TRAPANI, I MISTERI, GLI ARCHITETTI

 

di Vito Marcello Maria Corte


 


   

Se si desiderasse estrarre da quell'idea di insieme che è Trapani – e il suo territorio- la sua essenza per custodirla entro un circoscritto concetto, se si desiderasse insomma definire il Genio dei luoghi trapanesi sarebbe facile dire che Trapani è fatta di luce, vento, corallo, mare e Misteri.

 

Orbene, la ricerca fotografica che Arturo Safina testimonia in questo libro – essa insieme con  altre che nel tempo hanno arricchito la bibliografia sull'argomento- esprime la volontà di trasmettere emozioni, sentimenti, qualità e valori. Trasmettere tutto questo a noi stessi, che siamo diuturni partecipanti del rito e frequentatori delle notti di Passione; ma anche a quanti non lo sono ancora stati ovvero a quanti non possono, per motivazioni diverse, frequentemente parteciparvi.

 

Arturo Safina non si preoccupa d'ammantare la sua ricerca documentaria di inutili fronzoli storicistici ma può dirsi che, probabilmente, abbia ben colto l'essenza di quella trapanesità da  estrarsi nei Misteri: questi infatti cerca e trova nei riti della Settimana Santa trapanese molti caratteri del genius loci. La luce è intensa siccome il suo contrario, l'ombra, è netta; il vento che anima le vesti, le fiaccole, che spazza il cielo, è raggelato nello scatto; il mare si dichiara attraverso le rughe dei volti, le nodosità delle mani, gli intrecci delle sartìe. Al rosso del corallo, infine, si attinge nella memoria diffusa degli storici cultori d'una processione che trova il proprio corrispondente nelle tuniche dei massari; una memoria che oggi vorrebbe soffocarsi perchè sbrigativamente giudicata incongrua.

Perchè gli architetti di Trapani supportano e promuovono la ricerca dell'autore e l'iniziativa dell'editore?

Le ragioni sono molteplici.

Innanzitutto per essi la Storia dell'Arte è patrimonio disciplinare.

Quella particolare storia che racconta della maestria e della cultura di certi artisti locali quali l Tipa, il Matera, il Milanti che studiavano il Caravaggio insieme con le Sacre Scritture per fondare i rispettivi assunti teorici ed artistici per le loro composizioni scultoree. Artisti che, a corto di materie prime pregiate, confidavano nelle improbabili eppure resistenti a tante stagioni impalcature in legno e tela, rese solidali da generose pennellate di colla; artisti che inventavano congegni plastici perchè le scene ed i personaggi, quei “pitocchi” tanto cari al loro Maestro, in fondo non risultassero troppo dissimili dai luoghi e dai volti che è facile trovare nei cortili e nei vicoli di Via Custonaci, di Via Corallai, di Vico Pali. E da ciò ne risultavano altri risultati, chè i soggetti, come per il Caravaggio, da protagonisti della scena diventassero strumento di comunicazione tra l'artista ed il fruitore dell'opera: ecco allora un esaltante studio delle forme e di bilanciamento delle masse, la scelta chiaroscurale, l'accorta selezione delle fonti luminose, ma anche una apprezzabile sperimentazione strutturale assieme ad un ineccepibile utilizzo di tecniche e di materiali. Tutto perchè il risultato artistico fosse di opere belle, resistenti al tempo e... utili.

 

Ed è così che il triplice principio per le costruzioni romane, ovvero quello della venustas, della firmitas e dell'utilitas, viene a ritrovarsi per le opere scultoree dei Misteri così come dovrebbe essere per un'opera architettonica, almeno secondo gli antichi insegnamenti di Vitruvio!

 

Quindi l'interesse degli architetti verso i Misteri è storico-artistico  ma anche tecnico-costruttivo, proprio secondo quella declinazione della Storia che è studiata dagli architetti  che scelgono di progettare.

 

Una storia non già fatta di narrazione cronologica e deduttiva, quanto piuttosto una Storia dell'Arte  che risulta essere induttiva ed attenta agli aspetti fenomenologici.

 

Una Storia dell'Arte studiata per comprendere, per saper leggere, per interpretare,  per “vedere” lo spazio, le sensazioni, le emozioni. E per addestrare i propri discepoli ad sperimentare nuove forme e soluzioni, a suscitare inusitate emozioni, proprio mentre ci s'incanta a scoprire le invenzioni dei predecessori.

 

Nell'interesse degli architetti verso i gruppi scultorei dei Misteri c'è anche un'altra motivazione  disciplinare: da questi si traggono infatti utili insegnamenti per la professione ed importanti lezioni sulla tecnica della Composizione. Studiare la reciproca posizione dei soggetti, capirne il “principio insediativo” all'interno di quel rettangolo da portare in processione, valutare le “invarianti tipologiche e morfologiche” di taluni personaggi entro il medesimo rettangolo rispetto alle variazioni di posizione di altri, misurare l'incidenza dei carichi percettivi su un protagonista della scena: sono alcune delle operazioni che, traslitterate nell'esercizio del com-porre ambienti domestici o facciate d'edifici, risultano essere argomento di studio ed attenzione, ma risulterebbero utilissimi esercizi in una palestra del costruire locale, se un auspicato giorno si valorizzasse appieno il patrimonio dei Misteri.

 

Altro ramo dell'interesse professionale verso i Misteri è presente in quella componente antropologica e sociologica che la Processione possiede in relazione con gli spazi urbani.

 

E' noto quanto i percorsi processionali delle culture occidentali abbiano disegnato la forma della città antica e abbiano contribuito a tratteggiarne le direttrici d'espansione rispetto agli originari nuclei fondativi: il ruolo degli insediamenti ecclesiali è stato determinante perchè nel passato fosse da questi esercitato un misurato ufficio di mettere in relazione le distinte parti di una unica città. Il risultato è spesso stato quello di ottenere equilibrate soluzioni e intellegibili risultati urbanistici: un percorso rappresentativo punteggiato di “eventi” architettonici, una dilatazione urbana per accogliere un monumento, una prospettiva frontale o accidentale, una giacitura orientata secondo il simbolismo est-ovest, e così via. Le antiche processioni religiose allora, ed i Misteri trapanesi non costituiscono certo deroga a tale prassi, riuscivano ad essere  coerenti con l'intrinseco valore evangelico della “Chiesa che cammina” e che, camminando tra gli uomini, contrassegna il territorio urbano di momenti salienti: il Palazzo, la Cappella, il Mercato, la Loggia, la Piazza, il Sagrato, il Santuario e così via.

 

L'affezione delle Corporazioni, retaggio medievale che adesso dovrebbe profondamente innovarsi se davvero quelli che oggi si chiamano “ceti” sentono di poter continuare a custodire il patrimonio della Processione, costituisce l'intera sovrastruttura dell'evento processionale. Eppure essa è una componente  molto importante nella definizione delle “forme” dei Misteri e di quelle forme all'interno della città: i fedeli, gli ottoni delle bande, i ceri, le effigi, le cornici di pubblico, i fiori, i colori, i volti, le vesti, il suolo calpestato da migliaia di passi, i vicoli abbandonati che si destano per  l'assedio d'un giorno, i contrasti segnici tra antico e moderno, le sbracature lungo le vie commerciali, le gelide raffiche di maestrale, lo strazio del rientro, l'abbraccio con la fatica dei massari, le urla sguaiate, la “ciaccola”, gli imperiosi “a posto!”, le marce funebri canticchiate ancora per due giorni.

 

Lo spazio prossemico è materia di studio degli architetti: il rapporto tra oggetto e distanza del percettore, la relazione tra le parti in gioco all'interno di uno scenario urbano, le modulazioni spaziali sui  temi della “contiguità”, della “distanza”, dell'”isolamento”, della “appropriazione collettiva”, costituiscono solo alcuni tra i molteplici argomenti che, studiando e valorizzando i Misteri, gli architetti potrebbero scegliere di approfondire per migliorare il proprio mestiere.

 

Da quanto finora esplicitato si conclude che il sostegno degli architetti per i Misteri non è solo retrospettivo, ovvero orientato al mantenimento di un pur alto valore storico e documentario.

 

Si intuisce infatti che gli architetti, anche attraverso i Misteri trapanesi,  intendono ribadire ancora una volta un loro ruolo che, in questi anni di presenza costante e puntuale, è stato rilevato da più parti: si tratta di una qualità che viene riconosciuta al suo Ordine di rappresentanza istituzionale e che consiste nell'essere indicato come soggetto sussidiario nei confronti della comunità civile.

 

E' probabile allora che l'Autore del Libro, insieme con l'Editore, abbiano scelto l'Ordine degli Architetti di Trapani perchè avvertono quanto il patrimonio dei Misteri sia in pericolo e sentono il dovere di ascoltare quei soggetti sussidiari per valutare, e far valutare al lettore, se c'è un allarme e quali siano le proposte.

 

Sia lo spazio che il tempo dei Misteri hanno subito troppe modificazioni perchè oggi non si  imponga una approfondita verifica dello status quo e non si confrontino le condizioni originarie con le attuali.

 

E' incontrovertibile che l'istanza prioritaria sia quella della conservazione, della valorizzazione e della documentazione del patrimonio “Misteri”, se è vero – come detto in apertura – che essi sono una componente che struttura “l'idea di Trapani”.

 

I restauri finora effettuati per i gruppi scultorei hanno risolto, in buona parte, un problema strutturale e di stabilità delle parti artistiche, ma anche una corretta lettura critica delle stratificazioni o delle “superfetazioni”, in guisa che gli attuali restauri risultano essere stati condotti con i migliori auspici della scientificità operativa.

 

Occorre tuttavia effettuare una approfondita campagna di rilevamenti di ogni gruppo e di ogni personaggio, perchè se ne tragga una documentazione informativa sulle caratteristiche morfologiche ma anche su ogni aspetto che attenga al restauro. Ogni singolo personaggio, allora, dovrà essere sottoposto ad una puntuale analisi diagnostica, per individuarne tutti i possibili degradi ed indicarne, attraverso specifiche mappature, i necessari interventi di conservazione. E' questo un lavoro importante ed utile: gli istituendi laboratori di diagnostica per i Beni Culturali troverebbero a Trapani le prime commesse, restituendo alla comunità scientifica un patrimonio finalmente affidato ad esperti e non più a semplici volontari o, peggio,a  involontari vandali.

 

Dovrà inoltre essere effettuata una completa schedatura grafica e fotografica, al fine di acquisire un patrimonio documentale che costituisca base teorica e storica per qualsiasi altra attività ad essi connessa. Come ormai diffusamente è in uso per le opere d'arte, l'attività di rilevamento potrà essere effettuata con l'ausilio dello scanner tridimensionale: esso potrebbe essere utilizzato per gestire dei files digitali da utilizzare in molteplici campi, da quello scientifico a quello commerciale. Anche questo è un lavoro importante ed utile: sull'argomento non risulterebbe affatto disdicevole cominciare a valutare quanti prodotti ad uso di un mercato di qualità che fosse  attento alle richieste del turista o del semplice cultore potrebbero diventare inusitate fonti di sostentamento economico, se fossero oggetto di una attenta programmazione gestionale. (Le copie dei gruppi dei Misteri, riprodotte in scala ridotta,  potrebbero diventare un “must” per un regalo di riguardo o un gadget d'autore da portarsi a casa per ricordo, al rientro dal viaggio a Trapani).

 

L'attività di schedatura e mappatura potrebbe essere curata da tecnici esperti – come ormai ve ne sono copiosi nelle Soprintendenze locali -, assistiti da stagisti universitari, mentre la ricerca storica e filologica alimenterebbe la già autorevole attività della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali che a Trapani, in dipendenza da Bologna, già da qualche tempo contribuisce a sviluppare i temi in argomento.

 

Poco prima si cennava al ruolo che la processione dei Misteri ha assolto rispetto alla definizione della forma urbis trapanese: anche su tale tema sarebbe da sviluppare un importante ed utile lavoro, una cospicua attività di ricerca ed applicazione culturale, da volgere a beneficio dell'intera collettività locale.

 

Dalla produzione di alcuni elaborati grafici che, supportati dai necessari riscontri storico-documentali, raccontino anno per anno i percorsi processionali potrà infatti trarsi un importante documento di sintesi su quelle che sono state le invarianti processionali e quelli che sono stati i poli catalizzatori del rito.

 

Tale studio potrà avere un duplice utilizzo: da un lato offrire un sostanziale conforto alla attuale  pianificazione urbanistica della città, specie laddove questa mostra molte lacune e manchevolezze documentali riguardo alla forma ed alle caratteristiche del cosiddetto “centro storico”. Dall'altro canto si potrà superare, con oggettiva prova dei fatti, una lunga diatriba popolare che ha prodotto lo snaturarsi del rito che, per ragioni di profitto a bassissimo profilo, subisce un innaturale sbadiglio in quel suo tentativo di coinvolgere la parte “moderna” della città.

 

Il complesso delle risultanze diagnostiche effettuate e di quelle in itinere, il panorama completo delle mappature, le restituzioni grafiche bidimensionali e tridimensionali (da effettuarsi con calchi o mostrarsi attraverso l'ausilio di strumenti di rappresentazione virtuale), le elaborazioni critiche prodotte sull'argomento dai diversi cultori ed esperti ma sistemizzate e coordinate, le  ricostruzioni delle ambientazioni d'origine nelle quali si produssero le opere, i profili degli autori, il regesto degli argenti in processione e le chiavi ermeneutiche di lettura nel rapporto tra forma e significato, le analisi comparative tra rappresentazione scenica e scena/ambiente urbano nelle diverse parti del percorso processionale, la rassegna iconografica e cinematografica delle processioni nel tempo, la conoscenza dell'opera in sé e di essa nel suo rapporto sovrastrutturale (gli addobbi, i ceti, le bande ecc.); la raccolta audio delle musiche in processione; e molto altro ancora: tutto questo vuol dire realizzare a Trapani, finalmente, il Museo dei Misteri!

 

Ma non basta. Occorre fondare anche la Scuola dei Misteri.

 

Un luogo, ovvero, dove l'intero patrimonio acquisito possa essere messo a servizio per le ricerche e le attività di studio nei campi dell'Arte, dell'Architettura, dell' Antropologia Culturale, della Musica, della Teologia, del Design, delle Scienze della Comunicazione, della Conservazione dei Beni Culturali e, estensivamente, per tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado della città.

 

Ciò detto, la proposta degli architetti trapanesi è stata sufficientemente articolata.

In sintesi è come se si fosse detto che i Misteri dovrebbero essere protagonisti della più attenta, puntuale e rigorosa programmazione culturale e scientifica dei prossimi anni, al fine di restituire all'esterno, anche attraverso essi, una idea chiara ed efficace di “trapanesità”.

 

Come si sa, la ricerca scientifica di qualità non è mai fine a se stessa: nel nostro caso essa sarebbe il necessario supporto per trovare gli spunti per una valorizzazione locale ma, anche, per offrire una adeguata risposta occupazionale alle domande di molte intelligenze locali attualmente costrette ad espatriare. 

 

 

Trapani, 26 dicembre 2007

 

Vito Marcello Maria Corte 

 

 

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