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Gruppo 12 - LA SENTENZA


Opera di Domenico Nolfo 

 Ceto dei Macellai

  Pur non convinto della colpevolezza di Gesù, Pilato cede al volere della folla, ma prima di concedere il condannato ai suoi carnefici, il procuratore romano si lava le mani, affermando " Io sono innocente del sangue di questo giusto ".

  

Erroneamente si è sempre ritenuto che il gruppo venne affidato ai macellai ( ars buceriorum ) con l'atto rogato dal notaio Saverio Cognata il 28 febbraio 1782.
Sembrerebbe invece che la scrittura esamina un contenzioso tra i confrati della Compagnia di San Michele Arcangelo e non riporta alcuna frase, parola o termine attinente ai bucceri o ai beccaj o alla concessione del gruppo ed al contrario, descrive la partecipazione dei patrizi alla processione con la statua dell’Addolorata insieme al simulacro di " Gesù nell' Urna ", condotto dai confrati di detta compagnia, il Venerdì Santo".
Di certo vi è, al momento, solo l'atto di concessione, rogato dal notaio Ignazio Cosenza il 13 agosto 1787 nel quale la Compagnia di San Michele
concesse l'uso della cappella costruita dai beccaj dentro la chiesa di San Michele, ed in tal atto non solo è testimoniata la partecipazione di quest’arte alla processione dei Misteri insieme alle altre ma soprattutto e la menzione di aver fatto costruire, di recente, il proprio mistere.  

L' affidamento del gruppo alla categoria dei macellai  generò aspre discussioni tra le altre maestranze che non ritenevano i macellai idonei a fregiarsi del titolo di maestranza e non appena la categoria ottenne il riconoscimento di maestranza, affidò probabilmente a Domenico Nolfo la costruzione di un nuovo gruppo.

Originariamente i consoli dell'arte pensarono di inserire tra le statue del gruppo anche la figura di Misandro, un losco personaggio che insieme al sacerdote Nizech, fu tra i principali accusatori di Gesù. Nel documento è chiaramente indicata la figura di Misandro che venne successivamente sostituita da un soldato recante la scritta " I.N.R.J." .

Negli anni '20 l'antica " vara " su cui poggiava il gruppo venne sostituita da un'altra più piccola, le cui ridotte dimensioni hanno costretto ad un riavvicinamento delle statue, tale che la figura del servo con la bacinella è oggi coperta dal tribuno romano.

Il gruppo vede dominare l'imponente figura orientaleggiante, come nell2 Ecce Homo ", del prefetto Pilato, con viso austero pieno di profonda mestizia . Questi, cedendo alle pressioni della folla, emette la condanna di morte nei confronti di Gesù che ascolta con la corona di spine, col manto di porpora sul nudo corpo dolorante e tenuto in catene da un soldato; un servo che porge al Procuratore Pilato la bacinella ed un tribuno che reca l'ingiuriosa scritta " J.N.R.I ".  

Interessante è la descrizione del gruppo scritta dal Canonico Fortunato Mondello nel suo libro - La Processione del Venerdì Santo in Trapani - a cura di Giovanni Cammareri: " ...Richiamando l'attenzione sulle singole parti di questo eccellente Gruppo non può farsi a meno di scorrere con la mente le diverse azioni de' personaggi, di cui si compone, ed ammirarvi lo spirito di essi, animati col soffio dell'arte che educa i popoli alla civiltà, e riforma i costumi. 
Oltre ogni dire belle sono le fattezze del Nazareno, che con eloquente modestia, confonde i pensieri dubiosi di Pilato, in preda alle lotte della coscienza. Ritto accanto gli sta un soldato romano, con tale carattere di indifferenza, che dichiara l'indole della sua conquistatrice nazione. La figura di Gesù, nello stato della sua umiliazione, meditando, prepara la caduta della civiltà orientale sulle rovine del regno di giuda, e il risorgimento della nova civiltà cristiana sul distrutto impero de'Cesari.......Neppure parmi ozioso il valletto col suo catino d'acqua e con l'asciugamano in ispalla....
"

 


CURIOSITA'

Fino ai primi anni del '90'0 questo gruppo  era conosciuto come " La condanna di Gesù " ed usciva in processione come nono , dopo " Gesù dinanzi ad Erode " e prima della " Flagellazione ". 

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Attribuito alla scuola dei fratelli Nolfo, il Ferro ne attribuì inizialmente la paternità a Domenico ma poi così aggiunse " Francesco vi lavorò moltissimo in aiuto del fratello, di cui valeva anche di più. Così quegli accoppiamenti di tante figure, che decorano la serie de'gruppi, che si conservano nella compagnia di san Michele, è dovuto, in gran parte alla perizia scultorea di Francesco ". 


APPROFONDIMENTI :

PONZIO PILATO  fu il quinto governatore della provincia della Giudea, provincia dell'Impero Romano dall'anno 6 d.C.  Governò dal 26 al 37 d.C.
La zona del suo governatorato (Giudea, Samaria ed Idumea) era assai ridotta (ca. Km 160 per 70) , ma popolata da gruppi etnici diversi (giudei, samaritani e pagani) e con due capitali di fatto: Gerusalemme, centro religioso ebreo, e Cesarea, dove risiedeva il governatore con le truppe ausiliarie romane. Il suo incarico era soggetto all'autorità generale del Legato di Siria, ma conservava assoluta autorità per quanto riguardava l'amministrazione ed il controllo della sua provincia . Prima del suo arrivo in Giudea Pilato risulta sconosciuto, ma senza dubbio doveva possedere relazioni influenti alla corte imperiale.
Non fu mai gradito ai Giudei, né egli era accondiscendente con loro. In seguito alle lamentele e alle accuse della popolazione presso l' imperatore Tiberio, Pilato venne deposto dalla carica di procuratore.
Sembra sia giunto a Roma dopo la morte di Tiberio (marzo 37 d.C.). Il suo incarico non venne confermato e da qui in poi non se ne sa nulla di certo.
Qualche fonte, assai posteriore e di scarsissimo peso, sostiene si sia suicidato per ordine di Caligola. Altre sostengono sia stato condannato a morte da Nerone (perché scoperto cristiano).


Testo di Marco Capurro

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RE DEI GIUDEI è il capo d'accusa ed il motivo della condanna di Gesù. Appare sul cartello indicante le colpe di Cristo; l'uso di esporre il motivo della condanna per le persecuzioni pubbliche era diffuso nell'impero romano. Da notare che il termine " Re dei Giudei " poteva essere usato soltanto dai pagani, mentre un Ebreo avrebbe piuttosto usato il titolo " Re d' Israele ".

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GLI EBREI NON SONO RESPONSABILI DELLA MORTE DI GESU' Tenendo conto della complessità storica del processo di Gesù espressa nei racconti evangelici e quale possa essere il peccato personale dei protagonisti del processo (Giuda, il Sinedrio, Pilato), che Dio solo conosce, non si può attribuirne la responsabilità all'insieme degli Ebrei di Gerusalemme, malgrado le grida di una folla manipolata e i rimproveri collettivi contenuti negli appelli alla conversione dopo la Pentecoste. Gesù stesso perdonando sulla croce  e Pietro sul suo esempio, hanno riconosciuto l'“ignoranza” degli Ebrei di Gerusalemme ed anche dei loro capi.
Molto bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano II. : “Quanto è stato commesso durante la Passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. Gli Ebrei non devono essere presentati né come rigettati da Dio, né come maledetti, come se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura”.

Tratto dal Catechismo della Chiesa Cattolica


 

La Sentenza

Gesù

Pilato

soldato

soldato

servo

La Sentenza

Foto Matera

VANGELO
 Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!».

(Mt 27,17-24)





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Testo e foto di Beppino Tartaro
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