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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
9 - LA FLAGELLAZIONE -
Opera
di autore ignoto
Ceto dei Muratori e
Scalpellini
(
in passato affidato anche ai
Marmorari e Cementisti
)
Per
ordine di Pilato, con la speranza di placare l'ira degli
accusatori, Gesù viene legato ad una colonna e flagellato da
due aguzzini.
Con atto
rogato presso il notaio Melchiorre Castiglione il 3 maggio
1620 ( corda 9996 - pag.207 recto - AST Trapani ),
il gruppo anticamente chiamato " Cristo alla
colonna ", venne affidato ai murifabbri ai quali si
associarono l'anno successivo ( atto del 10 aprile 1621, medesimo
notaio ) i marmorari.
Interessanti
sono da considerare i rapporti tra i muratori ed i
scalpellini. Secondo recenti studi, la prima unione tra le due
categorie fa data al 13 novembre 1598 ed i
Capitoli siglati il
19 febbraio 1645 - atto notaio Francesco Antonio Felice.
Successivamente i
rapporti tra le due categorie furono tormentati da varie
pretese ed iniziarono parecchie controversie tra le quali,
quella dei diritti reclamati sulla chiesa dei Quattro Santi
Coronati, la sede della corporazione, edificata a seguito
di atto notarile dell' 8 novembre 1859 ed ubicata nell'attuale
via
Nunzio Nasi.
Distrutta
in seguito ai bombardamenti del 1943, venne ricostruita dai
muratori nel 1947, ed è oggi il punto d'incontro della
categoria e sede delle periodiche riunioni dei consoli del
gruppo e della caratteristica riunione del Sabato Santo,
appena conclusa la processione.
La
categoria dei muratori e scalpellini è stata affiancata per
brevi periodi anche dai cementisti, che associatisi nei primi
anni del '900 al gruppo con l' offerta del pennacchio argenteo
del soldato, si assentarono negli anni 20' - 30', per una
breve ricomparsa negli anni '60.
L'autore
della " Flagellazione " è ignoto, certo è che nel
1860 in seguito ad una rovinosa caduta dei portatori all'
ingresso della chiesa di San Nicola, si commissionò ad Antonio
Croce il restauro del gruppo.
L'artista curò
particolarmente il volto del Cristo, la cui sofferenza nel
momento in cui viene flagellato da un soldato e da un giudeo,
è efficacemente espressa.
Altri
restauri furono eseguiti nel 1966 da Giuseppe Cafiero e
successivamente negli anni 1987 e 1998.
La
categoria dei muratori, tra le più in vista dal punto di
vista economico, ha sempre garantito al gruppo una degna
processione.
Pregevoli
sono gli ornamenti, tra essi ricordiamo la colonna
argentea che si presume possa essere stata realizzata alla
fine del 1800; l'aureola d'oro del Cristo realizzata nel
1954 e la spina d'oro che si avvolge alla preziosa
colonna argentea, realizzata nel 1988 dall'orafo trapanese Platimiro Fiorenza.
CURIOSITA'
Negli
anni '50 sul gruppo venne collocato, come addobbo floreale, un
intero albero di pesco fiorito che suscitò le ire dell'allora
Commissario Prefettizio che ordinò e ottenne l'immediata
rimozione dell'arbusto.
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Nel 1950 il console Vito Rao fece uscire il " mistero
" a proprie spese.
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E' il 1987 e i Misteri sono temporaneamente ospitati nella
chiesa di S.Domenico. Il gruppo della " Flagellazione
" è stato trasportato a trova a Palermo per i lavori di
restauro. Quando arriva il " venerdì di quaresima "
che la tradizione assegna proprio al gruppo della "
Flagellazione " per la scinnuta,
il ceto dei muratori e scalpellini non vuol privarsi di vivere
l'emozione di quel giorno e pur in mancanza del gruppo, fanno
egualmente suonare la banda mentre per la funzione religiosa
si avvalgono di una statua dell'Ecce Homo esposta al pubblico
nella stessa chiesa di S.Domenico.
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Da libro " La Flagellazione " di Giovanni Cammareri
, edito a cura del ceto dei Muratori e Scalpellini :
"Correva
l'anno 1923, quando le possibilità economiche del ceto
conobbero un breve momento di particolare disagio, tanto da
indurre i " consoli " a lasciare in pegno all'orafo
Marino, addirittura la colonna, sostituita al momento della
processione, con un cippo di fiori.
Giunto il "gruppo" in via Torrearsa, esattamente nei
pressi dell'abitazione d el Cav.Giuseppe Adragna, questi non
riuscì a tollerare tale mancanza e recatosi personalmente in
via Argentieri, dove era ubicata la bottega dell'orafo, versò
la somma occorrente per la liberazione del pegno.
Inutile dirlo, ma l'intero corteo restò bloccato fino a
quando la colonna non tornò ad occupare il suo posto.
In segno di riconoscenza, la categoria volle che la colonna
fosse conservata in casa del Cav.Adragna, al quale venne
puntualmente consegnata al termine di ogni processione.
Così nascono le tradizioni; e se oggi il cippo in argento
rimane conservato assieme agli altri pezzi, vorrà dire che
forse neanche le tradizioni durano per sempre. "
"
Non mi tocchi, io sono medaglia d'argento.! " Disse
il muratore Michele De Gregorio al commissario Ricciardi il
quale, ponendosi dietro di lui, avrebbe voluto impedirgli il
lentissimo avanti e indietro, la tipica danza dei portatori di
stendardo ( oggi pressoché estinti ).
Sapeva
benissimo Michele " Marapaola ", come era meglio
conosciuto che quella del 1956 sarebbe stata la sua ultima
partecipazione alla processione dei Misteri. Era malato. per
questo attardava ancora di più il rientro nella chiesa del
Collegio: due passi avanti, quattro passi indietro....
La sua era una danza magica, speciale, ogni passo indietro gli
allungava la vita. Vallo a spiegare al Ricciardi. Egli non
osò comunque sfiorare la medaglia d'argento al valor
militare ostentata sulla giacca del portabandiera, ma entrati,
finalmente in chiesa, lo arrestò. Più tardi Michele "
Marapaola" venne rilasciato grazie all'intervento dei
consoli. "
"...lo
scalpellino Andrea Ruggero, anche lui portatore di stendardo.
Per assolvere al suo i pegno morale, visto l'assoluto divieto
dei medici, la mattina del Venerdì Santo fuggì dall'ospedale
di Torrebianca dove era ricoverato..."
APPROFONDIMENTI
LA
FLAGELLAZIONE
presso i romani, era fra i più crudeli
trattamenti con i quali si punivano i delinquenti. I giudei
percuotevano con le verghe; i romani scarnificavano con
flagelli, e le direttive che si davano ai carnefici fanno
raccapricciare
Il condannato, veniva infatti
spogliato, legato ad una colonna e percorso da una o più
persone. Si usavano bastoni o fruste e flagelli. Alle cinghie
di cuoio di quest'ultimi erano a volte aggiunti aculei, o pezzi
di osso a piombo disposti a catena.
La
flagellazione era l’orribile preludio della morte. Da parte
dei giudei i colpi non potevano essere più di trentanove,
mentre per i romani i colpi non si contavano e nel caso di
Gesù superarono i 100. Le sferze dei flagelli laceravano le
carni fino a scoprire le ossa, e chi non moriva sotto i colpi
restava inabilitato per tutta la vita.
Le frustate furono date a Gesù su tutto il corpo nudo, ad
eccezione della regione cardiaca, poiché il condannato doveva
morire in croce.
Non si può pensare che la flagellazione
di Gesù sia stata eseguita in forma più umana perché doveva
risultare come un prezzo di compromesso che si doveva pagare
ai giudei, ed era necessario che lasciasse talmente malridotto
il Salvatore, che essi nel rabbioso odio che nutrivano contro
di lui potessero sentirsi soddisfatti.
La
flagellazione, ad esempio, risulta ben chiara dalla SINDONE.
Dal velo
sindonico consta che siano stati 120 i colpi inflitti
sistematicamente su tutte le parti del corpo del Condannato,
ad esclusione della parte antistante il pericardio, per
evitarne la morte. Il tipo di flagello adoperato, inoltre, è
il "fragrum taxillarum" (da Orazio definito "horribile"),
il quale fa escludere che l’uomo della Sindone sia stato un
cittadino romano per il quale sarebbero state d’obbligo le
"verghe". Ma il linguaggio della Sindone è ancor più
preciso. Dai particolari segni dei flagelli risultanti sulle
scapole che portarono il pesante patibolo, si evince che
questi furono inferti prima che la trave fosse caricata sulle
spalle del Condannato, a differenza dell’uso comune secondo
cui la flagellazione era inflitta mentre i "cruciari" si
recavano al luogo del supplizio. Questo "prima" e
"poi"
sta a dimostrare la capitolazione di Pilato, ben narrata dai
Vangeli, il quale, per timore di esser coinvolto col presunto
"re dei Giudei", pronunziò l’ingiusto verdetto:
" Ibis in crucem ", andrai in Croce!
È dunque documentato anche dalla
Sindone che a quel Flagellato la promessa liberazione fu
negata.
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