TROPPO SIMILI ALLE SETTE SEGRETE, AI MISTERI SI SFILA SENZA CAPPUCCI

 di  Enzo Tartamella 

Pubblicato sul
Giornale di Sicilia " - 20 aprile 2000


  Non saranno gli incappucciati, con la tunica rossa ed il cappuccio bianco, ad aprire l’edizione del 2000 della processione dei Misteri a Trapani.

Vige il veto non scritto del nuovo vescovo della Diocesi monsignor Francesco Miccichè. Rievocherebbero sette e associazioni segrete. Non ci sarebbe puzza di zolfo, forse di massoneria.

L’Unione delle Maestranze, che sovrintende all’allestimento della processione più antica e prestigiosa d’Europa pari a quella di Siviglia del Venerdì Santo, non ha sollevato obiezioni, e la voce popolare- non avendo rappresentanza – si perde tra i vicoli e giunge troppo flebile per essere distintamente sentita al Palazzo vescovile.

La tradizione che, certamente da più di mezzo secolo, vedeva il gruppo di confratelli seguire la croce che apre la manifestazione sacra è, dunque, accantonata.

Quell’impronta che ha lasciato un segno nei bambini e li ha seguiti fino alla vecchiaia va rimossa.

Lo stesso per i turisti e i visitatori che a migliaia ogni anno si riversano sulla città falcata che fu sede della potentissima confraternita dei Bianchi imperante in epoca post medievale e degli immaginari – ma non tanto – Beati Paoli.

Figure che oggi non spaventano più nessuno e alimentano soltanto un immaginifico da fiction americana.

Va cancellata dalla memoria collettiva e individuale un’immagine che aveva creato tanto mistero quanto la stessa fede ne insinua nei credenti, nei non confessionali e nei laici.

I Trapanesi comunque non si sottraggono a quel rito del trasporto a spalla dei Misteri che si protrae dal pomeriggio di venerdì al sabato successivo attraverso un tragitto tra i più lunghi ed estenuanti del Continente.

Per 24 ore circa, 100 mila persone assistono al corteo di notte e di giorno snocciolando semi di zucca salati e infornati e arachidi (“caccavetta”) anch’essi tostati.

Venti gruppi che rappresentano altrettanti passaggi della Passione di Cristo costruiti dal XVI al XVIII secolo (gli ultimi ricostruiti dopo i bombardamenti del secondo conflitto mondiale) in tela, colla e legno su una piattaforma dalla quale spiccano le figure di apostoli, Giudei, soldati romani e Madonne ornati con spendenti argenti d’epoca per narrare la più antica e sconvolgente storia vissuta in Medio Oriente ed entrata con forza nella cultura dell’Occidente.

Per mezzo millennio le processioni si sono susseguite con cadenza annuale; per i Trapanesi i Misteri costituiscono il più potente aggregante tra le diverse espressioni sociali ed economiche della città.

A chi vi assiste raccontano la storia rivissuta di pestilenze, incursioni piratesche dell’arte e dei commerci di corallo, avorio, ambra e matreperla, la miseria più nera e la solitudine dell’emigrazione.

Le processioni si sono svolte anche nei momenti più bui e con lo stesso fanatismo spagnolo.

Sono state lo strumento, questo sì, dell’ostilità della Chiesa locale contro i Giudei, poi espulsi dalle Terre del sedicente cattolicissimo re Ferdinando.

Tanto che  alla fine del XV secolo gli Ebrei, oltre che essere costretti ad assistere alle funzioni religiose dei cattolici per Pasqua, venivano presi a sassate all’uscita dalle chiese e ad Erice erano obbligati a spazzare le strade da dove sarebbe transitata la processione dell’ostia consacrata.

Quei Misteri sono il libro non scritto, ma presente, nella memoria individuale trapanese.

Ogni gruppo ha propri organi che vengono eletti tra gli appartenenti alle maestranze, ma ora che alcune arti sono in procinto di scomparire sono i figli degli antichi maestri a proporsi e a partecipare: così non è strano che del Consolato dei muratori facciano parte un architetto e un medico figli di vecchi artigiani ormai scomparsi.

E che banchieri e avvocati siano riusciti a combinarsi e integrarsi perfettamente con operai ed artigiani per non sentirsi estranei a questo evento.

Scultori come Milanti, Tartaglia, Nolfo si espressero ai loro massimi livelli per creare volti tratti dalla strada che rappresentano quel vastissimo campionario umano che si incontra tutti i giorni.

Su quelle vare viaggiano, sotto spoglie di santi e martiri, facce di uomini qualsiasi.

Come se la Passione avesse avuto come protagonisti i trapanesi stessi. Per rendersene conto basta riportare sui volti degli spettatori quelli rappresentati sui Misteri; c’è una sovrapposizione perfetta.

Ecco perché ogni anno tutti i Trapanesi ben volentieri si tassano e poi si schierano ai lati delle strade per guardare questo serpentone lungo un chilometro e ascoltare cento volte quelle nenie funebri struggenti che agevolano e stimolano le “annacate” che fanno danzare i venti gruppi lignei preceduti tutti da una propria processione e dalla banda musicale.

E c’è anche  un vistoso risvolto profano: i bar affollati, i ristoranti pieni come le pizzerie e una schiera di agguerritissimi venditori di palloncini che sanno di sagra paesana.

Ma ci sono anche le  madri vestite a lutto che a piedi scalzi portano in mano un cero dietro le vare per grazia ricevuta. Il segno di un impegno personale tra fedeli e Misteri senza la mediazione di nessuno, la liberalità di stringere un patto di gratitudine con Cristo e Madonne.

                                                                                                                               Enzo Tartamella

 

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