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COPYRIGHT BEPPINO TARTARO 2004
Gruppo
16 - LA FERITA AL COSTATO
Opera
di Domenico Nolfo
Ceto dei Pittori e
Decoratori
(
in passato affidato anche ai
Funai e Canapai )
Gesù
è gia spirato in croce, reclinando il capo. Ai piedi della
croce, in un gesto di immenso dolore, sono Maria, Giovanni e
Maria Maddalena che con angoscia guardano il centurione
trafiggere il costato di Cristo.
La
" Ferita al Costato " o, come anticamente detto
" La Crocifissione ", venne affidato, con atto rogato
dal notaio Melchiorre Castiglione il 25 aprile 1620 ( corda
9996 - pag.203 recto - AST Trapani ), ai funai
( ars cordareorum ) e successivamente ai canapai.
Alle
due categorie,subentrarono nella cura " du mistere
cannavara " nel 1966 i pittori ed i
decoratori
che decisero subito di rifare gli ornamenti argentei.
E'
un'opera d'arte perfetta e ricca di sentimento. Gesù
crocifisso, ha già reclinato il capo nell' abbandono della
morte. Maria è con le mani congiunte in un atteggiamento di
indicibile dolore, così come sofferta è l'espressione di
Giovanni, mentre Maria Maddalena, inginocchiata ai piedi della
Croce, guarda con angoscia Longino, il centurione romano, che trafigge
con la lancia il costato di Gesù.
Il gruppo
rimase gravemente danneggiato dagli eventi bellici del 1943 e
venne magistralmente restaurato da Giuseppe Cafiero nel 1947.
CURIOSITA'
I
tre gruppi : "Ascesa al Calvario",
"Sollevazione della Croce" e "Ferita al
Costato", vennero affidati alle rispettive categorie con
tre atti rogati dal notaio Melchiorre Castiglione quasi
contemporaneamente. Infatti, il 23 aprile 1620 si affidarono i
primi due gruppi, mentre due giorni dopo fu la volta dell'atto
di affidamento ai funai della " Ferita al Costato".
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Dall'opuscolo edito dall' Ente Provinciale Per il Turismo di Trapani in
occasione della Processione del 7 aprile 1950 - Testo di Nicola Lamia :
"...La scena, solenne e dolorosa , con cui si conchiude la passione del
Salvatore, è qui resa in tutta la sua tragica potenza . I
personaggi di questo gruppo soffrono, piangono, parlano; e chi
li contempla, con animo vibrante e commosso, ha l'impressione
che da un momento all'altro essi, debbano davvero animarsi e
pronunziare le immortali parole del " Pianto della
Madonna " di Jacopone da Todi."
APPROFONDIMENTI
LA
CROCIFISSIONE di Gesù
è è di tipo romano, che si avvale dell'uso di una croce
"smontabile composta da un lungo palo verticale detto
"Stipes" che veniva piantato fuori dalla città (nel
nostro caso, "nel luogo detto "cranio" il
monte Calvario). La seconda parte della "croce", il
"Patibolo" veniva applicato al condannato molto
tempo prima dell'arrivo al luogo del supplizio, già in città
al momento della condanna, in un primo tempo però il
condannato non era inchiodato al questo palo ma vi era solo
legato.
Come
venne crocefisso l'uomo della sindone? Sicuramente a terra
venne crocifisso mediante l'utilizzo di due chiodi, di ferro,
quadrati i quali penetrarono nel polso e non nella mano
come molti erroneamente pensano, il chiodo penetrò nel
cosiddetto spazio di Destot, dove la conformazione del corpo
permette di mantenere un così gravoso peso per così tanto
tempo. Se l'uomo fosse stato inchiodato sulle mani sarebbe
caduto in pochi minuti. I piedi invece vennero fissati alla
parte inferiore della croce con un solo chiodo: e quello fu
l'unico appoggio che ebbe, per i 75 chili di peso di
quell'uomo.
Osservando
la sindone, è possibile notare con sorpresa che i pollici
mancano, non bisogna assolutamente pensare a una malformazione
o altro, i pollici ci sono solo che non è possibile vederli,
perché, lo spazio di Destot contiene un nervo che se toccato,
e in questo caso strappato e lacerato, provoca la ritrazione
del pollice all'interno come se fosse stato incollato al palmo
e ovviamente un dolore disumano e lacerante.
La
morte - Come avvenne la morte dell'uomo della sindone? Secondo
quanto affermano i medici la morte dell'uomo della sindone
avvenne a causa dei gravi disturbi alla respirazione dovuti
alla posizione tenuta dal condannato durante le ore in cui
rimase crocifisso.
La
morte, fu dovuta a crampi tetanici, per cui i muscoli
respiratori provocano l'asfissia, perché sempre tesi in
espirazione, ma questa non è la sola alternativa, alcuni
parlano del cosiddetto collasso ortostatico per cui tutto il
sangue presente nel corpo cadde verso il basso, non affluendo
al cuore e al cervello e provocando la morte quasi istantanea.
Vi
è una terza tesi, la morte per emopericardio, ovvero la
rottura del cuore, tesi difesa da coloro che giustificano così
l'acutissimo grido di Gesù "Imma":
"Mamma".
Gesù
morì dopo 3 ore di agonia la morte secondo i medici fu una
tra le più dolorose, dopo la sua morte ma non molto tempo
dopo, venne deposto e passatogli probabilmente un
mantello sotto i reni, fu portato al sepolcro,dove venne
sollevato e posto sulla sindone,la quale porta sulla zona del
piede i segni delle impronte digitali di uno dei barellieri.
Ulteriori
studi sul sangue hanno inoltra "stabilito" i tempi
della deposizione e quelli di permanenza nel sepolcro. Gli
studiosi però vanno oltre (è da precisare che le date e le
ore sono state calcolate in base a regole astronomiche che
possono essere soggette ad errori seppur minimi); secondo
alcuni calcoli, Gesù rimase nel sepolcro per sole 40 ore
dopodiché è avvenuta la risurrezione (entro le 5-6 del
mattino) dopodiché sarebbe iniziata la decomposizione del
corpo che come affermano le scritture ed evincono gli
osservatori non ci fu.
Notizie
e gif tratte dai siti :
www.homolaicus.com/nt/vangeli/sindone/
www.ivoyage.it/sindone/lenzuolo.htm
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LE ULTIME PAROLE DI
GESU'
furono "
Elì, Elì,
sabactàni ? ", che significano " Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato ? " Essa è la
traslitterazione aramaica dell'inizio del salmo 22. Sulle
labbra di Gesù, questa invocazione ( erroneamente intesa dai
presenti alla crocifissione come un'invocazione ad Elia,
patrono dei moribondi ), va invece intesa più come supplica
fiduciosa al Padre che come grido di sconforto e disperazione.
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LONGINO
il cui nome deriverebbe dal greco longkhè, che significa
lancia fu il centurione romano che trafisse il costato di
Gesù.
Di Longino, detto l' Isaurico
perché originario della provincia di Isauria, nell'attuale
Turchia. Secondo la
tradizione dalla ferita sgorgò sangue misto ad acqua, ed
alcune gocce finirono negli occhi malati da tempo del
centurione Longino, che miracolosamente guarì. L’evento
traumatico, sempre secondo la tradizione, portò verso la fede
questo soldato che immediatamente raccolse la terra intrisa
del sangue di Cristo e la conservò in una cassetta metallica.
Quel contenitore avrebbe seguito le peregrinazioni del
Centurione fino a Mantova, dove sarebbe stato conservato fino
ai nostri giorni. A seguito delle sue peregrinazioni il
centurione convertito avrebbe sepolto, per paura di essere
derubato, la sacra reliquia in un luogo segreto. Subì
il martirio il 2 dicembre del 37 d.C. e venne sepolto in
contrada Cappadocia. La reliquia, ritenuta dispersa, venne
ritrovata nell’804 su indicazione di Sant’Andrea presso
l’orto dell’Ospedale di Santa Maddalena ove Longino
l’aveva interrata. Quando la reliquia venne rinvenuta furono
trovate anche delle ossa umane, secondo alcune teorie
probabilmente appartenenti al martire. Oggi queste ossa sono
conservate nella Terza Cappella a destra della Basilica di
Sant’Andrea e nella stessa chiesa sono custoditi i Sacri
Vasi che dovrebbero contenere la terre del Golgota intrisa del
sangue di Cristo e che ogni anno, in occasione del Venerdì
Santo, vengono condotti in processione lungo le vie della
città.
La santificazione del vecchio
soldato avvenne il giorno 2 dicembre 1340 sotto il papato di
Innocenzo V.
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Analizzando la
Sindone si evince la crudeltà dell'atto compiuto poiché,
data l’imminenza del sabato, non si optò per tecniche
esecutive meno dolorose. Furono scelti, ad esempio, i chiodi
invece delle funi e localizzati nei carpi invece che nella
zona distale. L’assonometria dei movimenti rilevata dalla
Sindone, inoltre, descrive uno stato di accasciamento
iniziale, legato ad una morte repentina per asfissia o per
arresto cardiaco. Un sostegno al perineo avrebbe certamente
prolungato la vita a Gesù oltre che ad alleviargli
parzialmente i lancinanti dolori. Ma non vi fu.
Di questa sovrana
morte la Sindone racconta ancora gli ultimi tragici istanti:
il capo reclinato, il fianco trafitto, il risparmiato
crurifragium (ossia la frattura degli arti inferiori). La
trafittura del costato costituisce un’ennesima singolarità
non trascurabile. Di essa non si trova alcun altro esempio
nella storia delle crocifissioni eseguite a Gerusalemme,
mentre è lapidariamente documentata dalla Sindone.
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