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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
7 - LA NEGAZIONE -
Opera
di Baldassare Pisciotta
Ceto dei Barbieri
e Parrucchieri
(
in passato affidato ai
Tosatori
)
Gesù è condotto nel cortile del
Sinedrio. Una donna scorge Pietro e lo indica come seguace del Nazareno, ma
l'Apostolo nega di conoscerlo e mentre un gallo canta, Gesù volge al discepolo
uno sguardo di consapevole dolore.
Il 1°
dicembre 1661 con atto del notaio Giacomo Del Monaco (
corda11137 bis - AST Trapani ) venne
concesso all'arte dei barbieri ( ars barbitonsorum ),
successivamente si unirono i parrucchieri ed in
tempi recenti si sono aggregate le categorie affini.
Con atto
del notaio Baldassare
Renda rogato il 15 ottobre 1769 - corda
12705 - AST Trapani ), venne affidato allo scultore Baldassare
Pisciotta la realizzazione di un nuovo gruppo. Dall'atto
notarile si evince che il gruppo era conosciuto come " Divi Petri plangentis ", prendendo spunto dalla lacrima che
solca il volto dell'apostolo nel momento in cui si appresta a
negare la conoscenza di Gesù.
" U mistere varveri
" non ha mai subito interventi radicali; di buona
qualità sono altresì le suppellettili argentee.
L'episodio
raffigurato è tratto dai Vangeli ed è stato fedelmente
riprodotto.
L'artista
raffigura l'ancella che seduta innanzi ad uno scaldino " cufune
", si rivolge a Pietro additandolo come seguace del
Nazareno. Accanto alla donna un gallo che canta su una
colonna, mentre un soldato trascina Gesù incatenato
Particolarmente
suggestivi sono i volti del Cristo e dell'apostolo. Gesù
perdona Pietro per averlo rinnegato e lo sguardo del Nazareno
è intriso di dolore e perdono, così come Pietro, cui
dall'occhio destro sgorgano lacrime, è al tempo stesso
provato e sofferente.
CURIOSITA'
Dal libro del Canonico P.Fortunato Mondello " La
Processione del Venerdì Santo in Trapani "
nell'edizione curata da Giovanni Cammareri :
"...Così
facevegli ( Baldassare Pisciotta n.d.r. ) la portinaia
del Sommo Sacerdote seduta innanzi al suo scalino, me la
faceva ravvisare di un'aria oziosa ed importuna. Il soldato
che conduce il Nazareno fra' lacci con ciglio torvo e con
volto furibondo dimostra tutta la sua rabbiosa compiacenza.
Il
volto di Gesù Cristo è incomparabilmente bello. L'azione
nell'istante prezioso,quand'egli rivolto un poco dalla parte
destra, lancia uno sguardo sovra di Pietro. quelle pupille
parlano assai più espressivamente delle labbra e fanno
richiamare nel discepolo l'idea del vaticinato suo
delitto.
Ma
in quell'occhiata non vi entra né l'asprezza, né
l'austerità, né la minaccia. Pare annunziar volesse il
Redentore di essere più sensibile alla sventura del suo
Pietro, che alla sua propria attesa.
L'
Apostolo nel discovrire quegli sguardi tanto a lui familiari,
con mani alzate, e con moto retrogrado, fa conoscere il
tumulto del suo cuore, e quanta fosse l'anima sua
fortemente straziata dal rimorso, dal palpito e dalla
detestazione della colpa commessa."
....."Pisciotta,
in questa guisa ebbe la compiacenza di far vedere allo
spettatore quello, che dalla storia santa ci viene consegnato
con tanta chiarezza . Per portare egli finalmente la
verosimiglianza dei luoghi e dei tempi dell'argomento, vestì
i suoi personaggi di abbigliamenti invernali. Gesù Cristo
avea sofferto verso il plenilunio di marzo".
...."Ed
ora raccomando alla Maestranza di non portare alcuna
innovazione o ristauro a questo inestimabile Gruppo,
sommariamente artistico perfino nel gallo, sì naturalmente
vivo, che pare emettere il trino suo canto".
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Sono
rimasti soltanto due ceti a far indossare ai soldati romani
presenti nel gruppo i variopinti pennacchi colorati. Li
troviamo infatti nei gruppi : " La Negazione" e
"Gesù dinnanzi ad Erode".Nel corso degli anni
infatti, gli altri ceti hanno provveduto a sostituire le
colorite decorazioni con pennacchi in argento.
APPROFONDIMENTI
LA PARLATA DI PIETRO era quella degli abitanti della
Galilea che attenuavano i suoni gutturali e aspirati,
frequenti nelle lingue semitiche e nell' aramaico parlato al
tempo di Gesù.
Inoltre confondevano alcune consonanti e non ne pronunciavano
esattamente altre. Gli abitanti della Giudea e del sud
parlavano più correttamente e spesso avevano difficoltà a
capire i Galilei e gli abitanti del nord.
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SIMON PIETRO nacque a Bethsaida in Galilea, pescatore sul
lago di Tiberiade, insieme al fratello Andrea, il suo nome era
Simone, che in ebraico significava “Dio ha ascoltato”;
sposato e forse vedovo perché nel Vangelo è citata solo la
suocera, mentre nei Vangeli apocrifi è riportato che aveva
una figlia, la leggendaria santa Petronilla; il fratello
Andrea, dopo aver ascoltato l’esclamazione di Giovanni
Battista: ”Ecco l’Agnello di Dio!” indicando Gesù, si
era recato a conoscerlo ed ascoltarlo e convintosi, disse poi
a Simone “Abbiamo trovato il Messia!” e lo condusse con sé
da Gesù.
Pietro fu chiamato da Cristo a seguirlo dicendogli “Tu sei
Simone il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa = Pietro (che
in latino è tradotto Petrus); in seguito dopo la pesca
miracolosa, avrà la promessa da Cristo che diventerà
pescatore di anime.
Fu tra i più intraprendenti e certamente il più impulsivo
degli Apostoli, per cui ne divenne il portavoce e capo
riconosciuto, con la celebre promessa del primato: “E io ti
dico che sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia
Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di
essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che
legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che
scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Ciò nonostante anche lui fu preso da grande timore durante
l’arresto e il supplizio di Gesù, e lo rinnegò tre volte.
Ma si pentì subito di ciò e pianse lagrime amare di rimorso;
egli non è un’asceta, un diplomatico, anzi è uno che
afferma drasticamente le cose e le dice, protesta come quando
il Maestro preannuncia la sua imminente morte, Pietro pensa e
poi afferma: “Il Maestro deve morire? Assurdo!”, come
altrettanto decisamente si rifiuta di farsi lavare i piedi da
Gesù, durante l’ultima cena, ma in questa ed altre
occasioni riceve i rimproveri del Maestro ed egli pur non
comprendendo, accetta sempre, perché sapeva od aveva intuito
di trovarsi davanti alla Verità.
È un uomo semplice, schietto, diremmo sanguigno, agisce
d’impeto come quando cerca con la spada, di opporsi alla
cattura di Gesù, che ancora una volta lo riprende per queste
sue reazioni di essere umano, non ancora conscio, del grande
evento della Redenzione e quindi, privato delle sue forze solo
umane, non gli resta altro che fuggire ed assistere impotente
ed angosciato agli episodi della Passione di Cristo.
Dopo la crocifissione e la Resurrezione, Pietro ormai convinto
della missione salvifica del suo Maestro, riprende coraggio e
torna quindi a radunare gli altri Apostoli e discepoli
dispersi, infondendo coraggio a tutti, fino alla riunione nel
Cenacolo cui partecipa anche Maria.
Lì ricevettero lo Spirito Santo, ebbero così la forza di
affrontare i nemici del nascente cristianesimo e con il
miracolo della comprensione delle lingue, uscirono a predicare
le Verità della nuova Fede.
Gli Apostoli nell’ardore di propagare il Cristianesimo a
tutte le genti, non solo agli israeliti, dopo 12 anni
trascorsi a Gerusalemme, si sparsero per il mondo conosciuto
di allora.
Pietro ebbe il dono di operare miracoli, alla porta del tempio
guarì un povero storpio, suscitando entusiasmo tra il popolo
e preoccupazione nel Sinedrio. Anania e Zaffira caddero ai
suoi piedi stecchiti, per aver mentito e Simon Mago che voleva
con i suoi soldi comprare da lui il potere di fare miracoli,
subì parole durissime e cadendo rovinosamente, in un
tentativo di operarli da solo.
Risuscitò Tabita a Giaffa per la gioia di quella comunità
fuori Gerusalemme. Ammise al battesimo il centurione romano
Cornelio e la sua famiglia, stabilendo così che cristiani
potevano essere anche i pagani e chi non era circonciso, come
fino allora prescriveva la legge ebraica di Mosè.
Subì il carcere e miracolosamente liberato, lasciò
Gerusalemme, dove la vita era diventata molto rischiosa a
causa della persecuzione di Erode Antipa, intraprese vari
viaggi, poi nell’anno 42 dell’era cristiana dopo essere
stato ad Antiochia, giunse in Italia proseguendo fino a Roma
‘caput mundi’, centro dell’immenso Impero Romano, ne fu
vescovo e primo papa per 25 anni, anche se interrotti da
qualche viaggio apostolico.
A causa dell’incendio di Roma dell’anno 644, di cui furono
incolpati i cristiani, avvenne la prima persecuzione voluta da
Nerone; fra le migliaia e migliaia di vittime vi fu anche
Pietro il quale finì nel carcere Mamertino e nel 67 (alcuni
studiosi dicono nel 64), fu crocifisso sul colle Vaticano nel
circo Neroniano, la tradizione antichissima fa risalire allo
storico cristiano Origene, la prima notizia che Pietro fu
crocifisso per sua volontà, con la testa in giù; nello
stesso anno s. Paolo veniva decollato sempre a Roma ma fuori
le mura.
Il corpo di Pietro venne sepolto a destra della via Cornelia,
dove fu poi innalzata la Basilica Costantiniana.
La grandezza di Pietro consiste principalmente nella dignità
di cui fu rivestito e che trascendendo la sua persona, si
perpetua nell’istituzione del papato. Primo papa, Vicario di
Cristo, capo visibile della Chiesa, egli è il capolista di
una gerarchia che da venti secoli si avvicenda nella guida dei
fedeli credenti.
L’umile pescatore di Bethsaida, si trovò a guidare la
nascente Chiesa, in un periodo cruciale per l’affermazione
nel mondo pagano dei principi del Cristianesimo; istituì il
primo ordinamento ecclesiastico e la recita del ‘Pater
noster’.
Indisse il 1° Concilio di Gerusalemme, fu ispiratore del
Vangelo di Marco, autore di due lettere apostoliche nonostante
la sua scarsa cultura, nominò apostolo il discepolo Mattia al
posto del suicida Giuda Iscariote.
Il primo simbolo che caratterizza la figura di Pietro e dei
suoi successori è la ‘Cattedra’, segno della potestà di
insegnare, confermare, guidare e governare il popolo
cristiano, la ‘cattedra’ è inserita nel grande capolavoro
della “Gloria” del Bernini, che sovrasta l’altare
maggiore in fondo alla Basilica Vaticana, a sua volta
sovrastata dall’allegoria della colomba, raffigurante lo
Spirito Santo che l’assiste e lo guida.
Il secondo simbolo, il più diffuso, è lo stemma pontificio,
comprendente una tiara, copricapo esclusivo del papa con le
chiavi incrociate. La tiara porta tre corone sovrapposte,
quale simbolo dell’immensa potestà del pontefice (nel
pontificale romano del 1596, la tiara o triregno, stava ad
indicare il papa come padre dei principi e dei re, rettore del
mondo cattolico e Vicario di Cristo). Questo simbolo
perpetuato e arricchito nei secoli da artisti insigni, nelle
loro opere di pittura, scultura, araldica, raffiguranti i vari
papi, oggi non è più usata e nelle cerimonie
d’incoronazione è stata sostituita dalla mitria vescovile.
Questo ad indicare che il papa più che essere al disopra di
tutti regnanti, è invece vescovo tra i vescovi e che il suo
primato è tale perché vescovo di Roma, a cui la tradizione
apostolica millenaria aveva affidato tale compito. Le chiavi
simboleggiano la potestà di aprire e chiudere il regno dei
cieli, come detto da Gesù a Pietro.
Per tutti i secoli successivi, s. Pietro, rimase fino al 1846
il papa che aveva governato più a lungo di tutti con i suoi
25 anni, poi venne Pio IX con i suoi 32 anni di governo; ma
l’attuale pontefice Giovanni Paolo II ha raggiunto
anch’egli il quarto di secolo come s. Pietro.
Nessun successore per rispetto, ha voluto chiamarsi Pietro.
Nella Basilica Vaticana, nella cripta sotto il maestoso altare
con il baldacchino del Bernini, detto della ‘Confessione’,
vi sono le reliquie di S. Pietro, venute alla luce durante i
lavori di restauro e consolidamento archeologico, fatti
eseguire da papa Pio XII negli anni ’50.
Testo di Antonio Borrelli, tratto dal
sito www.santiebeati.it
Approfondimenti nel sito :

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