PERCORSI MISTERIOSI

 

di Giovanni Cammareri



Pubblicato su MONITOR  n.9 - anno 2008


   

Sacralizzare lo spazio urbano. E' questo il senso delle strade percorse dalle processioni. E se il fascino di queste strade sa di autentico antico, allora i percorsi diventano indiscutibile traccia perfino della storia delle città. Le processioni. Quel loro zigzagare dentro spazi che un giorno divennero quindi sacri per ragioni diverse e sempre uguali. Ovunque.

Così, la pur breve durata del rito finisce con l'abbracciare secoli di fatti, fornisce letture del divenire, letture che non ti aspetti; chiare, inoppugnabili. Le sempre diverse soluzioni legate agli itinerari delle processioni della Settimana Santa a Trapani, anno dopo anno, non consentono invece di evincere nulla. Sosta della Madonna dei Massari in piazza Lucatelli a parte, e passaggio dal medesimo luogo dell'altra similare immagine, il Mercoledì Santo pomeriggio. Nella serata dello stesso giorno infine, l'ultimo frammento rimasto: la vie Nunzio Nasi e S. Francesco d'Assisi. Solo che lavori in corso nella seconda determineranno quest'anno una contingente novità per la processione di ritorno in chiesa della Madonna dei Massari. Ma qui siamo così abituati ai cambiamenti che nessuno farà caso più di tanto al Corso Vittorio Emanuele notturno che verrà percorso dall'angolo di via Serisso all'angolo di via Generale Domenico Giglio.

 L'Unione Maestranze non risulta abbia esternato malcontenti per l'inopportunità dei tempi in cui si è pensato (anzi, non pensato) di dare avvio ai lavori. Ma figuriamoci, una strada vale l'altra, concetto ribadito annualmente quando viene smontato l'itinerario della processione più importante, quella dei Misteri ovviamente, concedendo perciò spazio ad altre vie, a sempre nuove combinazioni. Via Fardella a parte.

Quella viene ben saldamente protetta da qualsiasi eventuale nuova proposta. Lo abbiamo visto l'anno scorso. E lo vedremo anche quest'anno e per i prossimi cento. Inutile, intanto, farsi illusioni con la via Mercè e con la lieve arzigogolatura all'interno del centro storico: l'itinerario condurrà i Misteri in via Fardella allo stesso orario dello scorso anno, ufficializzando peraltro l'abolizione della sosta e funzione religiosa in piazza Vittorio Emanuele - chi ha memoria lunga dovrebbe rammentarsi della dicitura dei vecchi (già, vecchi, qui tutto diventa vecchio scavalcando la dimensione dell'antico) programmi.

 Già da qualche anno piazza Vittorio Emanuele, momento di riflessione, luogo di congiunzione fra la nuova e l'antica, pardòn, vecchia, città, sembrava apparire alla stregua di una gravosa incombenza utile soltanto a ritardare il transito sull'unica motivazione oggi creduta plausibile a riguardo non solo dell'itinerario ma dell'intera processione: la via Fardella. Ricordo che le lungaggini di arrivo e quindi di ripartenza dei Gruppi da piazza Vittorio Emanuele è storia recentissima. Come quella, forse meno recente, che ha portato allo smisurato tempo che i Misteri devono per forza trascorrere in quella strada dove il corteo rallenta esasperatamente, dove praticamente racchiude tutte le sue ore centrali e dove quest'anno una sosta tecnica (come chiamarla altrimenti?) disporrà i Misteri un po' di qua e un po' di là all'altezza di via Marsala.

Un giorno o l'altro porremo un quesito capriccioso. Inopportuno e invadente. Il presidente dell'Unione Maestranze o chi per lui si prepari fin da adesso la risposta. Voilà, qui si gioca a carte scoperte: mi scusi, presidente, ma su quali basi, su quali logiche, ogni anno, stilate l'itinerario? Allora sicuramente ci risponderanno che ogni anno, democraticamente, viene creata una commissione per l'itinerario formata da tre consoli di tre ceti diversi ogni anno. Bene, e questi consoli, allora, con quale criterio stilano l'itinerario?

 A prescindere dalla risposta, uno e uno solo è il risultato: l'itinerario dei Misteri non lascia evincere  nessuna lettura della storia, nessun frammento della tradizione. Nessuna memoria ricorda più nulla. Nonostante i Misteri, amici miei, un percorso proprio lo ebbero davvero. Una motivazione che lo ha prodotto e anche evoluto, perché no, c'è stata eccome. E' resistita fra le rovine, nel 1946, quando quelle e comunque dovettero rimanere le strade. Con qualche estemporanea deviazione. Perché i cumuli di macerie erano ancora alti e in certi punti non si poteva proprio passare. Fu la prima processione del Dopoguerra. L'anno dopo fu via Fardella. Un colpo di mano modificò l'itinerario reso noto che non l'includeva.

Eccettuato il 1966, la processione cominciò a spingersi sempre in quella strada. Ma i tempi di percorrenza erano limitati, normali, ecco. Fino a non molti anni fa. E il nucleo centrale dell'antico itinerario veniva almeno garantito ogni anno. Ad ulteriore conferma basta solo controllare gli archivi.

Oggi è solo libera interpretazione.

Dall'inizio alla fine. Non si riesce a capire, per esempio, la ragione che per il secondo anno consecutivo induce a far transitare due volte il corteo in un buon tratto di Corso Vittorio Emanuele; subito dopo l'uscita e al mattino del Sabato Santo.

Perfino la via Generale Domenico Giglio, che bene o male garantiva almeno una ripetizione - dico, ripetizione, ossia archetipo del rito, amici miei - è stata tagliata per una circumnavigazione che porterà i Misteri sul Corso da via Verdi. So benissimo quale è stato il motivo della scelta.

Lo so ma non lo dico.

Dico solo che, piuttosto che discutere il problema e ragionevolmente risolverlo, come sempre i grandi pensatori hanno scelto la via (in senso materiale e metaforico) più sbrigativa preferendo intaccare una delle rarissime fissità ormai sopravvissute. Eppure mi permetto di esternare la soluzione - per la verità elementare - atta a evitare il doppio transito dal Corso attraverso il recupero del tratto Casina delle Palme - via Torrearsa, nel versante di quest'ultima ch'era la strada dei Cordari. Ecco la soluzione: all'uscita bastava procedere fino a Piazza Lucatelli. La percorrenza pomeridiana di tutta la via Torrearsa non sarebbe stata offensiva né degradante fino all'Arco delle Arti per poi procedere come deciso (impalcatura di Palazzo Carosio permettendo).

Al mattino poi, a evitare di ripercorrere la via san Francesco d'Assisi, quello che segue poteva essere l'ultima parte dell'itinerario: via Turretta, via Nunzio Nasi, via Domenico Giglio. Ma forse si sarebbe rischiato ancora di inciampare in un certo… angolo.

Il tutto sempre se la soluzione consueta iniziale doveva per forza essere messa in discussione e tralasciando viale Regina Margherita anch'esso percorso due volte. Rimane il futuro. Il sindaco propone per il prossimo anno di valorizzare il bastione dell'Impossibile con il passaggio della processione dalla… marina, evidentemente, passaggio non supportato da nessuna motivazione storica.

Ammesso e concesso si possa scomodare ancora la storia. In ogni caso chiedo: ma i Misteri cosa li valorizza? Risposta: niente li valorizza. E da parecchio tempo. Questo è assodato. La proposta (speriamo sia soltanto una proposta) probabilmente non tiene conto di quanto le proporzioni dei nostri Gruppi e del Bastione siano assonanti, stridenti. Non tiene conto di quanto rimpicciolirebbero i Misteri in quel contesto, per loro, smisuratamente ampio.

Ma ciò ha poca importanza. Soprattutto se andrà in porto, è il caso di dire, contestualmente al transito alla marina, la degustazione di prodotti tipici proposta sul serio da un nostrano editore. Per le prove generali di passaggio, comunque, anche quest'anno verrà utilizzata l'icona della Madonna della Pietà in cura ai Fruttivendoli.

 Capisco che chiunque, sindaco compreso, volendo effettuare un secondo sopralluogo (dopo quello dello scorso anno) potrà ricavare informazioni utili da potere utilizzare l'anno prossimo per la più rinomata processione dei Misteri.

 Sono sicuro che a chiunque quell'accoppiata Pietà-Bastione sembrerà quasi una naturale simbiosi, una cosa davvero bella a vedersi, una valorizzazione riuscita però soltanto in minima parte.

 Perché effettivamente il transito dei Misteri dura molto di più!

 

Giovanni Cammareri 

 

 

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