L'ARTE E  L' EMOZIONE 
pubblicato sul giornale dell'Associazione dei Capitani e dei Direttori di Macchina di Trapani

 di Carmelo Mineo


Ventiquattro ore di magia, ventiquattrore di passione, di misticismo e di religione; ventiquattrore di poesia, di sublime armonia, d’arte e cultura; ventiquattrore di stanca e assonnata umanità, mai sazia e mai paga del mistero infinito racchiuso in quella manifestazione unica e preziosa della processione dei “Misteri”a Trapani.

Secoli d’attese dietro un portone, che quando si apre e come lo schiudersi del cofano di un vecchio baule pieno di cose preziose, dove pur sapendo cosa c’è dentro si aspetta trepidanti l’attesa, di vedere il ripetersi di una magia unica, che coinvolgendo tutti ci fa partecipi di un sentimento comune, che ci riesce difficile trovare nella vita di tutti i giorni; difatti l’unicità di questa manifestazione sacra o profana che dir si voglia, altro non è che un’estensione dei sentimenti dell’uomo, protesi verso la conoscenza del mistero della vita e della morte e quindi del mistero di Dio. Così, rappresentando e rinnovando attraverso i Misteri la passione del Cristo suo figlio, siamo più vicini a Dio e alle sofferenze del mondo, che poi sono anche le nostre; così sono i Misteri di Trapani, magica bellezza di un’arte che ogni anno, da secoli, si rinnova nella suggestione mistica di una via crucis unica, dove i vari gruppi mettono insieme la crudezza del dramma che sta per consumarsi con l’iconografia popolare ricca d’invenzioni e decorazioni; basta guardare i volti dei personaggi rappresentati, sono i volti di tutti noi; madonne, cristi, ladri, assassini, peccatori e santi, cosi come, farisei, tribuni, soldati, palestinesi, ebrei, sacerdoti, gente comune, sono gli stessi d’oggi, sono tutti noi, sono il volto di un’umanità che cerca sempre di identificarsi nella passione di Cristo per riscattare la propria esistenza quotidiana, nella speranza di un domani migliore. Inoltre la plasticità figurativa dei gruppi, da alle varie rappresentazioni, un movimento dinamico, che conferisce alle scene una vitalità propria, rendendo percepibile il dolore e l’angoscia della sofferenza di Cristo, che viene cosi trasferita a tutti i presenti, siano essi Cristiani, o di altra religione, sotto forma d’emozione collettiva, che predispone gli animi alla spiritualità.

Cosi si svolge la processione dei Misteri; il lento procedere della lunga teoria dei gruppi attraverso le strade ora dritte del nuovo centro della città, o di quelle tortuose e suggestive del vecchio “cuore” di Trapani, dove d'altronde tutto ciò è nato, danno all’insieme una perfezione geometrica unica, mentre il “dondolio” ritmico delle “Vare”; da l’impressione di tanti vascelli in un mare agitato, richiamando cosi la vocazione marinara della città; i gruppi sono pieni di luci e di fiori, ed è singolare come con i Misteri si riesca a conciliare la mestizia con la festa; e poi la Musica, arte eccelsa, scandita con precisione matematica, una musica semplice ma speciale, che sembra scritta apposta per trasportare lo spettatore oltre il confine stesso dei sensi, sublimando i vari sentimenti, che si accavallano nell’animo, con un unico sentimento comune, fatto di arte ed emozione.

Ed infine eccola qui questa “Caduta al Cedron”gruppo curato, amato ed appassionatamente gestito dai Naviganti, espressione che (a mio parere) è preferibile a “Marittimi” aggettivo che sa di mera burocrazia, mentre “Navigante” sa di poesia, di ignoto, di avventura, cosi come è la vita; insomma Marittimo, può essere una professione, mentre Navigante è sicuramente un’Arte. Un’arte a testimonianza di una vita unica, fatta di solitudine e di sacrificio, difficile da descrivere o interpretare e capire, occorre essere stati o essere naviganti per saperlo esattamente.

La notte è lunga ed interminabile, il freddo è sopportabile, le strade piccole e strette del vecchio centro dove le pareti delle case sembrano stringersi addosso alle “Vare” ed ai loro portatori che di notte si fanno improvvisati, giovani pieni dell’orgoglio di poter dire: l’ho portato anch’io; e le luci sbiadite e stanche dei ceri quasi consumati, proiettano su quei muri immagini antiche e affascinanti figure di corpi curvi, di mani alzate, di croci, di volti stanchi. Ma il tempo passa in fretta, fra poco è l’ora del rientro, e si attardano i consoli sull’uscio della chiesa del Purgatorio, un’annacata in più, una falsa entrata in più, con la musica struggente e preferita, quasi a voler far durare all’infinito un sogno durato ventiquattrore; ci vorrà un altro anno per ripetere questa magia; il portone fra poco verrà richiuso, domani è la santa Pasqua, si va a casa, portandosi negli occhi le immagini vive di questa notte di passione, e con la musica che risuonerà per molto tempo nelle orecchie, si ascolteranno le parole dell’omelia finale, con un’Amen che  assolve tutti, e ci darà la forza e la speranza di esserci, di essere ancora lì davanti a quel portone che puntuale da secoli si apre al mondo per mostrare i Misteri, i nostri Misteri, i Misteri di tutti; gioielli d’arte e cultura che ci faranno riprovare quell’emozione che le parole nel loro limite dialettico fanno fatica a descrivere

Trapani, aprile 2003

Carmelo Mineo

 

© 2004 - Foto di Beppino Tartaro