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Gruppo 3 - GESU' NELL'ORTO DEL GETSEMANI  -


Opera di Baldassare Pisciotta 

 Ceto degli Ortolani

Sul Monte degli Ulivi, nell' orto del Getsemani, un angelo offre a Gesù l'amaro calice della Passione. A poca distanza i tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, vinti dalla stanchezza, dormono placidamente.

 

Affidato al ceto degli ortolani con atto del notaio Melchiorre Castiglione del 26 aprile 1620 ( corda 9996 - pag.204 recto - AST Trapani ), è uno dei gruppi più belli dell' intera collezione.

L'episodio rappresentato è abbastanza simile alla narrazione evangelica di Luca.
La scena si svolge nell'orto del Getsemani, sul Monte degli Ulivi.      
I tre apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo riposano tranquillamente, mentre un angelo offre a Gesù l'amaro calice della Passione.  

L'artista seppe esprimere in questo gruppo tutta la potenzialità emotiva della scena.

L'angelo esprime nel suo semplice quanto importante di gesto di offrire l'amaro calice e la croce della Passione a Gesù, tutta la compassione per la tragica fine che attende il Nazareno e Gesù stesso esprime una profonda e consapevole  serenità. Da ricordare che normalmente gli Ebrei pregavano in piedi , mentre qui Gesù è prostrato a terra per esprimere la grande sofferenza interiore e che il calice nel linguaggio biblico è adoperata sia per esprimere Felicità ( Salmo 16,5 ) sia Dolore ( Geremia 25,15 ).  


Pisciotta seppe dare a quei volti dormienti degli apostoli espressioni serene ma tristi e quel silenzio sembra infondere le sensazioni più vere e più profonde della Passione. 
L'apostolo Pietro è raffigurato dormiente e mentre sorregge una spada, quasi ad anticipare la scena dell'arresto riprodotta nel gruppo successivo.

Nella composizione artistica è di ottima fattura la croce argentea sorretta dall'angelo ed alle espressive braccia aperte del Cristo, in espressione di preghiera, si è purtroppo aggiunto negli ultimi anni un anacronistico fazzoletto, totalmente estraneo alla scena.

Il trenta maggio 1725, l’arte degli Ortolani ricomponeva i capitoli del proprio statuto redatto dal notaio Antonio Gabaleo (il sette ottobre 1643, corda archivista 10897) adeguandoli alle mutate esigenze del tempo.

La categoria degli ortolani ( siniara ) che da tre secoli se ne cura , non ha mai mancato di assicurare una degna processione con  relativa banda. musicale. 


CURIOSITA'

La maestranza degli ortolani fu l'ultima a portare sulle spalle il gruppo.
Tale tradizione durò sino ai primi anni del '900, successivamente l'incarico venne affidato ai " massari ".

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I resti di Baldassare Pisciotta, l'autore del " mistere ", riposano nella chiesa di S.Nicola a Trapani.

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Dalla Guida di Trapani di Berardo Ferro, pag.253  


"
Il terzo Misterio presenta la sua scena sul poggetto dell'orto degli ulivi. Il lavoro è della perita mano di Baldassare Pisciotta.
Il volto del Nazareno appalesa quella tristezza che lo metteva nell'angustia della morte. L'azione è nell'istante in cui gli vien presentato il vaso di patimenti da un angelo confortatore.
I tre favoriti discepoli sono immersi in un sonno profondo. In questa scelta non poté dar loro l'artefice delle mosse vive, dignitose ed eloquenti. Ma l'illuminato suo genio, per non raffreddare il patetico di quell'interesse, ed attaccandosi alle parole del sacro testo, s'ingegnò d'esprimere  in quel sopore, un certo principio affannoso de dolente
."


APPROFONDIMENTI 

GETSEMANI, in ebraico GATH-SHEMANIM vuol dire " frantoio per l'olio ". 
Si trattava di un terreno sul quale era possibile  la lavorazione dell'olio. E' pertanto errato indicare " i getsemani " non essendo il plurale di un sostantivo ma il nome di una località.


Foto di Mario Vianelli tratta da " AMEN " - OSCAR MONDADORI

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GIACOMO, detto il Maggiore (per distinguerlo dall'omonimo apostolo detto il Minore), figlio di Zebedeo e Maria Sàlome e fratello dall'apostolo Giovanni, nacque a Betsàida. Fu presente ai principali miracoli del Signore, alla Trasfigurazione di Gesù sul Tabor e al Getsémani alla vigilia della Passione. Pronto e impetuoso di carattere, come il fratello, con lui viene soprannominato da Gesù "Boànerghes" (figli del tuono).
Primo tra gli apostoli, fu martirizzato con la decapitazione in Gerusalemme verso l'anno 43/44 per ordine di Erode Agrippa. È venerato soprattutto in Spagna a Compostela, dove è sepolto e dove sorge la celebre basilica a lui dedicata ( Santiago de Compostela).

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GESU' era solito andare con i suoi discepoli sul Monte degli Ulivi per pregare e per trascorrervi la notte. Terminata, infatti, la Cena Pasquale e dopo aver cantato gl'inni, secondo la liturgia ebraica, Gesù si avvia con il suo seguito verso il Monte degli Ulivi uscendo da Gerusalemme ed attraversando il torrente Cedron che si trova ad oriente della città.
Ormai gli eventi precipitano. La cattura di Gesù da parte dei capi giudei è questione di ore. Gesù sa che la missione per la quale è venuto su questa terra sta per compiersi. 
Via via che si avvicinano alla meta, la natura umana di Gesù comincia a prendere il sopravvento. Non a caso Egli ha scelto, per queste ultime ore di attesa, l'Orto degli Ulivi, un luogo familiare dov'era solito recarsi con i suoi discepoli per pregare. Per comprendere lo stato d'animo di Gesù in quei momenti, non dobbiamo dimenticare che Egli, pur essendo Figlio di Dio, era al tempo stesso un uomo come tutti noi, con le nostre stesse paure, le nostre debolezze e con tutte le tentazioni a cui ognuno di noi è sottoposto. 
Giunto nel Getsemani, Gesù si discosta da loro per pregare e si fa accompagnare soltanto dai tre prediletti: Pietro, Giacomo e Giovanni. 
Una tremenda angoscia ed una tristezza mortale cominciano infatti ad attanagliare il cuore di Gesù che, cercando conforto nei tre discepoli, si rivolge loro con queste parole: " Restate qui e vegliate con me". Non trovando, però, sollievo neppure nella loro compagnia, Egli, nella sua sconfinata angoscia, cerca ancora di rimanere solo per pregare. Facendo uno sforzo immane, con il volto illividito, le ginocchia vacillanti, le braccia in cerca di sostegno fa ancora qualche passo in avanti ed infine si getta con la faccia a terra per pregare. Il suo non è il modo di pregare consueto dei giudei che stavano in piedi, ma è l'accasciarsi di chi non si regge più in piedi e vuole pregare prostrato nella polvere. Le parole che escono dalla sua bocca non sono il pregare calmo e sommesso di altre occasioni, ma è un grido disperato di dolore che gli esce dal cuore: " Padre mio, se è possibile, allontana da da me questo calice! Però non come io voglio , ma come vuoi tu! ".
Il calice era un'espressione metaforica, usata negli scritti rabbinici, per designare la sorte assegnata a qualcuno 
In questa notte, invece, Egli, non solo é titubante, ma prega esplicitamente il Padre affinché questa prova gli sia risparmiata; tuttavia la preghiera é condizionata al beneplacito del Padre e la volontà dell'uomo è subordinata alla volontà di Dio.

L'altro fatto che colpisce in questo episodio è il comportamento dei tre discepoli prediletti. Gesù aveva chiesto loro di rimanere svegli per confortarlo e dimostrargli una certa solidarietà in questo momento particolarmente difficile per lui, ma quando torna indietro li trova tutti e tre addormentati, compreso Pietro che poco prima aveva fatto scorrere fiumi di parole per testimoniare al Maestro il suo attaccamento e la sua fedeltà.
Per ben tre volte Gesù torna dai tre discepoli e tutte e tre le volte li trova addormentati. In questa maniera il Figliuolo dell'uomo si avvia ad affrontare la prova suprema per la quale era venuto su questa terra. Tra l'indifferenza generale ed il sonno profondo dei suoi discepoli che non riescono a comprendere e quindi a partecipare all'agonia di Gesù, al travaglio ed alla lotta interiore che dovette affrontare in quelle tragiche ore, non certamente per i propri peccati, ma per quelli del mondo intero.

Tratto dal sito www.chiesadicristo-padova.it  

 

Gesù nell'orto del Getsemani

particolare

apostoli

apostolo

Gesù

Pietro

particolare

Eziz.Rosa Gianquinto

VANGELO
Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. 
In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

(Lc 22,39-46)





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Testo e foto di Beppino Tartaro
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