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A
essere sincero, non avevo mai compreso fino in fondo i1
senso di un gemellaggio fra due sodalizi partecipanti a feste religiose
geograficamente lontane. O anche vicine; è la stessa cosa.
Tuttavia, domenica 8 maggio, nella sala congressi del
Cefpas, a Caltanissetta, è stato bello lo stesso. Voglio dire: pensavo,
ritenevo, mi chiedevo, ecco, mi chiedevo, almeno prima che tutto avesse
inizio, a cosa potesse servire che la Real Maestranza di Caltanissetta
si potesse in qualche modo legare alla Confradia del Santissimo Cristo
de las Aguas (estrema sintesi della denominazione ufficiale) che
processiona il Lunedì Santo a Siviglia.
Se i1 ragionamento più immediato induce a pensare a un
interscambio di visitatori della Settimana Santa fra le due città,
siamo abbastanza lontani della logica di quanti si ritrovano a vivere
sul serio le emozioni delle proprie realtà festive. 'Nessun sivigliano
lascerebbe mai la propria città giusto per la Gran Semana. E neanche un
nisseno rinuncerebbe alle cinque processioni pasquali, verso le quali
esiste un forte vincolo emozionale e affettivo, in cambio delle
cinquantotto, dico cinquantotto processioni sivigliane in otto giorni.
Le intensità delle emozioni sono identiche, per l'uno e
per l'altro, non esiste alcuna proporzione con il numero delle
celebrazioni. Per fortuna è così e basta. Per farla breve, l'ingresso
in sala della
La Real Maestranza ha cominciato col regalare un tremito
inatteso; certo, un lontano surrogato delle sfilate ufficiali del
Mercoledì Santo mattina, ma il Capitano era vestito lo stesso da
Capitano e ognuna delle dieci corporazioni spiegava la propria, storica
bandiera. Ufficialità del protocollo.
Quindi, Don Salcador Palao, professore di arte a
Siviglia, legge il messaggio dei confratelli andalusi. 'Monsignor
Lanzafame, vicario del Sagrario della Cattedrale, sempre di Siviglia,
traduce. Scambio di doni, pergamene, onorificenze. Solite cose, se
vogliamo, ma il contesto è di sentita fratellanza e, improvvisamente,
l'Andalusia e la Sicilia vengono a trovarsi straordinariamente vicine,
abbracciate, accomunate dalla stessa cultura e fede, da analoghe
tradizioni, da identiche emozioni. Poco importa del divario numerico tra
le cerimonie siciliane e quelle andaluse.
Poi, se anche qui come in Andalusia vogliamo divulgarle,
queste cerimonie, occorre soltanto lavorare. Significativo 1'intervento
della dottoressa Giunta, direttrice dell'azienda turismo.
Promozione, contributi e allo stesso tempo salvaguardia,
questo il concetto da lei sostanzialmente espresso fino a una
inopportuna interruzione da parte di un Moderatore che forse si trovava
distratto durante una precedente illustrazione di dati statistici,
proiezioni, percentuali, sondaggi peraltro interessanti ma, diciamolo
pure, un pò avulsi dallo spirito della mattinata. Perché proprio
questa antipatica sottolineatura? Semplice, perché non sempre la
promozione, in passato, ha sposato la salvaguardia della tradizione
locale. Anzi, la distorta convinzione di dovere organizzare 1a propria
festa per i turisti ha rappresentato l'equivoco più dannoso per
l'universo festivo.
Da qui in avanti, occorre quindi lavorare sul serio al
fine di recuperarne aspetti e contenuti, restituendo alle nostre
cerimonie il senso della nostra cultura e tradizione.
A proposito, presente Giovanni D'Aleo, Presidente dell'Um,
anche lui è sembrato concorde per un immediato recupero di quanto anche
a Trapani è andato smarrito.
Io dico che il lavoro è durissimo ma non impossibile. La
Semana Santa màs bella y completa de Italia es la de Trapani afferma
Lanzafame nel suo ultimo libro sul tema, di cui egli stesso ha parlato
nel corso della mattinata nissena. Egli si riferisce al numero e alla
bellezza delle immagini trapanesí, concordando e confidando comunque in
un serio e immediato recupero.
A sera ínfìne, tutti alla processione di S. Michele,
compreso Giovanni Taibi (terzo da sinistra) promotore dell'iniziativa, e
il professore Palao che al rientro dell'Arcangelo così si è espresso:
comu in un sogno, comu una pelicula..

Giovanni Cammareri
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