UNA SPLENDIDA FANTASTICA TRABACCA

Ricerca storica di Antonio Buscaino pubblicata su " Lumie di Sicilia " n.51- giugno 2004


Non c’è dubbio che la lavorazione del corallo, nel passato, sia stata l’attività che rese famosa Trapani, e di solito si ritiene che il corallo venisse utilizzato solamente per ornare anelli, collane, orecchine, rosari, presepi, ecc.

Sappiamo, e lo vediamo in qualche film di cappa e spada, o in lavori ambientati in epoche passate, che alcune camere erano, adornate di una costruzione che copriva interamente il letto, costruzione detta appunto paviglione, e in siciliano “u pavigghium”. Non tutti, però, sappiamo che il paviglione, fino alla fine dell’800, veniva chiamato, da noi, “trabacca”.

Trabacca, dal latino medievale “trabum”, pare di derivazione germanica, significa tenda. E queste “trabacche”, nelle famiglie ricche del tempo, non dovettero essere una rarità, anche a Trapani. Ma assai poco, credo, si sa dei particolari di questa “costruzione”, detta trabacca, ovvero paviglione, e soprattutto degli ornamenti di essa.

 

Da un atto del notaio Tommaso Castro, datato 19 luglio 1651, risulta che:

 

“magister Joannes Baptista La Francisca, civis Drepani, promisit seque obligavit reverendo patri Vincentio Perivagnes, veluti commissionato nomine illustris Ducisse Terranove... farci e lavorarci quattro colonne di letto seu trabacca di ramo russo indorati di oro zicchino, e traforati, e quelle ingastare di corallo russo estremo e negligenti [1]... altezza e grossezza conforme il detto di La Francisca tiene mostra, con ingastare in dette colonne 24.000 peczi di corallo, cioè ad ognuna di essa peczi 6.000 di corallo... le rosette hanno da essere 270 per ogni colonna, d’argento smaltato, tra grandi e piccioli... fare bene e magistralmente come conviene e quelle consignare... in Trapani e nella sua potegha, in questo modo cioè: la prima colonna nell’ultimo di dicembre 1651, la seconda nell’ultimo di marzo del 1652, la terza nell’’ultimo di luglio del 1652 e la quarta nell’ultimo di novembre 1652”.

 

Il prezzo fu concordato in once 75 per ogni colonna, cioè once 300 complessive; somma che, rivalutata ai nostri giorni, può essere calcolata in lire 15.000.000 circa.

Dalla lettura dell’atto apprendiamo che di queste “costruzioni” gli artigiani trapanesi tenevano esemplari nelle loro botteghe; il che sta a significare che le commissioni non fossero rare, e non riguardassero solo cittadini trapanesi, come appare dall’atto di cui s’è appena detto, atto in cui la committente risulta essere la Duchessa di Terranova, cittadina palermitana.

Nel contratto è detto, tra l’altro, che in caso di morte del La Francisca, il di lui figlio Rocco garantiva sin da allora l’impegno di far continuare e finire l’opera dal fratello del contraente, Carlo La Francesca. Questo in estrema sintesi il contratto.

Non sappiamo, però, per non avere trovato riferimenti circa i pagamenti conseguenti, se l’opera oggetto del contratto sia stata ultimata e consegnata. E probabilmente una ricerca più attenta e fortunata potrebbe dare una risposta a questo dubbio.

Io, tuttavia, mi sento di potere dare un seguito al precedente contratto, perché ho rintracciato un atto del notaio Giuseppe Di Blasi, datato 21 novembre 1663, che per il contenuto fa pensare che probabilmente, non si sa per quale ragione, l’opera di cui s’è detto prima non sia stata completata.

 

Si legge in quest’altro contratto che:

 

“magister Lucianus Santarello, civis Drepani, promisit ... seque sollemniter obligavit U.J.D. [2] Jacobo Perivagnes, veluti commissionato nomine illustris Ducisse Terrenove ... spedire [3] di tutto punto una trabacca di ramo consistente in multi et diversi peczi, parte della quale è traforata e parte si ha da traforare a spese di detta Ducissa ... ad effetto in quella [trabacca] fare detto Santarello tutto quello e quanto si dechiarerà di sotto ... darcela e reconsignarcela spedita di tutto punto ... per tutto il mese di aprile prossimo venturo “.

 

Seguono i patti, che qui di seguito brevemente si espongono:

 

1.     In primis detto mastro Luciano sia tenuto et obligato mettere a cavallo tutte le quattro colonne, cerchi, capitelli e celate con essere detto mastro obligato a farci l’anima di ferro et anima di legname, tutte le viti et ogni altra cosa che fosse necessaria, e con metterci anco li rosetti d’argento smaltato, quali rosetti detto di Perivagnes detto nomine ce l’habbia a dare a detto mastro spediti di tutto punto;

2.     e più detto mastro sia obligato mettere a cavallo tutta la capiczera [4] con le celate piccoline e tutte le frixie a colonna,li scartocci [5] e tutto quello e quanto sarrà necessario, e più l’ossatura di legname ... vetri et ogni altra cosa necessaria ... l’indoratura di dietro alla capiczera ... e l’indoratura habbia d’essere di oro zecchino ... e li rosetti d’argento smaltato et altre cose d’argento... detto mastro l’habbia a collocare e mettere a suo loco;

3.     e più che detto mastro sia obligato a sue spese pumiciare e ammuffare [6] ... tutti li peczi di detta capiczera;

4.     e più che detto mastro sia obligato in dorare tutte le sudette quattro colonne celate capitelli e tutta la sudetta capiczera;

5.     e più che detto mastro sia obligato mettere a sue spese proprie tutto quello corallo che sarrà necessario tanto per le su dette quattro colonne capitelli celate grandi e piccoli, quanto per la sudetta capiczera cornice colonne capitelli di detta capiczera ... quali peczi di corallo habbiano da essere la metà di colore estremo e la metà di colore negligente e non camuluto; [7]

6.     e più che li puttini di corallo che sono necessari mettere nelle colonne di detta trabacca detto di Perivagnes detto nomine sia obligato a detto mastro darceli e detto mastro Luciano sia obligato a sue spese metterli a collocarli;

7.     e più dechiara detto mastro Luciano che detta trabacca ... ha ricevuto come sopra ... et esserci inclusa una colonna consistente in 6 peczi ... tutti pieni di Corallo… e uno peczo tutto indorato ... e 2 peczi di colonna incominciati ad empirsi ... alli quali peczi di colonna ci mancano 830 peczi di corallo;

8.     e più dechiara detto mastro che 3 scartocci della capiczera sono incominciati ad empirsi ... e mancano solamente 82 peczi di corallo;

9.     e più dechiara mastro Luciano che delli cornici seu frixi di detta capiczera ve ne sono pieni 4 a numero di 500 peczi di corallo;

10. e più dechiarà lo scuto grande in mezzo della capiczera essere piena tutta di corallo;

11. e più detto mastro Luciano dechiara un peczo sotto lo capitello … è pieno di corallo;

 

Questo il contenuto assai sintetizzato, di quest’altro contratto, dal quale risulta che la spesa complessiva per il completamento della trabacca ammontò ad once 263.

 

Documenti di contenuto simile non sono rari negli atti notarili depositati nell’Archivio di Stato di Trapani; ed una ricerca programmata. A tappeto, darebbe sicuramente risultati sorprendenti circa i lavori che gli artigiani trapanesi seppero realizzare nel passato.

 

Per esempio: i presepi d’argento e corallo, dei quali alcuni depositati nel Museo di Trapani ed altrove, i n1isteri in formato ridotto, i lavori in marmo, ecc..

 

Ma gli organismi pubblici, che dovrebbero programmare ed attuare iniziative siffatte, non sono sensibili e perciò indisponibili, forse perché sono distratti e non motivati, per la realizzazione di un programma finalizzato a questo scopo.

 

E le “vecchie” carte, sepolte nella polvere del tempo, continuano a celare i fatti, gli eventi, le opere, in una parola la vita di coloro che lavorarono e vissero in questa nostra Trapani, e che certamente varrebbe la pena conoscere.

 

Antonio Buscaino



[1] Russo estremo e negligenti: colore rosso assoluto, perciò nel nostro caso rosso vivo; negligente, dal francese negligè, sciatto, perciò nel nostro caso rosso tenue, rosa.

[2] U.J.D. (Utriusque Juris Doctor): Dottore dell’uno e dell’altro diritto; in siciliano: Dutturi di liggi civili e canonica.

[3] Spedire, dal latino “expedire, che vuoI dire terminare, finire, sbrigare una pratica, una faccenda.

Capiczera, da capizzu: parte del letto dove si poggia la testa; capiczera è, nel nostro caso, la parte alta della trabacca, corrispondente alla parte alta in corrispondenza del capezzale.

[4] Capiczera, da capizzu: parte del letto dove si poggia la testa; capiczera è, nel nostro caso, la parte alta della trabacca, corrispondente alla parte alta in corrispondenza del capezzale.

[5] Frixie... scartocci = Fregi... intagli

[6] Pumiciàre: stropicciare e pulire con la pomice; ammuffare: fare divenire muffato. E’ un trattamento eseguito con particolari prodotti che i nostri artigiani che collocano festoni di gesso di diverso spessore e disegno, per 10 più foglie e frutta intrecciate, ancora oggi, dopo averli fatti aderire nella parte alta delle pareti contro il soffitto ed al centro di esso, allo scopo di fame decorazione, eseguono rispet-tando la tecnica antica.

[7] Camuluto, da camula, che vuoi dire tarlo, tignola; parola questa di etimo incerto. Lo studioso Giuseppe Gioeni propende per l’arabo Kamman, divorare; da cui Kaml o Kamal, che vuoi dire pidocchio. Questa ipotesi spiegherebbe l’uso di questo vocabolo -camola -anche nell’agro milanese.

 

Antonio Buscaino

 

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