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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
12 - LA SENTENZA
Opera
di Domenico Nolfo
Ceto dei Macellai
Pur
non convinto della colpevolezza di Gesù, Pilato cede al
volere della folla, ma prima di concedere il condannato ai
suoi carnefici, il procuratore romano si lava le mani,
affermando " Io sono innocente del sangue di questo
giusto ".
Erroneamente
si è sempre ritenuto che il gruppo venne affidato ai macellai ( ars
buceriorum ) con l'atto rogato dal notaio Saverio Cognata il
28 febbraio 1782.
Sembrerebbe invece che la scrittura esamina un contenzioso tra i confrati della Compagnia di San Michele Arcangelo e non
riporta alcuna frase, parola o termine attinente ai bucceri o
ai beccaj o alla concessione del gruppo ed al contrario,
descrive la partecipazione dei patrizi alla processione con la
statua dell’Addolorata insieme al simulacro di " Gesù
nell' Urna ",
condotto dai confrati di detta compagnia, il Venerdì
Santo".
Di certo vi è, al momento, solo l'atto di
concessione, rogato dal notaio Ignazio Cosenza il 13 agosto 1787
nel quale la Compagnia di San Michele
concesse
l'uso della cappella costruita dai beccaj dentro la
chiesa di San Michele, ed in tal atto non solo è
testimoniata la partecipazione di quest’arte alla
processione dei Misteri insieme alle altre ma soprattutto e la menzione di
aver fatto costruire, di recente, il proprio mistere.
L' affidamento
del gruppo alla categoria dei macellai generò aspre discussioni tra le altre
maestranze che non ritenevano i macellai idonei a fregiarsi
del titolo di maestranza e non appena
la categoria ottenne il riconoscimento di maestranza, affidò
probabilmente a Domenico Nolfo la costruzione di un nuovo gruppo.
Originariamente i
consoli dell'arte pensarono di inserire tra le statue del
gruppo anche la figura di Misandro, un losco personaggio che
insieme al sacerdote Nizech, fu tra i principali accusatori di
Gesù. Nel documento è chiaramente indicata la figura di
Misandro che venne successivamente sostituita da un soldato
recante la scritta " I.N.R.J." .
Negli
anni '20 l'antica " vara " su cui poggiava il gruppo venne
sostituita da un'altra più piccola, le cui ridotte dimensioni
hanno costretto ad un riavvicinamento delle statue, tale che
la figura del servo con la bacinella è oggi coperta dal tribuno
romano.
Il gruppo
vede dominare l'imponente figura orientaleggiante, come nell2
Ecce Homo ", del prefetto Pilato,
con viso austero pieno
di profonda mestizia . Questi, cedendo alle pressioni della
folla, emette la condanna di morte nei confronti di Gesù che
ascolta con la corona di spine, col manto di porpora sul nudo
corpo dolorante e tenuto in catene da un soldato; un servo che
porge al Procuratore Pilato la bacinella ed un tribuno che
reca l'ingiuriosa scritta " J.N.R.I ".
Interessante
è la descrizione del gruppo scritta dal Canonico Fortunato Mondello
nel suo libro - La
Processione del Venerdì Santo in Trapani - a cura di Giovanni Cammareri: " ...Richiamando
l'attenzione sulle singole parti di questo eccellente Gruppo
non può farsi a meno di scorrere con la mente le diverse
azioni de' personaggi, di cui si compone, ed ammirarvi lo
spirito di essi, animati col soffio dell'arte che educa i
popoli alla civiltà, e riforma i costumi.
Oltre ogni dire belle sono le fattezze del Nazareno, che con
eloquente modestia, confonde i pensieri dubiosi di Pilato, in
preda alle lotte della coscienza. Ritto accanto gli sta un
soldato romano, con tale carattere di indifferenza, che
dichiara l'indole della sua conquistatrice nazione. La figura
di Gesù, nello stato della sua umiliazione, meditando,
prepara la caduta della civiltà orientale sulle rovine del
regno di giuda, e il risorgimento della nova civiltà
cristiana sul distrutto impero de'Cesari.......Neppure parmi
ozioso il valletto col suo catino d'acqua e con l'asciugamano
in ispalla...."
CURIOSITA'
Fino ai primi anni del '90'0 questo gruppo era
conosciuto come " La condanna di Gesù " ed usciva
in processione come nono , dopo " Gesù dinanzi ad
Erode " e prima della " Flagellazione ".
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Attribuito
alla scuola dei fratelli Nolfo, il Ferro ne attribuì
inizialmente la paternità a Domenico ma poi così aggiunse
" Francesco vi lavorò moltissimo in aiuto del
fratello, di cui valeva anche di più. Così quegli
accoppiamenti di tante figure, che decorano la serie de'gruppi,
che si conservano nella compagnia di san Michele, è dovuto,
in gran parte alla perizia scultorea di Francesco
".
APPROFONDIMENTI
:
PONZIO
PILATO fu il quinto
governatore della provincia della Giudea,
provincia dell'Impero Romano dall'anno 6 d.C. Governò
dal 26 al 37 d.C.
La zona del suo governatorato (Giudea, Samaria ed
Idumea) era assai ridotta (ca. Km 160 per 70) , ma popolata da
gruppi etnici diversi (giudei, samaritani e pagani) e con due
capitali di fatto: Gerusalemme, centro religioso ebreo, e
Cesarea, dove risiedeva il governatore con le truppe
ausiliarie romane. Il suo incarico era soggetto all'autorità
generale del Legato di Siria, ma conservava assoluta autorità
per quanto riguardava l'amministrazione ed il controllo della
sua provincia . Prima del suo arrivo in Giudea Pilato risulta
sconosciuto, ma senza dubbio doveva possedere relazioni
influenti alla corte imperiale.
Non fu mai gradito ai Giudei, né egli
era accondiscendente con loro. In seguito alle lamentele e
alle accuse della popolazione presso l' imperatore Tiberio,
Pilato venne deposto dalla carica di procuratore.
Sembra sia giunto a Roma dopo la morte
di Tiberio (marzo 37 d.C.). Il suo incarico non venne
confermato e da qui in poi non se ne sa nulla di certo.
Qualche fonte, assai posteriore e di scarsissimo peso,
sostiene si sia suicidato per ordine di Caligola. Altre
sostengono sia stato condannato a morte da Nerone (perché
scoperto cristiano).
Testo di Marco Capurro
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RE DEI GIUDEI
è il capo d'accusa ed il motivo della
condanna di Gesù. Appare sul cartello indicante le colpe di
Cristo; l'uso di esporre il motivo della condanna per le
persecuzioni pubbliche era diffuso nell'impero romano. Da
notare che il termine " Re dei Giudei " poteva
essere usato soltanto dai pagani, mentre un Ebreo avrebbe
piuttosto usato il titolo " Re d' Israele ".
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GLI
EBREI NON SONO RESPONSABILI DELLA MORTE DI GESU'
Tenendo conto della complessità storica del processo di Gesù
espressa nei racconti evangelici e quale possa essere il
peccato personale dei protagonisti del processo (Giuda, il
Sinedrio, Pilato), che Dio solo conosce, non si può
attribuirne la responsabilità all'insieme degli Ebrei di
Gerusalemme, malgrado le grida di una folla manipolata e i
rimproveri collettivi contenuti negli appelli alla conversione
dopo la Pentecoste. Gesù stesso perdonando sulla croce
e Pietro sul suo esempio, hanno riconosciuto
l'“ignoranza” degli Ebrei di Gerusalemme ed anche dei loro
capi.
Molto bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano II. :
“Quanto è stato commesso durante la Passione non può
essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora
viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. Gli Ebrei non devono
essere presentati né come rigettati da Dio, né come
maledetti, come se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura”.
Tratto
dal Catechismo della Chiesa Cattolica
Approfondimenti
nel sito:

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