UNA CROCIERA...AI PIEDI DEL GOLGOTA 

 


 

 

 

Davanti alle ripetute immagini di TV, youtube, blog, ecc. in cui vediamo la Costa Concordia “inchinata” su un fianco squarciato ci sentiamo tutti ai piedi del Golgota. E in queste ore in cui si moltiplicano le preghiere per salvare il salvabile siamo ancora una volta misurati a gestire emozioni, sentimenti, “pugni” nello stomaco a cui non sappiamo rispondere.
Non esistono ricette ad una sofferenza simile ! Di essa non se ne parla ma la si vive. Parlare della sofferenza è una cosa, altra cosa è viverla! È celebre la massima del cardinal Veuillot, arcivescovo di Parigi, morto nel 1968 nelle sofferenze acute di un cancro nella fase terminale: «Noi sappiamo fare delle belle frasi sulla sofferenza. Io stesso, ne ho predicato appassionatamente. Dite ai preti di non dirne niente; noi, infatti, ignoriamo ciò che è, per me ciò è un gran rimpianto! »
Della sofferenza non se ne parla, essa non si spiega, ESSA SI VIVE volenti o nolenti ! …Prenda la sua croce e mi segua dice il Signore (Mc 8,34). La sofferenza non si teorizza, essa si sperimenta e forse troverà senso!
Quando si pensa alla sofferenza, reagisco immediatamente credendo «allo scandalo!», posso gridare «Oh! No! Questo non può essermi accaduto!». Anche Gesù stesso si è scandalizzato, ha avuto un movimento di rinnego della sofferenza: Padre, allontana da me questo calice.
In effetti lo scandalo ci permette di esprimere il dramma e una tale reazione è naturale: Dio non ci ha creati per soffrire ! Nel caso contrario, noi ameremmo la sofferenza e il Signore lo insegnerebbe dicendo: «Soffrite e fate soffrire gli uni gli altri!!!». Invece, egli ci chiede di amarci gli uni gli altri.
Alcuni autori arrivano a dire che la sofferenza è contro-natura! È per questo che non esiste uomo che non rifiuti di soffrire. L’uomo è stato creato da Dio per la pienezza. La sofferenza, dunque, appare al primo approccio come contraria e incompatibile con la felicità al quale aspiriamo.
Nel vostro vissuto personale, c’è dunque sempre un grido di sofferenza : «Oh no! Non è vero! Non è giusto! È uno scandalo!». Questo grido di dolore abita anche il Cuore di Dio.
Se Dio non ha creato la Sofferenza, egli non l’elimina per questo, ma ci invita ad attraversarla e trasformarla per dare un senso all’accaduto che rappresenta una vera aggressione!
Come nel caso della Costa Concordia cerchiamo il responsabile del dramma affinchè paghi, e forse pure lo abbiamo trovato! Noi non siamo più nel regresso spontaneo della natura umana e il sentimento d’ingiustizia che si sente di fronte alla sofferenza, ma davanti una attitudine più elaborata: «Sto male! Se sto male c’è stata un’aggressione. Se sono stato aggredito c’è stato pure un aggressore. Di conseguenza, quest’aggressore deve pagare».

La rivolta è una delle prime emozioni che sorge da un cuore sofferente. Noi siamo rivoltati e noi cerchiamo un responsabile. Perché? In fondo c’è probabilmente il fatto che si vive la sofferenza come una PUNIZIONE. Magari ci mettiamo a inveire pure con Dio “È Lui che l’ha mandata !”, “ Ma dove era Dio quando quella gente aveva bisogno di salvezza, e quei bambini sono morti…”
La sofferenza è una punizione? Dio è un aggressore?  È la questione sollevata dal libro biblico di Giobbe. In effetti talvolta quando siamo così deliriamo come questo personaggio biblico in mancanza di tante cose ma soprattutto in mancanza d’amore.
Se riflettiamo bene ci rendiamo conto che la sofferenza è occasionata da un male ma essa non è un male! Essa ci provoca e ci conduce a reagire! È per questo la sofferenza è un vero passaggio, una vera pasqua.
La difficoltà risiede nella maniera di vivere la sofferenza, perché se tra le vittime ci sono tua moglie, tua figlia o tua madre … come fai ? La porta d’uscita è nell’andare all’essenziale. Al di là di tutto di vedere che siamo esseri molto fragili e andiamo verso qualcosa che con la fede cristiana sappiamo chiamare Paradiso. Oggi chi predica più il Paradiso, la morte, l’Inferno o il Giudizio ?. Restano elementi di un catechismo che ha fatto epoca, e nemmeno predicatori e vescovi pensano di parlarne al popolo.
Ma il “pugno” nello stomaco dell’ ”inchino” della Costa Concordia ti obbliga a dire che siamo poca cosa. Gesù nel Vangelo non ha mai invitato qualcuno a soffrire ma ha detto specificatamente : "  porta la tua croce " poiché ora non bisogna fare confusione tra la sofferenza e la croce. Prendiamo qualche immagine molto semplice che illustrano questo proposito. Gesù in croce ha un’attitudine completamente differente: davanti al suo aggressore, egli gli apre le braccia e lo ama. Egli da un bacio a Giuda che chiama «amico mio» e si consegna ai suoi nemici. La risposta divina alla sofferenza dell’uomo, è l’amore, segno grande compiuto nel segno pasquale della Croce.
"Da buon trapanese, abituato al “dramma” del Venerdì santo dei "misteri" (processione tradizionale sulla passione e morte di Cristo con gruppi statuari), il cui fulcro è quel gruppo del “Signuruzzu” che porta la croce di ciascuno di noi, invito a aspettare la domenica mattina quando calmati i suoni appassionati e sedato lo sbalzare delle “annacate” (tipico movimento dei gruppi in processione), che incalzano come le onde della vita, ci avviamo al sorgere di una luce nuova, fiducia e speranza di chi crede “perché non venga resa vana la Croce di Cristo(1 Cor 1,17).

                                     Padre Baldo

                         21 gennaio 2012

 

 

 

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