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Ventiquattro
ore di magia, ventiquattrore di passione, di misticismo e di
religione; ventiquattrore di poesia, di sublime armonia, d’arte e
cultura; ventiquattrore di stanca e assonnata umanità, mai sazia e
mai paga del mistero infinito racchiuso in quella manifestazione unica
e preziosa della processione dei “Misteri”a Trapani.
Secoli
d’attese dietro un portone, che quando si apre e come lo schiudersi
del cofano di un vecchio baule pieno di cose preziose, dove pur
sapendo cosa c’è dentro si aspetta trepidanti l’attesa, di vedere
il ripetersi di una magia unica, che coinvolgendo tutti ci fa
partecipi di un sentimento comune, che ci riesce difficile trovare
nella vita di tutti i giorni; difatti l’unicità di questa
manifestazione sacra o profana che dir si voglia, altro non è che
un’estensione dei sentimenti dell’uomo, protesi verso la
conoscenza del mistero della vita e della morte e quindi del mistero
di Dio. Così, rappresentando e rinnovando attraverso i Misteri
la passione del Cristo suo figlio, siamo più vicini a Dio e alle
sofferenze del mondo, che poi sono anche le nostre; così sono i Misteri
di Trapani, magica bellezza di un’arte che ogni anno, da secoli, si
rinnova nella suggestione mistica di una via crucis unica, dove i vari
gruppi mettono insieme la crudezza del dramma che sta per consumarsi
con l’iconografia popolare ricca d’invenzioni e decorazioni; basta
guardare i volti dei personaggi rappresentati, sono i volti di tutti
noi; madonne, cristi, ladri, assassini, peccatori e santi, cosi come,
farisei, tribuni, soldati, palestinesi, ebrei, sacerdoti, gente
comune, sono gli stessi d’oggi, sono tutti noi, sono il volto di
un’umanità che cerca sempre di identificarsi nella passione di
Cristo per riscattare la propria esistenza quotidiana, nella speranza
di un domani migliore. Inoltre la plasticità figurativa dei gruppi,
da alle varie rappresentazioni, un movimento dinamico, che conferisce
alle scene una vitalità propria, rendendo percepibile il dolore e
l’angoscia della sofferenza di Cristo, che viene cosi trasferita a
tutti i presenti, siano essi Cristiani, o di altra religione, sotto
forma d’emozione collettiva, che predispone gli animi alla
spiritualità.
Cosi
si svolge la processione dei Misteri; il lento procedere della
lunga teoria dei gruppi attraverso le strade ora dritte del nuovo
centro della città, o di quelle tortuose e suggestive del vecchio
“cuore” di Trapani, dove d'altronde tutto ciò è nato, danno
all’insieme una perfezione geometrica unica, mentre il
“dondolio” ritmico delle “Vare”; da l’impressione di tanti
vascelli in un mare agitato, richiamando cosi la vocazione marinara
della città; i gruppi sono pieni di luci e di fiori, ed è singolare
come con i Misteri si riesca a conciliare la mestizia con la
festa; e poi la Musica, arte eccelsa, scandita con precisione
matematica, una musica semplice ma speciale, che sembra scritta
apposta per trasportare lo spettatore oltre il confine stesso dei
sensi, sublimando i vari sentimenti, che si accavallano nell’animo,
con un unico sentimento comune, fatto di arte ed emozione.
Ed infine eccola qui
questa “Caduta al Cedron”gruppo curato, amato ed
appassionatamente gestito dai Naviganti, espressione che (a mio
parere) è preferibile a “Marittimi” aggettivo che sa di
mera burocrazia, mentre “Navigante” sa di poesia, di
ignoto, di avventura, cosi come è la vita; insomma Marittimo,
può essere una professione, mentre Navigante è
sicuramente un’Arte. Un’arte a testimonianza di una vita unica,
fatta di solitudine e di sacrificio, difficile da descrivere o
interpretare e capire, occorre essere stati o essere naviganti
per saperlo esattamente.
La
notte è lunga ed interminabile, il freddo è sopportabile, le strade
piccole e strette del vecchio centro dove le pareti delle case
sembrano stringersi addosso alle “Vare” ed ai loro
portatori che di notte si fanno improvvisati, giovani pieni
dell’orgoglio di poter dire: l’ho portato anch’io; e le luci
sbiadite e stanche dei ceri quasi consumati, proiettano su quei muri
immagini antiche e affascinanti figure di corpi curvi, di mani alzate,
di croci, di volti stanchi. Ma il tempo passa in fretta, fra poco è
l’ora del rientro, e si attardano i consoli sull’uscio della
chiesa del Purgatorio, un’annacata in più, una falsa
entrata in più, con la musica struggente e preferita, quasi a voler
far durare all’infinito un sogno durato ventiquattrore; ci vorrà un
altro anno per ripetere questa magia; il portone fra poco verrà
richiuso, domani è la santa Pasqua, si va a casa, portandosi negli
occhi le immagini vive di questa notte di passione, e con la musica
che risuonerà per molto tempo nelle orecchie, si ascolteranno le
parole dell’omelia finale, con un’Amen che
assolve tutti, e ci darà la forza e la speranza di esserci, di
essere ancora lì davanti a quel portone che puntuale da secoli si
apre al mondo per mostrare i Misteri, i nostri Misteri,
i Misteri di tutti; gioielli d’arte e cultura che ci faranno
riprovare quell’emozione che le parole nel loro limite dialettico
fanno fatica a descrivere
Trapani, aprile 2003
Carmelo
Mineo |