I MISTERI
Da " CUNTA - STORIE DI UN TRAPANESE DEL SECOLO SCORSO "
di Corrado Mazzeo
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Dopo il lunedì di Pasqua, si incomincia a pensare ai Misteri del prossimo anno:‘na malatia per certuni.
Mi raccontava un mio cugino, recentemente scomparso, che quando da ragazzo andava a bottega per imparare il mestiere, nel suo bagaglio professionale doveva tenere conto dell’appartenenza al “Mistere” del suo ceto lavorativo.
Oltre al lavoro ordinario, tutto l’anno era cadenzato per il Venerdì e Sabato Santo, ipotizzando l’ itinerario da percorrere, occupandosi della raccolta di fondi, degli eventuali restauri del Sacro Gruppo, della famiglia di “massari” a cui assegnare il trasporto della vara, a quale gruppo bandistico affidare le musiche, ai partecipanti alla processione, che tipo di addobbo floreale devono ornare il Misteri.
Il “principale” ti trascinava in questi svolgimenti, volendo o no entravi in queste dinamiche che lentamente ti coinvolgevano.
Ricordo che questo familiare era celebrato perché la sera del Venerdì Santo andava “tutta ‘a notte appresso i Misteri”.
Era un uomo possente tutto d’un pezzo, la moglie mi raccontava che quando era partecipe alla celebrazione della Passione, il coinvolgimento era così totale che si commuoveva, “si mittia a chianciri” proferiva turbata.
Certo l’evento dei Misteri è un circostanza che ti entra nel sangue da quando sei piccolo e ti rimane impresso.
Chi rimane in città non se ne rende conto, ma per chi ha la “fortuna” di emigrare la cosa è più consapevole!
Antonio un mio collega di lavoro conosciuto a Milano è un trapanese cà scorcia, spesso ci scialiamo a parlare nella lingua madre, e quando ci rendiamo conto se c’è qualche altra persona che basita ascolta e non capisce, ci giustifichiamo col fatto che avendo frequentato insieme il ginnasio è insito che parliamo latino…
Nessuno dei due quest’anno è tornato il Sicilia per la settimana di Pasqua. Il lunedì dopo le palme gli chiedo:
- Ci l’hai a musica di Misteri?
- No!
La sera gli masterizzo una copia del compact disk di “Note di passione” e indomani gli e la porto.
- Sentitilla !
Lo vado a trovare dopo un paio d’ore.
- Allora ti piaciu?
Non rispose teneva lo sguardo basso, aveva gli occhi gonfi, che decorosamente trattenevano le lacrime.
Garbatamente sono uscito dalla stanza, perché avevo capito il suo stato d’animo: quella composizione musicale lo riportava a quando era picciriddo, e i ricordi da bambino rimangono indelebili. Memorie di festa, di nonni, di patri, di madri, di frati, di soru, di musica, di annacati,di caccavetta, di simenza,di cira, di palloncini…reminiscenze profonde, soprattutto per noi jttati cà supra.
Corrado Mazzeo
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Foto Beppino Tartaro - 1965 -
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