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Gruppo 13 - L' ASCESA AL CALVARIO


Opera di autore ignoto 


ne cura l'uscita l' intero popolo
 

( in passato affidato agli Jurnateri, ai Bottai e ai Fruttivendoli )

  Gesù, gravato dal peso della Croce, cade per terra, lungo l'impervia via che conduce al colle del Calvario. Due soldati percuotono il condannato, mentre Simone di Cirene solleva pietosamente la Croce ed una delle donne ( Veronica ) che seguivano affrante il corteo, asciuga con un drappo il volto sanguinante del Cristo.

  

Una profonda commozione pervade il cuore dei trapanesi quando transita questo gruppo che la tradizione popolare chiama "  U Signuri ca Cruci 'ncoddu " , cioè Gesù che porta la croce sul collo. Insieme all'Addolorata questo " mistere " è quello che suscita più commozione tra quanti assistono alla sacra rappresentazione. 

Anticamente la Compagnia di San Michele si serviva del gruppo per celebrare tutti i riti dei venerdì di Quaresima, una sorta di prime " scinnute".  

Detto anche " Mistero della Veronica "  è il gruppo di cui si ha memoria della più antica concessione.

Consultando l'atto depositato presso l'Archivio di Stato di Trapani, dalla  " Storia dei Misteri di Trapani" del Canonico Padre Fortunato Mondello e dai testi dell' avvocato Mario Serraino sembra evincersi che
nell' aprile 1612, venne rogato l'atto presso il notaio Antonio Migliorino , il gruppo " ut dicitur di Cristo Signor Nostro che porta la cruci in collo"  venne affidato dalla Compagnia del Preziosissimo Sangue di Gesù alla categoria dei " jurnateri ".

Si è spesso ritenuto che il gruppo sia stato il primo della serie e ciò in virtù della sua data di concessione ma proprio in detto atto del  1612 leggiamo: Societas Sanguinis Jesu Christi inter alia misteria passionis Domini Nostri Jesu Christi est misterium ut dicitur di “ Christu chi porta la cruci in collo ” (…) Franciscus de Parisio, Petrus de Pirao, coadiutor, e parecchi altri Confrati della stessa Società, concedono il detto misterio agli Ufficiali della “ Compagnia delli poveri jurnateri ”.
Su quanto scritto, apprendiamo quindi che la Società del Preziosissimo Sangue di Cristo aveva in suo potere altri misteri anche se ancora non si è ancora in grado di sapere quali scene evangeliche rappresentassero.
E' certo quindi che la concessione del Calvario alla categoria
dagli jurnaterisia avvenuta nel mese di aprile del 1612  sia stata la prima ma ciò non equivale alla considerazione che tale gruppo fu il primo ad esser costruito, malgrado oggi , nella sua componente artistica sia il più antico gruppo, quasi originario, pervenuto ai nostri giorni.  L'affidamento alla categoria degli " jurnateri" non deve farci pensare che gli stessi fossero una maestranza, date le loro precarie condizioni economiche e di vita. Si può ritenere infatti che detto affidamento sia assimilabile ad un compito assegnato a questi lavoratori giornalieri ( o stagionali per usare un termine contemporaneo di paragone) oppure , secondo un' altra interpretazione , i quattro consoli della “Compagnia delli poveri giornateri” si impegnarono per condurre in processione il mistere a loro spese ” voluerunt et volunt in eorum protectione cepere dictum misterium et illud venerari et ferre ut dicitur quando nescino dicti misteri ad omnes eorum expensas ", non chiedendone il possesso o l'uso ma forse la protezione,  presumibilmente raffigurando il quel Cristo dolente con la Croce una certa similitudine con le loro stesse condizioni di vita, in quegli anni parecchio difficili. Anche in questo casi sono necessari ulteriori studi d'approfondimento, senza assurgere a depositari di verità inconfutabili.

Si sa con certezza invece che il 23 aprile 1620 con atto rogato dal notaio Melchiorre Castiglione alla cura del gruppo, subentrarono i bottai e successivamente i fruttivendoli, che lo dismisero alla Compagnia il 17 maggio 1772 con atto redatto dal notaio Gaspare Maria Guarnotti. Si ritiene che da questa data, l'intero popolo cura la processione di questo gruppo a cui, è doveroso sottolinearlo,  non è mai stato ufficialmente affidato.

Sino a qualche anno fa erano i commercianti di bevande alcooliche, i vinattieri e gli agricoltori a curarne materialmente l'uscita. Ed infatti dai manifesti murali affissi intorno al 1930, nel descrivere i Gruppi ed i relativi ceti associati, leggiamo che alla voce del " Cristo che ascende al Calvario", si sottolinea che "...ne curano l'uscita i Negozianti di Vino, i Carrettieri e gli Agricoltori."

Il gruppo è di autore ignoto.
Le dimensioni, soprattutto nelle statue che appaiono più piccole dai restanti e stilisticamente diverse, ci offrono la possibilità di ammirare l'unico gruppo rimasto intatto dalle origini e cioè non rifatto. Infatti, quando si iniziarono ad affidare i gruppi alle maestranze, queste promossero la ricostruzione delle opere sia per sfruttare l'arte scultorea che in quegli anni era fiorente in città, che per porre riparo ai danni patiti da eventuali cadute dei gruppi. L' Ascesa al Calvario, tranne che nella figura del Cristo, è praticamente il gruppo originale. Tornando alla figura di Gesù, l'originale andò distrutto nei primi anni dell' 800 a seguito di un incendio e sostituito da un'opera realizzata dallo scultore Pietro Croce che a differenza dell'attuale, volgente lo sguardo al cielo, guardava invece verso la folla. Nel 1903 l'opera di Croce, oggi collocata nella chiesa di S.Maria di Gesù, venne sostituita dall'attuale, opera dello scultore Antonino Giuffrida e nel 2010 si è provveduto al restauro dell'opera

Pregevoli sono nel gruppo le rifiniture argentee, tra le quali giova ricordare la preziosa croce, capolavoro di cesellatura, ultimata dall'incisore Gaetano Parisi nel 1751; l'immagine del Cristo impressa nel fazzoletto della Veronica e l'armatura del soldato eseguita verso la fine del ' 700 da Michele Tumbarello.  
A proposito di questi preziosi erano anticamente custoditi presso il Monastero della SS.Trinità da dove annualmente venivano prelevati dal console responsabile, dietro nulla osta della Confraternita di S.Michele Arcangelo.
  Nel 2010 i consoli del gruppo hanno commissionato un'aureola d'oro posta sul capo di Gesù.

L' Ascesa al Calvario, anche per i numerosi e grossi ceri votivi, è tra i gruppi più pesante dell'intera serie e durante la processione molti uomini si sostituiscono ai portatori per contribuire al trasporto.

Fino a qualche anno fa la processione del gruppo era spontanea ed era soprattutto composta da donne; oggi le signore preferiscono accompagnare la statua di Maria Addolorata. Una traccia di autentica e spontanea devozione, anche se inferiore a quella di un tempo,rimane dietro il gruppo, dove un limitato numero di fedeli accompagna per tutta la durata della processione " U Signuri ca cruci 'ncoddu ".

In occasione dei quattrocento anni di affidamento si sono tenute a Trapani una serie di manifestazioni per ricordare il più antico Sacro gruppo della processione.


CURIOSITA'

CARTOLINE ASCESA AL CALVARIO

IL POPOLO A SAN PIETRO

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Dai ricordi di Totò Tartaro, console onorario del gruppo tra gli anni '70 e gli ani '80.

" Nel novembre 1975 il Capo-console, il Sig.Francesco Paolo Romano, titolare della " Casa del Vino " , mi nominò console onorario, invitandomi a collaborare con il gruppo. Raccolsi con entusiasmo quell'invito, del resto " U' Signuri ca cruci n'coddu " è nel cuore di tutti noi trapanesi. Insieme gli altri consoli quali il Sig. Giuseppe Savona ( succedette a Romano nella guida del gruppo ) e il Sig.Serraino, ci prodigammo con affetto e passione per il gruppo. In quegli anni decidemmo di sostituire il pennacchio del soldato che trascina Gesù con un elmo tipico dell'armatura romana. Ne disegnai il modello e affidammo il compito di tale cesellatura all'orafo trapanese Nicolò Messina che, in breve tempo e con perizia, realizzò un altro capolavoro dell'artigianato trapanese. Nicolò Messina realizzò anche altre opere d'arte per le chiese trapanesi e precisamente per la statua di santa Rita che si venera nella chiesa dell'Itria realizzò tutto in oro, un'aureola con 15 rose, la corona che l'angelo pone sul capo di Santa Rita e il Rosario. Purtroppo tutti questi preziosi sono scomparsi in seguito ad un sacrilego furto nella chiesa. Tornando all'elmo del sodato del Calvario , esso reca incisi i nomi dei consoli e del suo autore e per parecchi anni uscì in processione. Oggi, l'elmo , dopo esser stato abbandonato è tornato in processione, con l'augurio , tuttavia, che questi tesori dell' artigianato trapanese possano almeno essere esposti in un museo ed essere così ammirati da tutti i trapanesi. "

"Sempre in quegli anni, i consoli del gruppo accolsero la mia idea di realizzare dei distintivi a forma di croce recanti la scritta " POPOLO ", per far riconoscere i  responsabili del gruppo stesso. Un'iniziativa che fu la prima in seno alla processione e che da allora è stata seguita da tutti i restanti ceti".


APPROFONDIMENTI

CALVARIO è il nome latino della parola " cranio " derivante dal termine aramaico " Gulguita " . Il Gulguita o Golgota era un piccolo colle carattere roccioso a forma arrotondata, alto dai 5 ai 10 metri nei pressi di Gerusalemme ( ora inglobato nel Santo Sepolcro ) dove avvenivano le esecuzioni dei condannati. 
 E’ chiamato luogo del cranio, probabilmente per la sua forma che sembrava quella di una testa umana. Il Calvario si trovava lungo una strada d’accesso alla città santa.

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SANT'ELENA, secondo la tradizione, ritrovò dei pezzi della Croce in una cisterna vicino al Calvario nel 326 , dopo aver estorto (con torture varie) da un ebreo di nome Giuda l'indicazione del luogo esatto.
Dopo circa cinquant'anni S. Cirillo di Gerusalemme osservò che il mondo era pieno di frammenti della Santa Croce.
Oggi i pezzi più importanti sono visibili nel monastero cistercense di La Boissiere, nella Loira, un'altro nella Sainte Chapelle nel Palazzo reale a Parigi, donato da Luigi IX, e il più grosso nel convento di Sainte-Gudule a Bruxelles.
Essendo le chiese d'Europa piene di frammenti della croce, sarebbe logico pensare che a Gerusalemme non ne siano rimasti.
Ma le cose non stanno esattamente così, poichè i greci ortodossi ne mostrano almeno due pezzi, uno addirittura proprio sotto al Calvario ,situato nella Basilica del S. Sepolcro, in una sala che funge sia da ufficio che da Tesoro. 


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IL CIRENEO, cioè SIMONE DI CIRENE, era un giudeo originario della diaspora ( cioè fuori di Israele ). Cirene, infatti, era un'importante città portuale della Libia.

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VERONICA. Il nome della Veronica, ricorre per la prima volta nei Vangeli apocrifi e si riferisce alla donna emorroissa di nome Bernike in greco, Veronica in latino, che implorando Gesù per la sua guarigione, mentre passava stretto nella folla, riuscì a toccargli il lembo del mantello, guarendo all’istante.
Gesù chiese chi l’aveva toccato e gli apostoli risposero: “è la folla che ti stringe da ogni parte”, ma Gesù insiste perché ha sentito una forza che usciva da lui e allora l’emorroissa si fece avanti e gettandosi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutti, il motivo per cui l’aveva toccato e il beneficio che aveva ricevuto. Gesù le rispose: “Figlia la tua fede ti ha salvata, va in pace!” (Lc. 8, 43-48).
Dal secolo XV in poi, in Occidente prende corpo la devozione verso la Veronica quale figura del gruppo delle pie donne, che asciuga il volto di Gesù con un panno o sudario, mentre percorre con la croce la salita del Calvario, rimanendo il Volto stesso impresso sul panno.
La donna sarebbe poi venuta a Roma, portando con sé la sacra reliquia; alcuni testi apocrifi come la “Vindicta Salvatoris”, dicono che il funzionario romano Volusiano, sequestra con la violenza il telo alla donna e lo porta a Tiberio, il quale appena lo vede guarisce dalla lebbra; Veronica abbandona ogni cosa in Palestina e segue il suo telo a Roma, riavutolo, lo tiene con sé e prima di morire lo consegna al papa . Clemente.
La tradizione della donna che asciuga il volto di Gesù, con un telo, da cui sarebbe scaturito il nome Veronica ‘vera icona’, ha senz’altro preso grande diffusione oscurando quasi del tutto, l’episodio della emorroissa, che sarebbe secondo taluni, la stessa donna, anche se non vi sono certezze nei tanti documenti più o meno apocrifi.
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Dal secolo XIII si venerò in S. Pietro a Roma, una immagine del volto di Cristo, detto ‘velo della Veronica’ (citato da Dante nel Paradiso ), che gli studiosi identificarono per lo più con l’icona tardo bizantina attualmente lì conservata.
Testo di Antonio Borrelli 


 

Ascesa al Calvario

Gesù

Veronica

soldato

Cireneo

Ascesa al Calvario

Ascesa al Calvario

 

VANGELO
 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.

(Lc 23,26-32)





I Gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


©
Testo e foto di Beppino Tartaro

 

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