CONSIDERAZIONI POCO COMMANDEVOLI E MOLTO SACCENTI

 

di Renato Birke

 


 

 

 

Egregio amico,
prendo spunto dal tuo articolo via web "La s...processione e la dis...unione" non tanto per accodarmi alle inevitabili polemiche già in corso e che certamente proseguiranno per un bel pò, sino all'apoteosi della prossima riunione collegiale della UM, quanto darti una mia personale chiave di lettura di quello che, malauguratamente, è accaduto.
Una premessa, non tanto per polemizzare ma per avviare in qualche modo il discorso. Della serie "non si è mai contenti......"
Pare che sia stata "riesumata" una antica usanza, dismessa dal dopoguerra, e cioè la figura del carabiniere che da consuetudine si recava alla chiesa di S.MIchele, oggi non più esistente, per partecipare l'avvenuta conclusione della suggestiva cerimonia religiosa della "Discesa del Cristo dalla croce" che aveva, ed ha tuttora, luogo nella non lontana chiesa di S. Maria del Gesù.
Mi viene difficile immaginare oggi qualche trapanese, oggi vivente, che abbia un ricordo non sfocato di quanto si svolgesse allora, almeno fino alla processione del 1940.
Presupponendo che fosse decenne, più 75 anni dal 1940 al 2015, dovrebbe avere agli ottantacinque ai novantanni. Fai tu.!
Comunque, un buon ritorno al passato, eseguito dall'incolpevole carabiniere in modo a mio parere banale, quasi da anonimo postino (senza alcuna offesa nè per i carabinieri nè per i postini).
Francamente mi sarei aspettato un Carabiniere in alta uniforme bussare alla porticina della chiesa, attendere che questa si apra, recitare la formula tradizionale, salutare militarmente, girare i tacchi ed andarsene.
Penso che sarebbe stato un altro bel vedere. Per la seconda volta, fai tu !

 


Andiamo a cominciare.
Ho avuto l'impressione, in realtà piuttosto vaga, che qualcosa non girasse per il verso giusto fin dalla sera di giovedì, durante la diretta di Telesud sull'anteprima della processione quando un signore, non ha importanza di quale ceto, intervistato dalla sig.ra Mariarosa Orlando ha esternato, nell'ordine: qualche lagnanza nei confronti della UM (per motivi che non sono stati esposti), la enorme difficoltà nel reperire fondi di sovvenzione - cosa che non fatico credere vera - e da ultimo l'aumento, sia pure diverso da ceto a ceto, dei volontari, il che potrebbe dire meno gente da pagare.
Ma non solo.
Delle tre cose, la prima in un certo senso mi ha colpito più delle altre due, essendo inusuale.
Per Venerdì Santo, uscita della processione, a parte quanto sopra già detto, non entro nei dettagli delle venti processioni venti.
La mattina dopo, Sabato Santo, destomi al suono della veglia, regolata alla 7 e 30, per accendere il pc ed evitare quello che mi era accaduto un venerdì di qualche anno fa quando ero riuscito fortunosamente a collegarmi solo verso le ore 17 (dalle ore 14); stavolta nessun problema (d'altra parte, neanche il giorno prima, nè da qualche anno più vicino a noi). Tutto bene, allora.
Un fico! alle ore 8 e 15 silenzio, alle 8 e 30 le prime immagini, senza sonoro, alle ore 9,00 circa il buon Wolly, in un misto tra il costernato e l'imbarazzato, con la signora di cui sopra ed un certo signor Roberto Manuguerra.
Fino alle 9 e 30 non è accaduto nulla, e come per l'uscita nessun commento.
Di fatto un "picciolo" ritardo di una ora e mezza. Non ci è voluta arte di penna per sospettare quello che poi è saltato fuori, cioè un plateale, fattivo e volontario "remare contro". Da parte di chi e perchè sarà oggetto di dibattiti acculturati nel prossimi giorni, e pertanto mi astengo dall'approfondire.
Se anche un entusiasta come ho sempre considerato il sig. Franceso Genovese arriva a titolare il suo ultimo articolo su La Sicilia "L'identità perduta di una secolare processione" allora è proprio vero che il giocattolo si è rotto o si è molto prossimi alla rottura. Ed il predetto ha usato una parola francese cui avevo pensato anch'io: debacle, parola che rende molto bene la realtà.
Il sig. B T, cioè tu, accusa senza "se" e senza "ma" gli uomini di cultura e la chiesa, sia come struttura e sia come persone quali corresponsabili.
Non ci vuole un grande sforzo per capire chi sia "l'autore di ottimi libri" nè "il ricercatore di archivi" anche se abito a qualche migliaio di chilometri da Trapani.
E sul loro (degli intellettuali coinvolti) appiattirsi sui "desiderata" della UM non entro nel merito poichè non ne conosco le motivazioni reali, al di là di un apparire in incontri culturali sponsorizzate dalla UM.
Relativamente al tuo "grido di dolore" diretto a S.E.  il Vescovo di fermare la processione o di affidare i singoli misteri alle parrocchie, penso che sia stata una provocazione dettata dalla tua dolorosa delusione provata
In concreto non ho la minima idea se le due cose siano tecnicamente e/o legalmente fattibili.
D'altra parte, dopo la "scomparsa" degli incappucciati una quindicna di anni fa....le vie del Signore sono infinite.

 


Da una mia rapida ricerca ho appurato che le parrocchie urbane, comprese quelle che formalmente trapanesi non sono ma ericine (Casa Santa) sono 19, di cui una a Xitta. Per la terza volta, fai tu!
Assumendo un tono più serio, la debacle - intesa come rovina, catastrofe, sciagura collettiva - ha colpito tutti, come la pioggia che cade sui buoni e sui cattivi, sui ricchi e sui poveri, sui sani e sui malati, con un certo senso di democratica equiparazione.
Ha colpito in primo luogo i trapanesi sia che seguissero o non seguissero la processione, deludendoli ed irritandoli non poco, nonchè tutti coloro che hanno collaborato con zelo e buona volontà quale supporto;
ha colpito i non trapanesi, soprattutto quelli venuti per assistere a qualcosa di memorabile e ritrovarsi invece, chi più chi meno, dall'uscita dei gruppi al loro rientro, presi per il fondo schiena, nonchè la credibilità della città nel suo insieme;
ha colpito gli operatori culturali di cui in precedenza i quali probabilmente pensavano di fare opera meritoria dando una patina di rispettabilità cultuale a qualcosa che ne è stata molto spesso priva;
ha colpito la chiesa ed il sig. Vescovo in particolare il quale in futuro avrà un atteggiamento meno magnanimo nei riguardi di chi pensava di potersi fidare;
ha colpito gli operatori economici che sicuramente in futuro foraggeranno meno i ceti di riferimento se il risultato potrebbe essere il bis di questo anno;
ed infine, ultimo ma non meno importante, ha colpito la UM nel suo insieme, nel senso che l'azione deliberata di qualcuno, due, tre, quattro o più ceti, etc. non ha importanza, mi ricorda, mi si passi il paragone un pò osè, quel signore che per fare un dispetto alla moglie si è troncato di netto il pene!.
Purtroppo per forma mentale appartengo poco alla categoria di coloro che pensano che un simile disastro possa portare, per dirla con frase rotonda, ad una pausa di riflessione. Un disastro, a mio vedere, rimane un disastro, con le sue scorie di accuse reciproche, di dispetti grandi e piccoli, di autogiustificazioni, di contumelie varie; come si vede, tutti nobili sentimenti.
Sostanzialmente avrei quasi finito.
La processione dei misteri è quella che è, è quella che abbiamo ereditato, gratuitamente, dai nostri padri; pare che vada avanti da più di 400 anni, come qualcuno ama ripetere all'infinito; potrebbe finire invece nel giro di poco tempo fra crisi economica persistente, disinteresse di una parte o eccesso interesse di un'altra parte.
Puoi non essere d'accordo con quel che segue, ma più tempo passa e più mi convinco che l'unica tradizione che abbia oggi la nostra processione, a parte il numero dei misteri, il loro ordine nell'uscita e la fatica fisica dei portatori (o massari che dir si voglia) è non avere tradizioni: è cambiato tutto o quasi tutto. sorvolando sulla annosa questione dell'itinerario ballerino (e che dovrebbe essere invece un punto fermo).
Dal non entrare più in alcune chiese alla rinuncia dei nobilastri di portare in processione il simulacro dell'Addolorata (quasi una "camurria") ed i Confrati il simulacro del Cristo morto, dal passaggio dei cori mistici alle bande musicali sempre più corpose, dalle fiaccole e candele alle lampare e candele elettriche ed ai faretti di oggi, dalle forcine ai cavalletti e alle mante, dai processionanti con obbligatorio abitino incolonnati, coperti e compunti e passo lento alle simil sfilate di moda odierne dal procedere talvolta imbarazzante, dai pochi stendardi allo sproposito odierno cui non si sottrae alcun ceto, ad altre amenità tra le quali il "congelamento" degli incappucciati. A parte le tre cose immutate di cui sopra, tutto il resto mi pare un vano filosofare.
Malgrado questo, i Misteri rimangono comunque una gioia per gli occhi e per qualcuno anche per il cuore, occasione irripetibile di attrazione quasi viscerale ed esclusiva per il "proprio" mistere al quale, in un certo periodo dell'anno, ci si dedica con devozione, fatica ed orgoglio.
Te lo confesso, visionando i misteri tramite pc, non potendo altro, spesso mi commuovo e quando arrivo all'Addolorata dei brividoni mi percorrono la schiena.
Sarà per il simulacro, per i fedeli intorno, per la musica, per i ricordi, per una certa invidia per chi è lì..........
Quest'anno sono stato graziato dal non ascoltare versi danteschi o orazioni extracomunitarie, come l'anno scorso, momenti in sè coinvolgenti ma che credo più consoni alla processione del 16 agosto. Lasciami almeno le mie personali opinioni controcorrente.
Ed è alla luce di quanto precede che sono del parere che trasformare i venti Sacri Gruppi in pedine di una virtuale scacchiera la cui posta in gioco è il proprio narcisimo, l'apparire ad ogni costo, il contare individuale o il prevalere cetuale lo trovo, oltre che irresponsabile, sostanzialmente immorale.
Non so di che i trapanesi, sia gli indigeni che gli "esportati" possano sentirsi oggi orgogliosi: una volta c'erano il corallo e le saline, oltre che una nutrita marineria, alla quale le due famiglie dei miei nonni materni appartenevano.


Non priviamoci pertanto di qualcosa di cui gli altri, da fuori, ci invidiano.

Ciao, ciao, ciao.                           

Renato Birke, 6 aprile 2015


P.S.- Al di là degli sproloqui che precedono, mi sento in obbligo di ringraziare, a titolo personale, l'operato di tutto lo staff di Telesud, dai commentatori al personale tecnico per l'impegno profuso, talvolta oltre tempo massimo, per la visione della processione sia via etere sia via internet.

 

 

 

 

 

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Foto di Beppino Tartaro - 2007 -

 

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