" ARGENTI IN PROCESSIONE "

di Anna Maria Precopi Lombardo e Lina Novara - Edito da Murex Edizioni


STILI E FORME NELL'OGGETTISTICA DEI MISTERI - pagg. 31 - 39

 

 

 

 

 

 

Aureole, corone di spine, croci, lance, spade e gli altri ornamenti delle statue dei Misteri, se da un lato documentano le tipologie di tali oggetti inediti, in uso nei secoli XVII e XVIII, dall'altro, con i nomi degli argentieri e dei consoli impressi sull'argento, consentono di seguire le fasi di un'attività molto fiorente a Trapani in quei secoli e che si prolunga nel XIX, anche dopo la soppressione della maestranza.

 

Espressione di un ethos popolare, gli argenti testimoniano la volontà di ciascuna categoria artigiana, o maestranza, di abbellire il proprio Mistero in occasione della processione, per renderlo pari o più bello degli altri, consuetudine che vige tuttora e che ha talvolta portato al rimaneggiamento, o addirittura alla fusione di pezzi antichi per ricavarne dei nuovi. Non c'è statua di Gesù Cristo e di Santo che non abbia la sua aureola: a semplice cerchio o raggiata, di piccole o di grandi dimensioni, ma sempre in argento.

 

Il gruppo " La caduta al Cedron "  possiede l'aureola più grande (diametro massimo cm. 47;): E’ formata da un largo anello decorato da cirri eseguiti a sbalzo, al quale è applicata un'ampia raggiera formata da fasci di raggi di varia altezza ma disposti simmetricamente
La più piccola, ed una fra le più antiche, è l'aureola di Gesù del gruppo L'ascesa al Calvario. E' formata da un anello d'argento circondato da raggi disposti a gruppi distanziati.
Due diametri si incrociano (ad angolo retto all'interno del cerchio) e segnano il centro dove è  applicata una pietra colorata. Il solo marchio della città di Trapani, impressovi, fa pensare ad una datazione al secondo o terzo decennio del secolo XVII, quando la maestranza trapanese degli argentieri marchiava con la sola bulla di garanzia.

 

Spogliato dei vestiti, Gesù; viene, per scherno, coronato di spine dai soldati di Pilato che lo salutano come re dei giudei.  Seguendo l'iconografia consueta che vuole la corona di spine formata da tralci di pianta spinosa intrecciati, gli argentieri trapanesi interpretano il tema intrecciando fili d'argento, in genere in numero di cinque, da cui fanno derivare, disponendole in maniera disordinata, spine appuntite.

 

Michele Tombarello è l'autore della corona di Gesù dei gruppi La coronazione di spine e l'Ascesa al Calvario della seconda metà del secolo XVIII, mentre Giuseppe Piazza o Giovanni Porrata, nello stesso periodo, esegue la corona del gruppo Ecce Homo e de La Sentenza.
Anonimo è l'argentiere di quella de La spoliazione realizzata sul finire del secolo XIX..
Il genio popolare, non pago di vedere la statua di Cristo luccicare d'argento nell'aureola, simbolo della divinità, e nella corona di spine, simbolo della regalità; beffata, si ingegna ad ornarla ancor di più; con manette d'argento (in La caduta al Cedron, La sentenza, L'arresto), o addirittura arricchendone il vestito con una cintura a fascia che riproduce gli effetti delle pieghe di una stoffa tagliata a nastro e decorata con motivi floreali, nel gruppo Gesù dinanzi ad Hanna .
Da L'arresto fino a L'ascesa al Calvario, tranne che dinanzi ad Erode, Gesù; viene rappresentato con le mani legate. Pregevole opera settecentesca sono le manette del gruppo la Sentenza eseguite da Giuseppe Piazza o Giovanni Porrata e finemente lavorate a sbalzo e cesello con motivi decorativi tratti dal repertorio barocchetto (seconda metà del sec. XVIII); due semplici bracciali (1796) a lamina liscia troviamo ne "La caduta al Cedron".

 

La sola catena senza le manette è in Gesù dinanzi ad Hanna), realizzata da Vincenzo Piazza (o Vito o Vincenzo Parisi) nella seconda metà del XVIII secolo, ne La negazione (sec. XX;), ne L'ascesa al Calvario (sec. XVIII).

 

Sempre nell'ottica che il Mistero deve splendere d'argento si ornano anche le altre statue che compongono i gruppi: i militari, Erode, Hanna, Pilato. 
Spade, sciabole, pugnali, lance, alabarde, armature, strumenti atti all'offesa e alla difesa, vengono così ad impreziosire i personaggi dei militari che fanno parte della scena. Le armi, tutte manuali, si adattano alle esigenze estetiche dei secoli XVIII e XIX ed hanno la sola funzione di parata, tanto che le lame o non sono taglienti, o addirittura sono di legno. Le sciabole, le spade e i pugnali hanno impugnature riccamente lavorate, secondo la tecnica dello sbalzo e del cesello. La tipologia più ricorrente è quella a testa di animale, leone o aquila.

 

Fra le armi in asta troviamo alabarde e lance: lo sgherro del  Sinedrio del gruppo La caduta al Cedron e il soldato del gruppo La sentenza, a destra di Pilato, reggono in mano un'alabarda.
Entrambe sono riferibili alla seconda metà del sec. XVIII ; più precisamente la prima è datata 1796 ed è opera di un argentiere non ben identificabile, forse Antonio Caraffa.
Una delle guardie che arresta Gesù ne L'arresto tiene una lancia della quale in origine (1858) solo la punta a spiedo era in argento; nel 1908 vi è stata aggiunta l'asta. Stessa aggiunta ha subito nel 1988 la lancia del gruppo Ecce Homo, la cui punta era stata realizzata nel 1817 dall'argentiere Giovanni Guarnotta.
La lancia destinata al soldato cui Pietro nega di conoscere Gesù ne La negazione si distingue fra le altre per un particolare decorativo: un motivo di volute fogliacee cesellato sul collarino, sotto l'anello di congiunzione posto fra l'asta e la punta, e sul pomello dell'asta, in basso.

 

Alcune statue sono provviste di bastone, elemento che nel passato indicava un personaggio militare autorevole, in genere con pomolo e puntale in argento come ne La caduta al Cedron: ne fu autore, nel 1796, l'argentiere rispondente alle iniziali CA, forse Antonio Caraffa' che realizzò anche le manette e l'alabarda dello stesso Mistero. Nel gruppo La coronazione di spine ritroviamo solo il pomolo in argento decorato da un motivo fitomorfo (fine sec. XIX;) e nel gruppo La sentenza il pomolo e il puntale d'argento (seconda metà; sec. XVIII.).

 

Più prezioso è il bastone de La spoliazione: tutto in robusta lamina d'argento. E’ stato realizzato nel 1906 per conto dei bottai dello stabilimento vinicolo D'Alì e Bordonaro.

 

Altro ornamento che caratterizza le statue dei militari sono i pennacchi, per lo più realizzati agli inizi del '900 in sostituzione di piume variopinte che ornavano gli elmi. Sono formati dal raggruppamento di penne in lamina d'argento, di varia grandezza, attorno ad un pomello. I bottai furono tra i primi, fra le maestranze, a sostituire i pennacchi di piume del loro Mistero La spoliazione con quelli d'argento. La  data di tale sostituzione e il nome dell'argentiere si ricavano    dalle iscrizioni poste sui pomoli : G.B. CATALANO FECE 1902. Nel 1906 anche i metallurgici effettuarono la sostituzione nel gruppo L'arresto e, via via, quasi tutte le altre maestranze. Originale è il pennacchio del gruppo La caduta al Cedron (fine sec.XIX) si presenta come un trionfo di penne di varia dimensione, finemente eseguite in lamina d'argento a sbalzo e cesello e si differenzia per la disposizione in senso ascensionale delle penne che negli altri risultano invece cascanti dal pomolo.
Due militari, uno del gruppo Gesù dinanzi ad Hanna ed uno del gruppo L'ascesa al Calvario, hanno il busto protetto da una corazza d'argento: l'armatura del centurione che precede Gesù  ne L'ascesa al Calvario è un manufatto di alto pregio artistico ed eccezionale fattura, opera di Michele Tombarello che si rivela abilissimo nella tecnica dello sbalzo e del cesello: sulla lamina   martellata fa infatti sbalzare con grande maestria volute fogliacee e grandi fiori, anemoni, margherite, tulipani. Un'attenzione particolare Tombarello dedica ai quattro mascheroni che pone sui due spallacci e sotto gli scolli, anteriore e posteriore, della corazza.

Dopo circa due secoli e mezzo (1932) Baldassare Indelicato si ispirò a questa corazza nell'eseguire quella per il gruppo Gesù dinanzi ad Hanna. Il personaggio che veste l'armatura è lo stesso che schiaffeggia Gesù; con la mano ricoperta da un guanto di ferro. Nel Mistero il guanto è in lamina d'argento, a dita distinte, ed è  solcato da nervature orizzontali. Pilato, Hanna, Erode, per le cariche che ricoprono, vanno contraddistinti dagli altri personaggi con dei particolari decorativi o degli attributi in argento: così Erode sarà fornito di corona regale e scettro (fine sec. XIX). Hanna avrà un     turbante realizzato in lamina d'argento lavorato, a sbalzo, simulante una fascia di stoffa che si avvolge a più giri attorno al capo (sec. XX.) ed un pettorale ed una cintura realizzati nel 1825, dove si avverte la presenza di un gusto neoclassicheggiante. Le volute infatti si schematizzano e la decorazione si fa essenziale e stilizzata. Prima di pronunciare La sentenza di morte per Gesù, Pilato si lava le mani innanzi al popolo, proclamando pubblicamente la sua innocenza. Simbolo di questo gesto è un bacile realizzato in argento e rispondente alla tipologia dell'oggetto, largamente diffusa nel '700, sia per uso liturgico che domestico. Ha forma ellittica, sagomata da profonde ondulazioni e segnata da nervature; l'impostazione e la sagomatura sono di chiaro gusto barocchetto.
Più tardi, tra il 1832 e il 1862, un altro argentiere, attardandosi ancora su modi barocchetti, si ispira a questo manufatto e realizza il bacile per La lavanda dei piedi, che con la brocca forma un servizio da lavabo.Il più noto fra tutti gli ornamenti è senza dubbio quello che i Trapanesi chiamano il balcone d'argento; (Ecce Homo) vi si affacciano Ponzio Pilato, Gesù  ed un soldato. Simbolicamente sta ad indicare la presentazione di Gesù al popolo da parte di Pilato che pronuncia le parole Ecce Homo.  GIUSEPPE PARISI COSTRUI' E CESELLO' L'ANNO 1881, recita l'iscrizione posta sul lato sinistro. Parisi, discendente dell'antica famiglia di argentieri, adotta per lo più temi decorativi a carattere fogliaceo che sottopone a quel processo di stilizzazione che il gusto neoclassico imponeva.
Secondo quanto riferito dal Mondello nel 1901, anche la colonna de La flagellazione è di Giuseppe Parisi: ” cesellata in argento... spiega l’arte del vivente Giuseppe Parisi, non mica nuova nella città; del Bonaiuto, del Di Bartolo, del Costadura, e del Parisi il Vecchio, per tacere d altri non  pochi “.
In un tipo di rappresentazione che rievoca la passione e la morte di Gesù non possono mancare le croci d'argento, simbolo della morte.

 

La più antica appartiene al gruppo Gesù nell'orto ed è sostenuta dall'angelo che compare a Gesù offrendogli il calice amaro, simbolo della passione, e la croce, simbolo della morte. Calice e croce sono manufatti del secolo XVII, più precisamente eseguiti tra il 1612 e il 1631 quando la produzione in argento veniva bollata con il solo marchio della città: corona, falce e lettere DUI (Drepanum Urbs Invictissima).

Nel 1751 anche il gruppo l'ascesa al Calvario si arricchisce di una grande croce d'argento, eseguita da Ottavio Martinez, stimato e apprezzato argentiere trapanese che lavorò e sbalzò la lamina d'argento creandovi ornamenti simbolici, alludenti all'eucarestia: spighe che indicano il pane e grappoli d'uva che indicano il vino, inconsueto accostamento dei simboli dell'eucare stia a quelli  della passione. 
Questo manufatto risulta per fattura, eleganza e raffinatezza di ornato, una delle più pregevoli opere eseguite dalla maestranza degli argentieri trapanesi. La croce più nuova è stata realizzata nel 1990 per il gruppo la Spoliazione dall'argentiere palermitano Antonino Amato.
Le croci della Sollevazione della Croce, La ferita al costato, La deposizione sono di legno, ma la cartella con la scritta INRI   (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum) è d’argento. Quella posta sulla croce de La deposizione è ancora legata a modi barocchi mentre quella de La ferita al costato e de La sollevazione della croce) sono di un gusto più maturo.

 

 

……Un ultimo riferimento va fatto ad un altro manufatto d’argento conservato al Museo Pepoli : un paliotto con veduta architettonica, proveniente dalla Chiesa di San Domenico di Trapani.

 

In esso, sono rappresentati, dentro nicchie cinque episodi della passione di Cristo, rispondenti ad altrettanti gruppi dei Misteri, con la variante che le piccole statuine del paliotto sono realizzate in robusta lamina d’argento, mentre le statue dei Misteri sono in legno, tela e colla. I cinque episodi sono : Gesù nell’orto, La flagellazione, La deposizione ( al centro ), La coronazione di spine e L’ascesa al Calvario ( mutila della figura di Gesù ).

Sotto ognuna delle nicchie laterali si legge un’iscrizione, all’interno di un cartiglio sagomato da volute e motivi barocchi. Nel primo di sinistra : PER DIVOZIONE DELLI GIORNATIERI DELI ORTOLANI FU FATTO IL PRESENTE MISTERO DELL’ORAZIONE ALL’ORTO L’AN.1741; nel secondo di sinistra : PER DIVOZIONE DELLI BOCCERI FU FATTO IL PRESENTE MISTERO DELLA FLAGELLAZIONE 1743 ; nel secondo di destra : PER DIVOZIONE DI ALBERTO CANINO E DI PROPRIO DENARO FU FATTO IL PRESENTE MISTERO DELLA CORONAZIONE DI SPINE L’ANNO 1739 ; nel primo di destra : PER DIVOZIONE DELLI SALINARI E FOSSATARI FU FATTO IL PRESENTE MISTERO DELLA CROCE IN COLLO L’ANNO 1740. Nei plinti delle colonne  e nel basamento sono inoltre sbalzati simboli della passione di Cristo: una fiaccola, una colonna, un boccale, un acquamanile, tre dadi, una tunica, un gallo, tre chiodi, una tenaglia, una lancia, una corona di spine, un martello. La fiaccola, la colonna, l’acquamanile, la lancia e la corona di spine sono oggetti che ritroviamo fra i pezzi d’argento dei sacri gruppi.

 

La devozione di alcune maestranze si manifesta anche nel paliotto e tramite l’argento stabilisce un continuum di fede e tradizione.

 

 

 

 

 

 

© www.processionemisteritp.it

Foto Beppino Tartaro

Si ringrazia la Dott.ssa Lina Novara per la preziosa collaborazione

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