nessuno ha potuto appurare con sicurezza come questi segni si siano formati, i più religiosi affermano che con assoluta certezza si tratta dell'aura di luce sprigionatasi dal corpo di N.S. Gesù nel momento della sua risurrezione.

Altri affermano invece con certezza che si tratta della traccia lasciata dagli oli che furono posti dai seppellitori di Gesù, Aloe e Mirra i quali grazie ai vapori di ammoniaca sprigionati dal corpo ormai morto dell'uomo della Sindone.

Questa ipotesi è per il primo momento la più sicura perché alla luce degli esperimenti condotti, numerosi scienziati hanno provato, con ottimi risultati che l'immagine è realmente riproducibile tramite un semplice esperimento (per la cronaca gli ingredienti sono: una persona molto paziente e ferma e un po' d'aloe). Perché è proprio quest'olio  a produrre l'imbrunimento delle fibre vegetali del lino formando così l'immagine.

Recenti studi hanno però opposto a questa teoria la famosa ipotesi "radiante" che prevede che il corpo dell'uomo della sindone abbia emesso un fascio di luce, una radiazione appunto, capace di impressionare il telo e creare così l'impronta sindonica.

 

Notizie e gif tratte dai siti :
 


www.ivoyage.it/sindone/lenzuolo.htm

 

 

 

La Sollevazione

La Sollevazione

Controluce

La Sollevazione

La Sollevazione

La Sollevazione

La Sollevazione

Foto ediz.Rosa Gianquinto

VANGELO
 Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».

(Gv 19,17-22)





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




©
Testo, foto e video di Beppino Tartaro
Top