©
COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
6 - GESU' DINANZI AD HANNA -
Opera
di autore ignoto
Ceto dei Fruttivendoli
(
in passato affidato ai
Crudatori, Conciaroti
)
Dopo
il suo arresto, Gesù è condotto dinanzi ad Hanna, suocero di
Caifa. Alle sue domande il Nazareno risponde " Perché
interroghi me? Interroga quelli che mi hanno udito " ed
una delle guardie lo schiaffeggia col guanto ferrato.
Con atto
del notaio Francesco Incandela del 26 marzo
1684 ( corda 11437 - pag.503 recto - AST Trapani ), il gruppo
venne affidato ai " crudatori e conciaroti "
che il 15 agosto 1788, con atto redatto dal notaio Adriano Maria
Venza barone di Sant'Elia, dismisero l'affidamento del gruppo,
concesso il 31 agosto dello stesso anno al ceto dei venditori
di fiori e frutta con atto redatto sempre dal
notaio Adriano Maria Venza barone di Sant'Elia.
La maestranza provvide due anni dopo al rifacimento degli ornamenti
argentei, così come si legge dall'atto rogato presso il
notaio Domenico De Luca il 23 luglio 1770 ( corda 155585 -
pag.83 recto - AST Trapani ) .
L'autore
del gruppo è sconosciuto, anche se si discute possa
attribuirsi all'opera di Pietro Ancona o Michele Gramignano o
alla scuola del Milanti.
Il gruppo fu gravemente
danneggiato dalle bombe che nel 1943 colpirono la chiesa di
San Michele. Incaricato del restauro fu il Prof. Domenico Li
Muli.
Nel 1951 ritornò in processione ma ci si accorse
che alcune statue risultavano fragili nei sostegni e ad
occuparsi di tale intervento furono il Sig.Morini
esperto riparatore di pupi siciliani e tal "
Mastro Teo ".
La statua
del Cristo, la cui espressione realisticamente esprime dolore e
consapevolezza, venne rifatta
nel '900 da Antonio Giuffrida e riutilizzata da Domenico Li
Muli nella ricostruzione del gruppo.
Solenne e austera è la figura di
Hanna, mentre ricca di scherno è la statua del servo che
presenta Gesù al pontefice.
Relativamente al soldato che si accinge a schiaffeggiare Gesù
( da notare la preziosa corazza argentea opera di Baldassare
Indelicato che fece la sua comparsa in processione dal 1932 è riconducibile la credenza popolare trapanese che,
sfruttando la poca dinamicità della rappresentazione, narra che
il soldato Malco, in dialetto detto " Malcu di Crita ", lo stesso cui
Pietro aveva reciso l'orecchio in occasione dell'arresto,
apprestandosi a picchiare Gesù, venga da Questi pietrificato
nella mano e nel torace.
Nel
1998 il gruppo è stato sottoposto ad un restauro integrativo,
giova sottolineare che nel 1990 è stata purtroppo sostituita la
settecentesca e preziosa aureola del Cristo, con una nuova,
eccessivamente vistosa a forma di cristallo di neve.
CURIOSITA'
La
corazza d'argento del soldato Malco venne realizzata nel 1932.
Secondo una tradizione popolare per
raccogliere i fondi necessari alla sua realizzazione, i fruttivendoli
avrebbero fatto fondere
un considerevole numero di monete d'argento da 500 lire. Una
notizia assolutamente inesatta dato che le prime monete da
500 lire venero coniate dalla Repubblica Italiana nel 1958.
Il
gruppo venne gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943
. Per raccogliere le somme necessarie al restauro, il ceto dei
fruttivendoli inviò una lettera al Sindaco di Trapani per
ottenere l'autorizzazione a raccogliere nei mercati
ortofrutticoli locali ( scari ) una lira a testa da destinare alla
ricostruzione del gruppo.
Dall'atto rogato presso il notaio Domenico
De Luca il 23 luglio 1790 :
A
di ventritrè luglio ottava indizione del Mille settecento
novanta.
"Fatto il conto finale...si rilevò rimanere detto Ceto (
Venditori di fiori ) debitore... nella somma/di once sessanta:
quelle stesse che i medesimi/come consoli di detto anno 1788 e
1789 effettivamente spesero ed erogarono non solo per ottenere
di potere detto loro ceto il giorno del/venerdì santo di ogni
anno divotamente accompagnare con lumi di cera quella/bara con
personaggi che volgarmente vien detta Mistero, il quale
rappresenta il Nostro Signore Gesù Cristo presentato/innanzi
all'empio Pontefice Anna: quale bara soleasi per l'addietro
associare all'Arte dei Conciarioti di questa città e ciò
mediante la dimissione avutane nell'Arte suddetta e la
concessione ottenutane dalla Compagnia del Prezioso Sangue di
Cristo, siccome pure per avere in parte riformato ed il
parte nuovamente costruito i personaggi di detto Misterio e
fatti alo stesso alcuni ornamenti d'argento...."
APPROFONDIMENTI
HANNA
o ANNAN è un nome ebraico, forse abbreviazione di "
Anania ". Nominato sommo sacerdote da Quirino nell'anno
6,
legato di Siria, è registrata da Giuseppe Flavio.
Hanna ricoprì la carica dal 6 al 15 d.C., quando venne
deposto dal procuratore romano Valerio Grato.
La durata del suo sommo sacerdozio fu una delle più lunghe
sotto i romani e ciò gli conferì senza dubbio molto
prestigio,anche dopo la sua deposizione.
Risulta essere anche il suocero di Caifa, sommo sacerdote
ufficialmente in carica all'epoca del processo a Gesù.
Giovanni ne parla esplicitamente nel suo vangelo, che lo
indica come il soggetto che supervisiona l'operazione
"Gesù", prendendo tutte le opportune decisioni e
provvedimenti al posto di Caifa (che appare quasi in secondo
piano).
-----
LA
PSICOLOGIA DI GESU' Gesù è persuaso di
avere l'autorità divina, in forza della quale può perdonare
i peccati. L'autorità che Gesù rivendica a sé è
indubbiamente attestata dal fatto che uno dei motivi della sua
condanna a morte è stato proprio quello di essersi attribuito
un potere divino.
Gesù ha la consapevolezza di essere più
grande di Salomone e dello stesso tempio di Gerusalemme,
vertice del culto ebraico. Infatti di fronte
all'incredulità degli scribi e dei farisei che chiedono un
segno, Gesù risponde: "La regina del sud si leverà a
giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa
venne dall'estremità della terra per ascoltare la sapienza di
Salomone; ecco, ora qui c'è più di Salomone!"(Mt 12,42;
Lc 11,31). Così come, prendendo la parola in difesa dei suoi
discepoli accusati di aver mangiato le spighe di grano in
giorno di sabato, Gesù risponde: " O non avete letto
nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio
infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi
dico che qui c'è qualcosa più grande del tempio"(Mt
12,5-6). Una risposta che la dice lunga su come Gesù si
rapporta rispetto al tempio di Israele. E se il tempio è il
luogo della dimora di Dio in mezzo al suo popolo, ponendosi in
atteggiamento di superiorità rispetto al tempio, Gesù non fa
altro che ribadire di essere superiore al tempio, affermando
di essere Colui stesso che abita nel tempio, la Divinità.
Anche nell'insegnamento, comparato a
quello degli scribi, Gesù tradisce la sua superiorità.
Infatti nel loro insegnamento, gli scribi del tempio, fanno
continuamente riferimento alla Torah ed alla tradizione
scritta e orale di Israele. Gesù, invece, fa leva sulla sua
parola e quindi sulla stessa sua autorità, senza fare
ricorso, come gli scribi ed i dottori della legge, alla
Scrittura ed alla tradizione ebraica. E' ancora l'evangelista
Marco a testimoniare: " Ed erano stupiti del suo
insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità
e non come gli scribi"(Mc 1,22).
La Torah , nome dato ai primi cinque
libri dell'Antico Testamento, è al vertice dei pensieri e dei
sentimenti del popolo ebreo. Ed i giudizi su di essa, fatti
dal Talmud, raccolta di tradizioni scritte ed orali,
evidenziano la santità e la inviolabilità di questa parola
di Dio.
Mettere in discussione la Torah, la parola
di Dio racchiusa nel Pentateuco, equivale, per gli ebrei, a
mettersi su un piano superiore e quindi affermare di essere
Dio stesso.
Gesù, quindi, si pone come completamento e
superamento dell'Antica Legge Mosaica. Ed anche questo suo
insegnamento entrerà a far parte delle motivazioni giudaiche
della sua condanna a morte. Ma c'è dell'altro. Nessuno prima
di Gesù si era rivolto con confidenza e familiarità verso
Dio chiamandolo Abbà, termine aramaico che significa papà,
babbuccio. Abbà è infatti un termine col quale i bambini ebrei
chiamano i loro padri nell'intimità della vita familiare. Un
termine quasi mai usato nelle preghiere giudaiche. Gesù,
invece, dimostra di avere con il Padre Celeste una relazione
teneramente filiale, e per questo lo chiama con l'appellativo
di Abbà.
Ma come è perfettamente cosciente
della figliolanza Divina e della stessa autorità, derivante
da sé stesso, Gesù è anche consapevole del destino che lo
attende. Egli si trova alle prese con la più dirompente delle
tentazioni: offrire finalmente al suo popolo un regno di
giustizia, di amore, di pace e di benessere. Ed è forse
durante il miracolo della moltiplicazione dei pani, allorché
il popolo vuole farlo re, che egli si trova ad affrontare
questa lotta interiore. Ma sa, anzi è pienamente cosciente
del progetto di Dio che passa per la sua croce e non per il
trionfo. E allora scappa via. E' chiaro che in Gesù c'è un
solo anelito, una solo meta: fare le volontà del Padre, fino
in fondo: "E diceva: "Abbà, Padre! Tutto è
possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò
che io voglio, ma ciò che vuoi tu.".(Mc 14,36).
Testo
di Donato Calabrese, tratto dal sito www.donatocalabrese.it
|