LUMACHELLA DI TRAPANI

Ricerca storica di Antonio Buscaino pubblicata su " Lumie di Sicilia " n.54 - giugno 2005


   

Molti trapanesi hanno avuto certamente l'occasione di visitare la famosa Reggia di Caserta, e ne hanno ammirato l'imponenza, la ricchezza dei marmi e lo sfarzo degli arredamenti e, fuori, lo stupendo Parco, mirabilmente arricchito da numerose statue, rinfrescate dall'acqua, che dall'alto della collina retrostante si riversa giù fin nei pressi dell'edificio.

           
E' noto che l'incarico per la progettazione e la costruzione del Palazzo e del Parco fu conferito a Luigi Vanvitelli, che in quel tempo, per ordine del Papa era impegnato nel restauro del Santuario della madonna di Loreto.

          Si sa anche che il progetto fu presentato il 22.11.1751, che la posa della prima pietra avvenne alla presenza del re il 20.1. 1752, e che i lavori per la costruzione dell’edificio vennero completati nel 1774. E’ noto inoltre che per la realizzazione dell’opera, fu utilizzato materiale proveniente da città e località vicine e lontane da Caserta. Ed oggi molte sono le città e le località che possono vantarsi di avere fornito materiale per quella Reggia. E Trapani è fra queste.

 

 

“La Corte nell’anno 1756 ordinò al Cav. Don Alessio di Ferro di farne costruire in Trapani tutti i gradini...

 

 

Che gli scalpellini trapanesi lavorarono gli scaloni della scala regia della Reggia di Caserta è cosa altrettanto nota. Ce ne parla il Di Ferro nella sua “Guida per gli stranieri in Trapani”, ove si legge che “la Corte nell’anno 1756 ordinò al Cav. Don Alessio di Ferro di farne costruire in Trapani tutti i gradini, facendoli lavorare da questi periti artefici... questa scala contiene cento gradini... la loro lunghezza è di palmi 18, con una corrispondente altezza”.

 

Dalla “Guida del T.C.I (ed. 1927) “ apprendiamo che lo scalone d’onore è costituito da 116 scaloni di marmo di Mondragone, cittadina in provincia di Caserta. A questo punto sorgono spontanee le domande: Da dove proviene il marmo? Quanti sono i gradoni? Chi li ha lavorati?

 

Da un carteggio depositato nell’Archivio di Stato dì Trapani, risulta che il Duca di Montalbo, in esecuzione di reale dispaccio, con lettera dell’1.4.1755, ordinò al Marchese di Torrearsa Don Giuseppe Fardella, all’epoca regio secreto di Trapani, di convocare i “mastri capaci a lavorare 54 gradoni della pietra capricciosa exsistentis extra menia huis urbis et in loco sic nominato del Petro Palazzo ad effettum illas inserviendo pro constructione regie scale novi Palatii Caserte”, i cui campioni erano stati precedentemente inviati a Napoli.

 

A questo scopo venne a Trapani da Palermo il capo mastro Carlo Bruno con altri artigiani, i quali assieme agli scalpellini trapanesi individuarono e scelsero la pietra richiesta dal Vanvitelli; e furono presentati i “capitoli”, che precisavano: che la pietra doveva essere della migliore qualità, che i blocchi dovevano essere bene sbozzati, e lunghi palmi 20 e mezzo, larghi palmi 2 e un quarto, e spessi palmi 2, della misura napoletana.

Ed inoltre: che gli scalpellini aggiudicatari dovevano dare la loro assistenza all’imbarco, alla marina; che qualora qualche pezzo dovesse subire danni gli scalpellini dovevano rifarli a proprie spese; che dovevano essere rifatti i pezzi non graditi, o non corrispondenti al campione; che le offerte dovevano essere presentate al regio secreto di Trapani; che della minore offerta doveva essere data notizia in Palermo, al Duca di Montalbo, che si riservava la facoltà di darne bando in quella città; e che solo allora poteva avvenire l’aggiudicazione.

Bandizzati i predetti “capitoli” da Sebastiano Cardella “in logia et in aliis locis publicis”, gli scalpellini trapanesi si presentarono per partecipare alla gara di appalto, il 3 .4.1755.

Dalla documentazione risulta che la prima offerta fu presentata da mastro Vincenzo Incrivaglia, che si offerse di effettuare il lavoro per la somma di once 30 per ogni gradone; seguirono le offerte di mastro Gaspare Ferro per 29, di mastro Giovan Battista Incrivaglia per 28, di mastro Giovanni Lipari per 27,15, di mastro Giovan Battista Artali per 25, di mastro Giuseppe Marceca per 23, 15, di mastro Leonardo Ferro per 22,20, di mastro Pietro Roccia per 21,25, di mastro Vincenzo Incrivaglia per 21, 10, di mastro Francesco Colomba per 21, di mastro Giovan Battista lncrivaglia per 20,15, ed infine di mastro Mercurio Artali per 20 once; “et nemini alio comparente fuit per subdittum illustrem Marchionem Turris Arse ditta oblatio in dittam summam unciarum 20 acceptatta...”

Or poiché, inviata la predetta offerta in Palermo, come previsto, avendo in quella città mastro Antonio Bmuo (era fratello del capo mastro Carlo?) offerto un “discalo” (riduzione) di once 80 sull’importo totale di once 1080, i trapanesi mastri Giovan Battista Artali e Giuseppe Artali, che certamente tenevano molto ad aggiudicarsi la prestigiosa committenza, offrirono un ulteriore riduzione di once 5, e si impegnarono ad ultimare il lavoro entro 9 mesi dal giorno dell’aggiudicazione. Dunque, il contratto per la fornitura dei 54 gradoni fu previsto in once 995, somma considerevole per i tempi.

 

Chiarito il primo dubbio, si affaccia il secondo. Furono solamente 54 i gradoni commissionati? Il Ferro asserisce che la Corte nel 1756 ne commissionò 100; nella Guida del T.C.I. si afferma che gli scaloni sono 116.

Chi scrive ne contò salvo errori 209, così disposti: n. 56 nella prima rampa, n. lo di raccordo nel primo ballatoio, n. 98 nelle due rampe parallele superiori, n. 17 nel secondo ballatoio, ed infine n. 28 nelle quattro piccole rampe a tenaglia che portano al piano superiore.

 

             “I gradoni sono della varietà “lumachella” di Trapani” 

 

Sono tutti di un sol pezzo, tranne i 56 della prima rampa, ed in buono stato d’uso, anche se un po’ consumati, ed alcuni con qualche rappezzo; hanno lo stesso spessore, la stessa caratteristica, e perciò è da ritenere che provengano dalla stessa località. Da quanto precede si può supporre che le forniture siano state tre: la prima nel 1755, la seconda nel 1756. E la terza?

 

Allo stato delle conoscenze attuali non si sa niente di preciso; una cosa è certa tuttavia: i gradoni della scala regia della Reggia di Caserta sono della varietà detta “capricciosa” di Trapani, che a Napoli fu denominata “lumachella” di Trapani, come si legge in un grosso manoscritto -a pagina 52- depositato negli archivi della stessa Reggia.

 

Antonio Buscaino 

 

 

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