LA FAMIGLIA BONANNO


 

 

 
 

 

 

 

Sebastiano Bonanno è il nome di mio nonno e per tradizione di famiglia è anche il mio nome. Era nato nel 1923 ed è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari nel 1991 . Il suo mestiere era il rigattiere ( quello che ora si chiama “ pescivendolo “) e andava in giro per la città con la sua mitica “ lambretta “ a vendere il pesce.

 

Nonno Sebastiano fu “caporale” nelle squadre dei portatori dei gruppi “L’ascesa al Calvario”, “La Spogliazione” (  vedi la foto ormai storica dove il nono mangia un panino durante la sosta con accanto un bimbo, mio padre ) e“La Sollevazione della Croce”.

 

Furono i Consoli del gruppo  “La Spogliazione” - ceto tessili e abbigliamento -  a conferire a mio nonno nel 1973 una medaglia con questa iscrizione: “Al signor Bonanno Sebastiano a ricordo per il suo attivo attaccamento”.

 

Sono tanti i ricordi che legano mio nonno ai Misteri, talmente tanti che moltissime persone lo ricordano con affetto ancora oggi ma che soprattutto ne hanno fatto un “personaggio”della Processione. Ecco come lo ricordano i Consoli del gruppo  “La spogliazione” : “ Quando nel 1968 il Gruppo fece rientro nella Chiesa I Consoli s’accorsero che mancava l’aquila in argento dell’elmo del giudeo. Subito si organizzarono delle vere e proprie squadre per la ricerca del prezioso oggetto. Venne percorso a ritroso, malgrado la stanchezza della nottata trascorsa, l’intero percorso della processione. Fortuna volle che il caporale della squadra dei portatori Sebastiano Bonanno detto “u siggiaru” rinvenne la preziosa aquila su un ramo di un albero della villa comunale, dato che si era ricordato che il gruppo passando da quelle parti aveva toccato un albero “.

 

Sempre legato al gruppo affidato ai tessili è il ricordo di quando nonno Sebastiano, giunto il momento di pulire l’argento del gruppo, disponeva tutti i suoi figli attorno ad un tavolo, gli dava il limone e un po’ di bicarbonato e insieme  iniziavano  la pulitura dei manufatti.

 

I figli portavano con lui il gruppo ma si collocavano nelle aste posteriori e non in quelle anteriori dove andava invece mio zio Gaspare, il primogenito e il nipote Nino Cordaro (  tra i Bonanno e i Cordaro vi è un rapporto di parentela ) . In questo modo tutti gli altri se volevano stare con lui dovevano stare nelle aste posteriori e pian piano arrivava per tutti  cinque fratelli il loro turno.

 

Toccò anche a mio padre (Vito)   il suo turno grazie al fatto che mio zio Nenè ( anche lui ha ricevuto una medaglia dal ceto dei Pastai per i 25 anni continuativi quale caporale dell’ Urna ed è quello che mi ha fatto crescere nell’ambiente dei Misteri  ) si era slogato una caviglia e mio padre, che allora aveva 17 anni, cominciò così a portare anche lui i Misteri. 

 

Mio zio Nenè ci teneva parecchio a diventare caporale e così, alla fine degli ani ’70 accettò di far parte della squadra di massari del gruppo dei Pastai e si portò dietro anche mio padre e Pietro Cordaro e qualche anno dopo, nel 1984,  mio zio Salvatore si prese la squadra dei portatori dei Fornai ( Coronazione di spine ) unendo le famiglie Cordaro e Bonanno. In tal modo mio padre e Pietro Cordaro passarono con i fornai , mentre mio zio Nenè rimase con i Pastai ma con l’impegno che quando rientrava in chiesa il gruppo dei Fornai dovevano dare il loro aiuto, come testimoniano le foto degli ani ’80 di questa pagina.

 

Il sogno familiare finisce intorno al metà degli ani ’90. La famiglia si allarga e per tenere tutti uniti mio zio Salvatore prende anche la direzione della squadra del gruppo dei Metallurgici (L’ Arresto) ma qualcosa non va e lo si nota nella processione, fatto sta che alla fine, dopo 15 anni non fanno né i massari per i Fornai né per i Metallurgici.

 

L’unità familiare si rompe, mio zio Salvatore prende la squadra dei Tessili-Abbigliamento ( La Spogliazione ), mio padre (Vito) decide  che è ora di smettere e così fanno mio zio Nenè e l’altro zio Francesco Paolo detto semplicemente  “Ciccio” . Rimangono i miei zii Gaspare e Salvatore con alcuni nipoti , soprattutto giovani e questa mancanza di esperienza si nota. Dopo, abbandona anche mio zio Gaspare ed esattamente nell’anno in cui, avevo 14 anni, indossai  per la prima volta la casacca da massaro e ricordo bene come mi tremavano le gambe per il peso da portare sulle spalle!.

 

Oggi io, mo padre e mio zio Nenè aiutiamo il signor G.B. Angileri nel Ceto dei Pastai, mio zio Salvatore è ancora oggi caporale nella squadra dei “ tessili “”, mentre i miei zii Gaspare e Francesco Paolo hanno abbandonato per motivi di salute.

 

Il mio augurio è che queste tradizioni familiari nella vita dei massari continuino e colgo l’ occasione per augurare ogni bene e una lunga vita alle due importanti famiglie di massari: alla famiglia Amantia che con Mario guida la squadra dei portatori del “ Popolo”, dopo la scomparsa del grande Franco e alla famiglia Trapani.

 

 

Sebastiano Bonanno, 4 ottobre 2007

 

 

 

 

 

Testo  e foto di Sebastiano Bonanno che unitamente alla sua famiglia si ringrazia per la collaborazione

 

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