LA FANTASIA AL POTERE

di Giovanni Cammareri

Monitor - febbraio 2005 


                                   

Scinnuta `cruci atto secondo? No, è solo che la breve cronaca conclusiva dell'articolo scorso sembrava suggerisse qualche... approfondimento.

Riepiloghiamo. S'era sparsa voce che quest'anno la processione dei Misteri avrebbe avuto inizio alle quindici anziché alle quattordici. La voce correva, eccome. Sfuggiva solo il motivo del posticipo che, a un certo punto, quasi nessuno conosceva più con precisione. Del resto era ancora Natale quando venne dato l'annuncio ufficiale del ripristino dell'antica consuetudine che voleva l'uscita dei Misteri condizionata alla conclusione della "deposizione". Sarebbe stato oltremodo interessante, della serie, cose mai viste su queste latitudini.

Ma in una città dove si parla solo all'imperfetto o al condizionale avevo avuto subito l'impressione che veniva alimentato un bluff, sebbene supportato da un labile fondamento di verità alla base. La cosa mi suggeriva insomma soltanto il solito eufemismo del film visto e rivisto. E le recidive, lo sappiamo, costringono alle analisi retrospettive.


Anno 2003. Il Presidente dell'Unione Maestranze elimina la funzione religiosa in Piazza Vittorio Emanuele escogitando una cervellotica articolazione di soste e ripartenze dalla stessa piazza. Ciò avrebbe consentito una contrazione di tempi per un più celere recupero del centro storico. I "gruppi" vi arrivarono (di gran corsa)... intorno alle cinque del mattino! Ma il mattino appariva roseo lo stesso, in previsione di un altro recupero, questa volta della "benedizione da Palazzo Cavarretta". Con i Misteri schierati uno dietro l'altro, pensai, pensammo. Come si faceva una volta. Ma siccome, una volta, le dimensioni della processione erano ben diverse, come si dice, sorse spontanea la domanda: come faranno? Oggi, quando La Spartenza giunge all'altezza della chiesa del Collegio, l'Addolorata è allo Scalo d'Alaggio, scrissi (Monitor, 21 marzo `03, n°11).


In effetti fu comunque una bella mattinata davvero: primaverile. Ma meno rosea del previsto.
Le sette (orario fissato per la cerimonia) si fecero le otto, le nove, le dieci meno venti. Nell'imbarazzo generale nessuno sapeva cosa occorreva fare di preciso. Anche perché La Spartenza era davanti la chiesa del Collegio e ... l'Addolorata indugiava esattamente allo Scalo d'Alaggio. Altro che "gruppi" addossati uno dietro l'altro, operazione una volta compiuta in meno di un quarto d'ora. Ma una volta era una volta, in tutti i sensi.


Frattanto `u misteri dei Naviganti (quinto appena) si era stazionato nei pressi della Cattedrale. Più in fondo ancora, a cerimonia iniziata, la processione andava avanti regolarmente, i musicanti davano fiato agli ottoni e i portatori imprimevano ai fercoli le solite annacate. Non si trattò di noncuranza o disubbidienza, no. Con molta probabilità il Presidente, troppo euforico dall'idea del "recupero", o forse perché nei giorni precedenti impegnato nella vendita di presunti diritti televisivi, s'era scordato di convocare una, due, dieci riunioni, se occorrevano, per stabilire sul serio i metodi e tempi per fare le cose come si deve, con criterio cioè, soprattutto considerate le cresciute dimensioni della processione. Per farla breve: non si erano organizzati affatto. L'illuminato - è proprio il caso di dirlo, viste le "luci" emanate dalla processione nelle ultime due edizioni - ideatore del "recupero" aveva in altri termini soprasseduto su quella che chiamasi elementare organizzazione, pianificazione, giusto della processione. Roba marginale, pare. Il fondo era stato toccato.

O forse no.

La successiva edizione parve a tutti altrettanto squallida, noiosa, disarticolata, con le solite enormi distanze tra un gruppo e l'altro e di una lentezza esasperante. La gente - stimata, anzi, soppesata dal solito Presidente in centinaia di migliaia - continuò a stancarsi, ma quel che è peggio, continua a disinnamorarsi dei suoi Misteri, ad andarsene dopo il passaggio di tre "gruppi" in mezzora, se per caso decide di andarli a vedere.

 

Ma lui, il Presidente, insiste sulle quattrocentomila persone arrivate non si sa da dove e sulle trentamila presenze di quella splendida mattinata di primavera. AI mio modestissimo computo risultarono forse un paio di migliaia.


In ogni caso egli dimentica che la compilazione delle statistiche compete ad altri, e che una processione non va valutata in termini numerici ma per la sua bellezza. Dico, bellezza; si è accorto com'è ridotta? Numeri, soldi, mostre filateliche, annulli postali, elezioni, cariche. E' questo che oggi si intende quando arriva il momento di organizzare la processione dei Misteri? No, c'è anche la Bit di Milano con relativo sciupio di denaro poco gradito ai ceti, quei pochi che ancora ci credono; dicono che il denaro manca, almeno nelle loro casse. Però occorreva andare a Milano. Perché tutto a un tratto ci si scopre competenti in promozione e vendite di prodotti turistici. Eppure in molti pensavano che l'Unione Maestranze fosse preposta alla sola organizzazione della processione, eventualmente migliorandone il "prodotto" (dandogli senso e contenuti, cioè), lasciando la promozione solo a chi è qualificato per tale compito, che so, 1' Apt. Ma a promuovere cosa, mi chiedo pure, il più grosso disastro culturale dell'universo festivo? E pensare che questa processione ( insieme agli altri riti della Settimana Santa) con le sue enormi potenzialità storico- artistiche potrebbe sul serio dare lustro alla città, non essere seconda a nessuna, almeno in campo nazionale, fra le feste a carattere religioso-popolare. Lo affermo senza il minimo dubbio.
Invece, invece è solo una fabbrica di kitch. Questo l'hanno fatta diventare. Complimenti, non deve essere stato facile dilapidare tanto di patrimonio.


Ma la tradizione è la tradizione. Anno 2005, finalmente. I Misteri usciranno alle quindici per consentire il recupero (ancora) di quella tradizionale sequenza detta e ripetuta.
Tutto partì con una tiepida proposta, parecchio tempo addietro, da parte di qualcuno della comunità di S. Pietro, oggi delegata a organizzare la funzione della Deposizione in S. Maria di Gesù. Pare inoltre ci fosse stata pure una certa disponibilità nell'anticiparne l'inizio. Farla incominciare come al solito, alle quindici, avrebbe infatti reso inutile il posticipo di un'ora dell'uscita della processione dei Misteri. Si pensava quindi di iniziarla alle quattordici, anche se come orario parrebbe un po' risicato. Comunque, tutto si ferma lì. Nessuno, a distanza di mesi, ribadisce la proposta e la cosa non assume mai carattere ufficiale, tanto da essere affrontata ed eventualmente programmata sul serio. Ma lui, il Presidente, cosa pensa come prima cosa? Di darne il sensazionale annuncio, sfruttando (eventualmente) anche l'occasione per mettersi in prima fila, presenziando in pompa magna a S.Maria di Gesù: gonfalone dell'Unione, targhette appuntate al petto, fascia.
E poi? E poi niente, come tristemente intuito fin da principio.
Finalmente infatti, arriva la lettera (la seconda) del Vescovo: "1'orario d'inizio della processione è fissato per le ore 14,00". Tagliata la testa al toro è finanche sollievo; si può ricominciare a respirare. La solita aria. Del resto non si aspettava altro che un alibi di ferro.
Chissà, forse il Presidente lo sperava fin da principio un intervento che avrebbe potuto liberarlo da una posizione divenuta scomoda solo a causa di una dichiarazione elargita con la solita, eccessiva disinvoltura e ancora una volta sotto le mentite spoglie di paladino delle tradizioni.
E poi c'era anche il malumore dei ceti, poco propensi a uscire alle quindici e che della tradizione, stringi stringi, gliene importa ben poco. Qualcuno, parlando dei tempi tecnici legati ai rischi di uscire un'ora dopo, non ha esitato nel tirare addirittura in ballo l'ora legale, non ancora entrata in vigore al Venerdì Santo di quest'anno (e avviso, anche dell'anno prossimo), inducendo perfino a un quesito cosmico: la durata delle ore per così dire solari è più breve? "

Giovanni Cammareri

 

 

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