QUANDO SALVAI LA CASSA DEL TESORO DEI FRUTTIVENDOLI - di Mariapia Caito 

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ubblicato su
I Gruppi Sacri, arte e tradizioni popolari - Aprile 1987


  “Misteri” e i trapanesi. Uno strano connubio fra “cose” e persone che si perpetua di generazione in generazione senza affievolirsi minimamente.

Un amore atavico che non ha spiegazione, che si eredita nascendo in questa città. Un’affermazione che viene dimostrata diversamente  da persona a persona: c’è la madre che affronta tutta la nottata a piedi scalzi per adempiere un voto; c’è il commerciante che trascura la propria attività per raccogliere i fondi necessari al proprio gruppo; l’emigrante che torna a casa soltanto per 48 ore per non mancare alla processione.

Ma c’è anche chi per “l’amure di Misteri” ha messo a repentaglio la sua vita senza scomporsi più di tanto.

E allora la storia diventa un po’ anche leggenda ed il suo protagonista un po’ eroe perché forse, senza di lui la processione di Venerdì Santo non avrebbe lo stesso “sapore”.

Oggi quel protagonista, Michele Sansica è il suo nome, ha più di ottant’anni, ma ricorda perfettamente ciò che successe in quei giorni, alla fine della seconda guerra mondiale.

Gli argenti che ornano il gruppo “Gesù dinanzi ad Anna” erano seppelliti fra le macerie dei magazzini di don Miano Filingeri, console del ceto dei fruttivendoli, cui apparteneva il gruppo.

Un suo operaio avvisò Michele Sansica del fatto proponendogli poi di andare a recuperare la cassa che conteneva gli argenti.

“Mi “vistivi” di coraggio – ricorda Sansica – e insieme andammo a recuperare la cassa in mezzo alle macerie.

Era tutta impolverata ma intatta”.

La cassa venne poi caricata sul carretto del Sansica e portata a San Marco, dove si trovava don Filingeri.

“Arrivati in piazza tutti ci vennero incontro avendo saputo che portavamo gli argenti dei Misteri.

Qualcuno andò a chiamare don Miano Filingeri che aveva passato la notte in lacrime perché nulla sapeva della cassa”, dice Michele Sansica.

La cassa fu finalmente aperta: tutto era al suo posto e Michele Sansica riprese la strada di casa con la soddisfazione di aver visto gli oggetti per i quali aveva rischiato la vita.

La storia di Michele Sansica comunque non finisce qui. Dopo la fine della guerra don Miano Filingeri era diventato cieco e cercava un sostituto che assumesse la carica di “console” a cui affidare la cassa degli argenti.

“Tu li salvasti e tu li devi tenere. –mi disse don Miano – Trasportai la cassa in casa mia di notte e la nascosi sotto il letto per timore che la rubassero”.

Continua Sansica.

Intanto i lavori per il restauro dei gruppi erano iniziati  e i Misteri uscirono nuovamente in processione nel 1948.”Arrivati a metà di via Garibaldi il carro si rompe, perché il professore Li Muli, il restauratore, non aveva fatto un buon lavoro.

Lo trasportammo in una traversa li vicino e con un paio di corde da bucato lo mettemmo di nuovo in piedi in modo da fargli continuare la processione. Il sabato mattina il carro fu rimesso al suo posto nella Chiesa del Collegio ma nessuno prendeva l’iniziativa per farlo riparare.

Allora chiamai un falegname, mastro Teo, ed un certo Morini che lavorava con i burattini” – conclude Sansica.

A loro si deve il restauro del gruppo: ancora oggi nel centurione è visibile una lesione orizzontale all’altezza dello stomaco, mentre Anna è retto da una trave che l’attraversa verticalmente.

                                                                                                                               Mariapia Caito

 

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