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Gruppo 2 - LA LAVANDA DEI PIEDI  -


Opera rifatta ed attribuita a Mario Ciotta 

 Ceto dei Pescatori

Gesù dopo l'Ultima Cena, si accinge a lavare i piedi agli apostoli. 
Pietro, sorpreso per tale gesto, cerca di sollevare il Maestro, mentre  un servo versa l'acqua nella bacinella.
 


Il gruppo della " Lavanda " venne affidato il 6 aprile 1621 con atto rogato dal notaio Diego Martino Ximenes ( corda 10559 - pag.98 recto -  AST Trapani ) ai pescatori che già ne usufruivano in base ad antiche consuetudini. Lo si affidò, così come riportato nell'atto, ai consoli piscatorum in generale e non, come spesso ed erroneamente ritenuto, ad una delle due marinerie esistenti allora a Trapani e cioè la Marina Piscatorum del Palazzo ( San Francesco d'Assisi ) che aveva sede nella chiesetta di S.Lucia, più antica dell'altra marineria, quella chiamata del " Casalicchio " ( Rione S.Pietro ), aggregata nella chiesa di S.Maria delle Grazie.

La categoria accompagnava il gruppo in base ad un ordine stabilito dall'appartenenza ad una delle due marinerie trapanesi tra le quali sorsero
aspri conflitti di natura economica e non solo. Nel 1648 , infatti, avvenne un evento particolare nella storia, non solo del gruppo ma dell'intera processione.  A seguito dei numerosi conflitti tra le due marinerie, spesso culminanti in veri e propri tafferugli, i pescatori del Casalicchio "....con temerarietà grande e armata manu..", riuscirono, al termine della processione, a condurre il gruppo direttamente nella loro chiesa.
Fu grazie all'intervento delle autorità competenti che si ristabilì l'ordine, riportando il mistero nella chiesa dei confrati ed evitando così che potesse diventare consuetudine conservare i gruppi presso le chiese delle singole corporazioni.

Successivamente le due marinerie si riappacificarono e l'atto rogato il 23 gennaio 1704 dal notaio Francesco Incandela assunse una notevole importanza per i suoi contenuti. Infatti, si concordava un patto inderogabile tra le due marinerie di condurre in processione con venti torce il mistero, obbligandoli a ricostruirlo a proprie spese.

Ed in quell'atto, si riconosceva anche l’opportunità di reintegrarsi nella conduzione del mistero dei pescatori del Casalicchio, detto della Lavanda de’ Pedi di Nostro Signore Gesù Cristo à San Pietro; un accordo tra le parti che rimandava ad una precedente intesa del 1621, con la quale si permise la quota fittizia di possesso per tre quarti ai pescatori del Casalicchio e la rimanente a quelli del Palazzo.

Tuttavia, negli anni seguenti, accaddero controversie tali che i pescatori  del Casalicchio impedirono a quelli del Palazzo l’ingresso e la partecipazione alla processione del proprio mistero.
Il contenzioso fu definito dal senato trapanese con delibera del 22 aprile 1669, dove
si conveniva, inoltre, a quelli del Palazzo di costruirne un proprio gruppo da chiamarsi " dell' Ultima Cena " che si sarebbe dovuto presentare ai governatori della Compagnia di San Michele per la conseguente approvazione e concessione.
In quasi quaranta anni, tuttavia, i pescatori del Palazzo non riuscirono a realizzare il proprio mistere, tanto che, nel 1704, ricorsero alla descritta soluzione d’accordo con quelli del Casalicchio.

Per quanto riguarda la componente artistica del mistero, Mario Ciotta, incaricato della ricostruzione, eseguì con mirabile arte l'episodio citato nei Vangeli. Compiuta l' Ultima Cena, Gesù si inginocchia davanti a Pietro e si accinge a lavargli i piedi.

Le tre figure scolpite da Ciotta sono di una particolare ed espressiva bellezza.
Il gruppo esprime una profonda serenità nei volti dei personaggi, questo "mistero" può senz'altro considerarsi tra i più espressivi.
La figura di Gesù è piena di una sensibile dolcezza nell'umile e fraterno gesto di inginocchiarsi ai piedi del discepolo. Pietro, esprime l'imbarazzo di tale situazione, quasi indeciso sul da farsi; mentre il servo che alle loro spalle versa l'acqua nella bacinella ( figura alquanto inverosimile dato che appare difficile immaginare che gli apostoli avessero un dipendente ) sembra quasi interessato ad ascoltare quel colloquio.

Il 27 ottobre 1770  il notaio Vincenzo Caraffa compilò l’apoca con la quale, su incarico del raiss Andrea Scardina e del curatolo Antonino Piacentino, consoli dell’Artis Marinae Piscatorum si predispose l’abbellimento della cappella del Sagro Misterio di detta Arte nella Venerabile Chiesa di San Michele Arcangelo. Il console incaricò il fabbro lignario Nicolò Mazziotta, tra il 1770 e il 1771, a rivestire con fodera di tavola e di legname la cappella con posa di legname di castagna per l’ossatura della stessa ossia landrone (andito), la cui opera costò due onze e venticinque tarì ( ricerca storica di Salvatore Accardi ).

Gravemente danneggiato dalle bombe della seconda guerra mondiale, venne sapientemente restaurato nel 1946 da Giuseppe Cafiero. 

 


CURIOSITA'


Gli atti di affidamento del gruppo della Lavanda dei Piedi e della Separazione vennero rogati presso il notaio Diego Martini Ximenes lo stesso giorno : il 6 aprile 1621 .

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Dal libro del Canonico P.Fortunato Mondello " La Processione del Venerdì Santo in Trapani "
nell'edizione curata da Giovanni Cammareri.

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Nella processione del venerdì santo, i pescatori tirano a secco le loro barchette,. e molti, in quel giorno, non si affrettano che a darsi briga per fornirsi di abiti neri, e preparare i ceri, ardenti per tutta la notte. Geloso de' loro antichi usi, pervenuti nella chiesa di S.Pietro, con un risolino sulle labbra si fanno incontro quattro sacerdoti, beneficiati i quali si associano a loro nella processione dalla porta laterale della chiesa sino alla porta maggiore da dove esce il gruppo della lavanda.
E' da lamentare sin d'ora che la processione de'Misteri la quale move a festa cittadini e forestieri, non si mantiene lungo il cammino con quella dignità richiesta dalla solenne cerimonia. Anzi è riprorevole l'andazzo de'facchini, portatori del Misterio e delle corporazioni delle Maestranze che, vi associano, staccandosi bene spesso dalle file, senza non punto curare la propria decenza e il decoro del paese, a scapito del suo vantato incivilimento.
Convegno che la mia voce è un predicare al deserto, ma il dovere di cronista non mi dispensa di rinunciare a'franchi miei risentimenti ed alle mie calme proteste.
"


APPROFONDIMENTI 

LA LAVANDA DEI PIEDI era un rito caratteristico dell'ospitalità nel mondo antico. Era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre.
Le vesti ( in greco, imatia ) alludono al mantello ( imation ), che impediva i movimenti. L'asciugatoio ( lention ) era una specie di divisa di chi serviva a tavola. Il catino ( nipter )era quello destinato solo a lavare i piedi.

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L'ULTIMA CENA. E' nel Vangelo di Giovanni che troviamo descritta la posizione a tavola di Gesù e degli apostoli durante il Cenacolo. 
Secondo l'uso del triclinium romano ( la sala da pranzo ), Gesù e i suoi discepoli erano adagiati su tre divani, disposti a ferro di cavallo attorno a una tavola. Prendevano il cibo con la mano destra e stavano semisdraiati sul braccio sinistro.
Pietro e Giovanni erano rispettivamente alla sinistra ( il posto d'onore ) e alla destra di Gesù, Giuda era probabilmente dietro a Giovanni.

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GESU' ERA COSI ? Arriva dalla Gran Bretagna l’ultima versione del volto di Gesù. Attraverso l’utilizzo della tecnologia più moderna, un gruppo di studiosi inglesi ha ricreato, per il network inglese BBC, quella che ritengono essere l’immagine più vicina al volto di Gesù di Nazareth. L’immagine, pubblicata dal settimanale Times, mostra delle caratteristiche di un viso che non ha niente a che vedere con quello tanto decantato da pittori e artisti del passato.
Guance pienotte, colorito scuro, naso pronunciato e muscoli più accentuati. niente a che vedere con il Gesù dell’ “ultima cena” di Leonardo, bello e delicato nel suo apparire, o con il Cristo sulla croce di Rubens, intenso e drammatico, o, ancora, il Gesù bianco latte di Piero della Francesca ne “Il battesimo di Cristo”. Niente delicatezza, dunque, un volto più virile e deciso dei precedenti. Un volto modellato con l'argilla dall’esperto dell’Università di Manchester, Richard Neave. Nell’occasione è stata utilizzata la stessa tecnica impiegata per l'identificazione di vittime di incendi, una tecnica che, secondo il Times, nel 70 per cento dei casi risulta efficace. Come supporto è stato utilizzato un vecchio teschio rinvenuto in un cimitero ebraico nel primo secolo avanti Cristo.  
Ma l'autore avverte che non si tratta esattamente del viso di Gesù. “Perché non siamo partiti dal suo vero cranio”, ma è solo un punto di partenza, giusto per farsi un'idea più realistica delle sembianze del Cristo.

Tratto dal quotidiano "Tiscali news" del maggio 2000 
 In foto il volto di Gesù pubblicato dal TIMES

 


 

Lavanda dei Piedi - 2003

Gesù

Pietro

servo

La lavanda dei Piedi

 Lavanda

 Vara

Foto Mannone - Archivio B.Tartaro

VANGELO
Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».

(Gv 13,2-9)



I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


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Testo e foto di Beppino Tartaro
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