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Gruppo 7 - LA NEGAZIONE  -


Opera di Baldassare Pisciotta  

 Ceto dei Barbieri e Parrucchieri

( in passato affidato ai Tosatori   )

 

 Gesù è condotto nel cortile del Sinedrio. Una donna scorge Pietro e lo indica come seguace del Nazareno, ma l'Apostolo nega di conoscerlo e mentre un gallo canta, Gesù volge al discepolo uno sguardo di consapevole dolore.   
 

Il 1° dicembre 1661 con atto del notaio Giacomo Del Monaco ( corda11137 bis - AST Trapani ) venne concesso all'arte dei barbieri ( ars barbitonsorum ), successivamente si unirono i parrucchieri ed in tempi recenti si sono aggregate  le categorie affini.

Con atto del notaio Baldassare Renda rogato il 15 ottobre 1769 - corda 12705 - AST Trapani ), venne affidato allo scultore Baldassare Pisciotta la realizzazione di un nuovo gruppo. Dall'atto notarile si evince che il gruppo era conosciuto come " Divi Petri plangentis ", prendendo spunto dalla lacrima che solca il volto dell'apostolo nel momento in cui si appresta a negare la conoscenza di Gesù.

" U mistere varveri " non ha mai subito interventi radicali; di buona qualità sono altresì le suppellettili argentee. 

L'episodio raffigurato è tratto dai Vangeli ed è stato fedelmente riprodotto.

L'artista raffigura l'ancella che seduta innanzi ad uno scaldino " cufune ", si rivolge a Pietro additandolo come seguace del Nazareno. Accanto alla donna un gallo che canta su una colonna, mentre un soldato trascina Gesù incatenato

Particolarmente suggestivi sono i volti del Cristo e dell'apostolo. Gesù perdona Pietro per averlo rinnegato e lo sguardo del Nazareno è intriso di dolore e perdono, così come Pietro, cui dall'occhio destro sgorgano lacrime, è al tempo stesso provato e sofferente.

   


CURIOSITA'

Dal libro del Canonico P.Fortunato Mondello " La Processione del Venerdì Santo in Trapani "
nell'edizione curata da Giovanni Cammareri : 

"...Così facevegli ( Baldassare Pisciotta n.d.r. ) la portinaia del Sommo Sacerdote seduta innanzi al suo scalino, me la faceva ravvisare di un'aria oziosa ed importuna. Il soldato che conduce il Nazareno fra' lacci con ciglio torvo e con volto furibondo dimostra tutta la sua rabbiosa compiacenza.

Il volto di Gesù Cristo è incomparabilmente bello. L'azione nell'istante prezioso,quand'egli rivolto un poco dalla parte destra, lancia uno sguardo sovra di Pietro. quelle pupille parlano assai più espressivamente delle labbra e fanno richiamare nel discepolo l'idea del vaticinato suo delitto. 

Ma in quell'occhiata non vi entra né l'asprezza, né l'austerità, né la minaccia. Pare annunziar volesse il Redentore di essere più sensibile alla sventura del suo Pietro, che alla sua propria attesa.

L' Apostolo nel discovrire quegli sguardi tanto a lui familiari, con mani alzate, e con moto retrogrado, fa conoscere il tumulto del suo cuore, e quanta  fosse l'anima sua fortemente straziata dal rimorso, dal palpito e dalla detestazione della colpa commessa."

....."Pisciotta, in questa guisa ebbe la compiacenza di far vedere allo spettatore quello, che dalla storia santa ci viene consegnato con tanta chiarezza . Per portare egli finalmente la verosimiglianza dei luoghi e dei tempi dell'argomento, vestì i suoi personaggi di abbigliamenti invernali. Gesù Cristo avea sofferto verso il plenilunio di marzo".

...."Ed ora raccomando alla Maestranza di non portare alcuna innovazione o ristauro a questo inestimabile Gruppo, sommariamente artistico perfino nel gallo, sì naturalmente vivo, che pare emettere il trino suo canto".


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Sono rimasti soltanto due ceti a far indossare ai soldati romani presenti nel gruppo i variopinti pennacchi colorati. Li troviamo infatti nei gruppi : " La Negazione" e "Gesù dinnanzi ad Erode".Nel corso degli anni infatti,  gli altri ceti hanno provveduto a sostituire le colorite decorazioni con pennacchi in argento.


APPROFONDIMENTI

LA PARLATA DI PIETRO era quella degli abitanti della Galilea che attenuavano i suoni gutturali e aspirati, frequenti nelle lingue semitiche e nell' aramaico parlato al tempo di Gesù. 
Inoltre confondevano alcune consonanti e non ne pronunciavano esattamente altre. Gli abitanti della Giudea e del sud parlavano più correttamente e spesso avevano difficoltà a capire i Galilei e gli abitanti del nord.


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SIMON PIETRO nacque a Bethsaida in Galilea, pescatore sul lago di Tiberiade, insieme al fratello Andrea, il suo nome era Simone, che in ebraico significava “Dio ha ascoltato”; sposato e forse vedovo perché nel Vangelo è citata solo la suocera, mentre nei Vangeli apocrifi è riportato che aveva una figlia, la leggendaria santa Petronilla; il fratello Andrea, dopo aver ascoltato l’esclamazione di Giovanni Battista: ”Ecco l’Agnello di Dio!” indicando Gesù, si era recato a conoscerlo ed ascoltarlo e convintosi, disse poi a Simone “Abbiamo trovato il Messia!” e lo condusse con sé da Gesù.
Pietro fu chiamato da Cristo a seguirlo dicendogli “Tu sei Simone il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa = Pietro (che in latino è tradotto Petrus); in seguito dopo la pesca miracolosa, avrà la promessa da Cristo che diventerà pescatore di anime.
Fu tra i più intraprendenti e certamente il più impulsivo degli Apostoli, per cui ne divenne il portavoce e capo riconosciuto, con la celebre promessa del primato: “E io ti dico che sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Ciò nonostante anche lui fu preso da grande timore durante l’arresto e il supplizio di Gesù, e lo rinnegò tre volte. Ma si pentì subito di ciò e pianse lagrime amare di rimorso; egli non è un’asceta, un diplomatico, anzi è uno che afferma drasticamente le cose e le dice, protesta come quando il Maestro preannuncia la sua imminente morte, Pietro pensa e poi afferma: “Il Maestro deve morire? Assurdo!”, come altrettanto decisamente si rifiuta di farsi lavare i piedi da Gesù, durante l’ultima cena, ma in questa ed altre occasioni riceve i rimproveri del Maestro ed egli pur non comprendendo, accetta sempre, perché sapeva od aveva intuito di trovarsi davanti alla Verità.
È un uomo semplice, schietto, diremmo sanguigno, agisce d’impeto come quando cerca con la spada, di opporsi alla cattura di Gesù, che ancora una volta lo riprende per queste sue reazioni di essere umano, non ancora conscio, del grande evento della Redenzione e quindi, privato delle sue forze solo umane, non gli resta altro che fuggire ed assistere impotente ed angosciato agli episodi della Passione di Cristo.
Dopo la crocifissione e la Resurrezione, Pietro ormai convinto della missione salvifica del suo Maestro, riprende coraggio e torna quindi a radunare gli altri Apostoli e discepoli dispersi, infondendo coraggio a tutti, fino alla riunione nel Cenacolo cui partecipa anche Maria.
Lì ricevettero lo Spirito Santo, ebbero così la forza di affrontare i nemici del nascente cristianesimo e con il miracolo della comprensione delle lingue, uscirono a predicare le Verità della nuova Fede.
Gli Apostoli nell’ardore di propagare il Cristianesimo a tutte le genti, non solo agli israeliti, dopo 12 anni trascorsi a Gerusalemme, si sparsero per il mondo conosciuto di allora.
Pietro ebbe il dono di operare miracoli, alla porta del tempio guarì un povero storpio, suscitando entusiasmo tra il popolo e preoccupazione nel Sinedrio. Anania e Zaffira caddero ai suoi piedi stecchiti, per aver mentito e Simon Mago che voleva con i suoi soldi comprare da lui il potere di fare miracoli, subì parole durissime e cadendo rovinosamente, in un tentativo di operarli da solo.
Risuscitò Tabita a Giaffa per la gioia di quella comunità fuori Gerusalemme. Ammise al battesimo il centurione romano Cornelio e la sua famiglia, stabilendo così che cristiani potevano essere anche i pagani e chi non era circonciso, come fino allora prescriveva la legge ebraica di Mosè.
Subì il carcere e miracolosamente liberato, lasciò Gerusalemme, dove la vita era diventata molto rischiosa a causa della persecuzione di Erode Antipa, intraprese vari viaggi, poi nell’anno 42 dell’era cristiana dopo essere stato ad Antiochia, giunse in Italia proseguendo fino a Roma ‘caput mundi’, centro dell’immenso Impero Romano, ne fu vescovo e primo papa per 25 anni, anche se interrotti da qualche viaggio apostolico.
A causa dell’incendio di Roma dell’anno 644, di cui furono incolpati i cristiani, avvenne la prima persecuzione voluta da Nerone; fra le migliaia e migliaia di vittime vi fu anche Pietro il quale finì nel carcere Mamertino e nel 67 (alcuni studiosi dicono nel 64), fu crocifisso sul colle Vaticano nel circo Neroniano, la tradizione antichissima fa risalire allo storico cristiano Origene, la prima notizia che Pietro fu crocifisso per sua volontà, con la testa in giù; nello stesso anno s. Paolo veniva decollato sempre a Roma ma fuori le mura.
Il corpo di Pietro venne sepolto a destra della via Cornelia, dove fu poi innalzata la Basilica Costantiniana.
La grandezza di Pietro consiste principalmente nella dignità di cui fu rivestito e che trascendendo la sua persona, si perpetua nell’istituzione del papato. Primo papa, Vicario di Cristo, capo visibile della Chiesa, egli è il capolista di una gerarchia che da venti secoli si avvicenda nella guida dei fedeli credenti.
L’umile pescatore di Bethsaida, si trovò a guidare la nascente Chiesa, in un periodo cruciale per l’affermazione nel mondo pagano dei principi del Cristianesimo; istituì il primo ordinamento ecclesiastico e la recita del ‘Pater noster’.
Indisse il 1° Concilio di Gerusalemme, fu ispiratore del Vangelo di Marco, autore di due lettere apostoliche nonostante la sua scarsa cultura, nominò apostolo il discepolo Mattia al posto del suicida Giuda Iscariote.
Il primo simbolo che caratterizza la figura di Pietro e dei suoi successori è la ‘Cattedra’, segno della potestà di insegnare, confermare, guidare e governare il popolo cristiano, la ‘cattedra’ è inserita nel grande capolavoro della “Gloria” del Bernini, che sovrasta l’altare maggiore in fondo alla Basilica Vaticana, a sua volta sovrastata dall’allegoria della colomba, raffigurante lo Spirito Santo che l’assiste e lo guida.
Il secondo simbolo, il più diffuso, è lo stemma pontificio, comprendente una tiara, copricapo esclusivo del papa con le chiavi incrociate. La tiara porta tre corone sovrapposte, quale simbolo dell’immensa potestà del pontefice (nel pontificale romano del 1596, la tiara o triregno, stava ad indicare il papa come padre dei principi e dei re, rettore del mondo cattolico e Vicario di Cristo). Questo simbolo perpetuato e arricchito nei secoli da artisti insigni, nelle loro opere di pittura, scultura, araldica, raffiguranti i vari papi, oggi non è più usata e nelle cerimonie d’incoronazione è stata sostituita dalla mitria vescovile.
Questo ad indicare che il papa più che essere al disopra di tutti regnanti, è invece vescovo tra i vescovi e che il suo primato è tale perché vescovo di Roma, a cui la tradizione apostolica millenaria aveva affidato tale compito. Le chiavi simboleggiano la potestà di aprire e chiudere il regno dei cieli, come detto da Gesù a Pietro.
Per tutti i secoli successivi, s. Pietro, rimase fino al 1846 il papa che aveva governato più a lungo di tutti con i suoi 25 anni, poi venne Pio IX con i suoi 32 anni di governo; ma l’attuale pontefice Giovanni Paolo II ha raggiunto anch’egli il quarto di secolo come s. Pietro.
Nessun successore per rispetto, ha voluto chiamarsi Pietro. Nella Basilica Vaticana, nella cripta sotto il maestoso altare con il baldacchino del Bernini, detto della ‘Confessione’, vi sono le reliquie di S. Pietro, venute alla luce durante i lavori di restauro e consolidamento archeologico, fatti eseguire da papa Pio XII negli anni ’50.


Testo di Antonio Borrelli, tratto dal sito www.santiebeati.it


Approfondimenti nel sito :

 

 

Negazione

Gesù

soldato

gallo

Pietro

donna

La Negazione

Foto Lazzari

VANGELO
Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un'ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente.

(Lc 22,54-62)





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

   


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Testo e foto di Beppino Tartaro
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