LE CONFRATERNITE E LA PROCESSIONE DEI MISTERI

 Pubblicato su " IL FARO "  n. 4 - del 30 aprile 2004

di  Francesco Genovese



 Quando durante la processione dei Misteri del venerdì santo del 2000, Mons.Francesco Miccichè, vescovo della Diocesi di Trapani, inviò il suo segretario don Giovanni D'Angelo dai Capicoconsoli dei Misteri per intimare di togliere le visiere dei processionanti, altrimenti non sarebbe andato a celebrare la funzione religiosa alla sosta di Piazza Vittorio Emanuele, vi fu molta amarezza e non pochi protestarono vivamente. Ma l'ordine fu rispettato e continua ad essere rispettato anche se si continua a discutere.

I processionanti con i cappucci erano giovani retribuiti che indossavano abiti di vario colore, spesso tagliati e cuciti sommariamente secondo fogge e colori di confraternite mai esiste a Trapani. Così quella che è una processione che fa rivivere la più grande tragedia dell'umanità, quella dell' Uomo-Dio che muore per noi, per cui in tempi antichi  si usciva di casa in gremaglie, in segno di lutto, rischiava di essere trasformata in una carnevalata, anche se il rispetto di una lunga tradizione cittadina  legittimava 2, i cosiddetti, incappucciati, a sfilare in processione.

A Trapani esistevano parecchie confraternite sotto nomi diversi. Ricordiamo: quella del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, San Michele Arcangelo, Carità di S.Croce, detta dei " Bianchi ", S.Matteo, detta degli " Azzoli " , S.Giuseppe , detta " dei Verdi ", Nostra Signora del Carmelo, detta del " Carminello ", S.Maria della Grazia, detta " della Gurga ", Sant'Antonio Abate, Sant'Anna, detta di " Sant'Annella ".

Le Confraternite sono associazioni di laici aventi fini di pietà, di culto e di beneficenza.
Differiscono dalle associazioni monastiche, in quanto i consoci o fratelli non sono obbligati a vita comune, non emettono voti e non impiegano tutta la loro attività individuale e il loro patrimonio per il raggiungimento del fine del sodalizio, ma si riuniscono solo periodicamente per alcune pratiche di culto e per l'esercizio di opere di pietà.

La loro origine si fa risalire al XIII secolo in cui per la profonda influenza esercitata dal movimento mistico dei " Flagellanti ", dei " Disciplinanti " e dei " Battuti ", lo spirito di associazioni religiose si manifestò vivissimo in ogni classe di cittadini.

A seconda delle varie regioni, esse presero nomi diversi : Fraterie, Sodalità, Collecta, Confraterie, Gilde, Gildonie.
Nel Lombardo-Veneto  erano chiamate Scholae, Sorvegni, suffragi; nelle province meridionali : Staurite o Estaurite, in Liguria: Casacie, altrove : Congregazioni, Centurie, Compagnie, Congreghe.
Il Codice di Diritto Canonico del 1983 assoggetta le confraternite ala normativa generale delle associazioni di fedeli pubbliche o private, capace di comprendere le forme più svariate emerse in tutto il mondo cattolico.
Pertanto le confraternite aventi finalità conformi agli scopi istituzionali delle Chiese, come il culto pubblico o l'insegnamento della dottrina cristiana, sono comprese fra le associazioni pubbliche e considerate veri e propri enti ecclesiastici; le altre a cui viene lasciata una più ampia autonomia interna rimangono, invece, fra le associazioni private, munite della semplice approvazione dell'autorità ecclesiastiche esercita su di esse compiti di vigilanza.

                                                                                                                                   Francesco Genovese

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