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“Misteri”
e i trapanesi. Uno strano connubio fra “cose” e persone che si
perpetua di generazione in generazione senza affievolirsi minimamente.
Un
amore atavico che non ha spiegazione, che si eredita nascendo in
questa città. Un’affermazione che viene dimostrata diversamente da persona a persona: c’è la madre che affronta tutta la
nottata a piedi scalzi per adempiere un voto; c’è il commerciante
che trascura la propria attività per raccogliere i fondi necessari al
proprio gruppo; l’emigrante che torna a casa soltanto per 48 ore per
non mancare alla processione.
Ma
c’è anche chi per “l’amure di Misteri” ha messo a repentaglio
la sua vita senza scomporsi più di tanto.
E
allora la storia diventa un po’ anche leggenda ed il suo
protagonista un po’ eroe perché forse, senza di lui la processione
di Venerdì Santo non avrebbe lo stesso “sapore”.
Oggi
quel protagonista, Michele Sansica è il suo nome, ha più di
ottant’anni, ma ricorda perfettamente ciò che successe in quei
giorni, alla fine della seconda guerra mondiale.
Gli
argenti che ornano il gruppo “Gesù dinanzi ad Anna” erano
seppelliti fra le macerie dei magazzini di don Miano Filingeri,
console del ceto dei fruttivendoli, cui apparteneva il gruppo.
Un
suo operaio avvisò Michele Sansica del fatto proponendogli poi di
andare a recuperare la cassa che conteneva gli argenti.
“Mi
“vistivi” di coraggio – ricorda Sansica – e insieme andammo a
recuperare la cassa in mezzo alle macerie.
Era
tutta impolverata ma intatta”.
La
cassa venne poi caricata sul carretto del Sansica e portata a San
Marco, dove si trovava don Filingeri.
“Arrivati
in piazza tutti ci vennero incontro avendo saputo che portavamo gli
argenti dei Misteri.
Qualcuno
andò a chiamare don Miano Filingeri che aveva passato la notte in
lacrime perché nulla sapeva della cassa”, dice Michele Sansica.
La
cassa fu finalmente aperta: tutto era al suo posto e Michele Sansica
riprese la strada di casa con la soddisfazione di aver visto gli
oggetti per i quali aveva rischiato la vita.
La
storia di Michele Sansica comunque non finisce qui. Dopo la fine della
guerra don Miano Filingeri era diventato cieco e cercava un sostituto
che assumesse la carica di “console” a cui affidare la cassa degli
argenti.
“Tu
li salvasti e tu li devi tenere. –mi disse don Miano – Trasportai
la cassa in casa mia di notte e la nascosi sotto il letto per timore
che la rubassero”.
Continua
Sansica.
Intanto
i lavori per il restauro dei gruppi erano iniziati e i Misteri uscirono nuovamente in processione nel
1948.”Arrivati a metà di via Garibaldi il carro si rompe, perché
il professore Li Muli, il restauratore, non aveva fatto un buon
lavoro.
Lo
trasportammo in una traversa li vicino e con un paio di corde da
bucato lo mettemmo di nuovo in piedi in modo da fargli continuare la
processione. Il sabato mattina il carro fu rimesso al suo posto nella
Chiesa del Collegio ma nessuno prendeva l’iniziativa per farlo
riparare.
Allora
chiamai un falegname, mastro Teo, ed un certo Morini che lavorava con
i burattini” – conclude Sansica.
A
loro si deve il restauro del gruppo: ancora oggi nel centurione è
visibile una lesione orizzontale all’altezza dello stomaco, mentre
Anna è retto da una trave che l’attraversa verticalmente.
Mariapia Caito |