I TANTI MISTERI DEL VENERDI' 


di Giovanni Cammareri

MONITOR n 48 / 2006


 Che la bellezza dei Sacri Gruppi catturi ancora lo spettatore più o meno casuale di passaggio da qui il Venerdì Santo, è fuor di dubbio.

 

Lo sfarzo, lo scintillio degli argenti - pregevoli pezzi del settecento (con qualche aggiunta e sostituzione di troppo) - contribuisce ad ammaliare quanti i Misteri non li hanno mai visti. Nel  pomeriggio soprattutto. Quando la processione sembra emanare sprazzi degli antichi fasti.

 

Il sole ha quest'anno baciato quelle figure ondeggianti rendendole ancora più belle, spesso splendide. Quelle figure e basta. Soprattutto nelle strade, le poche rimaste, cui appartengono, dove si adattano in una simbiosi assolutamente naturale. Un trionfo di barocco incomparabile, assolutamente improponibile in altri contesti, difficilmente riscontrabile in altre città.

 

Ma la Ferrari , e qui finisce la poesia, ha e deve rimanere con un motore da Cinquecento; e a proposito di strade, vorrei meglio comprendere la discrepanza tra i manifesti affissi, esposti  (abbastanza tardivamente) nei bar e il reale percorso. Certo, piccole varianti, qualcuno dirà, ma a mio parere è stata mancanza di serietà lo stesso. E' stata la dimostrazione più lampante del solito atteggiamento, del quale siamo veramente stanchi, di chi gira e rigira fra le mani un proprio giocattolo. Ma soprattutto è stato il mancato rispetto per chi l'itinerario l'aveva votato e per coloro i quali, avendo preso per buoni quei manifesti,  in qualche modo avevano pensato a  organizzarsi di conseguenza. Magari invitando parenti e amici in casa. Magari nel tratto di Corso compreso fra le vie Gen. Domenico Giglio e Tintori, all'uscita.

E poi il passaggio dalla via dei Ranuncoli. Un pedestre colpo di mano, una sorpresa comunque annunciata. Vorrei comprenderne il senso, le motivazioni storico - tradizionali, almeno funzionali che hanno suggerito tale squallore. La Madonna , quella che era al Ronciglio, per capirci, non basta. Inoltre neanche questo tratto era previsto dall'itinerario ufficiale. Ma quale dei due? Visto che a un certo punto, a Settimana Santa iniziata, cominciarono a circolare le brochure con l'itinerario effettivamente percorso. Come facevamo, come faceva la gente a capire quali dei due aveva valore? Ammesso e concesso si fosse trovato fra le mani il menzionato pieghevole che elencava peraltro tutta una serie di iniziative: conferenze, mostre, gemellaggi, concorsi, slow food, appropriazione di programmi televisivi, via Crucis delle maestranze (cos'è?). La maggior parte di esse in date antecedenti la distribuzione. Ma ciò che più colpisce e preoccupa è l'impegno, la profusione di energie (se non di denaro) sottratte a una processione che necessita enormi attenzioni, di un immane lavoro di recupero (fra contenuti e forme) attraverso una serie di epurazioni, dove occorre uno snellimento complessivo relativo alle dimensioni, agli orari, alla esasperante lentezza di un corteo fastidiosamente e costantemente sfilacciato, scollato: chi ha avuto orecchie per intendere la saggia raccomandazione del Vescovo proprio in tal senso, poco prima dell'uscita, se ne è ricordato soltanto in brevi frangenti. Il resto è stata approssimazione. Al solito. 

 

Per questo, ogni anno, lo spettatore, trapanese o turista che sia, si distrae immediatamente dallo splendore dei Misteri, i soli Misteri, e impreca, mugugna, si lamenta, va via. Bene che vada si chiede se la processione sia finita o se bisogna aspettare ancora. Oppure se la ride vedendo passare corazzieri coi calzari da guerre stellari, travestimenti da arabi e da ebrei, candele e lanterne alimentate a pile.

 

E' questa la processione che pretende rinomanze prestigiose? Ma evidentemente, piuttosto che attenzionare e curare, discutere, dialogare con i ceti (con i quali non è assolutamente vero che ciò sia impossibile), i vertici preferiscono inviare tamburi e tamburini a Marsala. Per guastare anche altrove. Con l'ovvia e inconsapevole complicità dei diretti interessati.

 

Così, i ceti preferiscono aprire bottega, creare cioè comitati denunciando, senza saperlo, l'inconscio retaggio della loro autonomia, linfa plurisecolare di una processione che non può certo identificarsi nell'Unione (si fa per dire) Maestranze che se l'è voracemente, famelicamente divorata nell'arco di un trentennio. 

 

L'edizione 2006 non è stata peggiore di altre. Ortolani, Salinai, Popolo, Addolorata continuano a proporre processioni sobrie, belle a vedersi; i consoli dell'Abbigliamento sfilano, se pur per brevi tratti, con le candele; negli addobbi floreali è ricomparsa qualche incoraggiante colorazione forte, e un' impronta religiosa è stata data all'apertura e in altre parti del corteo.  

 

Tuttavia ha pericolosamente confermato l' assestamento della processione a situazioni che negli ultimi quattro anni appena l'hanno ulteriormente cambiata, svuotata e appesantita, imbruttita e avvelenata perfino.

 

L'anno 2003 vede innanzitutto lo spostamento delle bande musicali dietro ai Misteri. Si dice per un favore personale di qualcuno fra gli organizzatori a un maestro. Sbolognata la tradizione, l'uscita si allunga di circa un'ora e mezza. La mancata funzionalità dell'accorgimento non ha però condotto ad alcun ripensamento, nonostante lamentele e interventi di persone competenti affatto campati in aria. L'Addolorata continua a uscire poco prima delle 18,00.

Il 2003 fu anche l'anno della geniale trovata di far disporre i primi dieci Gruppi in piazza Vittorio e fare ripartire il primo all'arrivo dell'undicesimo. Non si è mai compreso il fine della cervellotica trovata, né come si era pensato di proporre una cerimonia religiosa in corso Vittorio Emanuele con le dimensioni odierne della processione. Per di più senza neanche parlarne. Discutere sul come razionalmente arrivare al difficile appuntamento. Occorrevano numerose riunioni con all'ordine del giorno giusto la processione. Ma parlare di processione non è argomento frequente e quel Sabato Santo mattino continua a rimanere il momento di massima vergogna della storia più recente dei Misteri.

 

Come del resto tutta quella edizione, che fu anche quella della vendita dei diritti televisivi!

 

Sempre da quell'anno abbiamo ereditato l'arrivo in piazza Vittorio dell'Addolorata intorno alle 22,00, nonchè la sua ripartenza a poco prima delle 2,00, unitamente alle giuste lamentele dei consoli dei Gruppi di coda i quali sono costretti a sfilare senza gente attorno.

 

Quindi il recupero di un centro storico raggiunto nelle ore in cui ci si poteva permettere di fermarsi per un'ora in via Nunzio Nasi, senza che questa sosta avesse alcuna pretesa di storicità come è stato evidenziato dal programma inserito nel citato pieghevole.

 

Per la cronaca, la sosta non si è effettuata per mancanza di tempo. Come del resto era prevedibile. Quindi perché sboccarsi tanto?

 

Infine l'orario di conclusione della processione: non prima delle 14,00; entro le 15,00.

 

Ciò che in altri termini voglio rimarcare è il confronto fra l'attuale processione, non con quella di trent'anni addietro ma con quella di cinque anni fa, praticamente identica nelle dimensioni a quella di oggi; eppure…

 

In compenso, esattamente da quattro anni, una performance dai tratti circensi chiamata ciacculata, viene offerta alle folle, prima dell'uscita, e spacciata per …tradizione; mentre la tradizione, quale lo scambio del cero del Mercoledì Santo, viene accantonata senza che i legittimi suoi  custodi (ruolo dichiarato dal Presidente dell'Unione Maestranze) abbiano mosso un dito per salvarla, perdendola forse per sempre.

 

Insomma, è tempo di fermarsi? Probabilmente. Ma questo lo abbiamo detto l'anno scorso e due anni fa.

 

E' di sicuro tempo di cambiare, azzerare tutto per ricominciare un'altra storia, la vecchia storia, quella di appena l'altro ieri. Potrebbe bastare. Ricominciamo a parlare di processione, riconquistiamo il senso del gioco, quello che aiuta a crescere: fuori chi non vuole giocare, chi perde tempo a burocratizzare, a macchinare, a manipolare continuamente per garantirsi poltrone e quindi gestire, ingannare e distruggere ancora.

 

Giovanni Cammareri

 

 

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