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Non
saranno gli incappucciati, con la tunica rossa ed il cappuccio bianco,
ad aprire l’edizione del 2000 della processione dei Misteri a
Trapani.
Vige
il veto non scritto del nuovo vescovo della Diocesi monsignor
Francesco Miccichè. Rievocherebbero sette e associazioni segrete. Non
ci sarebbe puzza di zolfo, forse di massoneria.
L’Unione
delle Maestranze, che sovrintende all’allestimento della processione
più antica e prestigiosa d’Europa pari a quella di Siviglia del
Venerdì Santo, non ha sollevato obiezioni, e la voce popolare- non
avendo rappresentanza – si perde tra i vicoli e giunge troppo
flebile per essere distintamente sentita al Palazzo vescovile.
La
tradizione che, certamente da più di mezzo secolo, vedeva il gruppo
di confratelli seguire la croce che apre la manifestazione sacra è,
dunque, accantonata.
Quell’impronta
che ha lasciato un segno nei bambini e li ha seguiti fino alla
vecchiaia va rimossa.
Lo
stesso per i turisti e i visitatori che a migliaia ogni anno si
riversano sulla città falcata che fu sede della potentissima
confraternita dei Bianchi imperante in epoca post medievale e degli
immaginari – ma non tanto – Beati Paoli.
Figure
che oggi non spaventano più nessuno e alimentano soltanto un
immaginifico da fiction americana.
Va
cancellata dalla memoria collettiva e individuale un’immagine che
aveva creato tanto mistero quanto la stessa fede ne insinua nei
credenti, nei non confessionali e nei laici.
I
Trapanesi comunque non si sottraggono a quel rito del trasporto a
spalla dei Misteri che si protrae dal pomeriggio di venerdì al sabato
successivo attraverso un tragitto tra i più lunghi ed estenuanti del
Continente.
Per
24 ore circa, 100 mila persone assistono al corteo di notte e di
giorno snocciolando semi di zucca salati e infornati e arachidi (“caccavetta”)
anch’essi tostati.
Venti
gruppi che rappresentano altrettanti passaggi della Passione di Cristo
costruiti dal XVI al XVIII secolo (gli ultimi ricostruiti dopo i
bombardamenti del secondo conflitto mondiale) in tela, colla e legno
su una piattaforma dalla quale spiccano le figure di apostoli, Giudei,
soldati romani e Madonne ornati con spendenti argenti d’epoca per
narrare la più antica e sconvolgente storia vissuta in Medio Oriente
ed entrata con forza nella cultura dell’Occidente.
Per
mezzo millennio le processioni si sono susseguite con cadenza annuale;
per i Trapanesi i Misteri costituiscono il più potente aggregante tra
le diverse espressioni sociali ed economiche della città.
A
chi vi assiste raccontano la storia rivissuta di pestilenze,
incursioni piratesche dell’arte e dei commerci di corallo, avorio,
ambra e matreperla, la miseria più nera e la solitudine
dell’emigrazione.
Le
processioni si sono svolte anche nei momenti più bui e con lo stesso
fanatismo spagnolo.
Sono
state lo strumento, questo sì, dell’ostilità della Chiesa locale
contro i Giudei, poi espulsi dalle Terre del sedicente cattolicissimo
re Ferdinando.
Tanto
che
alla fine del XV secolo gli Ebrei, oltre che essere costretti
ad assistere alle funzioni religiose dei cattolici per Pasqua,
venivano presi a sassate all’uscita dalle chiese e ad Erice erano
obbligati a spazzare le strade da dove sarebbe transitata la
processione dell’ostia consacrata.
Quei
Misteri sono il libro non scritto, ma presente, nella memoria
individuale trapanese.
Ogni
gruppo ha propri organi che vengono eletti tra gli appartenenti alle
maestranze, ma ora che alcune arti sono in procinto di scomparire sono
i figli degli antichi maestri a proporsi e a partecipare: così non è
strano che del Consolato dei muratori facciano parte un architetto e
un medico figli di vecchi artigiani ormai scomparsi.
E
che banchieri e avvocati siano riusciti a combinarsi e integrarsi
perfettamente con operai ed artigiani per non sentirsi estranei a
questo evento.
Scultori
come Milanti, Tartaglia, Nolfo si espressero ai loro massimi livelli
per creare volti tratti dalla strada che rappresentano quel vastissimo
campionario umano che si incontra tutti i giorni.
Su
quelle vare viaggiano, sotto spoglie di santi e martiri, facce di
uomini qualsiasi.
Come
se la Passione avesse avuto come protagonisti i trapanesi stessi. Per
rendersene conto basta riportare sui volti degli spettatori quelli
rappresentati sui Misteri; c’è una sovrapposizione perfetta.
Ecco
perché ogni anno tutti i Trapanesi ben volentieri si tassano e poi si
schierano ai lati delle strade per guardare questo serpentone lungo un
chilometro e ascoltare cento volte quelle nenie funebri struggenti che
agevolano e stimolano le “annacate” che fanno danzare i venti
gruppi lignei preceduti tutti da una propria processione e dalla banda
musicale.
E
c’è anche
un vistoso risvolto profano: i bar affollati, i ristoranti
pieni come le pizzerie e una schiera di agguerritissimi venditori di
palloncini che sanno di sagra paesana.
Ma
ci sono anche le
madri vestite a lutto che a piedi scalzi portano in mano un
cero dietro le vare per grazia ricevuta. Il segno di un impegno
personale tra fedeli e Misteri senza la mediazione di nessuno, la
liberalità di stringere un patto di gratitudine con Cristo e Madonne.
Enzo Tartamella |