I MISTERI 
Arte del trapanese - Pittura ed arti minori 
 Industrie Riunite Editoriali Siciliane - Palermo - 1936 -  XIV -


di  Francesco De Felice


 I MISTERI

 Col “ Presepe  “ canta il popolo la poesia della “ Nascita “, coi Misteri celebra la “ Via Crucis “ di Cristo. 

In Erice1 la rappresentazione della “ Passione “ di Cristo si svolgeva un tempo con episodi recitati in versi o cantati davanti allo spettacoloso scenario della natura, tutto fiamme e sangue, nell’ora del tramonto.

A Marsala2 la  recita era muta e si esprimeva nella penombra delle chiese dei Monasteri parati a lutto.

Fu nel sec.XVIII che la confraternita di S.Anna di Marsala aprì le porte del Tempio, onde le persone del dramma uscirono fuori a recitare la sacra rappresentazione.

Cos’ì, otto gruppi di “ personaggi “, vestiti alla maniera dei tempi di Erode, seguiti dal vessillo rosso con la sigla S.P.Q.R. e da Gesù Cristo, il solo che portasse la maschera, riproducevano le varie scene del Divino dramma per le piazze  e per le strade.

Trapani, a differenza delle “ Casazze “ di Erice e di Marsala, rappresenta la “ Via Crucis “ di Cristo con 20 gruppi di personaggi scolpiti in legno3.

Le figure che comprendono i gruppi, alte poco meno del naturale, su larghe basi di legno, sono in gran parte finemente e artisticamente scolpite, con morbide vesti e drappeggi in tela e colla, dipinte alla maniera dell’epoca.

Sono fra le più significative opere dell’arte popolare trapanese. Qui, infatti, noti in quasi tutte le figure dei vari gruppi, naturalezza, espressione tutta nostra, paesana, viva.

Gli artefici di questi gruppi erano maestri che vivendo nelle botteghe, lavorando in mezzo al popolo, del quale interpretavano agevolmente i moti dell’animo tutto acceso di fede e d poesia  religiosa. Le loro opere sono spontaneee, originali, fuori di ogni imitazione; dal popolo scelgono i loro soggetti e li rendono con straordinaria verità e vita.

Sorprendi nel viso di Pietro i lineamenti, la ingenuità e la fierezza del nostro marinaio; nel gesto e nella espressione di Maria e di Maddalena, il dolore intenso e rassegnato delle nostre popolane, nei legionari la fierezza romana.

Sono una pittoresca rassegna dei valori artistici del 600 e 700, secoli d’oro, perché irraggiati  dall’arte di Pietro Orlando4, il poeta del dolore che, nell” Ecce Homo “ e nell'  “ armadio “ dai meravigliosi intagli, che ingemma la sagrestia del Collegio, impresse l’impeto e la forza della sua grande anima di artista.

Egli raggiunge la stessa potenza creativa di Annibale Scudaniglio ( sec.XV) – l’artefice sommo del Leggio e del Crocefisso di bronzo – nel dare profonda umana espressione alle sue immagini. Il Crocefisso, scolpito in legno, nella Chiesa del Salvatore di Erice, ci strappa un grido di dolore, tanto è vero quel divino agonizzante, che esala l’ultimo respiro per la redenzione umana.

Attorno a questo insigne mastro fiorì nel 600 una vera scuola di intaglio5 : Mario Ciotta, Leonardo Buongiorno, furono i suoi discepoli più eletti.

Ma altri come Matera, Giacomo Tartaglia, Giuseppe Milanti, Gaspare Nicolino, Rocco Giacomelli, Giuseppe Ortueggi, Antonio Rallo, in Trapani,in Palermo, e perfino oltre Alpi, raccolsero allori per le loro pregevoli opere.

Anche nel secolo seguente un’altra schiera si scultori del legno continuò le gloriose tradizioni : Paolo Cosenza ( 1736 – 1789 ) , Alberto Tipa ( 172-1783 ), Baldassare Pisciotta ( 1715 – 1792 ), Francesco Nolfo ( 1741 – 1809 ).

Tutti questi valenti artisti trapanasi fecero a gara per comporre i gruppi dei Misteri ed esprimere così , con spiriti e forme popolari, l’amore e il dolore degli umili, per il Divino Nazareno.

Sicchè la processione dei Misteri rappresenta non soltanto la più schietta manifestazione del sentimento popolare, ma anche la rassegna dei valori artistici dell’artigianato locale.

Le Maestranze, nella processione del Venerdì Santo, portano a spala ognuno il proprio Mistero, adorno dei simboli della propria arte, splendenti di ori e di argenti e, con stendardi riccamente ricamati, lo seguono col proprio Console, vestiti a nero e col cero in mano.

Nei capitoli dei corallai del 30 agosto 1633 è espressamente stabilito che dovevano intervenire  “ tutti insieme con le proprie torce alla solenne processione che è solito farsi nel Venerdì Santo. ”

E’ veramente pittoresca la processione dei Misteri in Trapani ! Muoveva nel pomeriggio del Venerdì Santo dalla Chiesa di S. Michele, dove sono custoditi i venti “ Misteri ”, e rientrava la mattina seguente. E’ l’unica processione che si attarda nel dedalo delle vecchie arterie brulicanti di popolo. Squilla la tromba del Centurione Romano che, caracollando su un cavallo bianco, annunzia l’arrivo dei “ Misteri ”.

I balconi a petto d’oca si popolano di donne e bambini. Tra le grate dei Monasteri si intravedono i bianchi veli delle monache inginocchiate. Dietro il “ finestrale ”, come una mostra di gioielli, si affacciano gruppi di belle trapanesine, dalle labbra di corallo, e al collo le bianche gorgiere in cui indugia tuttavia la maniera araba.

S’impennano i cavalli attaccati ai carri storiati di leggende cavalleresche, su cui levano grida, tra lo squillo delle sonagliere dei testali infiorati e piumati, le contadinelle venute da tutto il Vallo con le vesti di seta.

Ecco la confraternita di S. Michele con lo stendardo. Subito dopo, davanti al magnifico portale di S. Andrea, in un barbaglio di torce, s’avanza il primo gruppo dei Misteri: la “ Spartenza ”, seguito dalla Maestranza degli orefici, col suo console e i suoi gonfaloni.

Gesù si distacca da Maria e da S. Giovanni per seguire la sua Via Crucis. L’onda del dolore che ne sconvolge l’anima è resa dal Ciotta con viva e sentita efficacia. Ora, sulle soglia della chiesa della Luce, si ferma il Mistero della “ Prima Caduta ”. Qui sono quattro le figure create da Antonio Nolfo: Gesù è a terra, e, malgrado le piaghe che lo torturano, riavvolge sereno lo sguardo al cielo; un tribuno ride di scherno, due giudici torvi rialzano il Divino Maestro (tav. XX).

Sulla base, tra voti e serti di fiori a barchetta, spiccano ancore, cordami, simboli dei “ naviganti ” cui appartiene il Mistero.

Entra nella Chiesa della Marina Grande, tutta ardente di ceri, dai pavimenti maiolicati, risonanti delle armonie dello Stabat Mater 6. Stanche e assonnate indugiano sulle panche le contadine e fanno la “ sunnucchiata ”. Passano il Gruppo rappresentante “ Gesù davanti Hanna ”, traboccante di fiori e frutta e quello della “ Negazione ”, capolavoro di Baldassarre Pisciotta, appartenente ai barbieri; segue “ Gesù da Erode ” dello stesso Pisciotta, del mestiere dei sensali, e quindi il gruppo “ Gesù Flagellato ”, opera di Giuseppe Milanti eseguita pei muratori (tav. XIX), e quello di “ Gesù coronato di spine ” in cui Francesco Nolfo riafferma le gloriose tradizioni della sua famiglia di artisti.

La processione si snoda tra un frastuono di mercanti e una marea di popolo che affluisce da tutte le viuzze della vecchia Trapani. Ora, sotto l’arco di via delle Arti, in un alone di luce, si inquadra il Mistero “ Ecce homo ”, capolavoro di Giuseppe Milanti (tav. XIX). E’ della Maestranza dei calzolai. La folla si assiepa attorno a questo gruppo con viva devozione.

Dal litostrato Pilato presenta ai Giudei Gesù coronato di spine. La espressione del Nazareno turba e commuove.

Nel Mistero di “ Gesù davanti a Pilato ”, Francesco e Domenico Nolfo mostrano tutta la loro sapienza di modellatori.

Anche le figure dei Farisei hanno tratti di naturalezza, forse perché il nostro porto era battuto dai corsari d’Oriente e continui erano i contatti con le popolazioni d’Africa e d’Asia. Il Gruppo è dei macellai.

E’ della scuola del Milanti “ L’ascesa del Calvario ” ristaurato da Pietro Croce7. Il Nazareno va verso il Calvario con la croce sulla spalla, seguito dalla Veronica. Una folla di penitenti scalze, chiuse in scialli neri, lo segue per tutta la notte con espressione di cordoglio, come se veramente rivivesse il dolore delle donne di Gerusalemme, in quella tragica ora di Cristo.

La processione imbocca la via dei Corollai e indugia davanti alla Loggia. Il Centurione Romano qui suona la tromba col fiato ai denti, il povero ronzino casca dal sonno.

Viene tra due file di caratteristici lampioni processionali il Mistero di “ Gesù al Calvario ” altra pregevole opera di Francesco e Domenico Nolfo. E’ dei bottai.

Segue il gruppo dei falegnami: “ Cristo alzato sulla Croce ” e quello dei funai e dei canapai: “ Gesù Crocifisso ” nel quale Mario Ciotta ha reso mirabilmente il contrasto tra il dolore della Maddalena e la crudeltà del legionario che colpisce con la lancia il fianco di Gesù.

La processione imbocca la via del mare. I primi albori imbiancano il Mistero della “ Deposizione della Croce ”.

Gesù morto, riverso su un lenzuolo, è appoggiato al ginocchio di Giovanni. Maria è in piedi, chiusa nel suo strazio, mentre la Maddalena tiene dolcemente una mano del Nazareno. Il Milanti ha modellato il Cristo da Maestro e ha reso nella espressione delle tre figure tutto il dolore della loro anima.

Qui la scena acquista tonalità drammatiche.

La folla, che cammina da dodici ore, è muta.

Lo spettacolo dell’aurora rende il quadro più suggestivo. Tutta la natura è raccolta davanti a quella tragica scena. Le bianche saline sembrano ardenti altari.

Passa il gruppo dei salinari che portano “ Gesù morto ” avvolto nel lenzuolo. Le cinque figure che compongono la scena: Maria, S. Giovanni, la Maddalena, Giuseppe D’Arimatea, Niccodemo, nel rosa tenue delle prime luci stanno come vivi fantasmi del dolore. Giacomo Tartaglia ha superato se stesso: sembra che il triste corteo di avvii con la divina salma verso la sepoltura.

Segue l’“ Addolorata ”, chiusa in un nero manto, nel cui viso il Milanti raccolse tutto il dolore del cuore materno. Tante madri, raccolte anch’essi in neri manti, s’affollano attorno a Lei scalze, affrante, salmodiando.

Fasci di raggi incoronano la madre di Dio; la processione trasumanata va, muta e solenne, in un alone di fiamme.

Il rosa dei nostri coralli pare che dia i suoi colori al sole. Il canto si leva dal mare, il canto si leva dal popolo e, come negli antichi riti del mattino, tutto inneggia alla gloria di Dio.

NOTE : 

  1. 1) G. Pitrè, Spettacoli e feste popolari, pag.112 e 124, Lauria, Palermo 1881. Nell’archivio Foraneo di Erice ho rinvenuto altre quattro relazioni inedite delle casazze erigine oltre alle tre richiamate dal Pitrè del 1742, 1749 e 1753. Si riferiscono alla processione dei personaggi svoltesi il Venerdì Santo del 1751, 1760 e 1762; una è senza data. Nella prima vi è una interlocuzione in versi tra S.Giovanni, Maria Maddalena e Angeli, nell’altra l’ordine dei personaggi per rappresentare l’assedio della città di Betulia, nella terza l’ordine per rappresentare la ribellione dell’uomo, u madrigale e posto in musica da D.Vincenzo Cosenza, maestro di cappella della Città di Monte San Giuliano. In Quella  senza data vi è una vera e propria scena della Crocefissione in cui recitano Caifne, Misandro,Nicodemo, Maria, Giovanni, la Maddalena, Cristo con la croce sulle spalle e Giudei.    
  2. 2) G.Pitrè, op.cit., pag.113
  3. 3 ) G.Pitrè, op.cit., pag.125. Verso la fine del ‘700 Erice imitò Trapani e i gruppi viventi furono sostituiti  da gruppi di legno rappresentanti gli stessi episodi dela passione che prima erano recitati da personaggi : Orazione nell’orto ( carrettieri ), Flagellazione ( calzolai ), Coronazione di spine ( fabbri ), Viaggio al calvario ( falegnami e muratori ). Questi gruppi hanno le stesse grandezze dei nostri “ Misteri “ e sono stati eseguiti dagli stessi scultori di Trapani. Sono opere di singolare per quanto ingenua bellezza artistica, conservate perfettamente nella chiesa di S.Orsola. nella elegante nave di stile gotico costruita nel 1405, tutta illuminata dalla Statua di “ S.Maria di Gesù “ che stringe il figlio al seno, opera mirabile forse del Laurana .
  4. 4) Can.D.Gregorio, Discorso sopra la Sic. T. I. N.:XXII, pag.140 – G.Di Ferro, op.cit. Tomo III, pag.204-210.
  5. 5) Il genio di A.Scudaniglio sfolgora nel Crocefisso di bronzo che dai Conti Gazzera, ereditò la Casa Lombardico dalla quale pervenne alla famiglia del farmacista Vincenzo Garraffa di Trapani. Vi senti alitare sul volto di Cristo il respiro di Dio. Non ha corona di spine, né abbandona la testa inanellata di fluente chioma alla nazarena, né sono alterate le armonie delle sue linee. La sua natura divina trionfa nel dolore e spira una celeste dolcezza. Questa opera di greca fattura, erroneamente viene attribuita da F.Mondello ( S.Francesco d’Assisi  pag.50 ) ad Agostino Diolivolsi (1608-1687 ) in base ad una vecchia cronaca manoscritta  da un anonimo cappuccino, che non esiste e, se anche esistesse, sarebbe poco attendibile, dato che il Diolivolsi non fu che un mediocre scultore.
  6. 6) Era costume nel 700 di cantare lo Stabat Mater nelle chiese visitate dai Misteri.
  7. 7) Pietro Croce, ericino, pittore e scultore , nato nel 1822 e morto nel 1900. Discepolo di Patania.

                                                                                                                               Francesco De Felice

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