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Gruppo 11 - ECCE HOMO


Opera di Giuseppe Milanti   

 Ceto dei Calzolai e Calzaturieri

  In occasione della Pasqua ebraica, Ponzio Pilato non riuscendo a trovare alcuna colpa in Gesù, lo presenta alla folla affinché, secondo la tradizione, possa scegliere quale condannato assolvere. Il destino del Nazareno è già segnato.

  

Il 15 maggio 2015, il ricercatore dott. Salvatore Gaspare Savona, ha recuperato l'atto di affidamento del gruppo alla categoria del calzolai e ciabattini ( ars cerdonum ) secondo quanto indicato nell' atto del notaio Melchiorre Castiglione rogato il 31 marzo 1622.

Si presume che l'opera sia ancora quella originale eseguita da Giuseppe Milanti e che ha subito soltanto lievi ritocchi restaurativi.

La scena riprodotta raffigura il momento in cui Ponzio Pilato, prefetto romano in Galilea,  accompagnato da un soldato, presenta al popolo d'Israele, il corpo sofferente di Gesù.

Mirabile è l'espressività dei personaggi ; il volto sofferto di Gesù che l'autore ha saputo riprodurre nell'attimo in cui segnato dal dolore delle torture si appresta a compiere le sue ultime ore.  Interessante è poi il volto di Pilato dal viso e dal turbante orientaleggianti. A tal proposito il Can.P.Fortunato Mondello scorge nei tratti del procuratore romano una certa rassomiglianza con il Pilato del gruppo " La Sentenza " ed entrambi, secondo il Mondello, sembrano somigliare all'immagine di Dio dipinta da Domenico la Bruna sopra l'altare maggiore della Cattedrale di Trapani.. 

Nel gruppo ciò che colpisce e suscita l'ammirazione è comunque la pregevole balconata d'argento, seguita dall'orafo Giuseppe Parisi nel 1854.

Pregevole è la " vara ", splendidamente lavorata, rifatta nel 1757  e alla quale prestò opera il grande Baldassare Pisciotta e che si presume vi incise una scarpa, simbolo dell' arte.

 

 


CURIOSITA'

Da una recensione di G.Ferro del 1831 tratta da una biografia di Trapani :

"...Egli ( Milanti ) diede al Cristo tranquillità, modestia, fermezza. E ce lo fa comparire di così alta condizione nel soffrire, che in mezzo a quelle angosce a quegli spasmi tanto atroci non ha nulla di difformante. Quel Pilato poi, è così bello, così naturale che trasforma il contemplare in uno che sta quasi a sentire....sul volto di Pilato una così marcata verità ed un soffio così animatore, che ci sembra di sentire e di vedere articolare almeno sulle di lui labbra, quelle commoventi parole di Ecce Homo ! ".


APPROFONDIMENTI 

IL PROCESSO ROMANO  La condanna a morte del Sinedrio non può essere ratificata se non dal giudizio dell'autorità dominate in quel tempo sulla Palestina : Roma. 
E' il procuratore Ponzio Pilato a dover decidere della sorte dell'imputato.

Pilato lo interroga se è lui il re dei Giudei. " Tu lo dici  " , risponde Gesù " .  Indispettito dalla risposta, a suo parere non esauriente, e considerato che l'accusato è galileo, lo invia a Erode Antipia, tetrarca della Galilea.

Erode aveva saputo che Gesù era indicato come un uomo capace di fare miracoli e gli chiede di farne qualcuno dinanzi a lui. Non accontentato, si adora contro il Nazareno, facendolo coprire con una veste e rimandandolo a Pilato.

La condanna a morte di Gesù è dovuta sia a motivi religiosi ( volontà di distruzione del tempio e critica verso la Torah , la legge sacra degli Ebrei ) ma anche ragioni politiche come  il proclamarsi Re dei Giudei dinnanzi a Pilato, affermazioni che potrebbero, a detta degli accusatori, giustificare movimenti e sommosse contro l'autorità romana.

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BARABBA è il giudeo che venne scelto dal popolo per essere liberato al posto di Gesù in occasione della tradizionale liberazione di un condannato per celebrare la pasqua ebraica.
Secondo alcuni recenti studi, le circostanze storiche dell'episodio per mezzo del quale Pilato acconsentì alla liberazione di un pericoloso ribelle quale Barabba non sono del tutto chiare. Si tende a considerare una certa accentuazione nei tratti negativi di Barabba , proprio per far risaltare l'iniquità della condanna di Gesù.  

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ANCORA SU BARABBA " ....Come racconta Marco nel capitolo 15 del suo Vangelo (versetti 6-15), Pilato aveva tentato di rispolverare un non altrimenti noto “privilegio pasquale”, che comprendeva la possibilità di concedere l’amnistia a un detenuto, scelto secondo una sorta di giuria popolare assembleare. È a questo punto che entra in scena Barabba, «che si trovava in carcere insieme ai ribelli che, durante un tumulto, avevano commesso un omicidio». Matteo lo definisce «un prigioniero famoso» (27,16). Si trattava quasi certamente di un leader dei rivoluzionari antiromani, i cosiddetti zeloti, che i Romani chiamavano “sicari” perché agivano colpendo le loro vittime con la sica, che era un corto pugnale.

È curioso notare che alcuni antichi manoscritti che ci hanno trasmesso il Vangelo di Matteo attribuiscono a Barabba — che è un cognome — il nome di Gesù, per cui il contrasto sarebbe ancor più stridente nelle parole di Pilato rivolte alla folla: «Chi volete che vi lasci: Gesù Barabba o Gesù chiamato Cristo?» (Matteo 27,17). Ma questa notizia è sospetta ed è stata introdotta forse
proprio per rendere più drammatico il dilemma e tragica la scelta della folla che, sobillata dai sacerdoti, esige che l’amnistia sia concessa a Barabba. Pilato a questo punto non ha più sbocchi per sottrarre Gesù alla condanna: «Che farò, allora, di quello che voi chiamate il re dei Giudei? Essi gridarono: Crocifiggilo! E Pilato: Ma che male ha fatto? Essi, allora, gridarono più forte: Crocifiggilo! Pilato, volendo ormai dar soddisfazione alla folla, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso» (Marco 15,12-15).

Finisce qui la storia a noi nota di Barabba che l’evangelista Giovanni definisce un “brigante”, termine con cui i Romani definivano i ribelli alloro potere (18,40). Ma la sua figura, come si diceva, rimarrà impressa nella fantasia popolare ed è interessante notare che nel secolo scorso ben tre scrittori lo hanno riportato all’attenzione. Iniziò neI 1927 il norvegese J.N. Grieg col dramma Barabba, giocato proprio sul contrasto tra la violenza rivoluzionaria del protagonista e la mitezza, ben più “rivoluzionaria”, della parola e dell’esempio di Cristo. Nel 1929 fu il belga M. de Ghelderode a proporre in un altro dramma la figura di Barabba, ma col colpo di scena della sua conversione grazie all’incontro con Gesù.

Infine nel 1950 appare il romanzo " Barabba " dello svedese P. Lagerkvist, forse la sua opera più celebre. Una storia complessa che presenta Barabba come parricida. Presente alla crocifissione di Cristo e alla sua risurrezione, egli si avvia su una strada tormentata e incerta di conversione che lo conduce sino a Roma, ove morirà crocifisso come cristiano, dopo l’incendio di Nerone, senza per questo essere approdato in modo chiaro alla fede".

Riflessione di Mons.Gian Franco Ravasi, tratta da Famiglia Cristiana

 

Ecce Homo

Gesù

Il balcone d'argento

Ecce Homo

 Pilato

Ecce Homo

Pilato

Pilato

 

VANGELO
 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

(Gv 19,4-7)





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


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Testo e foto di Beppino Tartaro
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