LA  CIACCOLA
   

 

 

 

 

La castañuela spagnola ( Malaga )
 

 

Posible origen de la ciaccola - di María Encarnación Cabello Díaz  -  parte 1

 

 

Posible origen de la ciaccola - di María Encarnación Cabello Díaz  -  parte 2

 

 

A ciaccula è lo strumento musicale più antico dei Misteri di Trapani, costituendone, in un certo senso, la colonna sonora.  Se le bande fecero la loro comparsa nella processione nell’ 800, la ciaccola è utilizzata da tempo immemore e grazie ad essa vengono dettati i tempi principali della processione, quando il suono secco e forte di essa consente ai portatori (massari) di gestire le fasi “fisiche” della processione.

La ciaccola è musicalmente inserita tra gli strumenti “idiofoni”, dove il suono è prodotto dalla vibrazione del  corpo stesso dello strumento, senza avvalersi di corde o membrane tese e senza l’utilizzo di una colonna d'aria dove farle vibrare.
Si tratta di uno strumento, realizzato artigianalmente, costituito da tre tavolette in legno dallo spessore di un centimetro. La forma è rettangolare e varia da una larghezza in media sui 10 cm. e da una lunghezza di circa 15 cm.  Viene scelto un legno duro come il faggio, l’arancio amaro, il lidiodentro, il “legno santo”[1], tale da riprodurre un suono secco e acuto, tale da essere nitidamente ascoltato dai portatori quando il gruppo è in processione con il sottofondo delle marce funebri. La parte centrale fissa della ciaccola si compone di un manico per l’impugnatura, generalmente lavorato. mentre le due parti mobili si collegano alla fissa mediante due fori simmetrici dai quali viene fatta passare una corda che lega le parti mobili alla fissa consentendo alle stesse di sbattere sulla fissa emettendo, in tal modo, il classico suono.
Le parti esterne vengono impreziosite da intagli che personalizzano e arricchiscono il valore della ciaccola.  Sulle origini della ciaccola. Il giornalista e studioso trapanese Gino Lipari (1945-2008) nel suo libro " Passio Drepani cum ars hortolanorum" così ricorda: “ Molti associano l'origine della ciaccula alle nacchere spagnole sia per similitudine di suono sia per l'ascendenza spagnola dei gruppi dei Misteri. Essa trae, invece origine, dagli strumenti liturgici in uso presso le civiltà arcaiche che la utilizzavano per rivolgersi all'Invisibile. In particolare, dal sistro[2], strumento usato nei riti religiosi dell'antico Egitto. Plutarco (Cheronea 46-120 d.C.), parla delle stupefacenti capacità che aveva questo tipo di strumento usato per esaltare le doti artistiche degli Dei che popolavano la Terra prima dell'avvento di Menes.[3] festa evocativa dell'immortalità, attraverso la resurrezione, dedicata ad Osiride, le lamentazioni funebri di Iside e Nephthys, e le "orazioni" per i defunti erano accompagnate dal suono dello strumento a percussione. Era un vero e proprio simbolo usato nella liturgia e veniva persino inciso sui monumenti sepolcrali per attestare che il defunto apparteneva al culto dei Misteri isiaci….La ciaccula veniva utilizzata anche, nel corso dei riti religiosi della Pasqua cristiana. A Trapani, nel periodo della Quaresima, nelle tre antiche parrocchie (S. Pietro, S. Nicola e S. Lorenzo), si legavano i batacchi delle campane in segno di lutto. Il tacere dei bronzi testimoniava il particolare periodo di meditazione che doveva preparare lo spirito dei fedeli alla festa di Resurrezione. I sacrestani di quelle antiche chiese, si diceva, che andavano a "ciacculiari". Cioè giravano, con delle grosse ciaccule, per i vicoli della città murata, ad annunziare ai fedeli l'inizio delle cerimonie religiose e per questo erano anche detti "ciacculeri".

Utilizzare la ciaccola è prerogativa del capo dei massari, il cosiddetto “caporale” o di altro esponente di spicco del ceto. Il “caporale “percuotendo la ciaccola impartisce i comandi attraverso i quali il gruppo diene sollevato o abbassato.  Chi utilizza la ciaccola deve esser perfettamente a conoscenza della posizione dei massari sotto le aste. Infatti, prima di dare il via al suo perentorio comando, il” caporale” volge lo sguardo a tutti i massari, soprattutto a quelli posti nella parte posteriore del gruppo. Un deciso comando vocale” a posto “, seguito dal battere il manico della ciaccola su una delle aste è il segnale dopo il quale tutti i portatori devono collocarsi sotto le aste, pronti per sollevare il mistere, la cosiddetta “aisata “. Dopo qualche secondo, il caporale dà il primo colpo di “ciaccola”, seguito subito dopo da un secondo, il “via” al movimento del gruppo che può essere “annacato”,  cioè condotto al ritmo della marcia funebre di sottofondo, condotto a passi brevi e alternati oltre che sincronizzati  per farlo avanzare o addirittura” arrancato”, quando necessita imprimere maggiore velocità al fine di raggiungere la collocazione corretta del gruppo in processione. Per arrestare il gruppo e appoggiarlo sui cavalletti per la sosta è sempre la ciaccola a scandire i tempi. 

Quando il gruppo rientra in chiesa, il sabato, l’ultimo colpo di ciaccula dura parecchi secondi, il gruppo resta sulle spalle dei massari in una sorta di saluto. Solo quando il caporale cessa l’ultima ciacculata il gruppo si poggia per terra e in quel gesto, quasi magico, si racchiudono emozioni profondamente vissute.

 

Un sentito ringraziamento alla d.ssa María Encarnación Cabello Díaz

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Foto 1 Ciaccola - Foto Beppino Tartaro
Foto 2 Ciaccola - Foto Beppino Tartaro
Foto 3 Ciaccola - Foto Beppino Tartaro
Foto 4 Ciaccola  storica della famiglia Anastasi - Foto Peppe Barraco
Foto 5 Massari e ciaccola  - Foto Beppino Tartaro
Foto 6 Massari e ciaccola  - Foto Beppino Tartaro
Foto 7 Massari e ciaccola  - Foto Beppino Tartaro
Foto 8 Massari e ciaccola  - Foto Beppino Tartaro
Foto 9 Castañuela - Foto Beppino Tartaro
Foto 10 Castañuela- Foto Beppino Tartaro
Foto 11 Castañuela di Malaga e ciaccola trapanese - Foto Beppino Tartaro

 

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