I MISTERI DI TRAPANI

di Lina Novara


      I Misteri hanno origine dalle sacre rappresentazioni medievali, recitate in versi o cantate, che si svolgevano ad opera delle confraternite religiose, prima della Pasqua, per rievocare attraverso personaggi viventi, i Misteri dolorosi della Passione e morte di Gesù Cristo. 

A Genova già dal 1260 i componenti della confraternita dei Disciplinanti usavano riunirsi per pregare in grandi case o casacce, dalle quali poi uscivano in processione, flagellandosi a sangue con la disciplina, uno strumento formato da funicelle, per espiare la morte di Cristo.

Da qui nacque il termine casazze, usato in Sicilia per indicare le rappresentazioni sacre, recitate in versi o cantate, e le processioni dei Misteri dolorosi con i flagellanti. 

A Trapani sul finire  del secolo XVI e gli inizi del XVII, ad opera della Società del Sangue di Cristo, in seguito fusasi con la Confraternita di San Michele (1646) sorsero i Misteri, gruppi statuari raffiguranti episodi della Passione di Cristo, che sostituirono le cosiddette casazze. 

Nel portare in processione i gruppi scultorei in legno tela e colla, Trapani rappresentava – e rappresenta ancora oggi – la Via Crucis, affidato alle sculture quel compito che nel secolo XVI svolgevano attori talvolta improvvisati. 

A ciò concorsero le rigorose disposizioni del Concilio di Trento, l’arrivo a Trapani dei padri gesuiti, la presenza degli spagnoli in Sicilia che, nel loro paese, nei giorni della Semana Santa, utilizzavano gruppi statuari per la rievocazione della  Passione e morte di Cristo. 

La tecnica del legno, tela e colla, iniziata da Giovanni Matera, consiste nello scolpire accuratamente nel legno i volti, le mani, i piedi e le parti in vista del corpo,  nello sbozzare appena l’ossatura delle figure e su queste applicare pezzi di tela o lino, precedentemente immersi in una mistura di colla e gesso, variamente colorata. 

Con questo composto che dava risultati simili al legno, venivano drappeggiati i vestiti dei vari personaggi, rendendo vario ed efficace  l’effetto delle pieghe; ogni figura risultava pertanto sempre diversa sia per il panneggio delle vesti, sia per l’immediatezza degli atteggiamenti e l’espressione dei volti.

Colpiscono nelle scene, ispirate ai racconti evangelici, le caratterizzazioni umane ed etniche dei vari soggetti, gli sguardi ora dolci ora sofferenti, ora burberi o inquisitori, ora crudeli e feroci.  

Gli artisti trapanesi nella ricerca di verità e sentimento, hanno curato particolarmente gli atteggiamenti e le espressioni dei personaggi, cercando di far trasparire sul volto di ognuno il carattere: umiltà e rassegnazione in Cristo, semplicità e fedeltà, ma anche austerità, in Pietro, severità e crudeltà di Erode, contegno in Pilato, malvagità e cattiveria nei soldati, infinita dolcezza e immenso dolore in Maria.  

Ricercato è anche l’abbigliamento di ogni figura, sempre rispondente al personaggio e al ruolo che esso ha avuto nella società del tempo.

Fonti manoscritte e storiografia locale hanno tramandato i nomi degli scultori, tra i quali lo stesso Matera, ma gli interventi di restauro, le manomissioni e le modifiche effettuate nel corso dei secoli, hanno talvolta alterato l’originalità delle opere.

I recenti restauri hanno consolidato le statue e restituito ad esse i primitivi colori. 

A Mario Ciotta (secc. XVII – XVIII) vengono attribuiti la Spartenza e la Lavanda dei piedi; a Baldassare Pisciotta (1715-1792) Gesù nell’orto, La Negazione, Gesù dinanzi ad Erode; a Francesco Nolfo (1741 –1809) La caduta al Cedron; Ad Antonio Nolfo (1698-1778) La Coronazione di spine, La Deposizione, Gesù nel sepolcro; a Giuseppe Milanti (1679- ?) L’Ecce Homo, l’Addolorata; a Domenico Nolfo (1730- 1782) La Sentenza, La Spogliazione, La ferita al costato; a Giacomo Tartaglia  (1678 –1751) Il trasporto al sepolcro. Ignoti risultano, allo stato attuale degli studi, gli autori de L’arresto, Gesù dinanzi ad Anna, rifatto nel 1943 da Domenico Li Muli (1902- 2003), La Flagellazione, L’Ascesa al Calvario, La sollevazione della croce, (rifatto da Domenco Li Muli).

Orgoglio, fede, devozione desiderio di appartenenza hanno spinto le maestranze, categorie artigiane, alle quali la confraternita del sangue Preziosissimo e del divino Michele Arcangelo affidava in custodia i sacri gruppi, ad abbellire le statue in occasione della processione con aureole, corone di spine, croci, lance, spade e altri ornamenti.

Non c’è statua di Gesù Cristo o di santo che non abbia la sua aureola: a semplice cerchio o raggiata, di piccole o di grandi dimensioni, ma sempre in argento.

Spade, lance, armature e altri strumenti di difesa o di offesa invece impreziosiscono i personaggi dei militari che fanno parte della scena.

Ad eseguire i preziosi oggetti vennero chiamati nel secolo XVIII i più noti maestri argentieri trapanesi: Michele Tombarello, Ottavio Martinez, Giuseppe Piazza o Giovanni Porrata, Vito o Vincenzo Parisi, Giacomo o Giovanni Caltagirone, Giacomo o Giuseppe Costadura, ed altri.

Dal seicento fino ad oggi, portati a spalla e accompagnati dalle musiche delle bande, i diciotto gruppi, seguiti da Gesù nel sepolcro e la Madonna Addolorata, partendo dalla chiesa del Purgatorio dove sono custoditi per tutto l’anno, sfilano per le vie della città, dal pomeriggio del Venerdì Santo, al mattino del Sabato. 

Lina Novara 

 

 

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