I 150 ANNI DI UNA " VARA "

 

di Francesco Miceli  


 

 

 

Il 2003 è un anno importante per la città di Caltanissetta, un importante meta che abbiamo raggiunto. Ebbene si! Sono passati 150 anni da quel lontano 1853, quando la Vara de “La Traslazione”, giungeva a Caltanissetta con un carro trainato da buoi.

 

150 anni dimostrano quanto la città sia profondamente attaccata alla sua storia, che è sicuramente raccolta nella meravigliosa, unica e grandiosa processione delle Vare, orgoglio della città.

 

La Vara de “La Traslazione”, oltre ad essere la più antica, secondo me è anche tra le più belle. Anticamente apparteneva a tutta la Real Maestranza, oggi è affidata all’Associazione Unione Muratori. Una storia bizzarra, purtroppo poco conosciuta, è quella delle Vare. Il protagonista indiscusso di questa sorprendente favola è un farmacista, Giuseppe Alesso, che, ricordando con nostalgia un antica processione delle Vare da quarant’anni caduta in disuso, volle ripristinarla.

 

Siamo nella Caltanissetta del 1841, allora un centro all’interno della Sicilia da decenni in lotta con San Cataldo, e, a quel “gran folle” del nostro farmacista, venne la brillante idea: riportiamo a Caltanissetta la processione delle Vare, il Giovedì Santo del 1841 porteremo in processione le Vare!

 

Ma siamo pazzi?!? Alla Pasqua mancano pochissimi giorni, e i soldi per costruire le Vare dove li troviamo?!? Ma Giuseppe non si arrese di fronte a questo, e in pochissimi giorni costruì ben 7 Vare, arrangiando alla meglio statue prese in prestito dalle chiese della città e costruendone qualcuna con manici di scopa e stoffe vecchie. Alla fine il nostro grande amico riuscì nell’intento, e, “a due ore di notte”, dalla chiesa di San Sebastiano partì la processione. La folla commossa partecipò alla processione, pregando profondamente, e, anche se le Vare erano fatte coi manici di scopa, di anno in anno si svolgeva la processione sempre con maggiore silenzio e rispetto.

 

La felice idea di costruire delle nuove Vare si ebbe intorno al 1850. La congregazione della Candelora, composta da tutta la Real Maestranza, decise che, per una processione di questo livello, occorrevano delle opere dal  maggiore livello artistico. Si, si…ma i soldi chi li sborsa? “Ci penso io! Poi me li ridarete” annunziò fiera la voce di un flebile vecchietto. Era l’appaltatore Giacomo Nocella, che finanziò con denaro proprio la costruzione di una nuova Vara da portare in processione. E così nel 1853 fu costruita “La Traslazione”, per opera dell’artista Napoletano Fittipaldi. Anche altre Vare, sfigurando di fronte alla nuova grandiosa opera, vennero sistemate e ritoccate da artisti locali, rendendole più sontuose. Il caro signor Nocilla aveva dato 100 onze per la costruzione del gruppo. Tali soldi non gli furono mai ridati! Allora lui è il vero proprietario del gruppo.   

 

Trent’anni dopo, a causa  di un luttuoso evento accaduto nella miniera di Gessolungo, dove morirono 66 minatori tra qui ben 19 bambini, i minatori sopravissuti decisero di ringraziare il signore facendo costruire una nuova Vara, “La Veronica”, che fu commissionata a due artisti napoletani, Francesco e Vincenzo Biangardi, padre e figlio. Dopo la costruzione di questo gruppo  tutte le altre Vare vennero costruite ex novo, tranne “La Traslazione”. Nella costruzione delle nuove Vare i Biangardi presero come modello per costruire le figure del Cristo e della Madonna, proprio quelle della Vara della Traslazione, per dare uniformità a tutte le Vare. La costruzione di tutte le attuali Vare venne completata nel 1909 ad opera dei discepoli dei Biangardi; tutte le Vare vennero quindi rinnovate escluso “La Traslazione”. Ed è dal 1909 che le Vare sono sedici, raccontando la passione di Gesù dall’Ultima Cena che Gesù fece con i suoi apostoli, fino ad arrivare alla Madonna, che, sola, compiange il suo figlio che è morto.

 

La Traslazione nel 2002 è stata accuratamente restaurata dal Sorrentino, che l’ha riportata all’originario splendore.

 

Sono ormai 150 anni che questa Vara viene condotta in processione per le strade della città, e, in quel simulacro così tanto antico, è raccolta la sua storia. Non è giusto quindi perdere la memoria storica, culturale e sociale di queste processioni, quelle della Settimana Santa, che, per la loro grandiosità, meriterebbero di essere ancora più conosciute, diventando la nostra “carta d’identità”. Non scordiamo mai, soprattutto noi giovani, che abbiamo nelle nostre mani un grande patrimonio di arte, di cultura e di religione, solo così possiamo realmente essere orgogliosi e fieri (cosa che oggi riusciamo sempre meno a sentire) di essere nisseni.

 

Francesco Miceli

 

 

 

 

© 2003 -  www.processionemisteritp.it