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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
2 - LA LAVANDA DEI PIEDI -
Opera rifatta ed attribuita a Mario Ciotta
Ceto dei Pescatori
Gesù
dopo l'Ultima Cena, si accinge a lavare i piedi agli apostoli.
Pietro, sorpreso per tale gesto, cerca di sollevare il
Maestro, mentre un servo versa l'acqua nella bacinella.
Il
gruppo della " Lavanda " venne affidato il 6 aprile
1621 con atto rogato dal notaio Diego Martino Ximenes ( corda
10559 - pag.98 recto - AST Trapani ) ai pescatori che già ne usufruivano in base ad antiche
consuetudini.
Lo si
affidò, così come riportato nell'atto, ai consoli piscatorum in
generale e non, come spesso ed erroneamente ritenuto, ad una delle due marinerie esistenti allora a Trapani
e cioè
la Marina Piscatorum del Palazzo ( San
Francesco d'Assisi ) che aveva sede nella
chiesetta di S.Lucia, più antica dell'altra marineria, quella chiamata del
" Casalicchio " ( Rione S.Pietro ), aggregata
nella chiesa di S.Maria delle Grazie.
La categoria accompagnava il gruppo in base ad un ordine
stabilito dall'appartenenza ad una delle due marinerie
trapanesi tra le quali sorsero
aspri conflitti di natura economica
e non solo.
Nel 1648
, infatti, avvenne un evento particolare nella storia, non solo del
gruppo ma dell'intera processione. A seguito dei
numerosi conflitti tra le due marinerie, spesso culminanti in
veri e propri tafferugli, i pescatori del Casalicchio
"....con temerarietà grande e armata manu..",
riuscirono, al termine della processione, a condurre il gruppo
direttamente nella loro chiesa.
Fu grazie all'intervento delle autorità competenti che si
ristabilì l'ordine, riportando il mistero nella chiesa dei
confrati ed evitando così che potesse diventare consuetudine
conservare i gruppi presso le chiese delle singole
corporazioni.
Successivamente
le due marinerie si riappacificarono e l'atto rogato il 23
gennaio 1704 dal notaio Francesco Incandela assunse una
notevole importanza per i suoi contenuti. Infatti, si
concordava un patto inderogabile tra le due marinerie
di
condurre in processione con
venti torce il mistero, obbligandoli a ricostruirlo a
proprie spese.
Ed in quell'atto, si riconosceva anche l’opportunità di
reintegrarsi nella conduzione del mistero dei pescatori del
Casalicchio, detto della Lavanda de’ Pedi di Nostro
Signore Gesù Cristo à San Pietro; un accordo tra le
parti che rimandava ad una precedente intesa del 1621, con
la quale si permise la quota fittizia di possesso per tre
quarti ai pescatori del Casalicchio e la rimanente a quelli
del Palazzo.
Tuttavia,
negli anni seguenti, accaddero controversie tali che i
pescatori del Casalicchio impedirono a quelli del
Palazzo l’ingresso e la partecipazione alla processione del
proprio mistero.
Il contenzioso fu definito dal senato trapanese con delibera
del 22 aprile 1669, dove
si conveniva,
inoltre, a quelli del Palazzo di costruirne un proprio
gruppo da chiamarsi " dell' Ultima Cena " che
si sarebbe dovuto presentare ai governatori della Compagnia
di San Michele per la conseguente approvazione e
concessione.
In quasi quaranta anni, tuttavia, i pescatori del Palazzo
non riuscirono a realizzare il proprio mistere, tanto che,
nel 1704, ricorsero alla descritta soluzione d’accordo con
quelli del Casalicchio.
Per quanto riguarda la
componente artistica del mistero,
Mario Ciotta, incaricato della ricostruzione,
eseguì con mirabile arte l'episodio citato nei Vangeli.
Compiuta l' Ultima Cena, Gesù si inginocchia davanti a Pietro
e si accinge a lavargli i piedi.
Le tre
figure scolpite da Ciotta sono di una particolare ed
espressiva bellezza.
Il gruppo esprime una profonda serenità nei volti dei
personaggi, questo "mistero" può senz'altro considerarsi tra i
più espressivi.
La figura di Gesù è piena di una sensibile dolcezza
nell'umile e fraterno gesto di inginocchiarsi ai piedi del
discepolo. Pietro, esprime l'imbarazzo di tale situazione,
quasi indeciso sul da farsi; mentre il servo che alle loro
spalle versa l'acqua nella bacinella ( figura alquanto
inverosimile dato che appare difficile immaginare che gli
apostoli avessero un dipendente ) sembra quasi interessato ad
ascoltare quel colloquio.
Il
27 ottobre 1770 il notaio Vincenzo Caraffa
compilò
l’apoca con la quale, su incarico del raiss Andrea Scardina
e del curatolo Antonino Piacentino, consoli dell’Artis
Marinae Piscatorum
si predispose l’abbellimento della cappella
del Sagro Misterio di detta Arte nella Venerabile Chiesa di
San Michele Arcangelo. Il console incaricò il fabbro
lignario Nicolò Mazziotta, tra il 1770 e il 1771, a
rivestire con fodera di tavola e di legname la cappella con posa di legname di castagna per
l’ossatura della stessa ossia
landrone (andito), la cui opera costò due onze e
venticinque tarì ( ricerca storica di Salvatore Accardi ).
Gravemente danneggiato
dalle bombe della seconda guerra mondiale, venne sapientemente
restaurato nel 1946 da Giuseppe Cafiero.
CURIOSITA'
Gli
atti di affidamento del gruppo della Lavanda dei Piedi e della
Separazione vennero rogati presso il notaio Diego Martini
Ximenes lo stesso giorno : il 6 aprile 1621 .
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Dal libro del Canonico P.Fortunato Mondello " La
Processione del Venerdì Santo in Trapani "
nell'edizione curata da Giovanni Cammareri.
"Nella processione del venerdì santo, i pescatori tirano
a secco le loro barchette,. e molti, in quel giorno, non si
affrettano che a darsi briga per fornirsi di abiti neri, e
preparare i ceri, ardenti per tutta la notte. Geloso de' loro
antichi usi, pervenuti nella chiesa di S.Pietro, con un
risolino sulle labbra si fanno incontro quattro sacerdoti,
beneficiati i quali si associano a loro nella processione
dalla porta laterale della chiesa sino alla porta maggiore da
dove esce il gruppo della lavanda.
E' da lamentare sin d'ora che la processione de'Misteri la
quale move a festa cittadini e forestieri, non si mantiene
lungo il cammino con quella dignità richiesta dalla solenne
cerimonia. Anzi è riprorevole l'andazzo de'facchini,
portatori del Misterio e delle corporazioni delle Maestranze
che, vi associano, staccandosi bene spesso dalle file, senza
non punto curare la propria decenza e il decoro del paese, a
scapito del suo vantato incivilimento.
Convegno che la mia voce è un predicare al deserto, ma il
dovere di cronista non mi dispensa di rinunciare a'franchi
miei risentimenti ed alle mie calme proteste."
APPROFONDIMENTI
LA
LAVANDA DEI PIEDI era
un rito caratteristico dell'ospitalità nel
mondo antico. Era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso
il marito, del figlio verso il padre.
Le vesti ( in greco, imatia ) alludono al mantello (
imation ), che impediva i movimenti. L'asciugatoio ( lention
) era una specie di divisa di chi serviva a tavola. Il catino
( nipter )era quello destinato solo a lavare i piedi.
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L'ULTIMA
CENA. E' nel Vangelo
di Giovanni che troviamo descritta la posizione a tavola di
Gesù e degli apostoli durante il Cenacolo.
Secondo l'uso del triclinium romano ( la sala da pranzo
), Gesù e i suoi discepoli erano adagiati su tre divani,
disposti a ferro di cavallo attorno a una tavola. Prendevano
il cibo con la mano destra e stavano semisdraiati sul braccio
sinistro.
Pietro e Giovanni erano rispettivamente alla sinistra ( il
posto d'onore ) e alla destra di Gesù, Giuda era
probabilmente dietro a Giovanni.
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GESU'
ERA COSI ? Arriva
dalla Gran Bretagna l’ultima versione del volto di Gesù.
Attraverso l’utilizzo della tecnologia più moderna, un
gruppo di studiosi inglesi ha ricreato, per il network inglese
BBC, quella che ritengono essere l’immagine più vicina al
volto di Gesù di Nazareth.
L’immagine, pubblicata dal settimanale Times, mostra delle
caratteristiche di un viso che non ha niente a che vedere con
quello tanto decantato da pittori e artisti del passato.
Guance pienotte,
colorito scuro, naso pronunciato e muscoli più accentuati.
niente a che vedere con il Gesù dell’ “ultima cena” di
Leonardo, bello e delicato nel suo apparire, o con il Cristo
sulla croce di Rubens, intenso e drammatico, o, ancora, il Gesù
bianco latte di Piero della Francesca ne “Il battesimo di
Cristo”. Niente delicatezza, dunque, un volto più virile e
deciso dei precedenti. Un
volto modellato con l'argilla dall’esperto dell’Università
di Manchester, Richard Neave. Nell’occasione è stata
utilizzata la stessa tecnica
impiegata per l'identificazione di vittime di incendi, una
tecnica che, secondo il Times, nel 70 per cento dei casi
risulta efficace. Come supporto è stato utilizzato un vecchio
teschio rinvenuto in un cimitero ebraico nel primo secolo
avanti Cristo.
Ma
l'autore avverte che non si tratta esattamente del viso di Gesù.
“Perché non siamo partiti dal suo vero cranio”, ma è
solo un punto di partenza, giusto per farsi un'idea più
realistica delle sembianze del Cristo.
Tratto dal quotidiano "Tiscali news" del
maggio 2000
In foto il volto di Gesù pubblicato dal TIMES
Approfondimenti nel blog di
Salvatore Asta :

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