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Scinnuta
`cruci atto secondo? No, è solo che la breve cronaca conclusiva
dell'articolo scorso sembrava suggerisse qualche... approfondimento.
Riepiloghiamo.
S'era sparsa voce che quest'anno la processione dei Misteri avrebbe
avuto inizio alle quindici anziché alle quattordici. La voce correva,
eccome. Sfuggiva solo il motivo del posticipo che, a un certo punto,
quasi nessuno conosceva più con precisione. Del resto era ancora Natale
quando venne dato l'annuncio ufficiale del ripristino dell'antica
consuetudine che voleva l'uscita dei Misteri condizionata alla
conclusione della "deposizione". Sarebbe stato oltremodo
interessante, della serie, cose mai viste su queste latitudini.
Ma
in una città dove si parla solo all'imperfetto o al condizionale avevo
avuto subito l'impressione che veniva alimentato un bluff, sebbene
supportato da un labile fondamento di verità alla base. La cosa mi
suggeriva insomma soltanto il solito eufemismo del film visto e rivisto.
E le recidive, lo sappiamo, costringono alle analisi retrospettive.
Anno 2003. Il Presidente dell'Unione Maestranze elimina
la funzione religiosa in Piazza Vittorio Emanuele escogitando una
cervellotica articolazione di soste e ripartenze dalla stessa piazza. Ciò
avrebbe consentito una contrazione di tempi per un più celere recupero
del centro storico. I "gruppi" vi arrivarono (di gran
corsa)... intorno alle cinque del mattino! Ma il mattino appariva roseo
lo stesso, in previsione di un altro recupero, questa volta della
"benedizione da Palazzo Cavarretta". Con i Misteri schierati
uno dietro l'altro, pensai, pensammo. Come si faceva una volta. Ma
siccome, una volta, le dimensioni della processione erano ben diverse,
come si dice, sorse spontanea la domanda: come faranno? Oggi, quando La
Spartenza giunge all'altezza della chiesa del Collegio, l'Addolorata
è allo Scalo d'Alaggio, scrissi (Monitor, 21 marzo `03, n°11).
In effetti fu comunque una bella mattinata davvero:
primaverile. Ma meno rosea del previsto.
Le sette (orario fissato per la cerimonia) si fecero le
otto, le nove, le dieci meno venti. Nell'imbarazzo generale nessuno
sapeva cosa occorreva fare di preciso. Anche perché La Spartenza era
davanti la chiesa del Collegio e ... l'Addolorata indugiava esattamente
allo Scalo d'Alaggio. Altro che "gruppi" addossati uno dietro
l'altro, operazione una volta compiuta in meno di un quarto d'ora. Ma
una volta era una volta, in tutti i sensi.
Frattanto `u misteri dei Naviganti (quinto appena)
si era stazionato nei pressi della Cattedrale. Più in fondo ancora, a
cerimonia iniziata, la processione andava avanti regolarmente, i
musicanti davano fiato agli ottoni e i portatori imprimevano ai fercoli
le solite annacate. Non si trattò di noncuranza o disubbidienza, no.
Con molta probabilità il Presidente, troppo euforico dall'idea del
"recupero", o forse perché nei giorni precedenti impegnato
nella vendita di presunti diritti televisivi, s'era scordato di
convocare una, due, dieci riunioni, se occorrevano, per stabilire sul
serio i metodi e tempi per fare le cose come si deve, con criterio cioè,
soprattutto considerate le cresciute dimensioni della processione. Per
farla breve: non si erano organizzati affatto. L'illuminato - è proprio
il caso di dirlo, viste le "luci" emanate dalla processione
nelle ultime due edizioni - ideatore del "recupero" aveva in
altri termini soprasseduto su quella che chiamasi elementare
organizzazione, pianificazione, giusto della processione. Roba
marginale, pare. Il fondo era stato toccato.
O
forse no.
La
successiva edizione parve a tutti altrettanto squallida, noiosa,
disarticolata, con le solite enormi distanze tra un gruppo e l'altro e
di una lentezza esasperante. La gente - stimata, anzi, soppesata dal
solito Presidente in centinaia di migliaia - continuò a stancarsi, ma
quel che è peggio, continua a disinnamorarsi dei suoi Misteri, ad
andarsene dopo il passaggio di tre "gruppi" in mezzora, se per
caso decide di andarli a vedere.
Ma
lui, il Presidente, insiste sulle quattrocentomila persone arrivate non
si sa da dove e sulle trentamila presenze di quella splendida mattinata
di primavera. AI mio modestissimo computo risultarono forse un paio di
migliaia.
In ogni caso egli dimentica che la compilazione delle
statistiche compete ad altri, e che una processione non va valutata in
termini numerici ma per la sua bellezza. Dico, bellezza; si è accorto
com'è ridotta? Numeri, soldi, mostre filateliche, annulli postali,
elezioni, cariche. E' questo che oggi si intende quando arriva il
momento di organizzare la processione dei Misteri? No, c'è anche la Bit
di Milano con relativo sciupio di denaro poco gradito ai ceti, quei
pochi che ancora ci credono; dicono che il denaro manca, almeno nelle
loro casse. Però occorreva andare a Milano. Perché tutto a un tratto
ci si scopre competenti in promozione e vendite di prodotti turistici.
Eppure in molti pensavano che l'Unione Maestranze fosse preposta alla
sola organizzazione della processione, eventualmente migliorandone il
"prodotto" (dandogli senso e contenuti, cioè), lasciando la
promozione solo a chi è qualificato per tale compito, che so, 1' Apt.
Ma a promuovere cosa, mi chiedo pure, il più grosso disastro culturale
dell'universo festivo? E pensare che questa processione ( insieme agli
altri riti della Settimana Santa) con le sue enormi potenzialità
storico- artistiche potrebbe sul serio dare lustro alla città, non
essere seconda a nessuna, almeno in campo nazionale, fra le feste a
carattere religioso-popolare. Lo affermo senza il minimo dubbio.
Invece, invece è solo una fabbrica di kitch. Questo
l'hanno fatta diventare. Complimenti, non deve essere stato facile
dilapidare tanto di patrimonio.
Ma la tradizione è la tradizione. Anno 2005, finalmente.
I Misteri usciranno alle quindici per consentire il recupero (ancora) di
quella tradizionale sequenza detta e ripetuta.
Tutto partì con una tiepida proposta, parecchio tempo
addietro, da parte di qualcuno della comunità di S. Pietro, oggi
delegata a organizzare la funzione della Deposizione in S. Maria di Gesù.
Pare inoltre ci fosse stata pure una certa disponibilità
nell'anticiparne l'inizio. Farla incominciare come al solito, alle
quindici, avrebbe infatti reso inutile il posticipo di un'ora
dell'uscita della processione dei Misteri. Si pensava quindi di
iniziarla alle quattordici, anche se come orario parrebbe un po'
risicato. Comunque, tutto si ferma lì. Nessuno, a distanza di mesi,
ribadisce la proposta e la cosa non assume mai carattere ufficiale,
tanto da essere affrontata ed eventualmente programmata sul serio. Ma
lui, il Presidente, cosa pensa come prima cosa? Di darne il sensazionale
annuncio, sfruttando (eventualmente) anche l'occasione per mettersi in
prima fila, presenziando in pompa magna a S.Maria di Gesù: gonfalone
dell'Unione, targhette appuntate al petto, fascia.
E poi? E poi niente, come tristemente intuito fin da
principio.
Finalmente infatti, arriva la lettera (la seconda) del
Vescovo: "1'orario d'inizio della processione è fissato per le ore
14,00". Tagliata la testa al toro è finanche sollievo; si può
ricominciare a respirare. La solita aria. Del resto non si aspettava
altro che un alibi di ferro.
Chissà, forse il Presidente lo sperava fin da principio
un intervento che avrebbe potuto liberarlo da una posizione divenuta
scomoda solo a causa di una dichiarazione elargita con la solita,
eccessiva disinvoltura e ancora una volta sotto le mentite spoglie di
paladino delle tradizioni.
E poi c'era anche il malumore dei ceti, poco propensi a
uscire alle quindici e che della tradizione, stringi stringi, gliene
importa ben poco. Qualcuno, parlando dei tempi tecnici legati ai rischi
di uscire un'ora dopo, non ha esitato nel tirare addirittura in ballo
l'ora legale, non ancora entrata in vigore al Venerdì Santo di
quest'anno (e avviso, anche dell'anno prossimo), inducendo perfino a un
quesito cosmico: la durata delle ore per così dire solari è più
breve? "
Giovanni
Cammareri
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