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Aureole,
corone di spine, croci, lance, spade e gli altri ornamenti delle
statue dei Misteri, se da un lato documentano le tipologie di tali
oggetti inediti, in uso nei secoli XVII e XVIII, dall'altro, con i
nomi degli argentieri e dei consoli impressi sull'argento,
consentono di seguire le fasi di un'attività molto fiorente a Trapani in quei secoli e che si prolunga nel XIX,
anche dopo la soppressione della maestranza.
Espressione
di un ethos popolare, gli argenti testimoniano la volontà di
ciascuna categoria artigiana, o maestranza, di abbellire il
proprio Mistero in occasione della processione, per renderlo pari
o più bello degli altri, consuetudine che vige tuttora e che ha
talvolta portato al rimaneggiamento, o addirittura alla fusione di
pezzi antichi per ricavarne dei nuovi. Non c'è statua di Gesù
Cristo e di Santo che non abbia la sua aureola: a semplice cerchio
o raggiata, di piccole o di grandi dimensioni, ma sempre in
argento.
Il
gruppo " La caduta al Cedron " possiede l'aureola più grande
(diametro massimo cm. 47;): E’ formata da un largo anello
decorato da cirri eseguiti a sbalzo, al quale è applicata
un'ampia raggiera formata da fasci di raggi di varia altezza ma
disposti simmetricamente
La più piccola, ed una fra le più antiche, è l'aureola di Gesù
del gruppo L'ascesa al Calvario. E' formata da un anello d'argento
circondato da raggi disposti a gruppi distanziati.
Due diametri si incrociano (ad angolo retto all'interno del
cerchio) e segnano il centro dove è
applicata una pietra colorata. Il solo marchio della città
di Trapani, impressovi, fa pensare ad una datazione al secondo o
terzo decennio del secolo XVII, quando la maestranza trapanese
degli argentieri marchiava con la sola bulla di garanzia.
Spogliato
dei vestiti, Gesù; viene, per scherno, coronato di spine dai
soldati di Pilato che lo salutano come re dei giudei.
Seguendo l'iconografia consueta che vuole la corona di
spine formata da tralci di pianta spinosa intrecciati, gli
argentieri trapanesi interpretano il tema intrecciando fili
d'argento, in genere in numero di cinque, da cui fanno derivare,
disponendole in maniera disordinata, spine appuntite.
Michele
Tombarello è l'autore della corona di Gesù dei gruppi La
coronazione di spine e l'Ascesa al Calvario della seconda metà
del secolo XVIII, mentre Giuseppe Piazza o Giovanni Porrata, nello
stesso periodo, esegue la corona del gruppo Ecce Homo e de La
Sentenza.
Anonimo è l'argentiere di quella de La spoliazione realizzata sul
finire del secolo XIX..
Il genio popolare, non pago di vedere la statua di Cristo
luccicare d'argento nell'aureola, simbolo della divinità, e nella
corona di spine, simbolo della regalità; beffata, si ingegna ad
ornarla ancor di più; con manette d'argento (in La caduta al
Cedron, La sentenza, L'arresto), o addirittura arricchendone il
vestito con una cintura a fascia che riproduce gli effetti delle
pieghe di una stoffa tagliata a nastro e decorata con motivi
floreali, nel gruppo Gesù dinanzi ad Hanna .
Da
L'arresto fino a L'ascesa al Calvario, tranne che dinanzi ad
Erode, Gesù; viene rappresentato con le mani legate. Pregevole
opera settecentesca sono le manette del gruppo la Sentenza
eseguite da Giuseppe Piazza o Giovanni Porrata e finemente
lavorate a sbalzo e cesello con motivi decorativi tratti dal
repertorio barocchetto (seconda metà del sec. XVIII); due
semplici bracciali (1796) a lamina liscia troviamo ne "La caduta al Cedron".
La
sola catena senza le manette è in Gesù dinanzi ad Hanna),
realizzata da Vincenzo Piazza (o Vito o Vincenzo Parisi) nella
seconda metà del XVIII secolo, ne La negazione (sec. XX;), ne
L'ascesa al Calvario (sec. XVIII).
Sempre
nell'ottica che il Mistero deve splendere d'argento si ornano
anche le altre statue che compongono i gruppi: i militari, Erode,
Hanna, Pilato.
Spade, sciabole, pugnali, lance, alabarde, armature, strumenti
atti all'offesa e alla difesa, vengono così ad impreziosire i
personaggi dei militari che fanno parte della scena. Le armi,
tutte manuali, si adattano alle esigenze estetiche dei secoli
XVIII e XIX ed hanno la sola funzione di parata, tanto che le lame
o non sono taglienti, o addirittura sono di legno. Le sciabole, le
spade e i pugnali hanno impugnature riccamente lavorate, secondo
la tecnica dello sbalzo e del cesello. La tipologia più
ricorrente è quella a testa di animale, leone o aquila.
Fra
le armi in asta troviamo alabarde e lance: lo sgherro del
Sinedrio del gruppo La caduta al Cedron e il soldato del
gruppo La sentenza, a destra di Pilato, reggono in mano
un'alabarda.
Entrambe sono riferibili alla seconda metà del sec. XVIII ; più
precisamente la prima è datata 1796 ed è opera di un argentiere
non ben identificabile, forse Antonio Caraffa.
Una delle guardie che arresta Gesù ne L'arresto tiene una lancia
della quale in origine (1858) solo la punta a spiedo era in
argento; nel 1908 vi è stata aggiunta l'asta. Stessa aggiunta ha
subito nel 1988 la lancia del gruppo Ecce Homo, la cui punta era
stata realizzata nel 1817 dall'argentiere Giovanni
Guarnotta.
La lancia destinata al soldato cui Pietro nega di conoscere Gesù
ne La negazione si distingue fra le altre per un particolare
decorativo: un motivo di volute fogliacee cesellato sul collarino,
sotto l'anello di congiunzione posto fra l'asta e la punta, e sul
pomello dell'asta, in basso.
Alcune statue sono
provviste di bastone, elemento che nel passato indicava un
personaggio militare autorevole, in genere con pomolo e puntale in
argento come ne La caduta al Cedron: ne fu autore,
nel 1796, l'argentiere rispondente alle iniziali CA, forse
Antonio Caraffa' che realizzò anche le manette e l'alabarda dello
stesso Mistero. Nel gruppo La coronazione di spine ritroviamo solo
il pomolo in argento decorato da un motivo fitomorfo (fine sec.
XIX;) e nel gruppo La sentenza il pomolo e il puntale d'argento
(seconda metà; sec. XVIII.).
Più prezioso è il
bastone de La spoliazione: tutto in robusta lamina d'argento. E’
stato realizzato nel 1906 per conto dei bottai dello stabilimento
vinicolo D'Alì e Bordonaro.
Altro
ornamento che caratterizza le statue dei militari sono i
pennacchi, per lo più realizzati agli inizi del '900 in
sostituzione di piume variopinte che ornavano gli elmi. Sono
formati dal raggruppamento di penne in lamina d'argento, di varia
grandezza, attorno ad un pomello. I bottai furono tra i primi, fra
le maestranze, a sostituire i pennacchi di piume del loro Mistero
La spoliazione con quelli d'argento. La data di tale sostituzione e il nome dell'argentiere si
ricavano dalle
iscrizioni poste sui pomoli : G.B. CATALANO FECE 1902. Nel 1906
anche i metallurgici effettuarono la sostituzione nel gruppo
L'arresto e, via via, quasi tutte le altre maestranze. Originale è
il pennacchio del gruppo La caduta al Cedron (fine sec.XIX) si
presenta come un trionfo di penne di varia dimensione, finemente
eseguite in lamina d'argento a sbalzo e cesello e si differenzia
per la disposizione in senso ascensionale delle penne che negli
altri risultano invece cascanti dal pomolo.
Due militari, uno del gruppo Gesù dinanzi ad Hanna ed uno del
gruppo L'ascesa al Calvario, hanno il busto protetto da una
corazza d'argento: l'armatura del centurione che precede Gesù
ne L'ascesa al Calvario è un manufatto di alto pregio
artistico ed eccezionale fattura, opera di Michele Tombarello che
si rivela abilissimo nella tecnica dello sbalzo e del cesello:
sulla lamina martellata
fa infatti sbalzare con grande maestria volute fogliacee e grandi
fiori, anemoni, margherite, tulipani. Un'attenzione particolare
Tombarello dedica ai quattro mascheroni che pone sui due spallacci
e sotto gli scolli, anteriore e posteriore, della corazza.
Dopo
circa due secoli e mezzo (1932) Baldassare Indelicato si ispirò a
questa corazza nell'eseguire quella per il gruppo Gesù dinanzi ad
Hanna. Il personaggio che veste l'armatura è lo stesso che
schiaffeggia Gesù; con la mano ricoperta da un guanto di ferro.
Nel Mistero il guanto è in lamina d'argento, a dita distinte, ed
è solcato da
nervature orizzontali. Pilato, Hanna, Erode, per le cariche che
ricoprono, vanno contraddistinti dagli altri personaggi con dei
particolari decorativi o degli attributi
in argento: così Erode sarà fornito di corona regale e scettro
(fine sec. XIX). Hanna avrà un
turbante realizzato in lamina d'argento lavorato, a sbalzo,
simulante una fascia di stoffa che si avvolge a più giri attorno
al capo (sec. XX.) ed un pettorale ed una cintura realizzati nel
1825, dove si avverte la presenza di un gusto neoclassicheggiante.
Le volute infatti si schematizzano e la decorazione si fa
essenziale e stilizzata. Prima di pronunciare La sentenza di morte
per Gesù, Pilato si lava
le mani innanzi al popolo, proclamando pubblicamente la sua
innocenza. Simbolo di questo gesto è un bacile realizzato in
argento e rispondente alla tipologia dell'oggetto, largamente
diffusa nel '700, sia per uso liturgico che domestico. Ha
forma ellittica, sagomata da profonde ondulazioni e segnata da
nervature; l'impostazione e la sagomatura sono di chiaro gusto
barocchetto.
Più tardi, tra il 1832 e il 1862, un altro argentiere,
attardandosi ancora su modi barocchetti, si ispira a questo
manufatto e realizza il bacile per La lavanda dei piedi, che con
la brocca forma un servizio da lavabo. Il
più noto fra tutti gli ornamenti è senza dubbio quello che i
Trapanesi chiamano il balcone d'argento; (Ecce Homo) vi si
affacciano Ponzio Pilato, Gesù ed un soldato. Simbolicamente sta ad indicare la
presentazione di Gesù al popolo da parte di Pilato che pronuncia
le parole Ecce Homo. GIUSEPPE PARISI COSTRUI' E CESELLO' L'ANNO 1881, recita
l'iscrizione posta sul lato sinistro. Parisi, discendente
dell'antica famiglia di argentieri, adotta per lo più temi
decorativi a carattere fogliaceo che sottopone a quel processo di
stilizzazione che il gusto neoclassico imponeva.
Secondo quanto riferito dal Mondello nel 1901, anche la colonna de
La flagellazione è di Giuseppe Parisi: ” cesellata in
argento... spiega l’arte del vivente Giuseppe Parisi, non mica
nuova nella città; del Bonaiuto, del Di Bartolo, del Costadura, e
del Parisi il Vecchio, per tacere d altri non
pochi “.
In un tipo di rappresentazione che rievoca la passione e la morte
di Gesù non possono mancare le croci d'argento, simbolo della
morte.
La
più antica appartiene al gruppo Gesù nell'orto ed è sostenuta
dall'angelo che compare a Gesù offrendogli il calice amaro,
simbolo della passione, e la croce, simbolo della morte. Calice e
croce sono manufatti del secolo XVII, più precisamente eseguiti
tra il 1612 e il 1631 quando la produzione in argento veniva
bollata con il solo marchio della città: corona, falce e lettere
DUI (Drepanum Urbs Invictissima).
Nel
1751 anche il gruppo l'ascesa al Calvario si arricchisce di una
grande croce d'argento, eseguita da Ottavio Martinez, stimato e
apprezzato argentiere trapanese che lavorò e sbalzò la lamina
d'argento creandovi ornamenti simbolici, alludenti all'eucarestia:
spighe che indicano il pane e grappoli d'uva che indicano il vino,
inconsueto accostamento dei simboli dell'eucare stia a quelli della passione.
Questo manufatto risulta per fattura, eleganza e raffinatezza di
ornato, una delle più pregevoli opere eseguite dalla maestranza
degli argentieri trapanesi. La croce più nuova è stata
realizzata nel 1990 per il gruppo la Spoliazione dall'argentiere
palermitano Antonino Amato.
Le croci della Sollevazione della Croce, La ferita al costato, La
deposizione sono di legno, ma la cartella con la scritta INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum) è d’argento. Quella
posta sulla croce de La deposizione è ancora legata a modi
barocchi mentre quella de La ferita al costato e de La
sollevazione della croce) sono di un gusto più maturo.
……Un
ultimo riferimento va fatto ad un altro manufatto d’argento
conservato al Museo Pepoli
: un paliotto con veduta architettonica, proveniente dalla Chiesa
di San Domenico di Trapani.
In
esso, sono rappresentati, dentro nicchie cinque episodi della
passione di Cristo, rispondenti ad altrettanti gruppi dei Misteri,
con la variante che le piccole statuine del paliotto sono
realizzate in robusta lamina d’argento, mentre le statue dei
Misteri sono in legno, tela e colla. I cinque episodi sono : Gesù
nell’orto, La flagellazione, La deposizione ( al centro ), La
coronazione di spine e L’ascesa al Calvario ( mutila della
figura di Gesù ).
Sotto ognuna delle
nicchie laterali si legge un’iscrizione, all’interno di un
cartiglio sagomato da volute e motivi barocchi. Nel primo di
sinistra : PER DIVOZIONE DELLI GIORNATIERI DELI ORTOLANI FU FATTO
IL PRESENTE MISTERO DELL’ORAZIONE ALL’ORTO L’AN.1741; nel
secondo di sinistra : PER DIVOZIONE DELLI BOCCERI FU FATTO IL
PRESENTE MISTERO DELLA FLAGELLAZIONE 1743 ; nel secondo di destra
: PER DIVOZIONE DI ALBERTO CANINO E DI PROPRIO DENARO FU FATTO IL
PRESENTE MISTERO DELLA CORONAZIONE DI SPINE L’ANNO 1739 ; nel
primo di destra : PER DIVOZIONE DELLI SALINARI E FOSSATARI FU
FATTO IL PRESENTE MISTERO DELLA CROCE IN COLLO L’ANNO 1740. Nei
plinti delle colonne e
nel basamento sono inoltre sbalzati simboli della passione di
Cristo: una fiaccola, una colonna, un boccale, un acquamanile, tre
dadi, una tunica, un gallo, tre chiodi, una tenaglia, una lancia,
una corona di spine, un martello. La fiaccola, la colonna, l’acquamanile,
la lancia e la corona di spine sono oggetti che ritroviamo fra i
pezzi d’argento dei sacri gruppi.
La devozione di alcune maestranze si manifesta
anche nel paliotto e tramite l’argento stabilisce un continuum
di fede e tradizione.
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