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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
3 - GESU' NELL'ORTO DEL GETSEMANI -
Opera
di Baldassare Pisciotta
Ceto degli Ortolani
Sul Monte degli Ulivi, nell' orto
del
Getsemani, un angelo offre a Gesù l'amaro calice della Passione. A poca
distanza i tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, vinti dalla stanchezza,
dormono placidamente.
Affidato
al ceto degli ortolani con atto del
notaio Melchiorre Castiglione del 26 aprile 1620 ( corda 9996
- pag.204 recto - AST Trapani ), è uno dei
gruppi più belli dell' intera collezione.
L'episodio
rappresentato è abbastanza simile alla narrazione evangelica
di Luca.
La scena si svolge nell'orto del Getsemani, sul Monte degli
Ulivi.
I tre
apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo riposano tranquillamente,
mentre un angelo offre a Gesù l'amaro calice della Passione.
L'artista
seppe esprimere in questo gruppo tutta la potenzialità
emotiva della scena.
L'angelo esprime nel suo semplice quanto importante di gesto
di offrire l'amaro calice e la croce della Passione a Gesù,
tutta la compassione per la tragica fine che attende il
Nazareno e Gesù stesso esprime una profonda e consapevole
serenità.
Da
ricordare che normalmente gli Ebrei pregavano in piedi ,
mentre qui Gesù è prostrato a terra per esprimere la grande
sofferenza interiore e che il calice
nel linguaggio biblico è adoperata sia per esprimere Felicità
( Salmo 16,5 ) sia Dolore ( Geremia 25,15 ).
Pisciotta seppe dare a quei volti dormienti degli apostoli
espressioni serene ma tristi e quel silenzio sembra infondere
le sensazioni più vere e più profonde della Passione.
L'apostolo Pietro è
raffigurato dormiente e mentre sorregge una spada,
quasi ad anticipare la scena dell'arresto riprodotta nel gruppo
successivo.
Nella composizione
artistica è di ottima fattura la croce argentea sorretta
dall'angelo ed alle espressive braccia aperte del Cristo, in
espressione di preghiera, si è purtroppo aggiunto negli
ultimi anni un anacronistico fazzoletto, totalmente estraneo
alla scena.
Il trenta maggio
1725, l’arte degli Ortolani ricomponeva i capitoli del
proprio statuto redatto dal notaio Antonio Gabaleo (il sette
ottobre 1643, corda archivista 10897) adeguandoli alle
mutate esigenze del tempo.
La
categoria degli ortolani ( siniara ) che da tre secoli
se ne cura , non ha mai mancato di assicurare una degna
processione con relativa banda. musicale.
CURIOSITA'
La maestranza degli ortolani fu
l'ultima a portare sulle spalle il gruppo.
Tale tradizione durò sino ai primi anni del '900,
successivamente l'incarico venne affidato ai " massari
".
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I
resti di Baldassare Pisciotta, l'autore del " mistere
", riposano
nella chiesa di S.Nicola a Trapani.
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Dalla Guida di Trapani di Berardo Ferro, pag.253
"Il terzo Misterio presenta la sua scena sul poggetto
dell'orto degli ulivi. Il lavoro è della perita mano di
Baldassare Pisciotta.
Il volto del Nazareno appalesa quella tristezza che lo metteva
nell'angustia della morte. L'azione è nell'istante in cui gli
vien presentato il vaso di patimenti da un angelo
confortatore.
I tre favoriti discepoli sono immersi in un sonno profondo. In
questa scelta non poté dar loro l'artefice delle mosse vive,
dignitose ed eloquenti. Ma l'illuminato suo genio, per non
raffreddare il patetico di quell'interesse, ed attaccandosi
alle parole del sacro testo, s'ingegnò d'esprimere in
quel sopore, un certo principio affannoso de dolente."
APPROFONDIMENTI
GETSEMANI, in ebraico GATH-SHEMANIM vuol dire " frantoio per l'olio
".
Si trattava di un terreno sul quale era possibile la lavorazione
dell'olio.
E' pertanto errato indicare " i getsemani " non essendo il
plurale di un sostantivo ma il nome di una località.

Foto di Mario Vianelli tratta da " AMEN " - OSCAR MONDADORI
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GIACOMO,
detto il Maggiore (per distinguerlo dall'omonimo apostolo
detto il Minore), figlio di Zebedeo e Maria Sàlome e fratello
dall'apostolo Giovanni, nacque a Betsàida. Fu presente ai
principali miracoli del Signore, alla Trasfigurazione di
Gesù sul Tabor e al Getsémani alla vigilia della Passione.
Pronto e impetuoso di carattere, come il fratello, con lui
viene soprannominato da Gesù "Boànerghes" (figli
del tuono).
Primo tra gli apostoli, fu martirizzato con la decapitazione
in Gerusalemme verso l'anno 43/44 per ordine di Erode Agrippa.
È venerato soprattutto in Spagna a Compostela, dove è
sepolto e dove sorge la celebre basilica a lui dedicata (
Santiago de Compostela).
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GESU'
era solito andare con i suoi discepoli sul Monte degli Ulivi
per pregare e per trascorrervi la notte. Terminata, infatti,
la Cena Pasquale e dopo aver cantato gl'inni, secondo la
liturgia ebraica, Gesù si avvia con il suo seguito verso il
Monte degli Ulivi uscendo da Gerusalemme ed attraversando il
torrente Cedron che si trova ad oriente della città.
Ormai gli eventi precipitano. La cattura di Gesù da parte dei
capi giudei è questione di ore. Gesù sa che la missione per
la quale è venuto su questa terra sta per compiersi.
Via via che si avvicinano alla meta, la natura umana di Gesù
comincia a prendere il sopravvento. Non a caso Egli ha scelto,
per queste ultime ore di attesa, l'Orto degli Ulivi, un luogo
familiare dov'era solito recarsi con i suoi discepoli per
pregare. Per comprendere lo stato d'animo di Gesù in quei
momenti, non dobbiamo dimenticare che Egli, pur essendo Figlio
di Dio, era al tempo stesso un uomo come tutti noi, con le
nostre stesse paure, le nostre debolezze e con tutte le
tentazioni a cui ognuno di noi è sottoposto.
Giunto nel Getsemani, Gesù si discosta da loro per pregare e si fa
accompagnare soltanto dai tre prediletti: Pietro, Giacomo e
Giovanni.
Una tremenda angoscia ed una tristezza mortale cominciano
infatti ad attanagliare il cuore di Gesù che, cercando
conforto nei tre discepoli, si rivolge loro con queste parole:
" Restate qui e vegliate con me". Non trovando, però,
sollievo neppure nella loro compagnia, Egli, nella sua
sconfinata angoscia, cerca ancora di rimanere solo per
pregare. Facendo uno sforzo immane, con il volto illividito,
le ginocchia vacillanti, le braccia in cerca di sostegno fa
ancora qualche passo in avanti ed infine si getta con la
faccia a terra per pregare. Il suo non è il modo di pregare
consueto dei giudei che stavano in piedi, ma è l'accasciarsi
di chi non si regge più in piedi e vuole pregare prostrato
nella polvere. Le parole che escono dalla sua bocca non sono
il pregare calmo e sommesso di altre occasioni, ma è un grido
disperato di dolore che gli esce dal cuore: " Padre mio, se
è possibile, allontana da da me questo calice! Però non come
io voglio , ma come vuoi tu! ".
Il calice era un'espressione metaforica, usata negli scritti
rabbinici, per designare la sorte assegnata a qualcuno
In questa notte, invece, Egli, non solo é titubante, ma prega
esplicitamente il Padre affinché questa prova gli sia
risparmiata; tuttavia la preghiera é condizionata al
beneplacito del Padre e la volontà dell'uomo è subordinata
alla volontà di Dio.
L'altro fatto che colpisce in questo episodio è il
comportamento dei tre discepoli prediletti. Gesù aveva
chiesto loro di rimanere svegli per confortarlo e dimostrargli
una certa solidarietà in questo momento particolarmente
difficile per lui, ma quando torna indietro li trova tutti e
tre addormentati, compreso Pietro che poco prima aveva fatto
scorrere fiumi di parole per testimoniare al Maestro il suo
attaccamento e la sua fedeltà.
Per ben tre volte Gesù torna dai tre discepoli e tutte e tre
le volte li trova addormentati. In questa maniera il Figliuolo
dell'uomo si avvia ad affrontare la prova suprema per la quale
era venuto su questa terra. Tra l'indifferenza generale ed il
sonno profondo dei suoi discepoli che non riescono a
comprendere e quindi a partecipare all'agonia di Gesù, al
travaglio ed alla lotta interiore che dovette affrontare in
quelle tragiche ore, non certamente per i propri peccati, ma
per quelli del mondo intero.
Tratto
dal sito www.chiesadicristo-padova.it
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