IL VENERDI' SANTO A CASTELVETRANO
 


   

I riti della settimana santa hanno costituito, da sempre, occasione di pubbliche celebrazioni di pietà nel popolo castelvetranese.

 

Un documento del notaio La Manna ci attesta come ancora nel XVII sec.si svolgesse, il giorno del venerdì santo, la processione del Cristo in croce che procedeva dalla chiesa madrice, così come leggiamo nel bastardello del suddetto notaio   :“ Oggi 6 aprile 1640, venerdì santo, la sera si fece una devota processione per avere uscito il SS.Crocifisso della cappella di Giglio della Maggiore Chiesa, per domandare grazia al nostro Signore Dio ni mandasse l’acqua, si come per sua santa Misericordia ni concesse detta protezione – fu di molta devozione per li molti mortificazioni che in essa si videro, che non fu persona che non piangesse devotamente per l’orrendo spettacolo di si tremendi mortificazioni”.

 

La sacra rappresentazione era accompagnata da manifestazioni di pubblica penitenza, tanto crudele da costituire un “ orrendo spettacolo”.

 

In tempi più recenti la processione del venerdì santo si snodava dopo il sacro rito della “ scesa “ , che si teneva alle cosiddette “ tre croci “, appunto dalla cappella del Calvario costruita, nel 1886, a spese del popolo, fuori la porta di S.Francesco di Paola.

 

La consuetudine, ancora oggi rispettata, voleva che prima della processione si tenesse la cosiddetta “ predica del figliol prodigo “ durante la quale, davanti alla chiesa dell’Addolorata, si commentavano le sette parole pronunciate da Cristo sulla croce.

 

Demolito il calvario, la funzione si cominciò a fare, sempre a cura dell’antica confraternita di Maria Santissima Annunziata, detta della Badia.

 

Da qualche anno è invalso l’uso che ripristina i qualche modo la tradizione, di cominciare la processione dal piano della chiesa Madre. E’ ripresa, del pari, l’usanza di condurvi alcune bimbe vestite da “ maria”, cioè in abito nero e con in mano un “ mistero”, ossia un simbolo della passione: un calice, una scala, un martello, un chiodo; le “ Marie “ dunque, che un tempo accompagnavano l’urna del Cristo morto, salmodiando” L’acqua e lu pani vulemu Signuri “.

 

 

Francesco Saverio Calcara

 

Da “ Sicilia  Oggi “ – aprile 1998

 

 

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