LA TRADIZIONE COME UN FILM

 

di Giovanni Cammareri

Pubblicato su MONITOR - 13 maggio 2005


 A essere sincero, non avevo mai compreso fino in fondo i1 senso di un gemellaggio fra due sodalizi partecipanti a feste religiose geograficamente lontane. O anche vicine; è la stessa cosa.
Tuttavia, domenica 8 maggio, nella sala congressi del Cefpas, a Caltanissetta, è stato bello lo stesso. Voglio dire: pensavo, ritenevo, mi chiedevo, ecco, mi chiedevo, almeno prima che tutto avesse inizio, a cosa potesse servire che la Real Maestranza di Caltanissetta si potesse in qualche modo legare alla Confradia del Santissimo Cristo de las Aguas (estrema sintesi della denominazione ufficiale) che processiona il Lunedì Santo a Siviglia.  


Se i1 ragionamento più immediato induce a pensare a un interscambio di visitatori della Settimana Santa fra le due città, siamo abbastanza lontani della logica di quanti si ritrovano a vivere sul serio le emozioni delle proprie realtà festive. 'Nessun sivigliano lascerebbe mai la propria città giusto per la Gran Semana. E neanche un nisseno rinuncerebbe alle cinque processioni pasquali, verso le quali esiste un forte vincolo emozionale e affettivo, in cambio delle cinquantotto, dico cinquantotto processioni sivigliane in otto giorni.  

 

Le intensità delle emozioni sono identiche, per l'uno e per l'altro, non esiste alcuna proporzione con il numero delle celebrazioni. Per fortuna è così e basta. Per farla breve, l'ingresso in sala della
La Real Maestranza ha cominciato col regalare un tremito inatteso; certo, un lontano surrogato delle sfilate ufficiali del Mercoledì Santo mattina, ma il Capitano era vestito lo stesso da Capitano e ognuna delle dieci corporazioni spiegava la propria, storica bandiera. Ufficialità del protocollo.
Quindi, Don Salcador Palao, professore di arte a Siviglia, legge il messaggio dei confratelli andalusi. 'Monsignor Lanzafame, vicario del Sagrario della Cattedrale, sempre di Siviglia, traduce. Scambio di doni, pergamene, onorificenze. Solite cose, se vogliamo, ma il contesto è di sentita fratellanza e, improvvisamente, l'Andalusia e la Sicilia vengono a trovarsi straordinariamente vicine, abbracciate, accomunate dalla stessa cultura e fede, da analoghe tradizioni, da identiche emozioni. Poco importa del divario numerico tra le cerimonie siciliane e quelle andaluse.
Poi, se anche qui come in Andalusia vogliamo divulgarle, queste cerimonie, occorre soltanto lavorare. Significativo 1'intervento della dottoressa Giunta, direttrice dell'azienda turismo.
Promozione, contributi e allo stesso tempo salvaguardia, questo il concetto da lei sostanzialmente espresso fino a una inopportuna interruzione da parte di un Moderatore che forse si trovava distratto durante una precedente illustrazione di dati statistici, proiezioni, percentuali, sondaggi peraltro interessanti ma, diciamolo pure, un pò avulsi dallo spirito della mattinata. Perché proprio questa antipatica sottolineatura? Semplice, perché non sempre la promozione, in passato, ha sposato la salvaguardia della tradizione locale. Anzi, la distorta convinzione di dovere organizzare 1a propria festa per i turisti ha rappresentato l'equivoco più dannoso per l'universo festivo.
Da qui in avanti, occorre quindi lavorare sul serio al fine di recuperarne aspetti e contenuti, restituendo alle nostre cerimonie il senso della nostra cultura e tradizione.
A proposito, presente Giovanni D'Aleo, Presidente dell'Um, anche lui è sembrato concorde per un immediato recupero di quanto anche a Trapani è andato smarrito.  


Io dico che il lavoro è durissimo ma non impossibile. La Semana Santa màs bella y completa de Italia es la de Trapani afferma Lanzafame nel suo ultimo libro sul tema, di cui egli stesso ha parlato nel corso della mattinata nissena. Egli si riferisce al numero e alla bellezza delle immagini trapanesí, concordando e confidando comunque in un serio e immediato recupero.
A sera ínfìne, tutti alla processione di S. Michele, compreso Giovanni Taibi (terzo da sinistra) promotore dell'iniziativa, e il professore Palao che al rientro dell'Arcangelo così si è espresso: comu in un sogno, comu una pelicula..

Giovanni Cammareri

 

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